Ma com’è che il grande Mourinho è la quinta volta consecutiva che viene mandato via da una squadra? E Ten Hag, che ammirammo con il favoloso Aiax, come mai ha fallito col Manchester Un. e adesso con il Bayer Leverkusen?
Per rispondere a questa domanda vorrei proporre la storia di due grandi allenatori italiani sui quali nessuno nutre alcun dubbio, Marcello Lippi (1948) e Antonio Conte (1969).
Il leccese comincia (ha dei punti in comune con Lippi) con il Siena nel 2005/06, poi passa all’Arezzo e infine al Bari. In serie A lo chiama l‘Atalanta nel 09/10 ma dura solo 14 partite. Torna allora a Siena in serie B e nel 10/11 la riporta in serie A.
Nell’11/12 cominciano i 3 anni alla Juve, ovvero si concretizza una svolta, perchè Andrea Agnelli, tolto di mezzo Del Neri voluto da Marotta, cerca un allenatore e ne sente alcuni.
Ecco come Conte ha raccontato a Buffa e Ferri di Sky il loro incontro: “Ero a cena con mia moglie e vedo una telefonata del dottor Giraudo. Allora esco dal ristorante e dall’altra parte del telefono: ‘Ciao Antonio, come stai?’. C’era praticamente Andrea Agnelli. ‘Ho parlato con il dottore’, praticamente era dal telefono del dottor Giraudo e mi dice: ‘Mi farebbe veramente piacere conoscerti, è da tanto tempo che non ci vediamo’. Gli dico: ‘Guarda alla prima occasione io vengo a Torino ci vediamo’”. Conte in quel momento è il tecnico del Siena, che viaggia spedito verso la promozione in A.
“Torno a Torino e vado a casa sua. Ci salutiamo e lui inizia a chiedermi un pochettino del Siena, com’era andata la stagione, mi fa i complimenti per la Serie A (che sarà conquistata solo nella giornata successiva, ndr) e poi dice: ‘Volete comprare qualche giocatore da noi?’. E io: ‘Guarda Andrea, non siamo ai livelli… C’era Montepaschi dietro… Da questa frase capisco che non sono nell’idea a prescindere di Andrea’”.
Le sensazioni iniziali, però, non si riveleranno quelle corrette. “Noi stiamo lì a parlare cinque ore e poi nel frattempo scende anche sua moglie. Ci salutiamo, lui poi sale e poi io sono venuto a sapere che la moglie gli aveva chiesto: ‘Ma chi è lui?’. E lui le aveva risposto: ‘Sarà il futuro allenatore della Juventus’”. Ed è qui che Conte va in difficoltà, ha un attimo di esitazione, sorride nervoso al ricordo dell’aneddoto e i suoi occhi diventano lucidi. “Entro che non sono l’allenatore della Juve ed esco che lui mi dice: ‘Il prossimo step è che ti devo far parlare con Marotta”. A 42 anni, dopo che in serie A con gli orobici ha miseramente fallito, Agnelli gli dà fiducia e la sua scelta si rivela vincente, a sorpresa già il primo anno gli vince il campionato.
Anzi ne vince tre di fila fino a quando nel luglio 2014 abbandona la squadra e tradisce Agnelli che se la legherà al dito. Era il 15 luglio e si incontrano Conte, Marotta e Agnelli. Conte chiese al direttore generale bianconero perché Cuadrado non fosse stato ingaggiato dalla Juventus nonostante le sue richieste esplicite. Marotta rispose che Cuadrado costava troppo per le casse bianconere (secondo la versione raccontata dal giornalista Moncalvo). A quel punto Conte prese il telefono in mano e chiamò il procuratore di Cuadrado (Alessandro Lucci ndr), mettendolo in vivavoce davanti a Marotta, Paratici e Agnelli. L’allenatore juventino chiese lumi sulle condizioni per trasferire il colombiano alla Juventus e su come era andata la trattativa con Marotta. Lucci rispose che mai gli era stato chiesto Cuadrado dalla Juventus. Apriti cielo! A quel punto Conte esplose con Beppe Marotta, in quella stanza la tensione raggiunse i massimi livelli tra l’allenatore e il manager di Varese, a tal punto che Agnelli dovette intervenire in modo molto duro, difendendo il suo dirigente, minacciando Conte di licenziarlo per i toni usati. Lo strappo si consumò in modo irreparabile e Conte per evitare l’esonero, si dimise su due piedi.
