ALDOGRASSOTV

Il prof. Aldo Grasso è il più grande massmediologo italiano. E’ il critico televisivo del Corriere della Sera. Nel suo forum “Televisioni” ospita i commenti dei lettori e dei visionari. Anch’io scrivo con regolarità e talvolta il prof. commenta


IL CONTRATTO DI SHELDON DI MAIO (14/5/2018) Caro prof., sa da dove i grillini hanno preso l’idea del “contratto” di governo? Dalla imperdibile serie “The big bang theory” di Chuch Lorre, dove è famoso il contratto con molte clausole che Sheldon ha fatto sottoscrivere al suo coinquilino Leonard (a sin. nella foto) prima di condividere con lui l’appartamento. Leonard è subentrato ad un altro inquilino che aveva lasciato la sua stanza dopo aver scritto sulla parete “Die Sheldon die”

di frascop
LA RISPOSTA A CURA ALDO GRASSO
Bisogna subito farlo sapere al presidente Mattarella.

Piccole frasi e applausi continui (10/5/2018)

“Solo in Italia, ad esempio, tra i maggiori Paesi del continente, la comunicazione politica e la discussione pubblica che si svolgono in tv hanno come regola interventi non più lunghi di 45 secondi in uno studio con anche cinque o sei persone che parlano contemporaneamente tra gli incongrui battimani di un pubblico che applaude qualsiasi cosa.”. Lo ha scritto il prof. Galli della Loggia. E’ assolutamente necessario per lo specifico televisivo?

di frascop
LA RISPOSTA A CURA ALDO GRASSO
No.
 

Il beato Travaglio (21/3/2018)

Marco Travaglio ascolta in silenzio, labbra serrate il cui lembo sinistro si alza sino a congiungersi con la piega arcuata che congiunge naso e mento. E’ il sarcastico, muto ghigno di commiserazione, per citare Pirandello, di Travaglio, il sorrisetto sardonico del vero vincitore, televisivamente parlando, delle elezioni. Egli osserva col muto ghigno, le braccia conserte, gli occhi vispi e giulivi. Beato chi sa sempre il torto da che parte sta. “Non sto dando un giudizio di valore…”, dice di tanto in tanto. Nel suo gemello diverso Padellaro invece, l’euforia ribolle sotto la solita postura del dolente risentito.

di frascop
LA RISPOSTA A CURA ALDO GRASSO
Ritratto perfetto!

Il vuoto di Bonolis pieno di musica e ospiti

Anche in tv ogni vuoto viene riempito e così quel furbacchione di Bonolis pensò che lui potesse prendere il posto dell’ Arbore di D.O.C. (1987). Convinto da sempre di essere spiritoso e anche acculturato (soluzione del cruciverba: se è icastico, è efficace) ha pensato a Music, un “programma dove vengono proposte famose canzoni nell’interpretazione di artisti diversi da quelli originali, accompagnati da una band e da un’orchestra di 64 musicisti”. Insomma un lungo karaoke celebrativo, con ospiti, chiacchiere, e dove tutti cantano (riprendendo Mario Riva, lei è qui al Musichiere e quindi deve cantare). Tutto questo ha già portato al disastro del commento bonolisiano al concerto di Vasco Rossi, insuccesso dal quale il bravo presentatore di “Non è la Rai” non si potrà più riprendere. Perché gli manca l’autoironia, la più grande qualità di Renzo Arbore. I grandi non si prendono mai sul serio. Il gigione Bonolis tutto ciò che dice lo mette sempre tra virgolette. Nei testi ciò che gli ha scritto Federico Moccia, uno dei 7 autori, addirittura lo declama, se tanto mi dà tanto.

di frascop
LA RISPOSTA A CURA ALDO GRASSO
È vero, mi ero dimenticato del concerto di Vasco! Niente da aggiungere.

L’agenda annuale dei film in tv

Caro prof, il matrimonio tra cinema e tv è reso indissolubile dal calendario. Il mestiere più noioso del mondo è quello di chi fa il palinsesto dei film in tv, tramite l’Agenda Annuale Eterna, che si trasferisce di padre in figlio (sarà costosa come una licenza per taxi?). Ogni giorno ti dice quali film programmare e il numero di spettatori che otterrai. Le mattine d’estate qualche vecchio western, e a Natale proponi “Mamma ho perso l’aereo”, “Una poltrona per due”, “Nightmare before Christmas”, “Il Grinch”, tutti i film basati sul “Canto di Natale”. Poi, ogni volta che c’è una partita di calcio o un Sanremo o un lutto nel mondo del cinema, sai quale film specifico devi proporre. Insomma, con questa agenda puoi fare a meno degli algoritmi. Non si comprende perché i giornali invece di pagine quotidiane non si decidano a pubblicare una volta per tutte la “programmazione decennale dei film”. Per sapere subito quale film vedremo la sera del 24 dicembre dei prossimi anni e il giorno delle repliche di “Bambi”, “Rambo 2”, “Una notte al museo”,”Jumanij”e “Msr Doubtfire” con Robin Williams.

di frascop
LA RISPOSTA A CURA ALDO GRASSO
Il palinsesto dei film è basato sul principio dell’occasione e del calendario.

(9/11/17 ANDREA SCANZI, ARTISTA)  Andrea Scanzi è di Arezzo, dove è nato nel 1974, quindi è coetaneo di Renzi (1975). Si è laureato in lettere moderne all’Università di Siena nel 2000 con una tesi sui cantautori. Su Il Fatto Quotidiano si occupa di diversi argomenti, principalmente politica, musica e sport. Ha una dizione e postura teatrale, infatti è stato autore e interprete di diversi spettacoli tra i quali “Gaber se fosse Gaber”. Insomma è un artista-giornalista, con barba, maglione nero a collo alto, anello e piercing all’orecchio destro. Su La3 ha condotto il programma di interviste Reputescion, dove l’ospite era sistemato su una sedia da dentista. Con Varriale partecipò a Il processo del lunedì, ha condotto Futbol su La 7, da Lilli Gruber è presente negli spazi lasciati liberi da Travaglio e Padellaro. Non si capisce se dice cose serie scherzando, oppure scherza e sembra che voglia esser preso sul serio. Insomma, Gaber se fosse Gaber, ci rimarrebbe male per certi devoti.

di frascop
LA RISPOSTA A CURA ALDO GRASSO
Ha anche un buona dose di narcisismo.

