Perchè non funziona il 118 in Calabria?
Il servizio 118 in Calabria “non funziona” a causa di una gravissima carenza di personale medico e infermieristico, che porta alla chiusura di postazioni di emergenza territoriale (PET), come è successo recentemente a Lamezia Terme e Falerna, e alla necessità di operare con mezzi “demedicalizzati” (senza medico a bordo) in altre aree. Questa situazione determina tempi di intervento in costante peggioramento e un sistema di soccorso inefficace.
Le principali cause del malfunzionamento sono:
Carenza di personale:
Il problema principale è la drastica mancanza di medici e infermieri nel servizio di emergenza-urgenza.
Chiusura delle postazioni:
La mancanza di personale obbliga alla chiusura di numerose postazioni di emergenza, sia quelle a terra che i mezzi.
Postazioni demedicalizzate:
Le postazioni che rimangono operative sono spesso prive di medico, operando come “demedicalizzate”, il che riduce l’efficacia del soccorso.
Problemi di gestione e monitoraggio:
La gestione del servizio è affidata all’Asp di Cosenza, ma l’ente stesso non è in grado di fornire dati sulla performance, e i dati delle altre Asp sono insoddisfacenti e mostrano che le direttive ministeriali non vengono rispettate.
Inadeguatezza del sistema:
Non si riesce a garantire un sistema di soccorso tempestivo, mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini.
Conseguenze del malfunzionamento
Tempi di intervento aumentati: Le ambulanze impiegano più tempo a raggiungere i pazienti.
Copertura territoriale insufficiente: Molte aree, come quella montana di Tiriolo, rimangono sguarnite di soccorsi adeguati.
Rischio per la popolazione: La situazione, definita “vergognosa” dai sindacati, espone la popolazione a un rischio concreto, con il pericolo di un’interruzione di pubblico servizio.
*****Le promesse di Occhiuto/ Da mesi la Regione Calabria lavora al progetto insieme ad Areu (maggio ’22, Davide Gangale, RaiNews)
Una centrale unica del 118 in Calabria
La sede sarà individuata alla Cittadella. “Così miglioreremo il soccorso, non saremo più gli ultimi”, commenta Occhiuto”Stiamo lavorando da mesi, insieme ad Areu, la società pubblica della Regione Lombardia che si occupa del 118, per ricostruire l’organizzazione del 118. La Calabria è l’ultima regione per tempi di soccorso. Faremo un’unica centrale operativa del 118 nella sede della Cittadella, così come ci sarà un’unica centrale operativa del 112, che è il numero unico che i cittadini possono comporre per chiamare il 118, i carabinieri, la polizia”. Lo ha detto il presidente della Regione Roberto Occhiuto, che ha presieduto una riunione a tale scopo. “E’ un lavoro complesso – ha aggiunto Occhiuto parlando con i giornalisti – perché abbiamo trovato un sistema con cinque centrali operative, con software diversi e in alcuni casi nemmeno collegati alla rete internet. Però ci stiamo lavorando ed io credo che con il lavoro di ricognizione del sistema fin qui compiuto e anche quello di concentrazione degli interventi siano a buon punto”. Quanto ai tempi, Occhiuto ha affermato che “ci vorranno ancora alcuni mesi perché abbiamo due software diversi e dobbiamo farne uno unico. Stiamo lavorando per questo e dobbiamo selezionare i tecnici che dovranno stare nella centrale regionale. E poi dobbiamo organizzare bene il 118 tra ambulanze medicalizzate e mezzi avanzati non medicalizzati perché è chiaro che in un 118 che non funziona tutte le ambulanze devono essere medicalizzate. Non è facile capire, infatti, che paziente si va a prendere. In un sistema che funziona, i tecnici del soccorso che rispondono al telefono hanno la capacità di comprendere se si tratta di un codice rosso o meno. Se si tratta di un intervento che non ha bisogno del medico, probabilmente si può inviare un mezzo avanzato non medicalizzato e si può subito dare una risposta di emergenza. Stiamo costruendo tutta l’organizzazione. I medici ci servono per il 118, ma ancora di più per i pronto soccorso. La vera carenza di medici ce l’abbiamo nei pronto soccorso. Certo c’è anche nel 118, ma se avessimo un servizio d’urgenza organizzato il problema si avvertirebbe di meno perché non tutti i mezzi dovrebbero essere necessariamente medicalizzati. Nei pronto soccorso abbiamo davvero la necessità di intervenire perché altrimenti, così com’è, il funzionamento del sistema non è garantito”.
