SI PUO’ FARE UNA SCUOLA DUALE ANCHE IN ITALIA?

Ci vorrà molto tempo, noi non lo vedremo, ma prima o poi si realizzerà anche in Italia l’utopia di una scuola diversa, duale, di cui una parte sarà pertanto legata alle imprese, le uniche agenzie che possono dare occupazione. La mia previsione, oltre che basata sulle esperienze delle nazioni nord europee, si fonda su un assunto che è ormai evidente a tutti. Non si può continuare a predicare, nel migliore dei casi, l’utilità del sapere inutile, quello umanistico, ed assistere alla perdita di senso dell’istituzione scolastica, la quale sforna diplomati e laureati che soltanto dopo il conseguimento del titolo di carta, cercano sul mercato opportunità di lavoro. All’estero, a cominciare dalla Finlandia, il rapporto è rovesciato. Si parte dal mercato e dalle imprese le quali cercano dei profili professionali. Mi serve un lavoratore che sappia fare a, b, c, d: formamelo. Allora la scuola lo forma con quelle competenze e alla fine lo studente viene assunto.Non vi pare che in questo modo tutto abbia appunto una logica, e la scuola, lo studiare, ritorni ad essere il mezzo per ottenere un fine? L’obiezione dei Nuccio Ordine & C. la conosciamo ed è questa. E allora nessuno studierebbe più Catullo o Leopardi, la poesia e la mistica, Socrate e i greci. Devo dire la verità, io questa obiezione non la capisco, perché non sarebbe mia intenzione la reductio ad unum, la quale invece è l’ossessione degli umanisti. Mentre io penso che nella scuola italiana potrebbero coesistere, in un sistema DUALE come quello tedesco, due percorsi, uno dei quali l’ho definito e dovrebbe partire dalle imprese che indirizzano la formazione e istruzione, mentre l’altro corrisponderebbe al nostro liceo classico. Gli umanisti, al contrario, hanno licealizzato tutto il sistema scolastico italiano (infatti il 55,6% degli studenti italiani nel 2019 si iscrive ai licei). Lo slogan è: la scuola non è un ufficio di collocamento. Quello che non ci possiamo più permettere è che questo secondo modello sia l’unico che il nostro sistema scolastico adotta. La disoccupazione giovanile, risalita al 31,9% in Italia, in Germania invece è al 6%. Poiché nel sistema scolastico tedesco solo un terzo degli studenti frequenta il Gymnasium, il liceo. A raccomandare l’iscrizione è la scuola e dipende dai voti alla fine della Grundschule (le elementari), che dura 4 anni. Per ottenere una raccomandazione per il Gymnasium, il bambino deve avere una media dei voti in matematica e in tedesco tra 2 e 2,5, a seconda del Land, sapendo che la scala di voti è invertita rispetto a quella italiana. In alcuni Länder la raccomandazione è vincolante, come in Sassonia e a Brema; in altri il bambino può sostenere un esame o una lezione di prova, se i genitori non accettano la raccomandazione. Alla fine gli iscritti al Gymnasium sono tra il 32 e il 33% della popolazione scolastica, gli altri entrano nella Realschule, simile ai nostri istituti tecnici, o nella Haupschule, la scuola professionale. Si obietterà che stabilire l’idoneità e le capacità di un bambino a 10 anni è troppo presto e ingiusto; perciò si potrebbe spostare la valutazione alla fine della scuola media, e renderla più vincolante. Ma un sistema duale occorre farlo anche in Italia.

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