PRIMA PAGINA (tutti gli articoli)

  • ANALFABETI : BERGOMI 5 Dicembre 2018

    A Radio Montecarlo Beppe Bergomi, commentatore Sky, dice: “Mai come quest’anno Juve e Inter sono alla pari. Solo Ronaldo lo vorrei all’Inter, ma Icardi è il nostro capitano e me lo tengo”. Sono 10 anni che Bergomi dice ogni anno che Inter e Juve sono alla pari. La realtà smentisce i suoi desideri e lo certifica come il più idiota commentatore sportivo in circolazione. Bergomi è un tifoso e svolge il suo mestiere, per il quale viene pagato, senza cercare di osservare la realtà con distacco e obiettività. Ma questa spiegazione non sono affatto sicuro che sia giusta. Io propendo per un’altra interpretazione che è questa. Bergomi è solo uno che non capisce nulla di calcio anche se l’ha giocato. Se uno preferisce Nagatomo e D’Ambrosio a Cancelo (ipse dixit), come lo possiamo definire se non un analfabeta calcistico?

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  • CROZZA DI MAIO E IL PADRE DEI PURI 2 Dicembre 2018

    https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/spettacoli/crozza-di-maio-nell-azienda-di-mio-padre-erano-gli-operai-imprenditori-a-pagarlo-in-nero/106723/107330

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  • TEATRO GRANDINETTI. PERCHE’ COMPRARLO? 26 Novembre 2018

    Sull’acquisto del teatro Grandinetti, come sanno tutti i miei amici, io non sono mai stato d’accordo e, se dipendesse da me, lo venderei pure oggi. La mia è una semplice opinione di cittadino e vale quel che vale. Non ero d’accordo per il prezzo eccessivo, 4 milioni e rotti, che sarebbe gravato sulle esangui casse comunali. Non mi convinceva poi il meccanismo scelto dalla magistratura. C’era una base d’asta al di sotto della quale non si poteva scendere. Una base d’asta che veniva alla fine di una serie di perizie, che avevano proposto valori di mercato molto differenti. Il Comune ebbe paura che qualche privato si presentasse  e che rilevasse il teatro. Dice Gianni Speranza, per farci poi un supermercato. Mi pare strano che questo fosse consentito dalle leggi vigenti, ma in ogni caso, è un fatto che il Comune nell’asta ha alzato la manina e si è aggiudicato il bene, quando in sala non c’era nessun altro che lo volesse. Il comune, o meglio il consiglio comunale, per paura che arrivasse uno speculatore, ha pagato un prezzo altissimo e fuori mercato. La stessa identica cosa è successa con la Multiservizi. Per paura che arrivasse Vrenna, si è deciso di gestirla in prima persona. Magari arrivava Guarascio o un altro, non si sa, ma in ogni caso sono decisioni, queste di cui parlo, assunte senza alcun ragionamento economico. Assunte solo sulla base di calcoli politici. La Multiservizi sappiamo come andrà a finire, dopo che l’hanno fatta diventare, come tutte le 8000 municipalizzate italiane, un mezzo per assumere quelle persone che i comuni non sono in grado di assumere. Il Teatro, a parte l’agibilità, e il prezzo esoso pagato, sarà un pozzo senza fondo per la manutenzione e le spese fisse. Il Comune, si sapeva allora e si sa oggi, non è in grado di gestirlo in prima persona, per cui solo le spese saranno pubbliche. Se lo gestirà un privato si prenderà i ricavi, oppure resterà chiuso. Però c’è un teatro comunale da 8 anni e qualcuno deve spiegare ai cittadini quale vantaggio (culturale o di altro tipo) essi abbiano avuto a quel prezzo (l’analisi costi/benefici non è che la possa fare solo Tony Nulla). Cosa pensereste di uno che si compra senza sconti un’auto, per tenerla chiusa otto anni in garage e poi si accorge, dopo 8 anni, che non la può usare perchè manca il freno? Ah, dimenticavo, ha dovuto fare pure dei lavori alla carrozzeria.

