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  • LA REALTA’ DI NADIA URBINATI 21 Agosto 2018

    Se Leggi Repubblica, capisci perchè in Italia tutti sono bravi a dar lezioni dopo che conoscono il risultato finale (di una partita o di una elezione). Cito un solo articolo (ma lo stesso concetto è rimasticato in tutti) della sociologa Nadia Urbinati che dalla Columbia University ci fa conoscere il suo pensiero: « (La sinistra senza popolo) La sinistra al governo non ha mantenuto molte delle sue promesse: non ha sempre operato per la giustizia sociale; non ha ridato forza al pubblico; non è stata sempre dalla parte dei lavoratori e del lavoro; non ha sempre avuto leader capaci, amati e lungimiranti; ha tentennato sui principi e spesso li ha traditi. Questi sono alcuni degli “errori” dai quali partire. Con umiltà e accettando il principio di realtà». Il principio di realtà sarebbe il seguente: Il popolo è quel marito che lasciò la moglie perché lo tradiva. E subito dopo si sposò con una prostituta. Chi vince ha sempre ragione, come il popolo. La storia la raccontano sempre i vincitori. Le idee buone non diventano sbagliate dopo una sconfitta elettorale o referendaria, significherebbe buttare il bambino con l’acqua sporca. Perciò i vecchi critici cinematografici erano soliti scrivere il pezzo senza vedere il finale del film, che avrebbe potuto condizionarli. 

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  • COME I CILENI CON LA GIOIA SI LIBERARONO DI PINOCHET 21 Agosto 2018

    Le elezioni rappresentano il mercato politico dove i cittadini scelgono quali prodotti comprare come se fossero al supermercato. Non sempre scelgono bene ma succede anche con le auto, la pasta, ogni bene disponibile sul mercato. Quello che è importante capire è che devi saper vendere il tuo prodotto, non basta avere un prodotto di qualità. Un film è indispensabile per capire il concetto. Narra una storia vera. NO- I GIORNI DELL’ARCOBALENO è un film del 2012 di Pablo Larrain. Racconta la lotta non violenta dei pubblicitari che portò il popolo cileno a votare contro il referendum che avrebbe di fatto lasciato Pinochet al suo posto per altri otto anni. Correva l’anno 1988 in Cile e durante l’estate il presidente Augusto Pinochet annunciò il referendum per votare la sua riconferma. L’apertura del dittatore al popolo gli sarà fatale: dopo 15 anni di dittatura feroce che portò alla morte di 3 mila dissidenti politici, 3 mila scomparsi e oltre 30 mila torturati, il popolo fu chiamato ad esprimere la sua opinione sull’operato di Pinochet. Confermare o meno il Generale, voleva dire solo dire “Sì o No”. Il risultato storico del 55,99 % contro il 44,01% scalzò Pinochet in uno dei referendum più importanti di sempre. RIBALTARE LA VITA – Pinochet non temeva l’opposizione, e addirittura concesse uno spazio televisivo ai “No” del referendum. 15 minuti ogni sera per la propaganda. Questo film è la storia di come Eugenio Garcia e un gruppo di pubblicitari siano riusciti a rovesciare uno dei regimi più repressivi al mondo. La pubblicità può anche essere utilizzata con un fine positivo e non solo per consigliare o manipolare l’opinione pubblica. Il primo lavoro fu quello di creare un ‘prodotto’ che avrebbe dovuto conquistare la massa. Quale messaggio sarebbe stato in grado di unire tutti i cileni giovani e non giovani?”. Il primo pensiero fu quello di utilizzare i filmati con gli orrori del regime fatti di esecuzioni, arresti e torture per ricordare agli elettori i crimini di Pinochet, ma poi è arrivata la svolta: l’odio non avrebbe battuto l’odio. I creativi si spinsero oltre e decisero di promuovere un messaggio positivo, qualcosa in grado di galvanizzare la nazione per contrastare la paura e l’oppressione. Garcia capì che avrebbe dovuto trasmettere il sole ai cittadini e arrivò lo slogan: “La alegría! Chile, la alegría ya viene”. Garcia ha spiegato che in spagnolo ‘Alegria’ significa un sentimento collettivo e non solo la felicità e questo “trasmette molto di più rispetto al carnevale o a una festa”. “Dopo anni di repressione, il paese aveva bisogno di vivere in pace”.L’ARCOBALENO – L’obiettivo è stato quello di trovare il modo giusto per riempire quei 15 minuti al giorno disponibili per 27 notti: è stato ideato un logo, un semplice arcobaleno e poi bandiere, striscioni, manifesti e magliette. Di fronte alle torture mosse da Pinochet, inizialmente la campagna piena di colore e leggerezza mossa dal fronte dei “No” sembrò quasi una mancanza di rispetto verso le vittime del regime. Garcia ha spiegato: “Non avevamo bisogno di uccidere Pinochet ma di rinsaldare lo spirito del paese”. La prima trasmissione è iniziata con un arcobaleno dipinto, la parola “No” e in sottofondo le note di una canzone orecchiabile, poi la camera si è spostata su Patricio Banados, uno dei lettori di notizie più amati del paese fino a quando non è stato cacciato dal governo: “Cile, la gioia è sulla strada giusta”. Oggi, questa forma di espressione può apparire banale ma allora segnò una grande rivoluzione e colpì di sorpresa il regime di Pinochet. Nel 1990 il Cile ha assunto un governo democratico. Una lezione che la sinistra italiana ancora non ha compreso, non basta contrastare la Lega a 5 Stelle. Occorre elaborare un messaggio positivo che parli all’Italia piena di paura e livore

