CITAZIONI

Se non c’è più il “popolo”, cosa c’è? Io dico  che c’è la “ massa”. Il sociale diventa ipso facto l’ideale. La proposta politica e ideale (se tale si può definire) consiste essenzialmente nel garantire alla “massa” che si costituiranno le condizioni (monetarie, economiche, sociali e istituzionali) perché le sia consentito di restare, sostanzialmente, quello che è
(Alberto Asor-Rosa, Repubblica 6/4/2018)
 
Stewart Brand : « Puoi cercare di cambiare la testa alla gente, ma perderai solo il tuo tempo. Quello che puoi fare è cambiare gli strumenti che usa. Fallo e cambierai la civiltà ». Pensateci bene e d’improvviso vi sembrerà molto più chiaro quello che è successo negli ultimi trent’anni. (Alessandro Baricco presenta su Repubblica il suo nuovo libro, che uscirà ad ottobre, The game)

Indro Montanelli: le uniche lacrime sincere sono quelle che versiamo da soli in una stanza buia e priva di specchi.

“Non si può dire che siano belli però tutti li vogliono” (la metafora dei sandali Crocs usata da Christopher Wylie, che ha fatto scoppiare lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica)

Perché “il politico che nasce dalla negazione per affermarsi introietta in sé la logica negativa che lo ha posto in essere”.  ( Politica e negazione ,Einaudi, di Roberto Esposito) 

(3 o 4 MILIONI INDECISI DECIDERANNO) Il voto è un atto ‘irrazionale’. Per il singolo elettore il costo dell’andare a votare –la fatica di recarsi al seggio, la rinuncia a fare qualunque altra cosa- non è assolutamente ripagato dai benefici che ne ricava, cioè l’influenza sull’esito del voto. In altre parole il rapporto costi-benefici è totalmente squilibrato. Gli elettori italiani sono oltre 47 milioni, i votanti oltre 35. Anche ragionando in termini di circoscrizioni e collegi l’utilità associata al singolo voto è infinitesimale. Il singolo voto non sposta nulla. Quindi la domanda da farsi non è perché masse di individui non vanno a votare, ma perché lo fanno.(Roberto d’Alimonte, Il Sole 24 ore -21/1/18)


La politica che cavalca la frammentazione diventa populismo digitale, dice sì a tutti, cambia sempre posizione, sfrutta il malcontento

…è un meccanismo che si autoalimenta: più si è isolati nella propria piccola comunità che la pensa allo stesso modo, più le idee si fanno radicali. Più si fanno radicali, più ci si isola perchè si trova la diversità fastidiosa, insostenibile    (Luciano Floridi, prof di filosofia e etica a Oxford)


Marc Zuckerberg (Facebook): Internet e le nuove tecnologie hanno perso la vena rivoluzionaria che le contraddistingueva. «Tra i temi principali riguardanti la tecnologia c’è la contrapposizione tra centralizzazione e decentralizzazione. Molti di noi hanno accolto la tecnologia pensando che avrebbe dato più potere alle persone. Negli anni Novanta e Duemila, molti credevano che la tecnologia sarebbe stata una forza decentralizzata (ossia slegata dal potere e dal controllo dei governi, ndr). […] Ma oggi molte persone hanno perso questa fiducia».


 Uno storico francese, Marc Bloch, uno dei maggiori del XX secolo, dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale, aveva riflettuto sulle false notizie, quelle che oggi chiamiamo fake news, che si propagandavano nelle trincee e nelle retrovie durante il conflitto ( Riflessioni di uno storico sulle false notizie di guerra,1921)

Come nascono? Perché si diffondono? Nella storia dell’umanità ci sono sempre state false notizie, che riescono in alcuni casi a produrre eventi importanti e irreversibili nella vita di un Paese, com’è accaduto nel corso della Rivoluzione francese. Per prima cosa serve uno stato d’instabilità generale; poi basta molto poco, quello che Bloch chiama « un evento fortuito». Le false notizie hanno quindi la prerogativa di aumentare man mano che procedono, come una valanga che s’accresce rotolando su se stessa. C’è una frase di Bloch nel suo breve scritto che fa riflettere e che si adatta perfettamente a questi tempi: «La falsa notizia è lo specchio nel quale “la coscienza collettiva” contempla le proprie fattezze».

Quali sono oggi le nostre fattezze? La mancanza di un’autorità dotata di vero prestigio in grado di distinguere il vero dal falso. La presenza di media — i social network — in cui tutto equivale a tutto e dove le notizie false scacciano le vere perché più allettanti e divertenti, o perché danno sfogo al risentimento personale e collettivo. L’assenza di un pensiero critico che attribuisca un senso a ciò che accade. L’incapacità di capire chi di volta in volta cavalca lo sdegno verso questa o quell’altra vicenda, e che vantaggio ne tragga. Manca una chiara visione di chi sfrutta il disagio crescente nella nostra società. (Marco Belpoliti, Repubblica, 5/1/2018)


Fatta la rivoluzione, Fidel Castro doveva formare il governo. Chiese ai suoi se ci fosse tra loro un economista. Che Guevara prese fischi per fiaschi, invece di economista capì “comunista”, e disse: io lo sono. Fu così designato ministro dell’economia e fu un disastro.


A Gualtiero Marchesi, il grande chef scomparso nel 2017, hanno chiesto un’opinione su Masterchef. Risposta: Perchè,  guardate la tv?