(26/9/17) Perchè Germano se la tira

Caro prof., Lei ha scritto che “Germano se la tira”. Vediamo. Elio Germano (1980) si intravide nella sit-com Mediaset Via Zanardi 33. Spontaneo, genuino, aveva 21 anni, ricordo anche Dino Abbrescia e Antonia Liskova. Diciamo la verità, nessuno avrebbe scommesso che quel piccoletto scavato avrebbe vinto 3 David di Donatello e poi premi a Cannes e Venezia. Ma avendo poi recitato con fior di Autori, vuol dire che la stoffa c’è. Poi però ci fu la svolta, nel 2014 scoppiò l’amore con la Critica, quando fece il Leopardi di Martone. Da allora è diventato il Monumento all’Attore, alla Michele Placido. Per tre anni sino a “La tenerezza” di Amelio, ha fatto sempre e solo il Leopardi. Adesso Luca Manfredi gli ha chiesto di fare Nino Manfredi giovane, gli ha fatto vedere i film dove il padre corre sulle punte e agita le mani. Non ti sembra un Pinocchio? Sì, farò Manfredi come Pinocchio, basta Leopardi. E così abbiamo scoperto che Manfredi prima è stato Pinocchio e poi Geppetto. Germano se la tira? L’Attore Impegnato, baciato dalla Critica, cos’altro deve fare? E’ un lavoro duro e qualcuno lo deve pur fare, l’Artista.

di frascop

Risposta: Certo

(18/9/2017) Siamo cosi’…Mannoia e non Mina

Fiorella Mannoia canta come parla, ha un timbro vocale monocorde. Poi si descrive combattente (per un’idea, un amore, un’ingiustizia, un traguardo)…per cui è convinta che il testo di una canzonetta debba contenere un messaggio, per innalzarci. “E se domani” non varrebbe nulla perché è dis-impegnata? Ecco allora la ricerca spasmodica di Autori Tristi (Ruggeri, Fossati) per la sua voce aulica. Tutto in buona fede, ci mancherebbe, però non capisco perché abbia dichiarato: “Varietà tv. Ho un solo modello, Mina”. Magari una sola puntata di Studio Uno, il top del disimpegno, potevano fargliela vedere. Gli ospiti andavano lì per inchinarsi a Mina, non era Mina a ringraziare accorata tutti gli ospiti, o a prodursi in cori da stadio “Liga, Liga”, e poi chiedere a Ligabue, come se fosse Roberto Saviano: qual è il sentimento che tiene unito questo paese? Quanto al canoro poi, Mina con le sue mille voci è riuscita ad interpretare qualsiasi brano, dal rock al melodico, mentre la Mannoia canta tutte le canzoni allo stesso modo, “epico”. PS: Nel cinema italiano sta succedendo la stessa cosa alla Micaela Ramazzotti, qualsiasi ruolo le danno, lei fa sempre la sballata.

di frascop

Risposta

Condivido ogni parola. Fiorella m’annoia.

(17/7/2017) PREMI AL CALCIO IN TV Buongiorno professore. Per i premi di quest’anno, da assegnare a suo insindacabile giudizio, ecco le mie nominations

Grand Prix Eugenio Fascetti. A Massimo Mauro, il quale per evitare che ogni sua affermazione venga contraddetta, si contraddice da solo. Il “casino organizzato” di Fascetti.
Premio Paradiso (Tommaso). A Paola Ferrari, perché è come i testi delle canzoni dei “Thegiornalisti” (Pamplona, Riccione)
Palma “De vulgari eloquentia”. A Marco Bucciantini, perché in sostanza dice ciò che il tifoso di ogni squadra vuol sentirsi dire, ma lo dice nel fiorentino letterario trecentesco indicato dal Bembo. Coerente con la sua storia politica, crede di vedere rivoluzionari dappertutto.
Coppa “Volpi”. A Caressa e Zazzaroni, perché solo in radio, non potendoli vedere, ti concentri sul loro flusso continuo di parole che prende il nome di cazzeggio
Premio del Granducato di Toscana A Sandro Sabatini di Premium, scissionista del giglio magico, che ha lasciato Bonan a Sky perché è meglio procedere divisi per colpire uniti.
Coppa amaranto “Pulici & Graziani ” A Pier Luigi Pardo, perchè un giornalista definito “simpaticone” equivale al “generoso” che davano a Graziani a fine carriera
Leone d’argento “Mendeleev. Ad Alessandro Antinelli (Rai), incolore, inodore, non irritante. Tipo il monossido di carbonio
Gran Premio della Giuria “Eric Forrester”. A Bergomi perché scambia la realtà per i suoi desideri. Ancora nessuno ha avuto il coraggio di dirgli che Pioli, da lui subito paragonato a Mourinho, è il nuovo allenatore della Fiorentina.
Premio speciale “Trasparenza”. A Giancarlo Marocchi perché ti avverte prima, introduce ogni banalità con un “perrrrchèèè”.
Premio “Un certain regard”. A Giorgia Rossi (Premium), perché nessuno l’ha mai vista estendere uno solo dei due avambracci.
Premio alla Carriera. Ad Alessandro Bonan, il n. 1 per il professore. Cassazione.

di frascop

Risposta

Toglierei Pulici dalla titolazione del premio. Per il resto ottimo, aspettiamo altri riscontri.

(17/7/2017) EDITTO PISTOCCHI. SI DICE  Caro professore, ma nel nostro paese è possibile volere un’informazione indipendente? Sembra che ormai vogliamo leggere solo quello che conferma le nostre convinzioni, politiche, religiose, calcistiche. Una notizia di questi giorni ci interessa perché riguarda uno specifico televisivo. “Il giornalista Maurizio Pistocchi non è più opinionista Mediaset. Sgradito alla Juventus? Si dice che i suoi interventi non piacessero alla Juve”. Questa notizia, costruita sui “si dice”, è stata riportata non su un giornale sportivo ma su questo importante giornale a firma del suo collega Renato Franco (su Mediaset.it ha scritto: “milanese e milanista, a Kierkegaard ho sempre preferito Rijkaard). Pertanto non la possiamo declassare come una bomba di Maurizio Mosca, sennò Cairo e il direttore Fontana si arrabbiano. Ecco, mi interessa il suo parere come storico della televisione. Ha scritto ieri Maurizio Ferraris che “la verità alternativa, al contrario della bugia classica, non tende ad ingannare ma ad emancipare, in primis il mitomane, poi tutti gli altri”. Lei aggiungerà nei suoi archivi 2017 “il caso del martire Pistocchi” dopo l’editto bulgaro del 2002?