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  • CARBONI: LA POLITICA ITALIANA SPIEGATA IN 1 CARTELLA 19 Agosto 2018

    Sul declino dell’egemonia dei partiti sappiamo: la sua decadenza accompagnata dall’eclissi delle grandi credenze e motivazioni d’appartenenza ideologica; la sua metamorfosi post-ideologica, mediatica, personalizzata, finanziarizzata, a cui non ha resistito. Ha smarrito il senso profondo del gioco destra-sinistra, è quasi evaporata nella politica senza profondità che si forgia su semplificazioni e slogan che si irradiano in superficie. (…) E’ salito in superficie il vuoto pneumatico tra “popolo” e un’élite democratica senza autorevolezza, un ossimoro in implosione. La cometa Renzi ne ha ritardato il collasso, perché finalmente era emerso un giovane a capo di un Paese invecchiato e di una classe dirigente quasi inamovibile. Finalmente un rottamatore delle inconcludenze del passato. Il primo Renzi era perciò in profonda sintonia con il mood sociale. Non l’ha saputa mantenere. Ha cercato di comandare la linea “tutti dietro il capo”, ma dietro c’era ormai un’élite politica inconsistente, in preda alla sua litigiosità interna. Nel prossimo futuro, assisteremo non più al pericoloso teatrino del conflitto tra élite e popolo, ma a un probabile braccio di ferro tra i leader populisti e poi, forse, con le nuove élite democratiche, se sapranno rigenerarsi a sinistra e a destra. La novità populista non è nella qualità delle nuove élite di governo, che, come le precedenti, non sono selezionate sulla base del merito, ma della fedeltà al capo. La novità di regime è che il populismo si fa portatore del senso comune popolare per cui «lo scopo della democrazia è registrare i desideri del popolo quali sono e non quello di contribuire a ciò che potrebbero essere o potrebbero desiderare di essere». Questa frase illuminante di Crawford B. Macpherson tratta da La vita e i tempi della democrazia liberale (Il Saggiatore, 1980) contiene tutte le ragioni della crisi della democrazia dei partiti e i rebus di un mercato politico a maggioranza populista, che funziona senza vere élite traenti, senza cinghie di trasmissione, senza corpi intermedi, ma con leader che sanno intercettare istanze e percezioni popolari quali sono. Purtroppo, non abbiamo classi dirigenti “all’altezza” sia perché la politica non si preoccupa di formarle e selezionarle sia perché sono carenti nel Paese le condizioni culturali e morali per generarle. Se dunque è calata la notte sulle élite politiche dei partiti, il regime populista esce dalla notte insonne della protesta con un’alba ancora carica di luce buia. CARLO CARBONI, 20 LUG 2018, IL SOLE24 ORE (Carboni insegna sociologia economica ad Ancona)

