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  • E’ POSSIBILE PREVEDERE IL SUCCESSO? 10 Febbraio 2019


    E’ possibile prenotare e prevedere il successo commerciale? Vediamo. Lo smartphone flessibile è pronto. Sarà un successo e tutti cambieremo il nostro phone? Chissà. Per capire com’è fatto il Galaxy Fold pensate a un’agendina. Sulla «copertina» c’è uno schermo, come un telefono tradizionale (con bordi abbondanti per ospitare antenne e batteria). Cominciamo a usarlo. Cerchiamo una destinazione su Google Maps. Trovato il posto sulle mappe apriamo il Fold, con un movimento naturale. A questo punto ci ritroviamo con un maxi schermo da 7,3 pollici, con la nostra cartina ben visibile in tutti i dettagli, senza necessità di zoom. Io prevedo che lo vorremo tutti, ma non ci giurerei. Ecco perchè non sono un imprenditore.

    «Non bastano le buone intenzioni. Ho conosciuto un bambino che credeva di fare il bene d’un pesce rosso tirandolo fuori dalla vasca per asciugarlo col fazzoletto. E molte persone grandi fanno per buon cuore quel che voleva fare il bambino. Credono d’aiutare, e invece fanno del male, perché non sanno quali sono le conseguenze delle loro azioni. Per saperlo, almeno fin dove è possibile, bisogna studiare…». (Ernesto Rossi, cit. Signorini, Corsera 10/2/2019)
    La democrazia, che pure è il migliore dei sistemi di governo sinora sperimentati, è un «organismo» politico affetto da una severa «malattia autoimmune»: affida le sue funzioni vitali a chi ottiene più consensi; ma coloro che sanno procacciarsi il consenso spesso non sono i migliori e i migliori spesso non sanno procacciarsi il consenso. Le doti congeniali per convincere non sono le stesse necessarie per governare la cosa pubblica: raramente coabitano nella stessa persona. Un tour operator specializzato in crociere di norma non ha anche la perizia di un comandante di nave: un conto è saper intuire le esigenze dei potenziali viaggiatori per indurli a imbarcarsi, un conto è avere le capacità necessarie per condurre il bastimento conoscendone le caratteristiche tecniche, le potenzialità e i limiti. (Glauco Giostra). E’ molto più facile ingannare la gente, piuttosto che convincerla che è stata ingannata (Mark Twain)

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  • SI PUO’ FARE UNA SCUOLA DUALE ANCHE IN ITALIA? 2 Febbraio 2019

    Ci vorrà molto tempo, noi non lo vedremo, ma prima o poi si realizzerà anche in Italia l’utopia di una scuola diversa, duale, di cui una parte sarà pertanto legata alle imprese, le uniche agenzie che possono dare occupazione. La mia previsione, oltre che basata sulle esperienze delle nazioni nord europee, si fonda su un assunto che è ormai evidente a tutti. Non si può continuare a predicare, nel migliore dei casi, l’utilità del sapere inutile, quello umanistico, ed assistere alla perdita di senso dell’istituzione scolastica, la quale sforna diplomati e laureati che soltanto dopo il conseguimento del titolo di carta, cercano sul mercato opportunità di lavoro. All’estero, a cominciare dalla Finlandia, il rapporto è rovesciato. Si parte dal mercato e dalle imprese le quali cercano dei profili professionali. Mi serve un lavoratore che sappia fare a, b, c, d: formamelo. Allora la scuola lo forma con quelle competenze e alla fine lo studente viene assunto.Non vi pare che in questo modo tutto abbia appunto una logica, e la scuola, lo studiare, ritorni ad essere il mezzo per ottenere un fine? L’obiezione dei Nuccio Ordine & C. la conosciamo ed è questa. E allora nessuno studierebbe più Catullo o Leopardi, la poesia e la mistica, Socrate e i greci. Devo dire la verità, io questa obiezione non la capisco, perché non sarebbe mia intenzione la reductio ad unum, la quale invece è l’ossessione degli umanisti. Mentre io penso che nella scuola italiana potrebbero coesistere, in un sistema DUALE come quello tedesco, due percorsi, uno dei quali l’ho definito e dovrebbe partire dalle imprese che indirizzano la formazione e istruzione, mentre l’altro corrisponderebbe al nostro liceo classico. Gli umanisti, al contrario, hanno licealizzato tutto il sistema scolastico italiano (infatti il 55,6% degli studenti italiani nel 2019 si iscrive ai licei). Lo slogan è: la scuola non è un ufficio di collocamento. Quello che non ci possiamo più permettere è che questo secondo modello sia l’unico che il nostro sistema scolastico adotta. La disoccupazione giovanile, risalita al 31,9% in Italia, in Germania invece è al 6%. Poiché nel sistema scolastico tedesco solo un terzo degli studenti frequenta il Gymnasium, il liceo. A raccomandare l’iscrizione è la scuola e dipende dai voti alla fine della Grundschule (le elementari), che dura 4 anni. Per ottenere una raccomandazione per il Gymnasium, il bambino deve avere una media dei voti in matematica e in tedesco tra 2 e 2,5, a seconda del Land, sapendo che la scala di voti è invertita rispetto a quella italiana. In alcuni Länder la raccomandazione è vincolante, come in Sassonia e a Brema; in altri il bambino può sostenere un esame o una lezione di prova, se i genitori non accettano la raccomandazione. Alla fine gli iscritti al Gymnasium sono tra il 32 e il 33% della popolazione scolastica, gli altri entrano nella Realschule, simile ai nostri istituti tecnici, o nella Haupschule, la scuola professionale. Si obietterà che stabilire l’idoneità e le capacità di un bambino a 10 anni è troppo presto e ingiusto; perciò si potrebbe spostare la valutazione alla fine della scuola media, e renderla più vincolante. Ma un sistema duale occorre farlo anche in Italia.