Quando smettiamo di dirci come dobbiamo essere iniziamo a star bene (decalogo del taoismo)


Quando l’idea che i cittadini debbono essere governati “da qualcuno come loro” ha vinto, come nel Regno Unito e negli Stati Uniti, gli esiti sono stati la Brexit e Donald Trump. (Sergio Fabbrini)


“Che ci pensiate un mese o un anno, a chi è meglio tra i due, non riuscirete comunque a decidere, per la semplice ragione che costoro, come dicono i bambini, ‘sono peggio tutti e due’”. Attenzione dunque: in questa perenne corsa al ribasso, c’è il rischio che il “meno” scompaia definitivamente di scena e ci rimanga in mano solo il peggio. (Aleksandr Herzen, 1812-1870, uno dei padri del populismo russo)


E’ vera civiltà quella che è in grado di far morire le nostre idee al nostro posto (Popper, citato da Antonio Ricci)


E’ impossibile vivere senza fallire in qualcosa. A meno che non viviate in maniera così prudente da non vivere del tutto: ma così si fallisce in partenza (J.K. Rowling)


“Ancor più importante è saper chiudere le porte alle proprie spalle, per lavorare sul futuro, come ha giustamente osservato Arturo Parisi. Se si chiede di abolire questa o quella legge passata, si pongono le premesse per la rissa, non per l’accordo. Il «coalition building» richiede la capacità di guardare avanti, anche per fare proposte nuove a un elettorato stanco di conflitti e desideroso di vedere fatti. Anche per questo motivo, bisogna evitare di fare prove di coalizione «ante litteram», per esempio sulla legge di Bilancio. Questo spingerebbe alla spartizione e sarebbe miope, perché una coalizione per governare dovrebbe avere come protagonisti i partiti di oggi, ma i parlamentari di domani”.

Forze politiche che sappiano guardare avanti dovrebbero, poi, anche avere l’intelligenza di togliere dal tavolo delle trattative i temi oggetto di contenzioso. Un buon politico sa quando è necessario «decidere di non decidere», conosce l’arte del rinvio, sa quando accantonare ciò che divide o è irrealistico tentare, oltre a intuire quando è necessario il compromesso. Togliatti accantonò la questione istituzionale e votò l’articolo 7 della Costituzione. (Sabino Cassese, Piccolo manuale per costruire le coalizioni, Repubblica,18/11/2017)


La sinistra è stata finora divisa sulle scelte, senza le quali non esiste. Ancor prima di chi le ha fatte, il problema è stato, ed è, questo (Stefano Bartezzaghi, Repubblica, 18/11/2017)


(Corriere della sera, 14/11/17) ” Renzi: apertura alla sinistra. Bersani: è tardi”. L’ultimo chiuda la luce che vado a letto


“Vorrei che anche nella vita e non solo in strada ci fossero i segnali, per sapere quando proseguire, quando girare o quando dare la precedenza…” (da un libro di Fabio Volo…) PROFONDO  QUANTO MARZULLO


“Due monaci zen in viaggio, Tanzan ed Ekido, percorrono una strada fangosa. Incontrano una ragazza che non sa come attraversare una estesa pozzanghera senza sporcare lo splendido kimono dorato.

Senza esitare Tanzan si  carica la ragazza sulle spalle e la trasporta dall’altra parte della pozzanghera.

Arrivati al monastero, Ekido rimprovera Tanzan: “Perché hai portato quella ragazza sulle spalle? Sai bene che i nostri voti ce lo proibiscono!” Tanzan allora con un sorriso risponde: “Io ho portato la ragazza qualche ora fa, tu invece la stai ancora portando sulle tue spalle.”


Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, è un uomo morto (Clint Eastwood). Quando un uomo con l’auto incontra una Golf, falla passare; quando incontra una Smart, se ne accorge dopo che è  passata (Scoppetta)


In Italia  due punti non si uniscono con una retta, ma con un arabesco. (Ennio Flaiano)


Ma un premio Nobel non sarà mai migliore di un insegnante, perchè non è la cultura a fare un buon maestro, ma è la sua capacità di entrare in empatia con lo studente e di tirargli fuori il meglio (Matteo Bussola, 1971, scrittore)


Se segui le tue passioni non avrai rimpianti. Scegli con chi intendi passare il tuo tempo,individua le tue battaglie; voglio combattere da questa parte o inventare dall’altra? Sono scelte personali. Ognuno deve trovare la propria

La carta non morirà ma finirà per somigliare ad un piacere per pochi, come la sensazione che dà possedere un cavallo ai tempi delle quattro ruote (Jeff Besoz, Amazon, uno dei tre uomini più ricchi al mondo, Repubblica, DLui 7/10/2017)


Predicatore: -Ricordati che devi morire-                                                                                                                                    Troisi : – Mò me ò seggno – (Non ci resta che piangere, M. Troisi e R. Benigni)

Troisi scopre che la ragazza l’ha tradito. – Ma non siete voi napoletani che dite “Quando c’è l’amore c’è tutto?”-    Troisi risponde: – No, chella è ‘a salute- (Ricomincio da tre, Massimo Troisi)


La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto 65 anni è che non posso  perdere più tempo a fare cose che non mi va di fare (Jep Gambardella, La grande bellezza, di Paolo Sorrentino)


Insomma, la politica ci è venuta a noia. Non è più al centro dei nostri discorsi, dei nostri pensieri. Possiamo azzuffarci con gli amici per un gol, non per un voto. E i talk show politici hanno meno pubblico delle televendite. Un unico programma ci sveglia dal letargo: quando appare sugli schermi un condottiero solitario, ritto sul suo cavallo bianco. In questo caso ne accompagniamo le fortune, ne condividiamo le sventure. Com’è accaduto a Renzi, durante la parabola di questa legislatura. (Miche Ainis, Repubblica, 30/10/2017)


E’ l’incompetenza del movimento e dei suoi rappresentanti che fa salire le preferenze, perché gli incompetenti pensano allora possiamo farcela anche noi  (NATALIA ASPESI Repubblica 29/10/2017)


Diceva Umberto Eco che una volta nei bar chi sparava teorie strampalate veniva zittito e che ora invece chi lo fa sul web, magari attaccando un professore, diventa un interlocutore.