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  • FIGALLI E I PROFESSIONISTI DELL’INCOMPETENZA 12 Agosto 2018

    Se il nostro Paese sapesse guardarsi allo specchio riconoscerebbe l’analfabetismo del popolo (si veda il Rapporto di conoscenza 2018 dell’Istat) e la presenza della borghesia più ignorante d’Europa. Tali elementi caratterizzanti hanno convinto oggi che l’incompetenza diffusa sia l’antidoto alla competenza della casta. Se quest’ultima ha provocato danni con i suoi esperti e tecnici, affidiamoci a chiunque purchè incompetente. Alessio Figalli, 1984, laureato alla Normale di Pisa, ha vinto la medaglia Fields “il Nobel della matematica”. In America ad Austin gli diedero la cattedra a 27 anni, mentre in Italia, racconta GA Stella su Sette riferendo quello che ha saputo da un cattedratico romano, gli avevano proposto di partecipare ad un concorso su misura dove avrebbe vinto facile facile. Figalli non accettò, temendo ritorsioni e ricorsi, e preferì il Texas. Questo è quanto. In questi casi si parla di cervelli in fuga. In realtà c’è un altro cervello ormai svanito, quello del sistema Italia, incapace di riconoscere il merito a qualsiasi età. Nel 2011, l’anno in cui Figalli se ne andò in America, l’età media in ingresso dei cattedratici ordinari italiani era di 58 anni. Solo il doppio, rispetto all’età di Alessio. Ecco, secondo me, quale sia il problema dei problemi italiani. Irrisolvibile certamente, ma solo perché tutta la politica compresi i nuovi che avanzano  e la casta, neppure lo avvertono come problema.  Sei un prodigio? E adesso che vuoi? mettiti in fila e trovati un protettore. Dalla mancata risoluzione di questo problema, a cascata derivano tutti gli altri: i competenti vengono messi da parte a favore degli incompetenti protetti, i quali rispondono al padrone e fanno danni. E’ un sistema che comincia presto, dai banchi della primaria. I bravi devono aspettare i tempi dei meno dotati, i bravi danno fastidio perché sono un’anomalia, e il compito degli insegnanti è allora quello di abbassarli al livello degli altri: contenerli. Il concetto cruciale da capire è di Vittorio Spinazzola: non c’è democrazia politica se prima non c’è democrazia culturale, che è democrazia delle competenze e della conoscenza. Ogni studente bravo che a scuola viene mortificato o massificato è la spia di un sistema corrotto. Ecco perchè “merito” in Italia, il regno del demerito, è una parolaccia, così come concorrenza e selezione. Tutto cominciò con l’egualitarismo cattolico, declinato nel senso che per accedere in Paradiso occorre saper aspettare un condono tombale (invece di dire la verità, che accedervi presuppone una dura selezione).

