Alla fine dell’incontro con Bublick agli US Open mentre Jannik Sinner si sottoponeva a quel (secondo me ) supplizio che è firmare autografi e farsi scattare foto, Jannik Sinner tutto si aspettava tranne che una persona, seduta proprio a ridosso del campo, cercasse di aprirgli la sacca per rubargli qualcosa, qualunque cosa gli sarebbe capitata tra le mani. Tutto, anche a costo di fare una brutta figura, pur di portare a casa un prezioso souvenir dopo la partita vinta dal numero uno al mondo contro Bublik. E no, non è uno scherzo. È successo davvero: c’è stato qualcuno che è sembrato cercare con destrezza il colpo da “mariuolo” nonostante la grande disponibilità del giocatore a concedere autografi, selfie e cadeaux come spesso accade al termine degli incontri. La sequenza video è tanto biasimevole quanto surreale. Tale era la voglia di entrare in possesso di un ricordo del campione, che lo spettatore s’è spinto oltre ogni logica, oltre ogni forma di buona educazione, noncurante perfino della reazione delle guardie di sicurezza.
Parlo di questo episodio perchè -continuo a dire- blandire i tifosi, trattarli come i padroni dello sport, perchè pagano e tifano, è sbagliato olte che diseducativo. Il mio vecchio parere è che le squadre di calcio che a fine partita vanno verso le curve per ringraziare, mentre tribune e distinti sono (considerati) figli di un Dio minore, oppure se perdono vanno a scusarsi e ricevere reprimenda, se non anatemi, minacce, e tanto altro, sono manifestazioni da vietare: i tifosi pagano per vedere una partita, non per ricevere magliette, autografi, sottomissioni, scuse, ringraziamenti, dai giocatori. I tifosi possono applaudire, fischiare, urlare, ma poi finito l’incontro che tutti vadano a casa.
Se gli stadi li abbiamo tramutati di nuovo in arene, colosseo con leoni e gladiatori, dove il dito rovesciato non è più facoltà dell’imperatore ma del capo-ultras, prima che anche lui venga ammazzato da un boss rivale; se lo spettacolo dello sport è commentato da giornalisti/tifosi, governato da politici/tifosi e da pm/tifosi, e si basa non su squadre ma su tribù, ai tifosi è stato dato un ruolo e uno status padronale che non gli spetta. Gli atleti sono quindi, in cambio di remunerazioni altissime, schiavi di tifosi che ti frugano nelle borse, ti svaligiano le case, ti ricattano per foto compromettenti. Noi continuiamo a chiamarli tifosi ma in realtà sono malavitosi e della peggiore specie.
Poi c’è da inserire questo tema in un contesto molto più grande.
Concerne i cd compromessi accettabili, o il voler blandire una persona minacciosa. Guardate tutti i Volenterosi (e Meloni volenterosa da remoto) che intendono blandire Trump. Si dice: non conviene fargli la guerra, al prepotente. Lo devi circuire, saper prendere in giro, blandire, appunto, per poi farlo fesso. Quello che succede ora con Trump, o con Putin, non è un inedito della storia. E’ già successo con Hitler, e con tanti pezzi di malacarne o farabutti che hanno infestato il mondo. La storia umana dimostra che esser accomodante con questi qui, se li hai conosciuti davvero e capiti, invece di esser fermi e decisi, semplicemente non serve a nulla. Ma nonostante la storia ce lo abbia insegnato tante volte, gli umani continuano come se niente fosse a voler commettere sempre gli stessi identici errori (come quelli di Pio XII). “Esser realisti”, spiegatelo ai tanti che in nome del realismo sono in pratica disposti a tutto, vuol dire semplicemente saper prendere atto del tuo interlocutore per quello che è (e non per quello che tu vorresti che fosse). E quindi fissare i tuoi limiti, i tuoi paletti, i confini: tu puoi spingerti sin qui, oltre non te le consento. E’ la semplice differenza tra uomini fermi e banderuole. Le banderuole per definizione vanno dove li spinge il vento, non sono mai realisti.