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  • PERCHE’ LA SINISTRA NEL MONDO PERDE? SPIEGONE 24 Novembre 2018

    “Quando ad inizio 2019 diventerà chiaro che l’economia non riparte o è in recessione e che il governo non è in grado di far fronte alle emissioni dei titoli, la situazione finanziaria peggiorerà. E a quel punto penso che una crisi politica possa venire già prima delle Europee” (Guido Tabellini, economista, su la Stampa). Come abbiamo fatto ad arrivare a tutto questo? Oggi possiamo dirlo con certezza assoluta, com’è vero che Pupo è un cantante. E’ stata tutta colpa di Renzi. Fino a quando Renzi non si farà frate trappista, e tutti i suoi amici non si dedicheranno al giardinaggio, la sinistra in Italia e nel mondo non vincerà mai. Liquidati Renzi & Friends, il mondo cambierà: Trump cadrà e i partiti socialisti europei si riprenderanno: l’SPD tedesco ( in calo del 20,2% e di 45 seggi rispetto alle precedenti elezioni), il Pasok (al 4,7%),  il Partito del Lavoro olandese (al 5,7%), il Ps francese (al 7,4%), tutti questi partiti si riprenderanno e i sovranisti e Visegrad saranno sconfitti. L’Europa sarà riformata nel momento in cui i renziani lasceranno posto alle Nuove Idee di: Fassina, Landini, Boldrini, Vendola, Bersani, D’Alema, Fratoianni, Grasso, Orlando, Fico. Se ciò avverrà, i casaleggi lasceranno i salviniani e un nuovo contratto di governo di 58 pagine si farà tra la sinistra-sinistra e Fico-Di Battista, benedetto da Travaglio Scanzi & Padellaro. Una bozza di contratto c’è già, preparata dall’esperta di economia Laura Castelli, che è il futuro Ministro dell’Economia in pectore con Fassina vice-ministro. In questo modo tutti quelli di sinistra che hanno votato 5S invece di pentirsi per la cazzata che hanno fatto il 4 marzo 2018, potranno sentirsi avanguardie proletarie e dire: noi sì che avevamo già capito tutto. Avevamo capito votando lo steward del S. Paolo il 4 marzo 2018 e votando NO al referendum del 4 dicembre 2016.  E vissero tutti felici e contenti, come già succede alla Castelli. Tabellini, chi era costui? si chiede Castelli. 

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  • LE FRASI CHE NON DIMENTICHERO’ MAI 13 Novembre 2018

    (articolo pubblicato su Il Mio Libro) Vorrei ricordare una frase del pensatore politico francese Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, meglio noto solamente come Montesquieu (1689-1755). Per considerare il suo valore e la sua intelligenza, oggi basti pensare che è stato il fondatore della teoria politica della separazione dei poteri. La democrazia, ancora ai nostri tempi, è fondata sulla separazione e sull’equilibrio dei poteri. Ma c’è un concetto di Montesquieu che forse dovremmo meditare a lungo, ed è il concetto di «libertà». La citazione è tratta dalla sua opera più importante e monumentale, “Lo spirito delle leggi (L’esprit des lois)”, frutto di quattordici anni di lavoro. Eccola:

    « Quando l’innocenza dei cittadini non è garantita, non lo è neppure la libertà. Per avere una tale libertà, occorre che il governo sia tale, che un cittadino non abbia ragione di dover temere un altro cittadino…La libertà non consiste nel fare ciò che piace. Chi è che stabilisce quello che si deve fare? Le leggi. La libertà allora è il potere delle leggi, non già quello del popolo. La libertà è il diritto di fare tutto ciò che le leggi permettono! Infatti, se un cittadino potesse fare ciò che esse proibiscono, non avrebbe più libertà, poiché anche gli altri acquisterebbero un tale potere».

    Ai giovani che anelano alla libertà, a tutti coloro che hanno fatto della Libertà una bandiera, un’ideologia, un sogno, a tutti coloro che hanno aggiunto alla Libertà altre parole, come Giustizia, Eguaglianza, Fratellanza, forse per limitarla o forse per completarla, Montesquieu spiega, a me pare, per quale ragione la stiamo perdendo o forse l’abbiamo perduta.

