SINISTRA/ LAMEZIA/ PERSONE ALTRO CHE DITTE

Tanti anni fa ci piaceva la distinzione tra “struttura” e “sovrastruttura”. Per farci capire da tutti, Lamezia ha una sua struttura economica mentre la “sovrastruttura” contiene la politica, “Trame”, associazioni, giornali, intellettuali…Come spiegava Eco, la sovrastruttura per cambiare la struttura ci mette talvolta secoli. La cosa più fastidiosa per me sono i “rituali”. Ad ogni elezione a Lamezia il centro-sinistra ripete sempre lo stesso copione, si comincia con i “programmi”, inutili parole affastellate (innovazione, città inclusiva, solidale, sicura…), per poi dividersi sui nomi. Se nel 2015 contro Mascaro c’era stato bisogno delle primarie per scegliere Sonni e non Richichi, e Piccioni con il suo gruppo si era accontentato di Sonni, stavolta senza primarie era chiaro da subito che Piccioni non avrebbe più rinunciato e che tra pd e l’ex gruppo “Speranza” (da Sel a Leu a…associazione Graziella Riga) ci sarebbe stata la solita manfrina. Ancora una volta sui nomi nessuno può dire nulla (come avvenne tra Richichi e Sonni) però non ci possono prendere in giro come se la politica nel 2019 fosse ancora quella dei “partiti”! C’è una faglia a Lamezia tra pd e extra-pd che per l’appunto può essere studiata con tecniche di analisi proprie della meccanica della frattura. Solo che questa frattura ora in Italia, dopo la scissione di Renzi, non ha più motivo in quanto la sinistra è tutta antirenziana, bersaniana, della decrescita felice, landiniana, accogliente e sta al governo con gli avatar di Casaleggio. Quindi, a Lamezia, pd e Piccioni su cosa si dividono se Renzi non c’è più? Allora occorre dire la verità, senza girarvi attorno, sulla “politica senza partiti” e sulla democrazia “delegittimata” in cui stiamo vivendo. Quelli che chiamavamo “partiti” sono diventati comitati elettorali, cioè agglomerati che riuniscono intorno a persone (spesso ma non sempre apprezzabili) tanti candidati, ognuno dei quali ha un interesse da soddisfare, nel migliore dei casi di tipo amicale. La politica è solo un pretesto, un taxi per persone che intendono ottenere posti: deputato, consigliere regionale, sindaco, consigliere comunale… Non c’è un “progetto” politico ideale diverso tra Piccioni e Guarascio, come non c’è tra Zingaretti e Bersani o Fratoianni. Cosa voglio dire allora? Che i due candidati lametini de’ sinistra, pur essendo apprezzabili, otterranno il risultato politico di danneggiarsi a vicenda. I grillini che alcuni in Italia (Bersani e Franceschini su tutti) accreditano con l’etichetta de’ “sinistra”, a Lamezia contano zero tanto che si presentano alle comunali per prendere i soliti voti. Detto questo, Eugenio Guarascio è uno dei pochi imprenditori seri che questa martoriata terra calabrese ha prodotto e, anche se non so chi glielo faccia fare, sarebbe un buon sindaco. Ma tutti i tifosi che abbiamo in giro gli faranno una guerra atroce, per tanti motivi. Il fatto è che la “struttura economica” di Lamezia, questa è la mia opinione da decenni, non è diversa da quella di Platì, Isola Capo Rizzuto, San Luca e altre contrade simili. Le cave per l’interramento dei rifiuti pericolosi lo dimostrano senza più alcun dubbio. Lamezia si dà molte arie, perchè ha l’aeroporto, la movida del venerdì, il mare. La sinistra, dopo dieci anni di Lo Moro e dieci di Speranza, non sa ripartire da qualche giovane trentenne che segni la rottura vera con quei mondi lì (dei partiti ideologici), che hanno dato tutto e non possono dare di più.

NB- La nostra somiglianza con San Luca si capisce meglio se si leggono poche righe di un articolo (su Repubblica) di Alessia Candito del 15/8/2018, quando Salvini visitò San Luca. “Fuori c’è chi inscena un mini sit-in per rivendicare che San Luca non sia considerato il paese dei clan esponendo cartelli con le scritte “San Luca non è ‘ndrangheta”. Un ex assessore rivendica la decisione di disertare le urne. “È normale che qui non si voti da dieci anni – dice – abbiamo tutti lo stesso cognome e si passano guai quando il Comune viene sciolto”. Nel paese che vanta fra le maggiori densità criminali della Calabria, ha il coraggio di affermare: “Qui il problema non è la ‘ndrangheta, io non so neanche cosa sia. Qui il problema è la disoccupazione”. Parole che a Lamezia sentiamo pronunciare come se fossimo a San Luca.