Sacal/L’ubi maior minor cessat di Piccioni

Leggo sul Lametino questo titolo: Lamezia, Piccioni: “Situazione Sacal sempre più esplosiva, intervenire per tutelare lavoratori”. Incuriosito leggo l’articolo dove mi si spiega che aver accorpato Lamezia con l’aeroporto di Reggio e Crotone ha portato ad una situazione finanziaria gravissima. Non c’era bisogno di essere un mago dei numeri o di saper gestire aziende aeroportuali per immaginare che questo sarebbe successo, ma andiamo avanti. Subito dopo l’avvocato stigmatizza “le scelte politiche sbagliate targate Oliverio-Mascaro che quattro anni fa hanno avallato la gestione unica dei tre aeroporti calabresi. Una scelta che ora sta lasciando macerie e rischia concretamente di far andare in default una realtà che fino a qualche anno fa era un fiore all’occhiello tra le società a capitale pubblico calabresi”. Fin qui lo seguo a Piccioni. Poi però capisco dove vuole andare a parare e riporto il seguito per spiegare come “ragiona” una frazione della sinistra italiana che ancora persiste a “denunciare” i danni senza degnarsi di pro-porre qualcosa, se non il solito storico assistenzialismo universale.

Piccioni prosegue infatti:

Mentre soci pubblici e privati litigano, mentre la voragine finanziaria aumenta, il tutto avvolto in un inaccettabile silenzio della gestione De Metrio, si starebbe pensando per tentare di tamponare la situazione di trasferire interamente i servizi a terra da Sacal Gh ad Avia Partner, la società esterna che già da diversi anni opera in aeroporto. Questo significherà lasciare a casa per quest’ estate i lavoratori stagionali che operano da anni nello scalo lametino a favore di lavoratori che saranno reclutati direttamente dalla società esterna. Non accettiamo che a pagare scelte le politiche del tandem Oliverio-Mascaro, contro le quali ci siamo battuti quattro anni fa, siano i lavoratori stagionali che in questi anni hanno svolto il loro servizio presso l’aeroporto con professionalità e abnegazione. Mentre il presidente De Metrio e il direttore generale Farabbi hanno visto lievitare i loro rispettivi compensi, i lavoratori stagionali, oltre alla crisi innescata dal Covid, rischiano di pagare le conseguenze di biechi interessi e logiche di potere. Noi siamo dalla parte dei lavoratori e siamo pronti a sostenere qualsiasi iniziativa per garantire i loro diritti e il rispetto di professionalità che non possono essere accantonate o mortificate a causa di un management allo sbando e senza un minimo di visione del bene pubblico.”

E’ tutto chiaro? Tutta questa intemerata soltanto per strizzare l’occhiolino ai lavoratori stagionali, magari in vista delle prossime elezioni regionali. Ma come, caro Piccioni, entrambi conosciamo la locuzione, forse di Catone il Censore, “ubi maior minor cessat”. Mi dici che la situazione finanziaria è gravissima, che la Sacal è sull’orlo del fallimento, e l’unico interesse che hai concerne gli stagionali? Proponi piuttosto qualcosa per non farla fallire la Sacal, per rimediare al buco finanziario, e così salveremo pure gli stagionali. Questa sinistra che nel 2021 “sta dalla parte dei lavoratori” però difende e pensa agli stagionali (cioè ad una parte) mentre col fallimento si perderebbe tutto compreso lavori a tempo indeterminato, ha ormai litigato definitivamente con la logica. Alza bandierine, ma, intendiamoci, non a fin di bene ma di voto. L’azienda sta fallendo, e a me che me frega, l’importante è che confermi i stagionali, non è una politica ma, come lo vogliamo chiamare, corporativismo, massimalismo? Con questa logica se non scoppiano incendi estivi, invece di essere contenti per il patrimonio boschivo integro, piangiamo per i volontari antincendio lasciati a casa.