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  • RIASSUNTI PER FINGERE DI AVER LETTO I LIBRI 6 Novembre 2018

    Il libro “Classici in pillole. Brevi riassunti di libri che avresti dovuto leggere ma probabilmente non l’hai mai fatto” di John Atkinson, fumettista, (Harper & Collins) è una raccolta spiritosa di alcuni dei principali classici della letteratura occidentale. Luciano Bianciardi era stato precoce in un breve scritto intitolato “Non leggete i libri, fateveli raccontare”. Vediamo le proposte. Odissea: «Veterano di guerra ci mette secoli a tornare a casa, poi ammazza tutti»; Iliade: «Non è l’Odissea»; I Fratelli Karamazov: «Fratelli molto polemici, come il padre. E la Russia.»” Il giovane Holden: «Ragazzino lunatico si lamenta un sacco. Ha un cappello rosso.»; Guerra e pace : «Tutti sono tristi. Nevica»; L’Inferno di Dante: «Succede un finimondo»; Delitto e castigo: «Un assassino si sente in colpa. Confessa. Va in galera. Si sente meglio»; Moby Dick: “«Uomo contro balena. La balena vince»; Don Chisciotte: «Ragazzo attacca i mulini. Dunque, è pazzo»; Ulisse: «Dublino, episodi, frasi »; Il sole sorgera’ ancora: «La generazione perduta si ubriaca. Sono ancora persi». Infine i miei riassunti: L’educazione sentimentale (Flaubert): “Sentimento, disillusione, com’e erano belli i bordelli”; La strada (McCarthy) : “2 persone, l’uno il mondo dell’altro”; The dead (Joyce) ” L’infelicità ci fa morire dentro. Meno male che nevica”; Pastorale americana (Roth): “Lei è così, lui è così, io sono così. E’ andata così per questi motivi…” Tutto sbagliato”; Il vecchio e il mare (Hemingway): ” Per pescare in mare aperto ci vuol coraggio ma il destino distragga gli squali”;  I Promessi sposi: «Non tutti i mali vengono per nuocere agli umili, e chi non l’ha capito, peste lo colga»; «Un matrimonio che non s’ha da fare, ma che, abbiate fede, prima o poi si fa»; Il nome della rosa: «7 giorni in un monastero benedettino. Omicidi e intrighi, con un finale incendiario. Si ride poco»; Il re pallido (Foster Wallace): “Perchè la noia è utile”; L’amica geniale (Ferrante):  “Lila e Lenù, la vita di due bambine motrice e rimorchio. Lenù è geniale perchè  racconta e diventa un rimorchio famoso”;  Il piccolo principe (de Saint-Exupery): “Un oculista bambino spiega che l’essenziale è invisibile agli occhi, senza essere ciechi”.  Cime tempestose (Bronte): “Fantasmi nella brughiera inglese. Odio, gelosia e vendetta, quanto è complicato l’amore!”; Siddharta (Hesse): ” Per chi cerca la sua strada e si ritrova in un fiume e col figlio ribelle”; Gli indifferenti (Moravia): 48 ore di due giovani insoddisfatti dall’ambiente borghese e da una pistola scarica”.  Adesso i riassunti di M. Burgo, amico mio: Il nome della rosa: «7 giorni in un monastero benedettino. Omicidi e intrighi, una trama da leccarsi le dita con un finale incendiario. Non si ride ». La coscienza di Zeno :” Basta cambiargli il titolo e tutto fila liscio- la coscienza di Zeno Colò”.

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  • LA SPIEGAZIONE DEL TUTTO. LAMEZIA INVASA DALLA SPAZZATURA 3 Novembre 2018

    Lamezia invasa dalla spazzatura ci riporta ad anni lontani, al 1991 quando furono ammazzati due poveri netturbini innocenti. Ma nel 2018 non brancoliamo nel buio, sappiamo chi è il responsabile della situazione. C’è una spiegazione nazionale a tutto, che si chiama Renzi. E’ come quei coltellini svizzeri che servono a tutto. Renzi è anche la globalizzazione, il neo liberismo selvaggio e la finanziarizzazione dell’economia. Se volete approfondire il problema, leggete il “Fatto quotidiano” che vi spiega tutto. Anche il terzo scioglimento del nostro consiglio comunale è colpa di Renzi, così come l’arrivo dei commissari. Non abbiamo allargato la nostra discarica per l’opposizione di Renzi, il deficit del comune è colpa di Renzi. L’unica cosa che non capisco è perchè i giudici non abbiano mandato a lui l’ avviso di garanzia. Che c’entrano la Multiservizi e la Daneco? 