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  • PD CASALEGGI SPESA PUBBLICA E FOLLIE 8 Gennaio 2019

    Una sinistra “riformista” oggi non può non essere quello che propongono Calenda o Alesina e Giavazzi (v. sotto).  Sul piano dei contenuti, la divisione è chiara e netta. Da una parte tutti quelli, dall’estrema destra alla estrema sinistra (a noi c’ha rovinata l’austerità!) che vogliono (Keynes all’amatriciana) più spesa pubblica per fantasmagorici Investimenti di là da venire, e fregano i giovani con la scusa di tutelare i pensionati; dall’altra quelli che sono per la spending review, e per un governo efficiente che investa senza aumentare il debito. Sul piano politico, per quel che riguarda il pd, le proposte in campo sono folli. E’ folle pensare ad una forza, fuori del pd, riformista-renziana; è folle pensare di voler bonificare il pd da Renzi ed affidarlo a gente che non considera pericolosi, non per la democrazia ma per l’economia, i casaleggi. Come se, secondo la nota tesi travagliana, il pericolo fosse solo Salvini, mentre questi 4 dilettanti che lo coadiuvano al governo, in attesa del sandinista Di Battista, fossero gli eredi della sinistra che non c’è più. Il succo, a mio parere, della questione italiana sta in questo paradosso: la sinistra-sinistra, quella novecentesca che si descrive anti-fascista, popolare, comunista non pentita, per odio a Renzi (come il marito che per far dispetto alla moglie si taglia gli attributi), si è consegnata nelle grinfie dei travaglio & scanzi. Renzi prima era il dittatore da fermare per la sua riforma costituzionale. Oggi sarebbe la causa del successo grillino, ecco la Tesi. Tesi sbagliata perchè non ti fa capire nulla di cosa sta succedendo nel mondo. Per dirla con le parole dello storico inglese Ian Kershaw, ” l’impatto della crisi economica dopo il 2008, seguita immediatamente da alti e incontrollati livelli di immigrazione in Europa nel periodo 2015-16, ha prodotto un rafforzamento molto acuto del senso dell’identità culturale e un’accresciuta animosità nei confronti delle èlite europee ritenute responsabili della doppia crisi. Bruxelles, la leadership tedesca nella politica europea e gli stessi migranti potrebbero servire da capro espiatorio per i partiti pupulisti e xenofobi”. Non ti fa capire, infine, verso quale esito stiamo andando. Come scrive oggi sul Corriere, Michele Salvati: ” Il problema è che, con loro (i penta-leghisti), affogherà anche l’Italia”. La tragedia  storica dei Comunisti è stato sempre l’intempestivo “Al lupo, al lupo”. Dopo innumerevoli avvertimenti per pericoli inesistenti, quando il lupo arriva davvero, i comunisti non se ne accorgono mai.