***“PD: Mandare a casa Roberto Occhiuto significa ricostruire la sanità pubblica, a partire dal servizio 118. Ha infatti creato un caos infinito e ha la colpa imperdonabile di avere imposto alla Calabria il modello della Lombardia, una regione che ha strade, mezzi e risorse di cui qui non disponiamo affatto”.
Secondo i dem, il risultato sarebbe un sistema in tilt: “Ambulanze costrette a muoversi da altre province, con conseguente perdita di tempo prezioso; la Sala operativa di Cosenza sovraccaricata perché chiamata a gestire tutti i trasferimenti della regione; mezzi dedicati ai trasporti secondari utilizzati per i soccorsi e viceversa. Un disastro totale in un servizio essenziale per salvare vite umane”.
Il Pd denuncia inoltre una gestione poco trasparente sui numeri effettivi di ambulanze e auto medicalizzate, parlando di “dati taroccati per mascherare le falle del sistema”. Falla che, ricordano i dem, hanno avuto conseguenze drammatiche: “Le attese interminabili hanno già fatto vittime, come nel caso di Serafino Congi o della piccola Carlotta La Croce”.
La ricetta alternativa indicata dal Pd è chiara: “Il 118 deve avere medici a bordo delle ambulanze, contratti molto remunerativi e una gestione organizzata su base provinciale, proprio come era una volta”.
*****(La C news) Estate di passione per il 118 in Calabria: da Cetraro a Locri, sono 33 le postazioni scoperte (Massimo Clausi luglio 25)
Il Pd parla di un servizio ormai smantellato e cita il caso della signora vittima di un incidente che ha atteso per 40 minuti sull’asfalto i soccorsi e quando finalmente è arrivata un’ambulanza era senza medico. Il 24 luglio il direttore generale dell’Asp Antonello Graziano, che è stato investito da Azienda zero del compito, ha pubblicato la delibera con i risultati della gara per aggiudicare alla ambulanze private il servizio ambulanza nelle postazioni del 118 rimaste scoperte. L’esito della gara non è dei più rassicuranti perché moltissime postazioni sul territorio regionale sono rimaste scoperte.
Qualche numero: a Reggio Calabria su 19 postazioni soltanto due sono coperte; a Cosenza su 29 ne restano vuote 4; Crotone su cinque ne ha una sola coperta; Catanzaro su undici ne ha coperte solo sette ed infine Vibo ne ha solo una coperta su cinque.
Non si tratta di città qualsiasi, ma anche di località turistiche che al momento sono prive di ambulanza 118. Il caso più clamoroso è Cetraro, non fosse per altro che nel locale ospedale esiste un reparto di rianimazione. Il che fa diventare tutto un po’ grottesco. Il problema è arrivarci visto che la postazione per ora è senza il servizio ambulanza. Si può contare solo su un’auto medica. La postazioni più vicine sono Belvedere 29,4 km e Paola, distante invece solo 24. Come avverrà un eventuale trasporto in caso di necessità?
Cetraro non è sola. Ci sono altre località turistiche, che in questo periodo sono al massimo delle presenze, che per ora sono scoperte. Un altro esempio è Soverato oppure nel reggino Palmi, Bagnara, Locri tanto per citarne alcuni. Poi infine abbiamo Nicotera e Vibo. Inoltre non vanno dimenticati Catanzaro Lido e altre due postazioni di Catanzaro città.
Proprio da Catanzaro arriva l’ultima denuncia del Pd che parla di un servizio di emergenza/urgenza smantellato più che riordinato. A dimostrazione in una nota ricordano l’ultimo episodio avvenuto a Catanzaro quando una donna, coinvolta in un brutto sinistro stradale in via Lucrezia della Valle, è rimasta a terra 40 minuti in attesa di soccorsi.
Ad accompagnarla in ospedale poi ci ha pensato un’ambulanza arrivata senza alcun medico a bordo.
«Il Suem – scrivono i dem – nato per garantire interventi entro 8 minuti in ambito urbano e 20 in ambito extraurbano è ormai un ricordo».