Soprattutto perché sul web più che la verità si cerca la conferma delle proprie opinioni (PIERO ANGELA, Repubblica 29/10/2017)


“Ineffabile”: la nostra stupenda lingua ha una parola anche per quello che a parole non si può dire (RAFFAELE FIANTANESE, Repubblica Robinson, 29/10/2017)


Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani.
Mano a mano che, cadendo, passa da un piano all’altro, il tizio -per farsi coraggio- si ripete: «Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene».
Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. (Hubert Koundé (Hubert) da L’Odio)


 Fat Moe: “Cosa hai fatto in tutti questi anni?”                                                                                                                         Noodles (De Niro) “Sono andato a letto presto” (C’era una volta in America di Sergio Leone)


Sarebbe meglio però che il male perdesse i contorni rassicuranti dell’estraneo e acquistasse quelli più temibili di noi stessi (Aldo Grasso, Corsera, 29/10/2017)


E’ proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva  (John Keating -Robin Williams-, L’attimo fuggente, di P. Weir)


La “Repubblica” in un articolo presenta Mariella Chiappetta, la dirigente dell’istituto comprensivo Mangone-Grimaldi (CS). Ventisei plessi tra asili, elementari e medie divise in 10 comuni. «Le mie giornate sono complicate ma anche un sistema così difficile può avere i suoi lati positivi». Adesso vi fornisco una curiosità. La scuola in oggetto,con 1084 alunni e 111 docenti ,nella “pesatura” delle scuole calabresi è al posto 83. Ciò significa che prima di questa scuola ci sono 82 scuole ancora più “complesse”. La “Nicotera-Costabile” di Lamezia per esempio è infatti al 34° posto. Delle due l’una. O la pesatura è fatta su criteri farlocchi, oppure prima della Chiappetta ci sono altri 82 dirigenti sconosciuti ancora più faticosamente impegnati


Sui problemi dell’Università italiana il fisico Carlo Rovelli, che insegna a Marsiglia, ha scritto: “La soluzione a mio giudizio va nella direzione opposta: non moltiplicare automatismi e paletti, ma dare fiducia alla capacità dei singoli di scegliere; valutare poi successi e insuccessi a posteriori, premiando i successi. Questo avviene nei sistemi universitari migliori del mondo e questo è il modo in cui l’Università ha dato il meglio di sé nel passato anche in Italia. La grande scuola di Fisica di Roma, per esempio, uno dei vanti dell’università italiana, è esistita perché Edoardo Amaldi ha saputo riconoscere straordinari giovani talenti attorno a sé…”. Ciò che manca alle scuole e alle università italiane è appunto “dare fiducia alla capacità dei singoli di scegliere”. Le scuole e le facoltà devono essere libere di scegliersi i professori e poi di competere. Saranno gli studenti a giudicare se far lezione con un cretino o con un sapiente. Tutto questo a condizione che si abbandoni il valore legale del titolo di studio. Se Roma e Roccacannuccia mi danno la stessa laurea oggi me la prendo dove è più facile.


Prendete nota. Alla sua veneranda età il lider maximo D’Alema è diventato un gruppettaro. Lui che andò al governo alleandosi con Coxiga, lui che segò Prodi e Veltroni, adesso dice al Corsera (27/9/2017) che tra Renzi e Craxi solo il secondo era di sinistra (aiuto!). Baffo con l’eskimo  tenta di rimuovere una intera vita vissuta da politicante. Adesso ha in mente Lotta Continua o Potere Operaio, con Fratoianni e Vendola: mai allearsi col pd. Nei vaneggiamenti di un rincoglionito skipper senza rotta che cerca la sua vendetta privata c’è il buco nero della sinistra italiana. Diamanti coniò la sigla PdR (partito di Renzi); ora beccatevi il PdR (partito del Risentimento). Oppure RC, risentimento continuo, hasta siempre sino alla sconfitta.


I miei lettori non amano la politica ma alcune frasi le nascondo sotto terra come ghinee d’oro. Per me in Italia ci sono 4 stupidotti-furbastri che hanno saputo farsi del bene senza cambiare uno spillo di questo Paese (che dovrebbe essere il compito dei veri riformisti). Sono in perfetta parità Prodi, Enrico Letta, Bersani e Vendola. La frase di oggi è di quest’ultimo (Repubblica, 23/9/2017, pag. 10): “E’ come dire che per vivere ti devi suicidare” (Vendola contesta l’ipotesi di alleanza con il Pd e consiglia a Pisapia un pò di umiltà). Il “fotti-compagno” è pratica che insegnavano ai giovani comunisti e impera ancora oggi. Essa spiega la politica italiana, il predominio dc, 20 anni di Berlusconi, la strategia della tensione, il compromesso storico. Tradotto significa: mai combattere la destra ma fotti il più vicino chiamandolo traditore della causa. Così diventi deputato e ti danno il vitalizio (meglio che lavorare). Insomma, la sinistra vuole governare, il fotticompagno sventola la bandierina dell’eterna opposizione.


In questi giorni nelle scuole si predispongono gli orari e così agli addetti alla predisposizione del rompicapo arrivano richieste del genere: “Scusa, potresti farmi un orario che mi consenta di venire poco a scuola e quando non vengo che nessuno se ne accorga? Lo so che se vuoi fai miracoli. Grazie”; oppure : ” Scusa, potresti farmi entrare quando la scuola è chiusa?”


(16/9/2017 SCUTERI) Non praticando FB o altri social, perdo di vista le persone più care. Nella mia gioventù ci sono due ragazzi che erano i miei vicini di pianerottolo, i figli del primario pediatra Eliseo Scuteri e di sua moglie Tina, Antonio e Piergiorgio. Antonio credo di ricordare che nacque nel 1964, anno per me terribile costellato da lutti, Piergiorgio è sicuro del 1973, l’anno in cui mi sono laureato. Di Antonio ricordo l’intelligenza e l’amore precoce per il giornalismo, di Piergiorgio la simpatia, era paffutello, biondo, uno splendore. Antonio lo ritrovai critico gastronomico di Repubblica e poi scelto (con 7 voti) tra i 10 migliori giornalisti e critici gastronomici italiani secondo 100 giovani chef emergenti (alcuni già stellati). Ma adesso dal 13 marzo ha fatto il gran salto, ha lasciato l’enogastronomia scritta, ed è diventato imprenditore. Romeo e Giulietta Roma, è un ambiente polivalente, versatile e articolato, in grado di ospitare al suo interno più attività e format. E così accanto al già conosciuto Romeo, arrivano Giulietta, la pizzeria, e Frigo per il gelato artigianale. Tre locali in uno spazio gigantesco, duemila metri quadrati, che può ospitare centinaia di coperti: lo è quello di Testaccio, che affaccia su piazza dell’Emporio a Roma, ai piedi dell’Aventino, dove raddoppia un’insegna importante come Romeo. E’  la nuova opera “monster” di Cristina Bowerman, gran chef di glass Hostaria, e Fabio Spada. A completare il team ci sono Antonio Scuteri e il pastaio Giuseppe Di Martino. La pizzeria Giulietta, per dire, risolve le diatribe su quale sia il modo migliore di preparare la pizza. Due forni prepareranno rispettivamente la “tonda” napoletana e quella romana.