R Non conosco i motivi per cui Pistocchi è stato allontanato. Come storico della tv ho imparato una regola fondamentale: in tv tutti diventano martiri quando escono, ma non ci dicono mai come sono entrati.

(6/7 ALLA RICERCA DI CHI CI INFORMA SERIAMENTE) Dopo alcuni anni di osservazione del fenomeno della produzione italiana su grande scala di “notizie di calcio mercato” H24 attraverso tutti i media esistenti sul mercato, sono arrivato all’amara constatazione che solo il giornalista Gianluca Di Marzio (con la sua squadra) sia affidabile. Un minimo di verifiche le fa prima di sparare annunci. Che tristezza, un po’ meglio va nel format “notizie politiche”, dove i giornalisti affidabili sono forse 2 o 3. Come si fa a dirlo? E’ semplice, tranne due o tre, tutti gli altri, opinionisti o cronisti, ci avevano preannunciato che avremmo votato a settembre e con il sistema tedesco. Caro professore, come siamo arrivati a questo punto?

RispostaGrasso giovedì, 06 luglio 2017Diciamo, non a difesa, che la situazione italiana è molto, molto difficile da interpretare.

(3/7 NOTTE (DI VASCO) PRIMA DEGLI ESAMI) Caro professore, per Vasco la Rai solleva la “questione dei diritti” però solo il giorno prima, al premio Agnes, il nuovo direttore di Rai 1 Montanari ci aveva minacciati: “Voglio raccontare delle storie”. Un altro, come Romagnoli allo Sport, che ha scoperto l’acqua calda dello storytelling senza sapere che  una storia non si racconta da sé. Prima devi esser capace di scegliere il narratore. Bonolis, come un ragazzino che tenta un esame, non sapeva nulla di Rossi se non quello che ha “letto” in fretta e furia. Era uno sbirciare continuo su fogli sparsi, lo studente Vaporidis in “Notte prima degli esami” alle prese col prof. “Carogna” Giorgio Faletti. La prosopopea del più logorroico di tutti che citando palindromo, Carver e Simenon voleva stupirci.  Montanari, cerchi un narratore che prima abbia letto davvero Carver e Simenon. Un Federico Buffa per esempio, conosce?, non la saccenza della vita di Bonolis by Presta che ci legge la letterina di Materazzi invece di dargli una testata.

(30/6 FORMIGLI E IL TALK CON I TAPPETI ROSSI)  Corrado Formigli su 7 risponde alle domande di Paolo Conti. “Bersani: viene visto come un politico in buona fede con una sua credibilità e una notevole carica di simpatia umana. Lo invitiamo 2 o 3 volte all’anno perché è uno dei padri della sinistra italiana di oggi, è un protagonista”.
“Renzi non ha mai accettato gli inviti di Piazza Pulita, ma si umanizzerebbe se accettasse i veri confronti; quell’elemento di simpatia guascona che lo contraddistingueva in passato è scomparso, ripete ossessivamente gli stessi slogan, appare assai poco spontaneo e sincero. Un bagno nella realtà, lontano da certi tappeti rossi stesi al suo arrivo gli farebbe bene”. In sintesi, un invito di Formigli a Renzi, ma senza tappeti rossi, destinati solo a Bersani.”A Porta a Porta un politico si sente sicuramente più comodo” dice Formigli. Ma i tappeti sono blu.

(28/6 I COMPLESSI DEL SERVIZIO PUBBLICO)  Caro professore, di tutta la polemica sui compensi di Fazio, mi ha colpito l’osservazione di Cazzullo, che considero sempre in buona fede, secondo il quale solo la partenza di Floris per la 7 ha fatto fallire due trasmissioni Rai. Dunque, ci sono conduttori infungibili. Ecco, solo Lei è in grado di spiegarci il contesto in cui vive la Rai: in questi giorni sembra che operi nel libero mercato, in concorrenza con le altre emittenti. Al contempo si tramanda il mito del “servizio pubblico” con tanto di caccia al tesoro (il canone), al solo scopo di giustificare la possibilità di variopinti politici della commissione Vigilanza di continuare ad avere le mani in pasta. Siamo ancora fermi al 1965, al mondo di Alberto Sordi nel film “I complessi”

RispostaGrasso mercoledì, 28 giugno 2017

No, l’ha spiegato meglio lei con la citazione di Sordi.

(12/6 “1993” e THE CROWN) Caro professore, la mia domanda su “1993” è: questa serie tv italiana  dopo  2 stagioni si avvicina in qualche modo alle grandi serie inglesi o americane? Prendiamo “The Crown” di Peter Morgan, anche lì la Storia funge da fondale ed i personaggi li conosciamo altrettanto bene. Però i rapporti di Elisabetta con la regina Mary, con Margaret, con Filippo, con il duca di Windsor, sono approfonditi e resi avvincenti. In “1993” invece si fa il santino del furbo Di Pietro, e poi, per non aver grane, si disegnano figurine che alludono (forse) al capitano Zuliani, a Dell’Utri, a Giuliano Ferrara, a Cusani, all’olgettina, a D’Alema, al leghista. Personaggi che fanno o dicono qualcosa senza svelarci il loro animo. “Io credo che si debbano smontare, non alimentare, i pensieri consolidati. Se no a che serve il teatro?” ha detto una volta Stefano Massini. Ecco, le nostre serie tv restano carenti di capacità drammaturgica, il mezzo per ottenere dialoghi significativi e personaggi tridimensionali. Manca il teatro, qualcosa che racconti il contrario del comune sentire. Sorrentino in realtà lo ha capito, ma (non essendo Massini) la sua ambizione di far diventare ogni frase una “citazione letteraria” lo espone al rischio di accumulare mediocri aforismi.

