“Già nel 2023 – spiega il Viminale – è stato espresso da parte dei Dipartimento dei vigili del fuoco l’auspicio che il piano di sviluppo dell’aeroporto di Lamezia Terme potesse continuare a contemplare e assicurare la disponibilità delle infrastrutture dedicate alla flotta di Stato. Anche il Dipartimento della protezione civile, che coordina sul territorio nazionale le attività aeree di spegnimento con la flotta aerea antincendio dello Stato, ha già rappresentato all’ente gestore dell’aeroporto l’opportunità di mantenere schierati i velivoli Canadair a Lamezia Terme, ritenuta più baricentrica ed operativamente più strategica rispetto all’aeroporto di Crotone. Il gestore aeroportuale, tuttavia, ha confermato l’intenzione di realizzare un apposito manufatto presso l’aeroporto di Crotone da destinare alle specifiche necessità operative della Protezione civile e al servizio di spegnimento di incendi boschivi, in attuazione del “contratto istituzionale di sviluppo” sottoscritto con le amministrazioni competenti”.
Dunque, hanno scippato a Lamezia anche la base Canadair, nonostante che la Protezione civile voleva che rimanesse nella nostra zona baricentrica.
Anche nel 2025 la politica continua a scippare a Lamezia quel che sarebbe utile alla Calabria, come dimostra la nostra storia. Dalla università scippata per metterla a disposizione di Mancini, al porto voluto a Gioia Tauro per essere a disposizione di precisi interessi criminali, l’area centrale della Calabria, facilmente raggiungibile da qualsiasi parte della nostra regione, è storicamente scippata dalla politica dove Reggio e Cosenza fungono da azionisti di maggioranza e Catanzaro rappresenta il centro burocratico regionale evolutosi sull’economia derivante dall’indotto della sanità (ovvero il 70% del bilancio regionale).
Anche in questa occasione l’asse Occhiuto-Sacal-Ryanair ha agito di concerto perchè c’era da accontentare la provincia di Crotone, un’altra cenerentola che con la provincia di Vibo (basata sull’economia turistica) pretende qualche attenzione. La vecchia regola che quando la politica penalizza Lamezia di conseguenza penalizza la Calabria ancora una volta si dimostra non solo vera ma sempre attuale. Lamezia continua con le sue divisioni politiche che altro non sono se non la divisione feudale dei servi, a disposizione di questo o quello e sempre senza un briciolo di amor proprio e di appartenenza.
Come succede altrove, per esempio a Crotone, le nostre forze politiche potrebbero litigare su tutto ma poi in certi frangenti ritrovare unità e compattezza per difendere gli interessi generali di una città. Invece no, la nostra storia insegna che il servilismo dei nostri vassalli verso lor signori di altre provincie serve per assicurarsi prebende personali e familiari, senza che l’interesse della nostra città e del nostro territorio prevalga quando coincide esattamente con l’interesse di una regione intera.
Lamezia ormai ricorda la famosa scenetta (il cui tema è il masochismo) del 1966 di Totò a Studio Uno. Totò raccontava ridendo all’amico Castellani di essere stato preso a schiaffi e a cazzotti da un marcantonio che lo chiamava Pasquale.” Io pensavo, chissà sto’ stupido dove vuole arrivare…” continua Totò. “Ma che ridi, mi fai rabbia” gli faceva Castellani “ma perchè non hai reagito?” e Totò concludeva: “E che me frega a me? E che sò Pasquale io, oh?”. Lamezia è ormai nel 2025 una città che continua a prendere schiaffi e nessuno reagisce, politici o cittadini, come se gli schiaffi non li prendessimo noi ma venissero dati ad un altro. Noi ridiamo come Totò, ecco tutto. Masochisti ormai rassegnati a subìre qualsiasi umiliazione.
La geografia ci ha favorito, la politica miope ha cancellato sempre questo nostro vantaggio facendo prevalere la legge del più forte. I vassalli lametini si accodano, ottengono vantaggi personali, e la città dove il tempo non passa mai discute sempre delle stesse cose: di estorsioni, di atti intimidatori, omicidi, di nuove leve, perchè l’economia lametina è strettamente controllata dalle cosche.
La città sempre piagnucolosa, depredata, servente, si compiace di mille associazioni che operano ciascuna coltivando il suo orticello e pensa che ci salverà la Provvidenza di qualche capo bastone insieme con la scommessa riuscita su qualche cavallo vincente.