Piergiorgio Scuteri è invece regista di documentari e spot sociali. Co-fondatore (nel 2001) della società di post-produzione romana Ubik Media srl. Dal 2006 regista ed autore di documentari per studioL1.com. Appassionato di tecnologia, se connessa alla sete di immagini e storie, il suo motto rubato a Cormac McCarthy è: “Non possiamo mai aver finito di raccontare”. Leggo tutte queste notizie sul web.

Ma resto incantato perché ritrovo alcune mie predilezioni, Antonio è juventino, a Roma (!), Pergiorgio cita McCarthy, poi ci sono Repubblica e il cinema. Sembra quasi che tra me e questi giovani vicini di casa ci sia stato un fluido. Ad maiora.


La testimonianza del Procuratore di Modena Lucia Musti al Csm documenta un metodo. Un format…che, all’osso, e in termini oggettivi (senza dunque avventurarsi in ipotesi sul movente che ha mosso, insieme ovvero separatamente, i protagonisti di questa storia) può oggi riassumersi così. A partire dal 2015, uno stesso reparto investigativo dell’Arma (il Noe), nelle persone degli stessi ufficiali (il colonnello Sergio Di Caprio, il capitano Gianpaolo Scafarto), uno stesso pubblico ministero napoletano (John Henry Woodcock), un medesimo quotidiano (il Fatto), istruiscono e veicolano gli esiti investigativi parziali (in qualche caso manipolati all’origine) di indagini che hanno come bersaglio grosso il Presidente del Consiglio in carica (Matteo Renzi) e la sua cerchia familiare e politica più stretta”.(Tutta l’analisi del metodo spiegato, a futura memoria, da Carlo Bonini, Repubblica, pag. 3, 16 sett.2017. Bonini è l’erede di Giuseppe D’Avanzo, per chi non lo sapesse)

(30/8/2017 MINNITI) Con Marco Minniti, da 8 mesi ministro degli Interni, feci un dibattito, voluto da Pantaleone Sergi, in una tv locale di Lamezia. Erano gli anni ottanta e da allora ne ho sempre pensato tutto il bene possibile. E continuo a pensarlo anche adesso che lui (ed io) siamo considerati di “destra” da alcuni marxisti immaginari. Fateci caso, tutti gli uomini del pci che hanno presidiato le istituzioni, impedendo avventure autoritarie e passando per la stagione dello stragismo e del terrorismo (Ugo Pecchioli, Napolitano), nello scacchiere interno alla sinistra ex comunista rappresentavano i “miglioristi”, i rivoluzionari invece, insieme con la costituzione più bella del mondo adoravano la conventio ad excludendum. Minniti sembra un sopravvissuto, uno che viene dal tempo in cui il Pci aveva innanzitutto il senso dello Stato e non giocava allo sfascismo (tanto peggio tanto meglio).

(26/8/2017 LA DEMOCRAZIA INGLESE NON E’ DEMOCRATICA) Valerio Onida, valente costituzionalista italiano, scrive oggi al Corsera contestando un articolo di Galli della Loggia. Le sue parole vanno inserite nei libri di storia. Eccole: “Caro Direttore, la tesi di fondo dell’editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere del 21 agosto (Dare un governo al Paese) è che le elezioni «dovrebbero servire a far decidere agli elettori non già da chi vogliono essere rappresentati, bensì soprattutto da chi vogliono essere governati». Quindi, si dovrebbe dire, non tanto a eleggere il Parlamento, ma ad eleggere direttamente il capo dell’esecutivo. Il Parlamento ci sarebbe ancora, ma in esso dovrebbe operare una maggioranza «monocolore», che si riconosca nella guida del Premier, e dunque sia ad esso sostanzialmente soggetta. Vorrebbe dire abbandonare il sistema di governo parlamentare previsto dalla nostra Costituzione, per sostituirlo con un sistema incentrato sull’elezione, per un tempo determinato, di un Premier «onnipotente»; di una «democrazia di investitura», in cui gli elettori sono chiamati solo a designare periodicamente il «capo». Da queste parole si deduce che il sistema inglese, dove il popolo sceglie un leader di un partito, per es. Cameron, e gli affida il governo sino a nuove elezioni, non è democratico. Questa posizione di una parte della sinistra italiana che, sin dagli anni settanta, teorizza che il libero gioco dei partiti e il proporzionalismo realizzino la migliore delle democrazie e grida “al lupo, al lupo” quando si tenta di riformare un sistema in senso maggioritario, è la nostra grande sciagura intellettuale. I referendum del 1993 dove gli italiani (affluenza del 77%) votarono per il maggioritario (per il proporzionale erano Craxi, PRC, la Rete e il Msi) e quelli del 1991, dove gli italiani scelsero la preferenza unica, per questi nostri democratici non valgono nulla.

(7/8/2017) TONINO DI BENEDETTO La improvvisa scomparsa di Tonino, comunicatami stamane, mi sconvolge. Era un amico di lunga data perchè siamo cresciuti assieme, nella stessa compagnia, nella stessa scuola, una di quelle frequentazioni che sopravvivono al tempo. Tonino è stato sempre un simpaticone, aveva la battuta pronta, e il suo umorismo si accompagnava alla sua bonomia. Un uomo di cuore, il nostro Bud Spencer, anche se col tempo è diventato il sosia di Maurizio Costanzo. La sua casa paterna dava sul corso Numistrano e così negli anni si è creata una familiarità con i suoi cari;  ricordo sempre il padre, un vero signore, che ci trattava come suoi figli e che negli ultimi tempi incontravo  davanti la scuola elementare nelle vesti di nonno in attesa della nipotina. Tutti questi ricordi che mi tornano in mente fanno parte di un affetto profondo che ho provato per Tonino, che ci ha lasciato troppo presto. Scrivo per lenire una grande tristezza da condividere con tutti quelli a cui Tonino e la sua famiglia hanno voluto bene.

