Il contratto carta straccia/ Procuratori e giocatori: un potere esagerato, ci perde il calcio e chi ci crede

Il contratto appena firmato conta sempre meno, le società spesso sono messe all’angolo e hanno perso peso: domina l’affare che alla fine fa felice tutti. Una volta la stretta di mano era sacra, ora tutto sembra scritto sulla sabbia.

Procuratori & Giocatori una associazione con troppo potere. Una influenza esagerata. Gli uni e gli altri guadagnano autentiche fortune, paradossalmente più gli agenti dei loro assistiti. E già questa è una stortura, di solito il talento del campione, quando lo è per davvero, andrebbe premiato, perché raro e dura poco, per natura, età, cromosomi, logorio della vita moderna (ah che nostalgia per Ernesto Calindri…), infortuni e accadimenti vari.

Procuratori & Giocatori, una società contro le società di calcio, quelle ufficiali, che danno lavoro, anche a loro, creando profitto e fatturato, al punto tale da generare una delle industrie più importanti del Paese, che dovrebbe avere maggiore attenzione da chi governa, ma questa è un’altra storia ancora, persino datata.

L’azienda Procuratori & Giocatori è riuscita nel tempo, un colpetto oggi, un altro domani, a frantumare la sacralità del contratto. Gli accordi scritti contano sempre meno.

Un contratto dura tre anni? Tranquilli che già a metà della seconda stagione, addirittura prima, nasce ad arte l’esigenza di aprire e cercare un’alternativa, si crea tensione, si aspira chissà perché a un aumento, e che aumento, fa niente se non è previsto, se le carte firmate contemplano ben altro.

Il calciatore ha avuto un buon rendimento, ha fatto il suo dovere, quando era arrivato aveva baciato la maglia facendo sognare i tifosi e promettendo fedeltà eterna: un copione scritto e interpretato su questi schermi molte troppe volte. Vabbé, giriamo un altro film, si è fatta viva quella società, ha parlato col procuratore, paga di più, molto di più… così va il mondo.

Sia chiaro, non ci riferiamo al caso Lookman, fresco e attuale, qui gli attori sono numerosi, ognuno ha le sue ragioni e si rinfaccia torti subiti e diritti lesi. Basta aspettare. Andiamo oltre, ma non c’è dubbio che sia l’esempio di come vanno le cose, di quale situazione si sia ormai creata, non solo in Italia ma a livello internazionale.

L’esagerato contropotere del sodalizio Procuratore & Giocatore è lievitato facendo leva e conto sulla debolezza della controparte, dei club, su un regolamento contrattuale lasso e contraddittorio, che lascia spazio a interpretazioni diverse, a usi e costumi disinvolti. Attenzione, entra in gioco anche l’attrattiva dell’affare, talvolta un kolossal, che alla fine dei giochi di mercato, di finte e controfinte, riesce a far felice tutti ingrossando le tasche di ogni protagonista della telenovela.

Ma resta l’amara verità che un contratto salutato dalla stretta di mano, un tempo sacra, dopo un po’ diventa carta straccia, e questo non può esistere, inquina rapporti, relazioni, sodalizi, storie, dichiarazioni solenni, patti che un minuto dopo si capisce che sono stati scritti sulla sabbia. Federazione e Lega rappresentano l’istituzione, la legge del calcio, politica ed economica, ne conservano anche la storia.

Tutto questo esige il rispetto delle regole e dei ruoli. Quando la mediazione, anche se preparata (ci sono procuratori esemplari per correttezza e competenza) sorpassa a destra e a sinistra, in certi casi anche contromano, proprietà e società che producono e creano lavoro e fatturato, quindi il futuro, ci perdono lo sport e chi ci crede ancora.

ALESSANDRO AUSTINI (Il Post, 2023) 

Nel calcio i procuratori rappresentano giocatori e allenatori e ne curano gli interessi. Nel corso degli anni i più influenti fra di loro hanno assunto un ruolo sempre più determinante nelle trattative tra le squadre, tanto da ottenere dei guadagni complessivi paragonabili a quelli dei calciatori, o in certi casi addirittura superiori.

Le società calcistiche li ritengono spesso una presenza ingombrante ma non possono evitare di relazionarsi con loro. Negli ultimi anni le spese per pagarli sono aumentate notevolmente e rappresentano ormai uno dei costi più rilevanti nei bilanci dei club dopo quelli sostenuti per pagare gli stipendi dei calciatori.

I procuratori, che vengono chiamati anche “agenti”, assistono i giocatori e gli allenatori nelle trattative economiche con le società e nella stesura dei contratti, li aiutano negli aspetti legali, fiscali, mediatici e commerciali legati alla loro attività sportiva.

Il termine “procuratore” deriva dalla “procura”, che è un atto con cui una persona ne delega un’altra a farsi rappresentare. Tramite le procure gli agenti gestiscono in esclusiva gli interessi di un calciatore o di un allenatore e lo rappresentano in tutte le circostanze necessarie.

Avere un procuratore non è obbligatorio, ma nel calcio professionistico è molto raro che un giocatore non si affidi a una figura di questo tipo. Un’eccezione è quella del centrocampista belga Kevin De Bruyne, che nel 2021 preferì trattare il rinnovo del suo contratto con il Manchester City senza avvalersi di un procuratore. Si fece aiutare da un avvocato e da una società specializzata nell’analisi dei dati sportivi e raggiunse un accordo per uno stipendio di circa 24 milioni di euro lordi all’anno fino al 2025.

Gli agenti svolgono anche il ruolo di mediatori negli affari del calciomercato. In questo caso non si parla di “procura” ma di “mandato”, che è un tipo di contratto mediante il quale i procuratori vengono incaricati dalle società di impostare per loro conto una trattativa per acquistare o vendere un giocatore, oppure per rinnovare o interrompere in anticipo (“risolvere”) un contratto. Un club decide solitamente di affidare un mandato a un determinato procuratore quando quell’agente ha dei rapporti privilegiati con i dirigenti della squadra dove gioca il calciatore oggetto della trattativa — o con il procuratore che lo gestisce — e il suo lavoro di mediazione può rivelarsi decisivo per la chiusura dell’affare.

Gli atti che regolano le procure e i mandati, per essere validi in Italia, devono essere registrati presso la Federcalcio (FIGC). Spetta agli agenti inviarli tramite posta elettronica alla FIGC ed è previsto anche il pagamento di una tassa. All’estero ogni federazione nazionale gestisce il proprio registro delle procure e dei mandati e a volte uno stesso giocatore viene rappresentato da agenti diversi a seconda del mercato di riferimento. Questa anomalia, che non è stata ancora regolata a livello internazionale, crea spesso delle dispute fra gli agenti e causa problemi alle società.