Io sono ancora qui, un film finalmente bello da ricordare

IO SONO ANCORA QUI (2024) Brasile, 1971. Rubens Paiva, ex deputato laburista, vive con la moglie Eunice e i cinque figli a Rio de Janeiro. Il colpo di stato del 1964 lo ha espulso dalla scena politica e ha instaurato una dittatura militare che spaventa Eunice e le fa temere per l’incolumità della figlia maggiore Veronica, simpatizzante dei movimenti studenteschi antigovernativi. Ad essere portato via da casa un giorno, da un manipolo di sconosciuti armati, è invece Rubens. Il regista Walter Salles (I diari della motocicletta) era amico dei bambini Paiva e conosceva bene la loro casa. Il film è la storia della donna, Eunice, raccontata nel mémoire dell’unico figlio maschio, Marcelo Rubens Pavia, oggi giornalista e scrittore. La porta sulle spalle e sul volto l’attrice Fernanda Torres, che si fa contenitore in carne e ossa della dignità della persona reale che rappresenta; ma non è da meno il cast di contorno (le figlie, la domestica). Un mondo che vive e sopravvive a una ferita privata che è anche pubblica, della nazione. Un film che ha vinto l’Oscar 2025 come miglior film straniero e tanti premi solo perchè è meraviglioso: chiunque ne avrebbe ricavato un melodramma ma Salles, pur costretto a girare molto dentro una casa, racconta e scava ed emoziona, come solo i grandi del cinema sanno fare.