(4/8/2017) MULTISERVIZI Leggo che alla Multiservizi arriva a titolo gratuito Luzzo, ma con tutto il rispetto e la stima, a fare l’ad ci potremmo mandare uno qualsiasi scelto con sorteggio. Gli ultimi 7 bilanci sono in perdita e non si capisce come possano tornare in utile se non si recuperano i debiti. Il maggior debitore verso la Multiservizi è infatti  il Comune di Lamezia Terme, con un debito di qualcosa come 7.637.459 euro. Durante il 2016 il Comune ha versato alla Multiservizi solo euro 1.439.216. Al secondo posto, il Comune di Amantea (ora in dissesto) debitore di euro 1.618.137. I crediti verso privati (non solo idrico) non sono poca cosa, euro 2.549.185. La nostra strana città fa fallire la Multiservizi però decise, per dire, di comprare il teatro Grandinetti a 4 milioni. Quando dico questo molti si arrabbiano ma la verità fa male. Si continua con il vecchio copione, il Comune nomina l’amministratore con questo mandato: però non chiedermi soldi per gli arretrati. E con i cittadini morosi vacci piano.


(3/8 STRADE CATANZARESI) Ricordate quanti anni ci vollero per completare la superstrada CZ-Lamezia? I catanzaresi la finirono  appena capirono che non facevano un piacere ai lametini ma così potevano raggiungere più velocemente autostrada e aeroporto. Adesso l’autostrada la vogliono imboccare non più da Lamezia ma da Marcellinara, così ieri hanno aperto il tratto che collega Decollatura con Soveria Mannelli e poi la completeranno con la bretella che partirà da Marcellinara. A Lamezia ci verranno solo per prendere l’aereo ma in metro. Vedete, i catanzaresi non possono spostare l’aeroporto da dove è, però prima o poi lo chiameranno “CATANZARISI”, dopo averlo governato in esclusiva, con qualche schiavetto lametino. L’università, come avevano già fatto Cosenza e Reggio, se la sono fatta in casa, con docenti arruolati in base all’idioma (eu invece di io). Gli ospedali non gli mancano, il mare neppure e i depuratori li fanno funzionare, negli anni si sono dedicati a strade, circunvallazioni, ponti, infrastrutture, facendo di una spoglia collinetta su una stradina interpoderale, Germaneto, il loro Centro universitario e regionale collegato con treni e autostrada. Complimenti a loro, noi lametini stiamo a guardare da quando un treno passò, ma non lo prendemmo: la nuova università della Calabria in stile campus americano. L’autostrada portata all’interno invece che nel suo naturale corso lungo il Tirreno, fateci caso, ha rovinato solo noi. In mezzora saremmo saremmo andati sulle spiagge cosentine, adesso per raggiungere Amantea ci vogliono 45 minuti se va bene. Grazie Mancini grazie. Il combinato disposto Mancini-Catanzaro ci ha lasciato solo la mafia, quella non ce la può levare nessuno e ce la teniamo ben stretta.


(31/7/2017) TIM ROTH Al teatro Comunale di Catanzaro sono andato a vedere e sentire il meraviglioso Tim Roth (1961), attore che ricorderete in un centinaio di film, da Tornatore a Tarantino. Bagno di folla per Tim Roth, ha scritto un giornale, e non è una metafora perchè prima di poter entrare in sala, per il caldo abbiamo fatto una sauna di 45 minuti nell’atrio. Ho resistito pensando: quando mai lo rivedremo in Calabria? Ringraziato Gianvito Casadonte per questo regalo, due parole sulla sauna come biglietto d’ingresso. Dunque, al Comunale si accedeva gratis e su richiesta tramite mail. La risposta era un laconico “Ok”. Solo che uno poteva prenotare quanti posti voleva, e magari uno che aveva prenotato per 10 persone poi ne portava 2. La capite voi questa organizzazione? Veniamo all’entrata. Gli addetti avevano un foglio, tu arrivavi e dicevi Scoppetta, loro controllavano e se c’eri ti facevano entrare. Entrando vedevi che c’erano 10 persone e 20 posti occupati da borse, per gli imbucati che sarebbero venuti dopo. Infine c’era la stampa che poteva entrare prima degli altri. Siccome tra radio televisioni e giornali sono centinaia di persone che si fregiano del titolo, capirete che chi aveva prenotato faceva la sauna in fila, gli altri una doccetta leggera. Basta così, solo per dire quello che ripeto sempre: il 3 nel 2 non ci sta. I catanzaresi sono sempre quelli dei concorsi truccati per avvocati e dei test di medicina. Se non riescono ad organizzare in modo serio l’entrata ordinata di 300 persone ad un cinema, perchè mai dovrebbero riuscire ad organizzare chessò la sanità o la Regione? PS: il film che hanno proiettato in inglese, Cronichs, di Michel Franco, messicano, era terribile ma illuminato dalla grazia del protagonista, Roth.


(29/7/2017 BERSELLI) Vi propongo una prova del nove per capire l’interlocutore che avete davanti. E’ un test infallibile per verificare le sue idee politiche. Chiedetegli se condivide questa frase di uno dei pochi veri intellettuali italiani, Edmondo Berselli (1951-2010) : “Quando vado nel parco con il mio cane, lo voglio trovare pulito, non m’importa di chi lo frequenta”. Questa frase il cui ritaglio conservo nel portafoglio, è la linea di demarcazione tra i parolai e le persone dotate di buon senso pratico, emiliano si diceva una volta, prima di Bersani.