Insomma la rete dell’emergenza urgenza dove la tempestività dell’intervento può essere decisiva, non si riesce a mettere a terra. Il pubblico non riesce a coprirla nonostante l’acquisto di 60 nuove ambulanze. I bandi per sopperire questo vuoto con i privati non riescono a completare l’offerta. Qual è la strategia? Certo si sta aspettando che diverse associazioni private completino l’iter di accreditamento, ma l’emergenza non può aspettare i tempi della burocrazia. L’estate è già nel pieno.
*****Fp Cgil Calabria, disastro 118: «Parametri non rispettati, postazioni non coperte, mezzi e personale mancanti»
“I parametri di tempo che indicano l’efficacia degli interventi in emergenza-urgenza non sono fissati a caso, otto minuti per un intervento su territorio urbano e venti minuti su territorio extraurbano dovrebbero garantire la sicurezza del soccorso. Certo, non bastano ad assicurare l’esito positivo, ma sono individuati in relazione anche al tipo di patologia della persona da soccorrere”.
Lo afferma la Segretaria Generale Fp Cgil Calabria Alessandra Baldari che spiega che “tale premessa non esime dall’insorgere di dubbi inquietanti, quando i tempi si dilatano più che proporzionalmente e gli esiti sono drammatici, come nel caso della piccola Carlotta i cui genitori giustamente si interrogano sulle due ore trascorse in attesa di un’ambulanza per un trasferimento che forse avrebbe potuto salvare la vita della loro figlia”.
“Da Soverato a Catanzaro la distanza chilometrica è di 24,2 km e il tempo di percorrenza è di 22 minuti, da Maida a Soverato la distanza chilometrica è di 39,1 km e il tempo di percorrenza è di 44 minuti; la somma dei due percorsi è di 63,3 km e il tempo necessario è di 66 minuti, quindi molto maggiore del tempo previsto per un soccorso in emergenza urgenza. Ma forse – afferma Baldari – l’intervento richiesto per la piccola Carlotta La Croce, deceduta drammaticamente a soli 12 anni, è stato considerato un trasferimento verso altra struttura per esami di approfondimento, con un mezzo di soccorso munito di equipaggio al completo, autista, infermiere e medico e ipotizziamo, non essendoci a Soverato, l’unico disponibile era quello di stanza a Maida e quello bisognava aspettare, secondo quanto indicato dalle linee guida di organizzazione del nuovo sistema di emergenza urgenza”.
“Gli accertamenti da parte della magistratura potranno dare indicazioni sulla possibilità che la piccola Carlotta, se trasportata per tempo all’Azienda Dulbecco, si sarebbe potuta salvare o meno, data la gravità della patologia. E forse neanche su questo potremo avere certezze assolute”, dice la sindacalista che aggiunge: “Tanto premesso, però, non essendo purtroppo il primo caso, ma l’ennesimo in cui il maggior tempo necessario al soccorso abbia determinato il fondato dubbio che lo stesso abbia contribuito all’esito tragico di chi ha perso la vita, si impone un imperativo a chi ha organizzato il servizio di emergenza urgenza in Calabria, quello di ripensarlo e di correggere tutte criticità che si sono appalesate”.
“L’efficienza dell’Emergenza Urgenza non è un elemento secondario nel Servizio Sanitario Regionale, è la porta d’ingresso per i casi più gravi, quelli in cui spesso il gioco è tra la vita e la morte e i minuti contano quanto le cure e ogni persona dovrebbe sapere di poter contare su una macchina perfetta. Così non è perché, com’è noto, non tutte le postazioni di emergenza territoriale sono coperte, oltre una trentina ancora mancano dei mezzi e uomini necessari; non solo, tra queste quelle sguarnite insistono su importanti località turistiche e aree interne; solo il 24 luglio sono stati pubblicati gli esiti della gara di affidamento ai privati del terzo settore del servizio ambulanza per la copertura delle postazioni territoriali sguarnite e pare che non siano sufficienti, oltre che si tratta di postazioni di base di supporto al 118. Com’è noto, dato che le postazioni esistenti con equipaggio al completo non sono la maggioranza, spesso gli interventi di soccorso vengono eseguiti da ambulanze demedicalizzate o da auto mediche e questo è possibile e previsto, ma non può andare bene se i casi con esito negativo si ripetono, è necessaria una valutazione certa della complessità del caso o dei rischi possibili perché il prezzo da pagare è troppo alto per chi ha bisogno di soccorso e quindi il servizio andrebbe implementato, considerando anche le caratteristiche territoriali della regione”.