Risposta

L’unica consolazione è che in questi anni la fiction italiana qualche passa in avanti l’ha fatto. Persino in Rai si muove quacosa. Quanto a “1993”, rispetto a ?1992?, che funzionava per tessere di mosaico (e di montaggio), c?è più lavoro di scrittura e maggiore consapevolezza, con il dichiarato tentativo di ispirarsi a ?American Tabloid? di James Ellroy. Una passo alla volta…

(5/6 NON PUO’ FARLO QUALCUN ALTRO?)  Caro professore, ha letto l’affermazione di David Silverman, animatore e regista dei Simpson? “Noi non siamo profetici, traiamo beneficio dalla stupidità umana”. Eppure il mitico episodio 200 della nona stagione (1997) “Spazzatura tra i titani” andrebbe visto e studiato nelle scuole e università. Per ridere e capire davvero il concetto universale di demagogia, oggi rinominata populismo. Si racconta di come Homer viene eletto al posto di Ray Patterson, il “competente” commissario all’igiene pubblica della città di Springfield. Homer, che per chi non lo sapesse è un cretino come tanti, vince perché promette ai suoi concittadini la raccolta della spazzatura a casa H24 con lo slogan vincente: “Non può farlo qualcun altro?”. La demagogia italiana e dei Trump si racchiude tutta in queste cinque parole. Tagliare la spesa pubblica, o le emissioni inquinanti, far pagare le tasse, non può farlo qualcun altro? L’episodio si chiude con la battuta finale di Patterson, richiamato come Cincinnato dopo il disastro ecologico provocato da Homer: “Avete voluto questo svitato? E adesso pagatene le conseguenze”. L’episodio venne dedicato alla moglie di Paul Mc Cartney, Linda, scomparsa nel 1998. Noi potremmo dedicarlo a Carlo Azeglio Ciampi.

di frascop

Risposta

Springfield è il centro dell’universo, l’ombelico del mondo mediatico, il luogo dove tutto viene contaminato, dove l’universo è ridotto alle articolazioni del cartone animato. Homer è l’uomo medio americano, così medio da vivere con una sorta di eroicità il suo stato: il ventre deformato dal più allegro dei consumismi, la testa sensibile a ogni programma spazzatura. Ha raccontato Donald Trump prima che DT apparisse sulla scena politica.

(1/6 D’ALIMONTE E GLI AVVOCATI TRAVAGLIO) Il prof. D’Alimonte, per chi non lo sapesse, è un professore universitario esperto di sistemi elettorali. Uno specialista di elezioni cioè, non un docente di diritto costituzionale, un sociologo, un politologo, un giornalista, o un tuttologo. Nel dibattito con Travaglio e Sallusti a Otto e mezzo, si è limitato a dire: Travaglio, lei non ha letto la sentenza della Corte Costituzionale. Travaglio stando sempre in tv non aveva neppure letto il sunto di quella sentenza che D’Alimonte sul Sole24 ore ha fatto illustrando i “principi” generali stabiliti dalla Corte Costituzionale italiana a proposito di una qualsiasi legge elettorale. Gli slogan di un Travaglio faccia da tv riescono meglio di un ragionamento. E’ quello che capita a ciascuno di noi quando parliamo con il nostro avvocato. Se siamo presuntuosi noi abbiamo sempre ragione e l’avvocato non capisce niente a meno che non ci dia ragione. Se poi l’avvocato, per ragioni personali, parla con una mentina in bocca, come fa sempre D’Alimonte, ci convinciamo pure che mastica una gomma. Non ci dà ragione ed è pure scostumato. Ecco perchè i tanti avvocati Travaglio proliferano in giro e la Gruber si affida a loro. Si chiama meritocrazia all’italiana.

(29/5 SKY GRAZIE TOTTI) Il compito impossibile di Caressa & Bergomi, pacchetto obbligatorio in Sky Calcio, era diventare poeti della domenica, per parlare di sentimenti, di un uomo che dava l’addio al calcio. Dopo la partita, lo stridore tra le immagini della cerimonia e il commento del Gatto e la Volpe è stato insopportabile. Come chiedere a Toto Cotugno di metter le parole ad una musica struggente di Morricone. Quando la retorica invece di un ponte diventa un muro. Momenti di vera commozione impiastricciati e mascarati con la ridondanza delle frasi fatte che hanno annegato un’emozione profonda nella vacuità della mitologia o dell’epica. Avremmo avuto bisogno del grande Sergio Leone, o di Gigi Magni, o se volete Corbucci, invece c’era Pingitore. Al posto della Magnani, la Ferilli. La inevitabile continuazione di “La grande bellezza”.

ALDO GRASSO Non saprei dire meglio

(22/5 FIORELLO E RAI INCOMPATIBILI) Caro professore, non crede che il cd servizio pubblico Rai ormai sia inquadrabile come Pubblica Amministrazione, dove, lo dice oggi l’economista Roberto Perotti, “i direttori generali, i capi di gabinetto dei ministeri non hanno alcun interesse a toccare lo status quo, si tratta di persone che sono lì a volte da 20-30 anni, spesso trascorsi a guardare il proprio ombelico e senza esperienze di fuori dall’ambiente romano e a volte senza nessuna competenza”?  Se questo è vero, uno come Fiorello sarebbe una  nota stonata, non potrebbe innovare l’intrattenimento coesistendo con Conti e Carlucci, in un contesto politico che va da Marzullo all’Annunziata passando per Berlinguer. Piuttosto mi preoccupa Veltroni prodotto da Sky.

RISPOSTA Penso che lei abbia ragione

(16/5 “1993”)  Il precursore fu Giuseppe Ferrara con i suoi film. Ogni serie tv amarcord sulla fine del XX secolo assomma auto da collezionisti, oggetti vintage, canzoni del tempo, furbe inquadrature delle comparse per non evidenziare la carenza di mezzi, attori somiglianti ai personaggi veri: siamo tra “Correva l’anno” e il Bagaglino. Solo Paolo Sorrentino (il Divo) con il suo grottesco felliniano ha sparigliato. In più “1993” sceglie Stefano Accorsi (con un sopracciglio sempre alzato) per impersonare un giovane-vecchio che dall’estrema sinistra finisce con Dell’Utri (da Paolo Liquori a Giuliano Ferrara). Accorsi o Pierfrancesco Favino, questo passa il convento. Nel 1993 vero ricordo due importanti film italiani,”Caro Diario” e “La corsa dell’innocente”. Nel primo in visita al vulcano, Moretti arriva a chiedere ai turisti statunitensi di svelargli in anteprima le vicende della soap opera Beautiful non ancora trasmesse in Italia. Correva l’anno. Nella corsa di Carlo Carlei si parla di un paese contiguo, il Sud Italia, estraneo sia a Lega che a Mani Pulite. Purtroppo ci toccherà “1994”, dopo Di Pietro ci vogliamo perdere la discesa in campo del Cavaliere?