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  • CAPISCI TRAVAGLIO E CONOSCI L’ITALIA 11 Agosto 2018

    Carlo Bonini, firma di punta di Repubblica, spiega il “metodo Travaglio”, recuperando quanto scriveva il grande Giuseppe D’Avanzo il 14 maggio 2008: «Il nostro amico ( Travaglio ndr) sceglie un comodo, stortissimo espediente. Si disinteressa del “vero” e del “falso”. Afferra un “fatto” controverso (ne è consapevole, perché non è fesso) e lo getta in faccia agli spettatori lasciandosi dietro una secrezione velenosa che lascia credere. Il “metodo Travaglio” e delle ” agenzie del risentimento” è una pratica giornalistica che, con “fatti” ambigui e dubbi, manipola cinicamente il lettore/ spettatore. Ne alimenta la collera. Ne distorce la giustificatissima rabbia per la malapolitica. ” 2008- 2018. “Dieci anni dopo, ritroviamo Travaglio folgorato dai 5 Stelle e dalla Casaleggio Associati”, aggiunge Bonini. “E la politica del risentimento che si è fatta maggioranza e governo del Paese. Il metodo è dunque questa volta dispiegato a sostegno dei nuovi padroni. Secondo il solito schema “.  Per chi ancora non riuscisse a mettere a fuoco la figura, consiglio di andare su internet e vedersi i titoli dei libri scritti da Mecojoni (così lo chiama Bonini, riprendendo un suo intercalare). Dal 2001 ad oggi ha scritto  libri che spaziano da Berlusconi a Napolitano alla trattativa mafia-Stato, passando per il fondamentale “Perchè NO” del 2016 sul referendum. Ma è “La scomparsa dei fatti” (2006, il Saggiatore) che spiega compiutamente Travaglio e il suo innamoramento grillino. Travaglio incarna la consunzione della sinistra italiana. Il livore di volta in volta indirizzato verso i nemici,  Berlusconi, Napolitano, Renzi,  ha azzerato qualsiasi distinzione tra destra e sinistra, nel senso che tutto ciò che ha scritto e detto Travaglio (lo ricordate col trombone  Santoro in tv?) è double face, poteva e può essere sottoscritto all’unisono da estrema destra e estrema sinistra.  Mussolini non era forse un socialista estremista? A valle questo discorso non poteva non approdare al Vaffa, al populismo grillino organizzato dalla Casaleggio associati. “È un paradigma professionale” spiega Bonini “che, sulla spinta di motivazioni esclusivamente commerciali (non civiche, non professionali, non politiche), può distruggere chiunque abbia la sventura di essere scelto come target ( gli obiettivi vengono scelti con cura tra i più esposti, a destra come a sinistra)”.

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  • VENEZIA MON AMOUR 4 Agosto 2018

    Ecco un’altra forma di usura, ai danni dei turisti. Ma una legge che consentisse la chiusura definitiva del locale e la confisca dei beni del titolare, farebbe bene al Turismo, o no? (foto e notizia da corriere.it). In Italia quando un comportamento illegale persiste nonostante gli interventi giudiziari significa che il gioco vale la candela. 

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  • MARCHIONNE: IL NOSTRO PROVINCIALISMO 27 Luglio 2018

    “Ma credo che sia fondamentale non lasciarsi scappare la possibilità di imparare dall’esempio degli altri. Dobbiamo osservare il mondo attorno a noi e i comportamenti delle persone, per trarne informazioni su cosa è meglio fare e non fare. E non dobbiamo mai pensare di saperne abbastanza: “io so di non sapere”, diceva Socrate”.  Così diceva Sergio Marchionne parlando agli studenti della Bocconi nel 2013. Tra le tante cose spiegava il nostro “provincialismo”. “Bisogna stare attenti a fare gli arroganti in giro per il mondo, ci vuole gente che non è condizionata , con un’ apertura mentale assoluta, senza pregiudizi. S’impara molto andando fuori. Nel 2004 perdevo 5 milioni al giorno in Fiat. Arrivo ad agosto e mi dicono che in azienda non c’è nessuno perché sono in ferie. Ma in ferie da cosa? La Fiat è un’azienda multinazionale, ma in Brasile se ne fregano di agosto, in America in agosto si lavora, la Fiat invece chiudeva. Anche questo atteggiamento estremamente provinciale di dire, noi siamo la Fiat e stabiliamo quando il mondo va in ferie, è una pirlata, il mondo se ne frega, se ne frega che siamo belli, che abbiamo belle macchine, che sappiamo cantare, sono tutte cose che a livello internazionale non contano niente. Il fatto che ci consideriamo intelligenti non vale un carano, andiamo a misurarci al di fuori, andiamo a competere, ci mettiamo sullo stesso tipo di tappeto sul quale stanno gli altri e poi vediamo se siamo capaci o no. La nostra importanza come business va misurata a livello globale e non nazionale, il livello nazionale non vale più niente. Il fatto che siamo bravi in Italia non significa più niente”. 