(29/7/2017 ADRIANO MERLO) La storia di Roberto Bacchin, calciatore del Catanzaro, 63 anni, la racconta Gian Antonio Stella su 7 di questa settimana. Era il 15 giugno del 1983, il Catanzaro era retrocesso in serie B e al mare di Copanello Bacchin facendo un tuffo rimase paralizzato. Stella racconta, sulla base del libro “Carriere spezzate” di Francesco Ceniti, come Adriano Merlo il galantuomo continuò a pagare per un anno Bacchin anche sapendo che non avrebbe più potuto giocare. Merlo è stato un friulano che è venuto qui a Lamezia e ha dato lavoro con la sua impresa. Avendolo conosciuto e parlato spesso con lui ho un ricordo nitido. Ma solo una cosa vorrei dire per ricordarlo. Una volta, nelle nostre chiacchierate sul calcio e l’ambiente, mi disse: -Senti, per me il calcio è un hobby e sono disposto ogni anno a perdere un tot. Se altri imprenditori della zona ragionassero come me questa squadra la manterremo in A a lungo. Ma nessuno vuol metterci nulla, neppure cifre irrisorie. Preferiscono spenderle in stupidate, ecco tutto. Faccio quel che posso-. Grande Adriano Merlo, Lei non è mai retrocesso ed è rimasto sempre in serie A.


(27/7/2017) Bruno Rota da marzo è direttore generale dell’Atac, l’azienda municipalizzata di trasporto pubblico di Roma, che ha 10 anni consecutivi di perdite. (da Corriere della Sera)

Afferma: « Bisogna avere il coraggio di affrontare la drammatica dimensione del debito che si trascina da tempo. Occorrono misure serie e immediate. Bisogna ripristinare un sistema di controllo sulle regole che pur ci sono ma che da tempo nessuno rispetta, per cui ognuno fa ciò che gli pare… il tema centrale oggi non è ridurre il numero dei dipendenti. Anzi i dipendenti in un certo senso mancano, visti i tassi di assenteismo consolidati nel tempo. Il tema è far lavorare di più e meglio quelli che ci sono. Oggi con questi tassi di assenteismo si fa fatica a coprire i turni.

Nel 2015 fu siglato un accordo sull’obbligo di timbrare cartellino. Ma gli accordi di timbratura sono in larga parte lettera morta. Il personale di linea continua a timbrare poco e male».

Si pensi soltanto a questo marchingegno inventato nell’Atac: nell’orario di lavoro si comprendono i tempi per arrivare sul posto di lavoro. E’ come se un prof che deve fare oggi 4 ore di lezione potesse farne solo 2 perchè per arrivare e tornare da scuola impiega 2 ore!

Ecco, se il populismo, come si dice, è un’aspirina con la quale si presume di debellare qualsiasi malattia anche gravissima, consentitemi di proporre anche la mia Aspro. Ricordate la compressa Aspro? Con Aspro passa, diceva la pubblicità. La mia medicina è far lavorare nel pubblico quelli che un lavoro ce l’hanno; se l’azienda va in fallimento, altro che sussidi (troppo comodo!), tutti a casa. Che ne dite, si riprenderebbe l’Italia? Cosa dite, nego il welfare? Al contrario, il welfare serve ai poveri, e non ai dipendenti Atac. Questi, un lavoro ce l’hanno e invece di ringraziare il buon Dio, si fanno i cavoli loro. Bene, se l’azienda fallisce, tutti a casa. Cosa sono, neo liberista? Ma fatemi il piacere. Io sono per il lavoro e per i lavoratori, non per i furbetti dell’italietta democristiana del tanto paga Pantalone. Ah, dimenticavo, quelli di sinistra dicono che la colpa è di Bruno Rota, il cattivo è lui che non ha risanato l’Atac.


(26/7/2017) Il prefetto Latella di CZ in una intervista mi pare confonda due discorsi: le dimore dei rom con le loro attività economiche. Sulle residenze sarà compito del Comune cercare una soluzione, non la trovano dagli anni novanta per il famoso NINMBY “Not In My Backyard (non nel mio giardino)”. Ci sono i No Tav, i No Ponte sullo Stretto,i No la discarica a Chiaiano, e i No Rom. Sulle attività economiche che producono fumi tossici ai danni della popolazione, invece, mi pare che sia compito dell’attività repressiva intervenire. Mi spiego: se un barbone in una qualsiasi città commette un reato per procurarsi cibo, chi deve intervenire, il Sindaco o il Procuratore della Repubblica? Dice: commette reato perchè non ha una casa, gliela dia il Comune. Ne consegue che tutti i senza tetto possono commettere reati? E’ la stessa trovata di un giudice che ha sentenziato non doversi procedere per reati commessi da stranieri irreperibili. Secondo la Latella occorre un progetto del Comune di Lamezia per porre fine allo smaltimento dei rifiuti pericolosi che si opera a Scordovillo. Per me sarebbe più semplice, anche per il Prefetto, incaricare Raffaello Conte.


(25/7/2017) ABBRACCI…EQUIDISTANTI Per non esser prolisso, leggete il corsivo di Gramellini sul Corsera intitolato “Abbracci nei boschi” (anche Serra interviene sul tema). E’ intelligente, acuto, descrive come meglio non si potrebbe la tragicomica dell’abbraccio di Pisapia alla Boschi, condannato come un vero tradimento nel galateo dei duri e delle pure della sinistra-dop. La gentilezza viene considerata dai puri e duri come debolezza. Ma detto questo, a me, da sempre  angoscia un altro vezzo, di cui noi italiani siamo maestri, che  è l’avvocatesco “un colpo al cerchio e uno alla botte”. La pretesa di apparire a tutti i costi equidistante. Tra 2 che litigano mai prendere le parti di quello che ora e qui ha ragione. No, per odio a Renzi oggi i puri non accettano neppure un saluto caloroso. Oggi ci si potrebbe limitare ad evidenziare questa tragica circostanza, domani si vedrà. No, non sarebbe “giusto” dimenticare il passato: “ma non dimentichiamo che Renzi ha fatto di tutto per attirare l’odio altrui”. Che è come dire: Uno ha stuprato una ragazza, vabbene, ma non dimentichiamo che -magari- portava sempre la minigonna ed era provocante. E che c’azzecca, l’equidistanza? Insomma, c’è sempre uno che se l’è cercata, tu chiamala se vuoi equidistanza.