(15/5 LUCIA L’ANNUNCIAZIONE) In tv ci sono giornalisti che fanno domande e giornalisti che manifestano il loro pensiero. Ricordavo Lucia Annunziata nei duetti d’amore-odio con il compaesano Santoro, nello zapping di fine serata la rinvengo alle prese con Franceschini. La terribile maestra d’asilo di sempre, arcigna, severa, accigliata e devota alla Causa, adesso commenta pure ogni risposta con occhiatacce. L’orologio non ci dà tregua. Le sue domande però sono quelle che porrebbe a Franceschini un Bersani qualsiasi, riassumibili in: ma come fai ad appoggiare un despota come Renzi? Copione scontato, quindi, ma a 5 minuti dalla fine sento una cosa che non avevo mai sentito. L’Annunziata ci spiega che che sta per porre un quesito sul quale la sua redazione si è scissa in due. Ma lei, pur messa in minoranza, ha deciso di insistere. Ecco, per osservare questi giornalisti che chiedono commenti alle loro Risposte, forniti pure di redazione (che fanno, qualche telefonata per invitare l’ospite), non basterebbero 5 minuti? Il tempo necessario per annunciarci la loro Realtà e Verità: dobbiamo conoscere i pericoli di un mostro chiamato “cabina di regìa”. E un lavoro duro ma qualcuno questa informazione deve pur dartela, prima che finisca la domenica: non è politica, è servizio pubblico.

(7/5 FAZIO E IL LIBERO MERCATO)  La storia della Rai, “la più grande azienda culturale del paese” specchio del paese, dimostra come il presentatore televisivo da prima serata debba essere un medio-cre, da Bongiorno a Conti passando per Baudo. Spiegatelo a Fazio. Il medio-cre è quello che piace ad alcuni e a tutti gli altri rimane indifferente senza indispettirli. E’ quello che scelgono per presentare Sanremo. L’anomalia italiana consiste nel fatto che prima il monopolio Rai e poi la concorrenza sul piano degli ascolti con Mediaset hanno diffuso la prevalenza del mediocre anche ai giornalisti, ai direttori, a tutti coloro che confezionano il prodotto; e che quindi è stato considerato normale andata e ritorno dei personaggi  (vedi Bonolis o Santoro e Floris) da un polo ad un altro. Solo così si capiscono i rigetti della Rai, dal prof. Grasso che intendeva riformare la radio a Verdelli poco tempo fa. I medio-cri prevalgono dovunque, in qualsiasi selezione compresa Miss Italia o X Factor, così avere appoggi politici e non farsi mai nemici è la vera lezione politica e culturale italiana che consegniamo ai giovani

(26/4) Non è un paese per vecchi

Qualcuno dirà che sparo sulla Croce Rossa ma segnalo alle scuole di giornalismo, a CdO e a Freccero una lunghissima intervista di Marzullo al grande Pietro Citati. E’ come se in uno scompartimento ferroviario il critico incontrasse un impertinente signore con i capelli lunghi. Questi, saputo che Citati è del 1930 ed è uno scrittore famoso, si mette a fare domande, e non la smette più. Comincia allora a voler sapere qualcosa, sulla vita, la morte, i sogni, l’amore, i figli, i genitori, il passato, il futuro, il lavoro. Il povero Citati condannato ad ascoltare senza poter fuggire via, risponde quando può, come sa, glissa, non spreca parole, sottoponendosi con bonomìa e gentilezza al bombardamento insolente, interminabile, sfacciato dello sconosciuto. Poi il saggista deve commentare le sue foto giovanili che si trovano sul web, e infine, pur amando la musica classica è costretto ad ascoltare una che canta al piano in suo onore De Andrè. Ecco, sia pure in fascia protetta, si mandano in onda trasmissioni di estrema crudeltà chiamandole sottovoce, ma allora se qualcuno tira in ballo il servizio pubblico lo sceriffo Ed Tom Bell e non Anzaldi dovrebbe tirare fuori la pistola.

di frascop

Risposta

Tutto vero, tutto giusto. Poi però uno si chiede perché Pietro Citati si debba far intervistare da Gigi Marzullo.

Morgan è lo Zeman dei cantanti

L’ennesimo esempio di narrazione che prende il posto dei fatti. Il mistero Morgan continua ma insegna. Ecco lo Zeman della musica leggera leggera. Ma come sia possibile che un “artista” di cui nessuno in Italia ricorda un (1) solo disco di successo possa insegnare a dei giovani come diventare una rockstar (X Factor) oppure il mestiere di cantante? E’ come se a Masterchef i giudici fossero cuochi il cui ristorante non avesse mai preso una stella. C’è qualcuno che ricorda il titolo della canzone portata due mesi fa da Morgan a Sanremo? Ma tutta questa presupponenza (sua e di tutte le commoventi Arisa in giro) come fa la tv a spacciarla addirittura per Arte? Nel calcio, finito l’effetto Zeman, i commentatori alla Caressa stanno innalzando sugli altari Sarri senza che abbia ancora vinto nulla.
di frascop

Risposta: D’accordo su Morgan, ma non sul paragone con Zeman. Senza andare troppo indietro, ricordo il suo Pescara dare lezioni di calcio con tre giovani sconosciuti: Verratti, Insigne e Immobile.

Genova è un’idea come un’altra

Che cosa hanno in comune il club Tenco, Fabrizio De Andrè Gino Paoli e Paolo Villaggio, Antonio Ricci Crozza e Beppe Grillo? (In un girone a parte il mattatore Gassman e l’unico genio vero perché cosmopolita che si chiama Renzo Piano). Sono tutti di Genova, magari sono amici ed hanno lavorato insieme, spesso ci hanno anche emozionato. Riflettevo su queste cose vedendo lo spettacolo “Grillo vs Grillo” su Netflix e considerando come tutti abbiano ottenuto dopo vari tentativi il grande successo commerciale. Ma un filo rosso li lega, da integrati vogliono apparire apocalittici, tutti loro nel tempo ci tengono a presentare il successo come un ovetto kinder, con dentro una sorpresa nascosta. Un gioiello, una gemma regalata al fruitore di bocca buona. Così Ricci dentro Striscia e le veline ha nascosto l’ambientalismo e la difesa dei consumatori, De Andrè dentro le sue ballate i cantautori francesi e l’esistenzialismo, finanche Villaggio ha celebrato “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers” come omaggio alla pastorella dei trovatori. Crozza non è un imitatore ma piuttosto il fustigatore della seconda Repubblica, Paoli è uno dei 4 amici al bar che volevano cambiare il mondo ed è finito alla Siae. Con quelle facce un po’ così come meravigliarsi se Grillo da un palco urla indicandoci la Via, che è la stessa del suo commercialista? Da quell’orecchio, non ci sento; da quell’altro, così così…(Gilberto Govi). Benvenuti nel futuro. Eppure parenti siamo un po’/ di quella gente che c’è lì.

di frascop

Risposta L’ultimo spettacolo di Grillo, quello trasmesso da Netflix, è di rara modestia, però…

Il più autorevole e noto critico televisivo italiano è Aldo Grasso, il quale da anni, sul Corriere della Sera, tiene una rubrica in ultima pagina. Grasso ha anche un forum su Corriere.it molto frequentato. Di tanto in tanto gli scrivo e talvolta il prof. commenta pure la mia opinione. Naturalmente sono io ad essere orgoglioso che una mia idea venga considerata da Aldo Grasso. E’ come se tornassi a scuola e un docente mi avesse messo un bel voto.