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  • RICOLFI: DESIREE E PERCHE’ LO STATO E’ IMPOTENTE 29 Ottobre 2018

    Nell’ora della pietà, dello sconcerto, della rabbia per la morte di una ragazza sedicenne, stuprata e uccisa da un gruppo di immigrati irregolari in un quartiere degradato di Roma, ho provato a fare un passo di lato, lontano dalla cronaca. Una sorta di esercizio, o esperimento mentale. Mi sono chiesto: se fossi il ministro dell’Interno, se fossi al posto di un Salvini o di un Minniti, e avessi la ferma volontà di impedire il ripetersi di fatti del genere (il caso di Desirée è solo l’ultimo di una serie), che cosa potrei fare?  Ci ho pensato a lungo, e la conclusione cui sono approdato è: poco, molto poco, almeno nel breve periodo. Le ragioni del mio pessimismo sono molte. Penso per esempio che, poiché sono decenni che chiudiamo un occhio su ogni genere di trasgressione – in famiglia, a scuola, all’università, sugli autobus, per strada, sui treni, nei rapporti con il fisco – la violazione delle norme è entrata nel nostro DNA culturale. Per alcuni, succede addirittura che la violazione delle regole diventi un fattore identitario, se non di orgoglio personale: poiché ritengo che una data regola sia ingiusta, mi sento in diritto di violarla. Non c’è solo la hybris, lo smisurato orgoglio del singolo: c’è anche l’opportunismo e la codardia dello Stato. Non è da oggi, e non è certo solo a Roma o nelle grandi città, che le forze dell’ordine hanno deliberatamente scelto di considerare extraterritoriali, o zone franche, intere porzioni del territorio nazionale, o interi quartieri di una città. Vale per le volanti che si guardano bene dall’entrare in certi territori, per i vigili che non osano entrare in certi edifici, ma anche per i magistrati, per i quali, a dispetto dell’obbligatorietà dell’azione penale, ci sono notizie di reato che non meritano indagini e approfondimenti.  Poi c’è la cultura finto-progressista, per cui la delinquenza comune, dal furto allo spaccio, è una conseguenza della povertà e della diseguaglianza, e dunque va trattata con riguardo. Come con riguardo vanno trattate le occupazioni di case, le occupazioni di scuole, le invasioni dei cantieri, tutte azioni illegali ma di cui si suppone che siano compiute per una giusta causa, o con sufficienti attenuanti per essere tollerate. Una visione del mondo per cui, da almeno vent’anni ci viene spiegato: “La politica, una buona politica, dovrebbe prendere in carico le paure degli italiani e dimostrarne l’infondatezza” (copyright Livia Turco, firmataria della legge Turco-Napolitano sull’immigrazione).  Infine, naturalmente, c’è il problema degli immigrati irregolari, una massa di 500 mila persone (o forse più) che vagano per l’Italia, talora lavorando in nero, talora chiedendo l’elemosina, talora delinquendo, e che nessun ministro dell’Interno è in grado di espellere, perché per molti di essi mancano accordi di rimpatrio con i paesi d’origine. Insomma sono molte, purtroppo, le ragioni per cui è difficile, molto difficile, far sì che quel che è successo a Desirée (e prima di lei a Pamela, e a tante altre e altri) non abbia a ripetersi in futuro. Siamo tutti troppo assuefatti al disprezzo delle regole per poter sperare che qualcosa di sostanziale cambi, non dico domani, ma nemmeno da qui a qualche anno. Però c’è una ragione che, a mio parere, sovrasta tutte le altre, almeno quando parliamo di reati, ossia di condotte illegali. Questa ragione è l’evoluzione della legge penale e della prassi giudiziaria. Un’evoluzione che, da molti anni, è stata guidata da un unico principio di fondo: rendere quasi impossibile scontare la pena in carcere. Un’idea astrattamente assai nobile, perché punta alla rieducazione e al reinserimento, ma che ha come effetto pratico di togliere allo Stato la sua arma più importante nella lotta al crimine: la cosiddetta “incapacitazione”.