(19/7/2017) COME PRIMA PIU’ DI PRIMA Un professore, Alfredo Mercatante di 55 anni (il nome alla fine lo fanno i giornali nazionali quelli locali lo tutelano), ex sindaco pds di S. Costantino Calabro, ex docente dell’Istituto Superiore di Codogno e dell’Istituto Merli-Villa Igea di Lodi è stato arrestato e posto ai domiciliari dai militari della Guardia di Finanza, su ordine del gip di Lodi, per aver accumulato, in cinque anni, 1.500 giorni di assenza dall’insegnamento, mentre, in realtà, faceva l’avvocato in Calabria. Lombosciatalgia acuta, ma acuta acuta. Dal settembre del 2011 al febbraio di quest’anno l’uomo aveva totalizzato oltre 1.500 giornate di assenza (fra malattia, congedo biennale per assistenza a familiare e aspettativa per motivi familiari).

Due cose: I) in 5 anni, il Miur non poteva far nulla per liberarsene? (la preside si è rivolta alla finanza: l’ho visto solo 3 volte) II) Qualcuno si illude che questo abbucato smetterà di fare l’insegnante per sempre? Segnatevi il nome, tra qualche anno lo rivedrete in qualche scuola nel vibonese (per premio lo trasferiscono a casa) a fare come se niente fosse quello che sa fare, l’assenteista. Dopo la canea e le indignazioni di questi giorni, quando scenderà il silenzio, in Italia tutto tornerà come prima, come dopo una mareggiata. Noi siamo così, mare in tempesta e poi calma piatta. Come per l’uso del telefonino in auto. Ha senso scegliere la linea morbida mentre nei primi sei mesi dell’anno le multe per l’uso del telefonino mentre si guida sono aumentate del 18% rispetto ai primi sei mesi del 2016? Multe anche queste spesso inefficaci, perché il ricco se ne frega e il povero non paga.


(17/7/2017) PILATESCO IUS SOLI “Qualunque cosa fai, per sempre tu pietre in faccia prenderai…” cantava Antoine. A Massimo Giannini di Repubblica Renzi non lo accontenta mai. Le ipotesi erano 2, ci spiega. Renzi “poteva fare un passo avanti” e imponeva al  governo di mettere la fiducia sullo jus soli (così avrebbero detto che voleva far cadere il governo); oppure Renzi “faceva un passo indietro” dicendo: lasciamo stare lo jus soli che in questo momento non ha la maggioranza in parlamento e nel paese (così avrebbero detto che rinunciava all’unica cosa di sinistra che stava facendo). Invece, dice Giannini, c”è stata la terza ipotesi, “il passo a lato” di Renzi che ha scaricato su Gentiloni la responsabilità dello jus soli (e così Giannini ha potuto dire che Renzi è pilatesco). La vicenda di Renzi mi ricorda la storiella della Madonna e del vecchio S. Giuseppe in cammino con un asinello. Se vedevano la Madonna a piedi e il vecchio sull’asino dicevano : ma guarda, una donna in cinta lasciata a piedi; se vedevano S. Giuseppe a piedi, si scandalizzavano per un povero vecchio costretto a camminare. Allora nessuno dei due si mise sull’asino e tutti commentarono: che coppia di scemi.


(16/7/2017) CAPIRE IL POPULISMO con SERGIO FABBRINI (su Il Sole 24 ore)

<In primo luogo, il populismo è uno stato d’animo, una predisposizione, prima ancora che una idea politica È un sentimento carsico secondo il quale il popolo è migliore (più virtuoso, più onesto, più autentico) delle sue élite. Per il populismo, il popolo è sempre un’entità singolare, un tutt’uno che non conosce distinzioni al proprio interno.

Il popolo esiste in quanto tale, come realtà virtuale se non digitale.

Nel passato, il popolo è stato fatto coincidere con una razza, un’etnia o una classe. Oggi, viene fatto coincidere con una nazione.

Quest’idea è all’origine di tutti i mali. Per i populisti, quel popolo unitario è oggi minacciato dalle immigrazioni, provenienti in particolare dai Paesi di religione islamica, oltre che da élite cosmopolitiche, che non l’hanno protetto. Marine Le Pen, Beppe Grillo, Geert Wilders, Victor Orban, Beata Szydlo e Robert Fico, tra gli altri, hanno differenze tra di loro, eppure condividono la stessa visione unitaria e totalistica del popolo.

Il compito dei populisti è: fare ciò che il popolo vuole

I populisti hanno le seguenti 4 caratteristiche:

1) Integralismo 2) Antipluralismo 3) Complottismo 4) Moralismo

Infine sono antitecnocratici>


(16/7/2017 BIBLICO) Bersani: L’esodo dal partito continuerà ancora (Repubblica, pag.1)


(15/7/2017 DALL’ENTRISMO ALL’ESCISMO) Una  tattica dell’ultrasinistra italiana era negli anni settanta il cd entrismo, si entrava nel pci per spostarlo a sinistra. Adesso è l’escismo. Si esce dal pd per portarne fuori quante più persone sia possibile. Renzi così resta da solo e si fa un solitario.

 


(14/7/2017) SALUTA ANDONIO  Su you tube un video fatto col cellulare da un dodicenne cosentino obeso (si vede la faccia bella tonda) è diventato virale. Il bambinone è in auto e riprende lui e il padre che guida. Ci spiega che va a comprarsi l’album Panini e poi andrà all’Iper, di tanto in tanto si rivolge al padre chiamandolo “signor Andonio” e lo invita a salutare: saluta Andonio. Il bambinone è ormai una star perchè ha inventato uno slogan, come Rovazzi (Andiamo a comandare). Quindi si avvera sempre la premonizione di Andy Warhol, l’artista tra i più influenti del XX secolo, al quale si è soliti attribuire la famosa frase «in futuro tutti saranno famosi per 15 minuti».
Una frase così simbolica da essere stata incisa sulle mura del New York Museum of modern art nel 1970. Adesso l’hanno capita pur’ a Cusenza.