 

Fratelli ed alunni di Crozza (8/3/2017)

Il prezzo che dobbiamo pagare per gustarci i personaggi di Crozza sono le sue lezioni. Mettendo alla berlina personaggi politici e non, il tentativo è fornire il ritratto del nostro Paese attraverso il castigat ridendo mores. Una vera e propria manìa nazionale, che ha visto il punto più alto in Dario Fo, così geniale come artista così velleitario come politico. Far ridere non deve essere lo scopo esclusivo del comico, lo scopo vero essendo quello di far riflettere, di lanciare un messaggio, di svegliare la società civile. Il comico civil servant? Ma questi inediti venerabili Maestri dovrebbero capire che ogni insegnante non insegna nulla se non sé stesso, tutto qui. Una volta nelle villette di ogni paese il verde (giardini, alberi, fiori) sembrava sprecato se al centro non veniva sistemato un pesante monumento dedicato ai caduti. Col tempo le nostre villette sono diventate i luoghi dove il futile e l’inutile verde fa da contorno alla memoria storica, il monumento agli eroi caduti in guerra, o all’insigne personaggio. Così la satira, oggi, sembra che debba preparare sermoni, in grado prima o poi di far arrivare al governo uno che da guitto televisivo si sia autoconvinto di poter essere un Salvatore.

di frascop

Risposta

La condizione essenziale per fare satira in televisione è la cattiveria. L’ironia è l’arsenale di luce di chi ha patito tutto il patibile: in Italia, invece, quelli che si vogliono ironici, dissacranti e alternativi hanno della cattiveria una concezione buonista, didascalica. Sembrano non sapere che, nella satira, la cattiveria è il solo risarcimento possibile per qualcosa di molto importante che ti viene strappato via.

Mentana e la formazione (6/3/2017)

Venerdì Mentana va in prima serata per un talk sulla vicenda Consip. Gli ospiti in studio devono essere 4, due giornalisti e due politici. Siccome siamo su La7, un gemellaggio tra le tifoserie prevede una compressa al giorno prima o dopo cena de Il Fatto Quotidiano, che manda Marco Lillo; la spirito dei tempi prevede una dose quotidiana di luoghi comuni del grillismo, che manda la Sarti; la difesa schiera un renziano, toscano doc, Ermini. Non c’è il solito Marco Damilano, ma è come se ci fosse perché arriva Emiliano Fittipaldi de l’Espresso. Una coazione a ripetere, quindi, per Mentana, oggi senza dubbio il miglior direttore di Tg, per esperienza, autorevolezza ed indipendenza. Uno che dopo la Rai e che dal 1992 al 2004 è stato sottoposto a Berlusconi, lo vedi che sta vivendo in pieno la stagione della libertà. Come l’allenatore Allegri, il quale alla Juve può finalmente fare la sua formazione in santa pace. Eppure, con tutta questa meritata libertà e professionalità, tra prime serate o maratone, lo spettatore da casa sente che anche Mentana è prigioniero, obbligato sulle rotaie di un format prevedibile come i girotondi di Beautiful con gli stessi personaggi. La crisi del talk show non sta tutta in questa unica domanda: vabbene il gioco, l’arbitro, le divise, i tifosi, ma la formazione in tv chi la fa? Alè (caro prof., un conduttore che si accomiata così lo consideriamo sbarazzino o un caso per lo psicologo Luca Mazzucchelli?)

di frascop

Risposta

Spesso la formazione la fa la disponibilità degli ospiti. E anche la loro voglia di apparire.

Fateci vedere Gigi Meroni calciatore (3/2/17)

Gian Antonio Stella mi ha richiamato dal cuore Gigi Meroni. Alla fine degli anni sessanta c’erano due soli giocatori riconoscibili da tutti sul televisore in bianco e nero, Sivori e Meroni, perché avevano la zazzera ed i calzettoni abbassati. Dopo mezzo secolo non sono ancora riuscito a capire per quale ragione tutti i servizi televisivi su Gigi siano basati esclusivamente sul suo privato. Il genio di Meroni sul campo è invisibile. Una sorta di embargo. In campo lo si vede sempre nell’unica partita concessagli da Fabbri ai mondiali inglesi contro l’Urrs e per la “beffa a Facchetti”, quella rete all’incrocio dei pali a Sarti dell’Inter. Fu il suo ultimo quadro, indimenticabile perché fu la pennellata di un visionario. Eppure ricordo che ogni lunedì verso le 17 sulla Rai c’era una trasmissione con tutti i servizi sulle partite (introdotti da una vignetta con il risultato) e fu lì, con la maglia del Genoa e del Torino, che lo scoprimmo, nelle sue scorribande o quando da fermo e in surplace difendeva la palla col corpo e nessuno riusciva a spostarla. Per questo, di Meroni la tv ci dovrebbe restituire ancora tante tante immagini (devono pur esserci da qualche parte) che illustrino ai giovani il suo genio calcistico. Che fosse un artista vero e abbia avuto un amore vero lo sappiamo, ma i giovani devono vederlo giocare.

di frascop

Risposta

Quella morte, in limine, lo ha fatto entrare nella leggenda e gli ha risparmiato, forse, una longevità pleonastica. Non me lo vedo Meroni in una delle tante trasmissioni televisive sul calcio alzare la voce per assenza di idee, non me lo vedo seduto al fianco di uno dei tanti opinionisti d’accatto e un po’ accattoni, non me lo vedo mendicare una comparsata seduto in mezzo a due sgallettate. Ne me lo vedo nemmeno nel «giro» (allenatore, osservatore, parassita, di professione reduce) in un calcio che non è più il suo calcio. A dirla tutta, se oggi Meroni avesse 24 anni faticherebbe a trovare un posto in un mondo più muscoli che cervello, più cinesi che sport: lui così atipico, talentoso, sognante. Immaginare le telecamere mentre lo inseguono in via Roma, a Torino, una gallina al guinzaglio!
Comunque speriamo che Toro Channel (canale 234 di Sky) dedichi più tempo a Meroni.