“Inoltre – afferma Baldari – mancano medici, infermieri, autisti, i mezzi ci sono ma restano fermi per rafforzare il sistema pubblico in cui il personale è insufficiente e spesso costretto ad effettuare maggiore orario di lavoro che viene remunerato con straordinario, in mancanza dell’ accordo regionale tra Dipartimento e OO.SS. sulle prestazioni aggiuntive le cui risorse destinate alla regione Calabria sono ferme da due anni”.
“Infine, è necessario implementare il servizio anche in relazione ai trasferimenti da un’Azienda all’altra per esami diagnostici dato che ad oggi secondo le direttive i pazienti devono essere accompagnati da un infermiere e, se necessario, anche da un medico del reparto che li ha in cura, creando così non solo un disservizio alla struttura, data l’accertata carenza di personale sanitario, ma anche un disagio a quel personale che nell’accompagnare con l’ambulanza i pazienti deve esercitare un ruolo improprio che è specifico, per formazione, del personale del 118”.
“Le cittadine e i cittadini calabresi – conclude – non possono più sopportare l’inefficienza di un servizio sanitario che deve essere risanato dalle basi: emergenza urgenza, pronto soccorso, continuità assistenziale, liste d’attesa sono in peggioramento e, soprattutto in estate quando la popolazione aumenta ed il personale ha diritto ad andare in ferie, colmare le lacune di organizzazione e di carenza di medici, infermieri e operatori sociosanitari è prioritario, altrimenti, mentre si sperimenta la cura, il SSR muore e con lui chi ha bisogno di assistenza immediata”.
******La sanità calabrese, in particolare il servizio 118 dell’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Catanzaro, sta affrontando una crisi senza precedenti.
A denunciarlo è il dottor Saverio Ferrari, delegato del Sindacato Medici Italiani (SMI) per l’ASP di Catanzaro, che definisce la situazione “vergognosa” e lancia un allarme sulla sicurezza dei cittadini.
La carenza di personale, un problema storico, si è aggravata ulteriormente con l’arrivo dell’estate, un periodo in cui l’afflusso turistico aumenta esponenzialmente il fabbisogno sanitario.
Carenza di personale e postazioni chiuse
Secondo la denuncia del sindacato, la mancanza di medici è affiancata da una sempre più frequente carenza di infermieri. La conseguenza diretta è la chiusura di numerose postazioni di emergenza territoriale (PET).
Nell’area di Lamezia Terme, ad esempio, la PET di Lamezia e, più recentemente, quella di Falerna sono state più volte non operative, lasciando scoperto un territorio che in estate vede quadruplicare la sua popolazione.
La situazione non migliora nel resto della provincia. La PET di Tiriolo sarebbe stata trasferita a Catanzaro per sopperire alla chiusura di altre postazioni, come quelle di Catanzaro, Catanzaro Lido e Sellia Marina.
Questa decisione ha lasciato sguarnita un’intera area montana, affidata unicamente alla PET di Soveria Mannelli, che però, secondo Ferrari, opera “quasi sempre demedicalizzata”, ovvero senza un medico a bordo.
“Follia gestionale” e interruzione di pubblico servizio
Il delegato dello SMI non risparmia critiche alla gestione del servizio, che definisce una “follia gestionale”. Contesta fermamente l’idea di un presunto potenziamento, sottolineando come la presenza di una nuova centrale, tablet e decine di ambulanze ferme non risolva il problema di una drammatica carenza di personale. Ferrari arriva a dichiarare che il sistema di emergenza e urgenza non esiste più e che l’attuale gestione sfiora il “reato di interruzione di pubblico servizio”.
L’appello alle istituzioni
Il sindacato torna a chiedere un intervento serio e immediato da parte delle istituzioni, richiamando alla mente le tragedie avvenute a Soverato e Corigliano, e sollevando una domanda provocatoria: “Dobbiamo aspettare altre morti per poi aprire commissioni d’inchiesta su fatti che sono già sotto gli occhi di tutti? ”.
