Chi è Antonio Decaro, la politica vicino

“Un predestinato. Si sprecano gli appellativi di questo genere su Antonio Decaro, il nuovo presidente della regione Puglia” scrive il Corsera. Io l’ho scoperto nel periodo del covid, che portò giocoforza alla ribalta tanti sindaci (ricordate che chiamavano sceriffi quelli che si contrapponevano ai no-vax) , come lui e Giorgio Gori di Bergamo.

Di tradizione socialista (il padre è stato consigliere comunale di Bari), ingegnere, un profilo di amministratore, Decaro ha lasciato il segno nel governo della città. Bari, in dieci anni ha cambiato volto, ed oggi è una capitale del turismo nazionale. Prima era una città di passaggio, ora è meta privilegiata di grandi flussi turistici.

Domenica ha votato nella scuola media del suo borgo marinaro e poi si è intrattenuto nel bar della piazza a scherzare con i suoi amici di sempre (equamente divisi tra le forze dell’arco costituzionale): da oggi dovrà cimentarsi nel completare il progetto di cesura rispetto al ventennio del predecessore, lo sceicco Michele Emiliano, a cui ha impedito la candidatura come consigliere regionale.

Appena proclamato dovrà affrontare subito due grane: le liste d’attesa della Sanità e il dossier Ilva, con la possibile bomba sociale della messa in cassa integrazione di altri 6mila operai dell’acciaieria.

Il pd ha, secondo me, grandi amministratori e infatti Decaro farà bene anche come presidente della Puglia, ma sarebbe un ottimo segretario del Pd, al posto della supercazzola Elly. Ma i Franceschini & C. non lo vogliono a Roma, perchè il partito è roba loro e a loro interessa controllare il pacchetto maggioritario dei parlamentari e…stare all’opposizione.

Una volta gli amministratori il Pci li portava al governo (Bersani è uno di questi), adesso no, siccome son tutti riformisti portano voti faticando nelle città, nelle regioni, e il segretario nazionale di turno si fa bello vincendo le elezioni locali. Al governo resterà Meloni perchè al pd gli sta bene così, i comitati studenteschi da sempre pensano al movimento non al governo.

Al governo ci pensa l’azzeccagarbugli Conte, lui ha l’esperienza e si posiziona secondo gli umori della gente. La gente non ama l’Ucraina, le spese militari, vuole soldi dallo Stato e lui promette. Poi, per vincere in Campania, con chi deve allearsi se non con De Luca? Ma torniamo ad un riformista come Decaro. Buon amministratore, affermano persino i critici, ma con la tendenza a non gettarsi nella mischia dell’agone politico, ad evitare le risse, a non schierarsi. Come se le risse politiche, i battibecchi televisivi facessero bene. Quando ha dovuto farsi sentire da Schlein e da Emiliano lo ha fatto, per il resto è un amministratore che predica il “vicino”.

Le sue passeggiate nel cuore delle città pugliesi erano piene di cittadini che lo assediano e gli chiedono di fare un selfie. La sua mission – afferma – è stare vicino alla gente. Anzi «Vicino – Fare politica insieme alle persone» è il libro che Decaro ha pubblicato pochi mesi fa in cui racconta la sua avventura in politica e le tante esperienze che ne hanno segnato il cammino: «Ecco la parola che da più di vent’anni fa da filo conduttore a tutto quello che faccio, penso, progetto: vicino», con decisione e mitezza che hanno contribuito a rinsaldare un rapporto con la cittadinanza.

Il nuovo volto di Decaro “decisionista” è stato lo stop ad Emiliano e ad alcuni candidati di peso incappati in qualche indagine: una “pulizia” nei confronti del vecchio civismo senza barriere che aveva portato una parte della classe dirigente della destra ad approdare al “modello Emiliano”. Civismo “allargato”, fenomeni di trasformismo esasperato (lo sliding doors, le porte girevoli) di personale politico lungo l’asse destra-sinistra e poi viceversa.

Così Decaro ha posto le premesse per passare dal “modello-Emiliano” al “metodo Decaro”. Nella campagna elettorale ha fuso insieme messaggi e spettacolo, programmi e emotività. “Dallo spot con i pugliesi invitati a scrivere una canzone a quello del candidato-tassista che indica la strada invitando il cittadino-astenuto a non lasciarsi pilotare da altri. Dai tentativi di karaoke alla bicchierata di birra con la segretaria nazionale fino al colpo di genio dell’abbraccio con Emiliano, alla vigilia del voto, inteso a sancire una pacificazione che dovrà manifestarsi concretamente nei prossimi mesi” (Michele Cozzi)

Sì, c’è del metodo nel nuovo Decaro. Io mi auguro che diventi presto, lui o Giorgio Gori fa lo stesso, un leader nazionale. Ma non dipende da me, purtroppo.