(24/1 Il dialogo Grasso-Ferri Sky Sport)

Gent.mo prof. Aldo Grasso, nella risposta di Federico Ferri alla sua lettera aperta ci sono gli inevitabili cliché che accompagnano l’attuale rapporto tra sport e giornalismo, vale a dire…storie da raccontare, narrazione, esaltazione del bello. Ormai tutti credono di aver capito che lo storytelling sia un passe-partout, per cui si chiacchiera su un calcio raccontato con meno moviola e più Signori del calcio o Mister Condò. Bugie, perché la moviola è ormai incorporata nelle telecronache, che seminano per la raccolta delle polemiche e dietrologie post-partita: la voglio rivedere, Fabio. Federico Ferri è intelligente, e pertanto sa che ogni narrazione presuppone un narratore. Lui si ritrova da una parte (avendo perso il migliore, Boban), Vialli, Adani e Marchegiani; dall’altra ex calciatori narcisi, i quali non hanno ancora accettato l’idea di non essere più protagonisti. C’è quello spot Sky interpretato dal malinconico Bergomi che è una grande involontaria metafora caricaturale su questi narratori che non accettano la realtà. Nel ghigno finale di Bergomi quando dice “quello che conta è crederci fino in fondo” c’è il solo valore che Sky Sport o la Rai dovrebbero garantire (e che è poi la sostanza dell’invito del prof. Grasso) a noi spettatori, la Credibilità. La differenza, per capirci, tra un Di Marzio e Bargiggia. Questo concetto, nel giornalismo, è inversamente proporzionale all’aumento di tutti quelli che devono regolare vecchi conti o farsi nuovi amici. Un tatuaggio lo puoi nascondere con le maniche lunghe ma la lingua batte sempre dove il dente duole.

di frascop

Risposta

Il mio cruccio è che tra il racconto del calcio e il mondo del calcio non ci sia più alcuna separatezza. E gli ex calciatori contribuiscono non poco a questa infausta saldatura.

(20/1 GRASSO-GIANNINI) Oggi ho scritto al forum “Televisioni” del prof. Aldo Grasso, critico televisivo del Corsera, dopo le proteste del giornalista Massimo Giannini:

Eg. Prof., Lei ha avuto il coraggio di toccare un nervo scoperto di questo nostro Paese che dalla fine degli anni novanta ha fatto dei media il terreno delle scorribande della tribù dei Denti Avvelenati. Un grande professionista come Massimo Giannini, questa è la verità, ha pensato che fosse giunto il momento di lasciare la malmessa nave dei giornali di carta. Capisce di economia e sa dov’è il futuro. Costretto a ritornare sui suoi passi dalla politica, non riesce a capacitarsi che ognuno fa il suo gioco. Professore, questa tribù sta occupando il territorio, mi permetta allora di fare un riferimento vicino a questo giornale che pur amiamo molto. Prenda gli ultimi due anni, non c’è stato giorno in cui il toscano Giannelli non ci abbia proposto una vignetta su Renzi con un metodo a dir poco ossessivo. Non tocca a me limitare la libertà di nessuno, ma quel diritto di critica che Giannini invoca, lo possiamo esercitare anche noi lettori o spettatori? Oppure ogni volta si tratta di lesa Maestà? Infine, circa i contenuti, non ci muoviamo mai da lì, dalle nostre bisnonne le quali si ricamavano sulla camicia da notte: “Non lo fò per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio”.

Grasso venerdì, 20 gennaio 2017

Renziano si può dire, ma anti renziano è vissuto come un insulto.

21-12-2016 Marinozzi telecronista dell’anno

Dopo la dotta analisi del Professore sul covercianese dei telecronisti, alla fine del 2016 proporrei gli Oscar: il covercianese più allineato (Daniele Adani); il più logorroico (Claudio Onofri); miglior telecronista dell’anno (Andrea Marinozzi); migliore seconda voce (Lorenzo Minotti); premio speciale alla gigioneria scientifica (Fabio Caressa); premio della giuria per la tristezza (Beppe Bergomi); premio Sapientino (Riccardo Trevisani); premio Frase Fatta (Sandro Piccinini).

di frascop

Risposta

Bisognerebbe ogni anno istituire il premio “Telecronista dell’anno”. È una buona idea, grazie.

(31/12) Nella rubrica “A fil di rete” sull’ultima pagina del Corriere della sera, Aldo Grasso scrive “Da Caressa a Gentile, ecco i premi ai telecronisti dell’anno”: Su suggerimento di alcuni lettori del Corriere abbiamo istituito i premi dedicati ai telecronisti dell’anno. I suddetti premi sono assegnati ad insindacabile giudizio della giuria. Premio Logorrea: Claudio Onofri. Non sta mai zitto, anche quando non ha nulla da dire. Premio Covercianese: Daniele Adani. Quando è in atto la rotazione del tridente di centrocampo, il suo lessico attacca lo spazio e si perde nel vuoto cosmico. Premio Gaia Scienza: per fare il fenomeno, Fabio Caressa spiega la scienza del calcio toccando vertici ineguagliabili di gigioneria scientifica. Premio Bonjour Tristesse: Beppe Bergomi. Qualcosa non marcia nel rapporto di coppia con Caressa. E’ sempre più triste. La maledetta di Pirlo lo ha colpito? Premio Sapientino: Rccardo Gentile. Scienza infusa -sapevo tante cose ma per semplice passione. Come tanti ragazzini, quando giocavo a Subbuteo e al videogame mi divertivo a fare la telecronaca-. Premio Frase Fatta: Cosimo “Mino” Taveri. Ripete sempre le stesse cose, forse per riprendersi dal passaggio da Sky a Premium. Premio Sobrietà: Maurizio Compagnoni, detto “game over”. A parte le reiterazioni (rete, rete, rete) è accusato di mangiarsi le parole. Così parla di meno. Premio Incontinenza: Pierluigi Pardo. Il più simpatico zuzzurellone del giornalismo sportivo, lavora per Mediaset ma anche per la Lega Calcio (via Infront). Premio Senza Speranza: Alberto Rimedio, ex equo con Marco “Gino” Lollobrigida. La Rai gioca in Lega Pro. Premio Senza Arte nè Parte: Marco “Noso” Nosotti, specialista di incredibili mimiche facciali, specie quando va sul poetico. Premio speciale al bordocampista: Alessandro Alciato. Quanti prati calpestati pur di scrivere un libro!