Andrà ad allenare la nazionale, poi andrà al Chelsea, all’Inter, al Totthenam e infine vince con il Napoli. Lo cogliete il colpo di fortuna che il destino gli ha destinato, quale sia stata la sliding door che si è aperta? La carriera di allenatore, voglio dire, procede tra alti e bassi, in maniera lenta oppure veloce e se Conte ci ha messo solo 6 squadre e 5 anni per giungere alla Juve, a Marcello Lippi sono occorse ben 9 squadre (tra cui Siena e Atalanta come Conte) e dall’82 al 94 (13 anni) per arrivare alla Juve dove si fermò 5 anni.
Era il 1993/94 quando io lo vidi allenare il Napoli e speravo che lo portassero alla Juve, cosa che avvenne subito. Napoli è stato il trampolino di lancio per una carriera fantastica. Se con la Juventus è stato capace di portare a casa cinque scudetti, una Champions League, una Supercoppa Europea, quattro Supercoppe italiane, una Coppa Italia e l’Intercontinentale, a Napoli Marcello Lippi è stato protagonista di un’impresa ancor più complicata: riportare entusiasmo e risultati in una piazza sull’orlo del baratro a causa di una forte crisi societaria. Quando nell’estate del 1993 Marcello Lippi accetta l’offerta dei partenopei, trova una squadra reduce dall’undicesimo posto collezionato nella stagione precedente e stravolta dal calciomercato. Le difficoltà economiche che hanno attanagliato Ferlaino hanno costretto il club a un forte ridimensionamento. Il Napoli perde Zola, Careca, Crippa, Galli e Massimo Mauro. Trova in extremis i fondi per iscriversi al campionato ed è costretta ad accontentarsi di arrivi in prestito o scommesse. Lippi si ritrova a lanciare giovani di prospettiva (come Fabio Cannavaro) e a puntare su calciatori in cerca di riscatto (come Di Canio, Buso, Gambaro e Thern). Il tecnico toscano è bravissimo a cementare il gruppo e a far esprimere alla sua squadra un gioco bello, divertente e propositivo. Il Napoli gioca all’attacco. Dietro a Fonseca, confermato centravanti, si alternano Buso, Policano e Paolo Di Canio. Corini e Pecchia cementano il centrocampo, mentre in difesa, insieme all’inossidabile Ciro Ferrara, si fa largo Cannavaro. Un mix di giovani, esperti e calciatori in cerca di rilancio. Una squadra in grado di divertire il San Paolo e di portare a casa risultati prestigiosi, Lippi è amato dal pubblico e dai suoi ragazzi. Una stagione nata con l’obiettivo di raggiungere una tranquilla salvezza si trasforma in una marcia inarrestabile verso l’Europa, che il Napoli centra grazie alla vittoria di Foggia e al sesto posto finale. Marcello Lippi è sul taccuino dei club più prestigiosi. La Juventus lo convince, prospettandogli un progetto vincente e duraturo. Bettega mi ha chiesto se ero disponibile: ho accettato con felicità, poiché la Juventus è l’obbiettivo prestigioso che ognuno, giocatori e tecnici, si prefigge di raggiungere.
Siamo nel luglio 1994, alla Juve la Triade è subentrata a Boniperti, e Moggi, Giraudo e Bettega cominciano con il tecnico viareggino. Una scommessa vinta, una sliding door che si apre.
L’estate del 1994 per il tecnico viareggino, che ha 46 anni, inizia un’avventura eccezionale, che lo porta con i bianconeri sul tetto del mondo. Al termine della prima stagione arriva subito lo scudetto. Il primo per la Juventus dopo nove anni di digiuno. La stagione successiva ecco il trionfo in Champions League, nella finalissima contro l’Ajax allo stadio Olimpico di Roma. Poi altri due campionati italiani consecutivi, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea e una Coppa Italia. Il primo ciclo juventino di Lippi si chiude a febbraio del 1999.
Lippi e Conte insieme raccontano le storie degli allenatori, cadute e successi, discese e risalite. Non hanno la bacchetta magica ma fanno parte di una combinazione di vari elementi insieme. Per cui, sentirete chi si definisce Mago e chi Special One ma è solo fumo negli occhi.