(13/7/2017) COME LOTTARE LA MAFIA ATTRAVERSO L’EFFICIENZA E SENZA PARATE

Pochi sanno che i Comuni non aggiornano il catasto delle aree bruciate, vanificando quella legge che impedisce per 10 anni di coltivare o costruire edifici su quelle aree. Ma perchè, ecco la domanda, i comuni non aggiornano i dati? La risposta è: per menefreghismo.

Verso gli anni ottanta venni folgorato da un’ affermazione dello storico Ernesto Galli della Loggia il quale disse in maniera provocatoria: se al sud non riescono a far rispettare gli orari di chiusura dei negozi come possono pensare di far la guerra alla mafia? In questa semplicità elementare c’è la storia della nostra amministrazione statuale, la quale si dedica a Grandi proclami senza proporsi invece di ottenere un minimo di efficienza dal personale interno. Non parliamo poi della cultura della sinistra italiana, che ha messo sempre in contrapposizione efficienza e uguaglianza.

Sono proprio le tasse che non paghiamo a far mancare medici, macchinari, posti letto negli ospedali pubblici e ad allungare le liste d’attesa. Quando tu non rilasci uno scontrino e non paghi le tasse non fai una furbata, ma commetti un furto. E per giunta un furto contro te stesso, perché equivale a un posto letto in meno in ospedale per i nostri malati, per tua madre. Siamo tutti sulla stessa barca.

Tento di spiegare perchè più efficienza comporta invece più uguaglianza dei cittadini. Tratto questo tema ricorrendo ad un esempio banale ma reale. Un sindaco, così come tutti i consiglieri comunali non sono così scemi da “dichiarare” che intendono far pagare le tasse comunali a tutti. Sarebbe come dire agli elettori: non votateci. Invece si dedicano con molto fervore alla lotta alla Mafia. Tutti si “proclamano” impegnatissimi, soprattutto in presenza di una commissione prefettizia d’accesso. Naturalmente la lotta la fanno la procura e le forze dell’ordine ma loro appena ci sono arresti fanno comunicati di plauso. Tutti quelli che si dedicano incessantemente ma solo a parole alla lotta alla mafia ci dovrebbero spiegare perché tutto il discorso pubblico che riguarda la corruzione (lo ha fatto Piercamillo Davigo a “Trame”) non concerne i tributi locali (Imu; Tari; acqua). I tributi locali non sono pagati se non da pochi cittadini, ecco perchè il 70% dei comuni in dissesto sono al Sud. Vediamo. Ci sono coppie anche a Lamezia che si separano per finta così i due si intestano la prima e la seconda casa e non pagano l’Imu. Eppure se provate a recarvi al comune per cambiare residenza nella stessa città, dovrete compilare decine di fogli dove vi chiedono di tutto. Bene, ma se poi nessuno controlla, la nuova residenza dichiarata può essere fittizia. Ma questo succede di rado, da sempre. In realtà chi cambia residenza non si prende la briga di informare il comune, così da quel momento risulterà un illustre sconosciuto per gli amministratori. Il comune o l’ufficio entrate spediscono accertamenti e inviti di pagamento al vecchio indirizzo e il contribuente sta in altro luogo sconosciuto, uccel di bosco. L’ufficio anagrafe, così, riporta dati fasulli -perché non aggiornati da sessanta anni- di cittadini i quali  magari sono morti, o si sono trasferiti, davvero o per finta.

Non parliamo poi delle ditte o dei negozi. Aprono, chiudono, cambiano nome, ragione. E’ chiaro che questi sconosciuti non riceveranno mai un’ingiunzione di pagamento, a meno che lo sconosciuto non sia così sciocco da presentarsi lui al comune. Le attività in nero rappresentano un giro di affari impressionante. In Italia, è bene saperlo, solo il 5% delle entrate complessive derivano da commercianti, imprese e professionisti.

Bene, adesso ipotizziamo che io cittadino sia in regola e che alla mia residenza arrivi una cartella di pagamento. Un assessore alle finanze di un piccolo paese del vibonese anni fa mi raccontava che in piazza venne avvicinato da un boss locale il quale gli disse: compà, non ti permettere mai più di spedirmi cartelle a casa, ci siamo capiti? Capito. Il 60% dei comuni sino a 5000 abitanti è in dissesto, chiaro?

Questo non è un caso limite, questo è norma, i mafiosi, i delinquenti non pagano nulla di nulla. Ci sono zone della città che sono come Livigno, zone senza tasse.

E, infine, c’è la corruzione o il favore (la prima a pagamento). Tu non paghi il tributo perché me la sbrigo io con un piccolo regalo oppure perché ti faccio un favore.

Questo mio racconto di cose vere dimostra che l’efficienza degli uffici comunali è un grande obiettivo politico, una premessa necessaria per la vera lotta alla mafia. In Italia, come dico spesso, tutti intenti a far la lotta ai potenti (un Marchionne per esempio) ci siamo dimenticati di far la lotta ai pre-potenti. Ecco perché la cultura mafiosa è diventata senso comune nazionale.

(14/7/2017) BOLLITI Bersani ha detto: “Ci vuole un nuovo sessantotto”. Commento la frase con uno slogan di quel tempo: Apriamo le porte dei manicomi, delle prigioni, dei licei e dei nidi d’infanzia

(14/7/2017) CALCIO Se stavano a sentire me, Bonucci lo avrei mandato al Chelsea lo scorso anno per 60 milioni e magari avremmo vinto la Champions…Oppure non avremmo vinto neppure lo scudetto, chissà. Il calcio è bello perchè non ci sono controprove alle opinioni. A me Bonucci non è mai piaciuto perchè troppo lento. I goal che ci ha segnati spesso Icardi, quello di Higuain col Napoli, Schneider (Galatasaray) o l’ultimo di Ronaldo (Real), li ricorderò per colpa di uno che ha una grande posizione ma negli spostamenti  è una tartaruga. Io voglio nel calcio di oggi due forti nell’uno contro uno in difesa (come Nesta) e un Casimiro rubapalloni a centrocampo. Per me dei lanci di Bonucci (validi % 3/10) se ne può fare a meno.  In caso contrario i Nesta Baresi Maldini e Scirea, ai quali Bonucci poteva solo pulire le scarpe, erano scarsi perchè lanci lunghi non ne facevano.