frascop mercoledì, 14 dicembre 2016

Tendenze: dal panino alla mucca

Come era facile prevedere i talk politici del martedì hanno certificato i nuovi equilibri politici del paese, assecondando però una curiosa tendenza editoriale che conosciamo sin dai tempi dell’Ulivo. Una volta i telegiornali facevano il “panino”, la furbata di dare più spazio al Potente in carica attraverso lo schema governo-opposizione-maggioranza. Poi con la Rai conquistata da Mediaset dal panino si passò ad un hamburger a più strati dove Bertinotti o Mastella segavano l’albero sul quale era seduto il loro governo. Per non farla lunga, ieri sera la sovraesposizione di un certo Speranza (prima a Otto e mezzo, house organ del fatto che sta arrivando, e poi a Politics o diMartedì non ricordo) rigenera i fasti di indimenticabili Civati e Fassina. L’osservatorio di Pavia ci direbbe che un bersaniano dovrebbe comparire in tv ogni quattro renziani, per rispettare il relativo peso politico, ma intanto si è aperta una nuova stagione televisiva con Bersani nel remake di Bertinotti e così finanche noi anziani costretti a seguire la politica in tv abbiamo capito chi è la mucca che ci fa compagnia in salotto.Se i dissidenti una volta avessero avuto in tv lo spazio che ricevono oggi, quelli del Manifesto certo che non sarebbero stati espulsi.

RispostaGrasso mercoledì, 14 dicembre 2016
È vero.

 La tribù dei Denti avvelenati (14/10/2016)

Eg. Professore, perfetta la sua analisi video di Politics. Non crede che oltre all’elaborazione del lutto per perdite varie, tracima in tv la tribù dei Denti Avvelenati, che vagano per i talk a pretendere lo scalpo di questo o quello? La 7 è diventata territorio ospitale, il mitico capo è D’Alema il Migliore, ma quelli che se la sono legata al dito vanno dal basso in alto da Berlinguer a Massimo Giannini. Bianca Berlinguer sono decenni che straparla e non ha il senso dei suoi limiti.Se solo avesse visto qualche puntata di “The Newsroom” avrebbe appreso che chi fa la domanda non deve permettersi di criticare la risposta. Ma i Denti Avvelenati si sentono vittime, con l’ascia in mano non difendono la propria terra ma la propria posizione.

di frascop

Risposta

Seguendo gli insegnamenti di “Arancia meccanica” mi piacerebbe sottoporre Bianca Berlinguer alla “cura Ludovico, il famoso trattamento psicologico subliminale che consente di annientare gli istinti malvagi e di recuperare immediatamente la libertà. Come lei suggerisce, ore e ore di “The Newsroom”, così, tanto per imparare un po’ la professione.

Calciomercato dei giornalisti Eg. Prof., mi permetta un’opinione sul calciomercato dei giornalisti. Con il passaggio di Mario Sconcerti dalla Sky alla Rai chi si è rinforzato? Faccio un esempio. Andato in ferie Alessandro Bonan e con l’affidabile Gianluca Di Marzio che lavora dietro le quinte, Sky sta schierando tutti i giornalisti (una squadra di serie A che fa apparire sia Mediaset che Rai Sport squadre di serie B), da Giunta a Nicolini, da Sugoni a Marchetti, da Romano a Massara. Come spettatore mi sento soddisfatto, nessuno di loro si guarda troppo allo specchio, è consentito loro parlare più di due secondi, e non hanno voglia di cantare. Talvolta poi, dopo aver provato, vanno e ritornano, come Marco Foroni.
Grasso martedì, 26 luglio 2016
Bonan è il migliore, si fidi.

 

Guzzanti alla ricerca dell’Autore

Il tentativo di Corrado Guzzanti di costruire una serie tv su due soli personaggi non è riuscito. Anche lui, come tutti quelli che hanno cominciato con una galleria di personaggi (da Verdone a Zalone), va alla ricerca dell’Autore, e finora l’unica eccezione sembra Crozza. Ma Guzzanti dovrebbe accettarsi per il suo dono, che è quello, non di fare imitazioni alla Noschese o Crozza, ma di fare ritratti più veri degli originali. Se uno, dopo tanti anni, guarda Guzzanti che fa Prodi, immobile mentre passano i treni e le stagioni, non sta vedendo un imitatore ma sta leggendo una biografia. E così Bertinotti, Tremonti, Venditti, Funari, Quelo, Rokko Smithersons… Guzzanti ha l’ossessione di restare prigioniero dentro lo sketch, l’imitazione, la caricatura. Non riesce ad accettare il suo genio, unico in tutto lo spettacolo italiano, di riuscire a cogliere l’anima dei personaggi svelandone l’autenticità. Molti storici futuri, prima di documentarsi sulle presunte qualità o sull’inconsistenza di un uomo politico, studieranno a fondo i quadri viventi di Guzzanti. Ma lui non lo sa.

Grasso venerdì, 17 giugno 2016
Condivido tutto.
frascop lunedì, 26 settembre 2016
Gazebo romano

Caro prof., Diego Bianchi e Andrea Salerno con “Gazebo”, nel lustro post-Serena Dandini, sono indecifrabili. Modernissimi o antichissimi? Stacchetto triste con tromba di Di Cosimo. Telecamerina in mano, sezioni pd, Alfano, circo mediatico, comizi e manifestazioni, acciaierie, immigrati, Lampedusa, satira sui social. Capisco Salerno che come direttore editoriale della Fandango spazia da Albanese a Gomorra e nei ritagli di tempo si rifugia nella mitica riserva indiana di Rai3. Ma Zoro a quale idea si ispira? Alla controinformazione di Pio Baldelli degli anni settanta o a quella canzone del 1991 di Gino Paoli “Eravamo quattro amici al bar/che volevano cambiare il mondo/destinati a qualche cosa in piu'”? Smessi i panni di Zoro, vedi Diego Bianchi in tribuna centrale con la sciarpa della Roma e ti viene il dubbio che anche Gazebo sia un altro prodotto del generone romano. L’indipendenza di Damilano e il lirismo di Makkox non bastano. Stacchetto triste con tromba di Di Cosimo.

Grasso lunedì, 26 settembre 2016
Non saprei dire meglio.