     

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  • MARCHIONNE E LE 2 SINISTRE INCONCILIABILI 18 Luglio 2018

    Se qualcuno avesse ancora voglia di capire la linea di confine che demarca le 2 sinistre in Italia, in queste ore può leggersi i commenti su Sergio Marchionne. C’è una sinistra minoritaria, LeU, Manifesto, Landini e dintorni, la quale (prendetene atto) ha le stesse identiche posizioni dei grillini e dei leghisti e lo dipinge come il male assoluto. Poi c’è un’altra sinistra che la pensa come l’operaio  Alessandro Rubino, 52 anni, da trenta a Mirafiori. A Sergio Marchionne riconosce «il fatto di essere riuscito a salvare l’azienda. Nel 2002-2003, prima che arrivasse, il clima in fabbrica era bruttissimo. Tutti pensavamo che saremmo finiti al fallimento». Che cosa sarebbe stato delle fabbriche italiane di Fiat e dei loro operai, che cosa si sarebbe prodotto a Melfi oggi al posto della Jeep, che cosa ne sarebbe stato del marchio Maserati? Ha fatto degli errori?  Risponde Francesco Manacorda su Repubblica: “chi comanda ha la responsabilità di fare delle scelte. È facile lamentare la perdita di un mondo antico dove i diritti dei lavoratori erano garantiti anche da alte barriere ai commerci e talvolta da un uso generosissimo dei fondi pubblici. Molto più difficile è scegliere la terra di mezzo delle scelte concrete, e su questa avanzare, anche con errori, Per provare a disegnare il futuro che potrà anche non piacerci ma è là”. Comunque, tranquilli tutti, senza Marchionne resta sempre l’unica politica economica che conosce la vecchia e nuova sinistra italiana (LeU e grillini): nazionalizzare tutto. A cominciare da Alitalia. Allora capite perchè intorno alla Cassa depositi e prestiti si è scatenata una guerra per avere il manager che sganci i soldi trasformando la Cdp in banca e aumentando così il debito pubblico? Capite perchè Di Maio & Emiliano l’Ilva la vogliono chiudere?  

    PS: Ho sentito in tv il sindacalista Ariaudo e letto sui giornali altre dichiarazioni della sinistra-sinistra su Marchionne. Revelli & C. lo accusano in buona sostanza “di non aver aumentato l’occupazione”. In altre parole, di non aver fatto meglio della VW. La Fca è il settimo gruppo automobilistico al mondo, Marchionne non lo ha portato tra i primi 5! E’ curiosa questa pretesa di certi oppositori verso il padrone. E’ come se uno lavora alla Nokia e imputasse al manager di non riuscire ad inventare un cellulare che vendesse più dell’iphone della Apple. Vi sembra facile? Oltre alla Fiat ci sono anche gli altri che competono, lo sanno gli Ariaudo? Il mercato, cioè le scelte di miliardi di persone, certa gente non lo considerano proprio. Guardano solo al proprio orticello. Elkann invece di Mike Manley, non poteva nominare uno scienziato come Ariaudo? Risparmiava pure. (HO SCRITTO QUESTO ARTICOLO DOMENICA 22 LUGLIO, PRIMA DI MICHELE SERRA CHE  IL 24 HA PARLATO ANCHE LUI DELLE 2 SINISTRE)

     

     

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