    Che cos’è l’incapacitazione? E’ far sì che il soggetto che ha commesso un delitto sia materialmente impedito di ripeterlo (o di commetterne un altro) per un tempo congruo, ossia per la durata della detenzione in carcere. Non è questo il luogo per ricostruire i numerosi cambiamenti normativi, della legge penale e della legge carceraria, che nel giro di pochi decenni hanno condotto alla situazione attuale. E non è neppure il caso di infierire sulle responsabilità della sinistra, che quei cambiamenti ha voluto e promosso, un po’ per mentalità, un po’ per compiacere l’Europa, che giustamente denunciava il sovraffollamento e le condizioni disumane delle nostre prigioni. Ma almeno una cosa va detta: il fatto che si possa iterare un reato innumerevoli volte senza finire in carcere, il fatto che molti giudici tendano a infliggere il minimo della pena, il fatto che reati di forte allarme sociale prevedano pene modeste o la possibilità di accedere a pene alternative al carcere, non può che produrre due conseguenze cruciali: chi delinque matura un sentimento di impunità e onnipotenza, chi dovrebbe impedirgli di delinquere  matura un sentimento di impotenza e di frustrazione.  Quante volte capita, a poliziotti e carabinieri, di dover esclamare: “sì, lo conosciamo, l’abbiamo già beccato più volte ma non c’è niente da fare, noi lo arrestiamo e domani è di nuovo fuori”. E questo non solo di fronte al singolo ladro, spacciatore, estorsore, ma anche di fronte ai gruppi che occupano e controllano determinati territori. Credo che quasi tutti gli abitanti di grandi città abbiano avuto modo di constatarlo più volte nella loro vita: ci sono pezzi di città, quartieri, isolati, marciapiedi in cui brulicano attività illegali, è pericoloso abitare e passare, i criminali assumono atteggiamenti arroganti e intimidatori. In questi luoghi può succedere che i cittadini protestino, facciano esposti, chiedano disperatamente alle autorità di intervenire, e che le Istituzioni (polizia, magistratura, talora anche la Chiesa) si mostrino sorde. Ma può anche succedere, come a quanto pare è accaduto nel caso di San Lorenzo e della povera Desirée, che intervengano ripetutamente ma del tutto inutilmente: la criminalità che occupava un determinato luogo vi torna la settimana dopo, o semplicemente si sposta di un isolato, o cambia zona della città.  Ecco perché, quando si dice che una certa tragedia era “annunciata”, e si accusano le autorità, siano esse politici, amministratori, Forze dell’ordine, di non aver ascoltato, di non aver risposto, di non aver provveduto, io sento un certo fastidio, o forse imbarazzo. Insomma, qualcosa non mi torna. Non tanto perché il mantra di questi giorni, riqualificare le periferie, è “un vasto programma” che ben pochi politici anteporrebbero a più redditizie promesse elettorali, ma perché la precondizione di tutto è che lo Stato sia messo in condizione di tornare a fare lo Stato.  Questo, spiace dirlo, dipende in misura minima dal ministro dell’Interno, e in sommo grado dal Parlamento. Che può continuare con la vecchia linea: depenalizziamo tutto il possibile; riserviamo il carcere ai crimini più gravi (e, barbarie, ai presunti innocenti in attesa di giudizio!); per migliorare le condizioni di detenzione svuotiamo le carceri con indulti e amnistie. Oppure può trovare il coraggio di fare macchina indietro, e di riappropriarsi dello strumento dell’incapacitazione: cambiando le norme penali, limitando il ricorso alle pene alternative, destinando qualche miliardo all’edilizia carceraria. Se così agisse il Parlamento, le Forze dell’ordine non penserebbero più che il loro lavoro è vano, o che i loro sgomberi sono fatiche di Sisifo. Perché, arrestando qualcuno, confiderebbero di non ritrovarselo la settimana dopo nello stesso posto, a fare le stesse cose, con le stesse compagnie. E forse i cittadini ricomincerebbero ad avere fiducia nello Stato, a non sentirsi stupidi se rispettano le leggi. Perché, checché continuino a pensarne certi politici, non è vero che “le paure dei cittadini sono infondate”: le paure dei cittadini sono fondatissime, verso la criminalità degli immigrati come verso quella degli italiani. E quelle paure, solo uno Stato che torni a fare lo Stato ha qualche possibilità di spegnerle.

     
     
     
     
     
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