Dopo tanti anni mi è rimasto ancora impresso un incontro che ebbi con il personale di segreteria della scuola che dirigevo. Una mia docente, Teresa Materazzo, mi aveva segnalato che, studiando nel nostro sistema informatico i voti degli alunni negli scrutini finali degli anni passati, esistevano varie incongruenze, segnale che i dati erano stati digitati con superficialità e nonchalance dal personale incaricato. Volevamo solo capire dall’analisi dei dati le tendenze delle sezioni: la sezione A presenta più bocciati negli anni della B, meno rimandati, più abbandoni, cose così. Tendenze pluriennali le chiamavamo. Spiegai loro che qualsiasi lavoro, dal più umile al più prestigioso, va fatto bene, altrimenti mentre da un chirurgo pretendiamo che una operazione la completi in maniera efficace, non facciamo caso se uno spazzino una strada la pulisce a metà.
I presenti mi guardavano come mucca guarda treno, non riuscendo a capire che se uno, digitando il voto di italiano dell’alunno Rossi, invece di 6 registra 8, la media aritmetica finale cambia. E che vuoi che sia, a chi importa? Ecco il loro recondito pensiero. Ripeto, succedeva tanti anni fa, e io stavo parlando dell’importanza dei dati ad assistenti amministrativi che registravano noiosamente sul sistema semplici numeri, voti.
Cominciarono a capire qualcosa del mio discorso solo quando spiegai loro che quei dati ( o le tendenze e statistiche ricavabili) qualche ditta era disposta a pagarli. Il tema del denaro interessa sempre molto. Dissi: “Se io o uno di voi fornisse ad una università privata i nominativi e gli indirizzi degli alunni che negli anni trascorsi hanno ottenuto il diploma con la media dell’otto, credete forse che non sarebbero disposti a pagarceli quei dati?”. Per contattarli e invitarli ad iscriversi ad un corso on line, magari.
Ho ripensato a questo vecchio episodio quando ieri sera ho ascoltato l’ad di Leonardo, il prof. Roberto Cingolani, spiegare a Vespa che ciascuno di noi ogni giorno usando cellulare e pc e social rilascia dati, personali e sociali, perchè dall’elenco dei beni che io compro on line o nei supermercati si ricavano le mie preferenze di consumatore, da quello che scrivo sui social si ricavano le mie preferenze culturali e politiche, e così via. Dai voli che ho acquistato, o dai biglietti, si ricavano altri dati e dunque ciascuno di noi viene svelato attraverso i dati che accumula, compresi referti on line e fatture e mail che riceviamo.
Questi dati, diceva Cingolani, vanno custoditi accuratamente come custodiamo i nostri beni, i nostri soldi, con password o porte blindate e sistemi di allarme antintrusioni. Non chiudiamo la porta di casa prima di uscire? E perchè lo facciamo? Perchè mettiamo i soldi in banca in un c/c? Pertanto allo stesso modo se i nostri dati valgono come fossero soldi, non dobbiamo forse custodirli bene, o vogliamo che qualche malintenzionato si impadronisca senza colpo ferire della nostra mail, del nostro iban, della nostra foto e ci sottragga soldi dalla banca, si spacci per noi scrivendo a questo e quello e, usando la nostra immagine, ci ricatti attraverso l’AI facendo fotomontaggi falsi? Lo Stato dunque deve proteggere tutti i luoghi in cui ci sono i nostri dati, le banche dati, per evitare che ciascuno di noi sia depredato. La guerra cibernetica è già in atto e non solo haters (o truffatori vestiti da carabinieri che entrano nelle case dei vecchietti, e telefonisti vari) ma anche stati stranieri sono all’opera per invadere la nostra privacy, per impadronirsi dei nostri dati, per bloccare i nostri soldi, le nostre carte di credito, i nostri investimenti, i nostri tablet e pc. Prima di essere invasi da nemici via terra cielo o mare, ormai possiamo essere invasi in tanti altri modi.
Concludo dicendo che ai miei occhi sono ridicoli e buffoni tutti coloro i quali non si rendono conto che lo Stato italiano deve spendere di più per difendere i cittadini dagli attacchi cibernetici, per rendere inviolabili le nostre banche dati dovunque esse siano. Quando si attacca lo Stato italiano perchè vuol spendere di più in difesa, i cretini si riferiscono a spese per carri armati bombe e bazooka che diminuirebbero la spesa per medici, medicine infermieri e strade. Solo che oggi con le tecnologie moderne e i “conquistadores digitali” (copyright Giuliano da Empoli) che alimentano il caos globale e sfruttano l’arma dell’algoritmo per intorpidire la società aperta, prima dei droni e missili si ha bisogno che uno Stato sappia come difendersi da haters e attacchi informatici. L’incubo futuro come lo è stata la pandemia del covid si ripresenterebbe per ciascuno di noi se un giorno non potessimo collegarci ad internet, prelevare dal bancomat, se trovassimo il nostro numero di telefono, l’ indirizzo email o quello anagrafico in elenchi a disposizione di tutti. Nessuno di noi vorrebbe fare il soldato per difendere la propria nazione da attacchi stranieri, ma se non ci difende l’America, chi lo fa per noi? Ma detto questo, almeno che le nostre banche, l’Inps, il Tesoro e la Banca d’Italia, i giornali e le televisioni, siano tutti in grado di difendersi da attacchi esterni, questo lo vogliamo tutti, a qualsiasi tribù politica apparteniamo?
E se lo vogliamo, lo Stato deve spendere tanto e presto.