    (ALESINA e GIAVAZZI) Un tempo «sinistra» e «popolo» erano sinonimi. Oggi non più. La parola «popolo» è stata fatta propria dai populisti, di destra e di sinistra, in realtà indistinguibili. Secondo noi il liberismo è certamente «di sinistra» se per sinistra si intende crescita per ridurre la povertà senza eccessive diseguaglianze, mobilità sociale, attenzione ai più deboli e abolizione di privilegi immeritati. Sono di sinistra:

    1. a) mercati liberi in cui le lobby non la fanno da padroni.
    2. b) favorire lo spostamento di risorse da settori e imprese meno produttive a quelle più produttive per aumentare «la torta», cioè il Pil poi da dividere più equamente, mentre non è di «sinistra» proteggere ad infinitum imprese decotte.
    3. c) Liberalizzare il mercato del lavoro per favorire la mobilità verso la parte più produttiva del Paese, e quindi verso salari più elevati.
    4. d) Premiare il merito (e punire il demerito) per favorire la mobilità sociale.
    5. e) Cercare di offrire pari opportunità il più possibile senza penalizzare chi lavora con una tassazione asfissiante.
    6. f) Bloccare i trasferimenti a pioggia a questa o quella categoria che riesce ad alzare la voce più di altre.

    Non è di “sinistra” :

    1. a) la fiducia sconfinata nella capacità dello Stato di risolvere tutti i problemi, dalla costruzione delle infrastrutture all’offerta di servizi pubblici locali.
    2. b) adoperarsi per vanificare le norme esistenti volte a ridurre il numero delle circa 10.000 aziende pubbliche locali;
    3. c) mantenere in vita aziende pubbliche prive di dipendenti, con un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti e persino quelle che hanno avuto un risultato negativo per quattro dei cinque anni precedenti.
    4. d) riportare in vita la cassa integrazione, un meccanismo che illude i lavoratori che un’impresa che non ha futuro possa ancora garantire loro un impiego, e nel frattempo fa perdere opportunità.
    5. e) un continuo trasferimento di risorse dai giovani agli anziani, attraverso pensioni e debito, senza parlare delle pulsioni sovraniste e del rifiuto della globalizzazione.
    6. f) moltiplicare leggi, leggine e regolamenti che hanno il solo scopo di proteggere questa o quella categoria avvantaggiando gli imprenditori più abili nell’aggirarsi nei ministeri.
    7. g) tassare sempre di più i giovani per finanziare pensioni sempre più generose per gli anziani.
    8. h) lasciare un debito enorme ai nostri figli e nipoti.
    9. i) tassare chi produce, lavoratori e imprenditori, per sostenere uno stato sociale che scoraggia a trovare un lavoro (tranne nell’economia sommersa) chi il lavoro non l’ha.
    10. l) spendere denaro pubblico per sussidi a pioggia a chi non lavora invece che per mettere in sicurezza scuole fatiscenti.
    11. m) pagare tutti gli impiegati pubblici allo stesso modo indipendentemente dal costo della vita nella regione in cui vivono, della loro professionalità e del loro impegno.
    12. n) pagare uno scienziato trentenne in traiettoria per il premio Nobel meno di un professore sessantenne che non pubblica da decenni, solo perché quest’ultimo ha accumulato più anni di anzianità.

    Una strada è quella di rincorrere i populisti facendo loro concorrenza sul medesimo terreno. L’altra è quella di costruire un programma liberista. La prima strada potrebbe dare qualche vantaggio nel breve periodo. Ma si trasformerà in un fallimento quando il populismo si infrangerà, da noi e altrove, contro il muro dei suoi errori. Speriamo che accada prima che il populismo consumi in pieno i suoi fallimenti, come è accaduto tante volte in Sud America. La seconda strada non sarà facile nel breve periodo, ma sarà vincente con un po’ di pazienza. Purtroppo questa non è una virtù dei politici. (CORSERA, 17/11/2018)

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  • F. GRAZIANI L. MANCONI – CONTRO IL METODO TRAVAGLIO 8 Gennaio 2019

    Ho aspettato 5 lunghi anni, da quel gennaio 2013 in cui, ad “Annozero” di Santoro, Travaglio fece fare così bella figura a Berlusconi da fargli recuperare molti voti, in attesa di qualcuno che analizzasse il “metodo Travaglio”. Sino ad oggi, quando su Il Foglio, Federica Graziani e Luigi Manconi hanno pubblicato un memorabile e straordinario studio di decine di pagine. Non potendolo riassumere per la sua vastità, ne anticipo un estratto. L’assunto dal quale io parto è il seguente: se non capisci il metodo Travaglio, non puoi capire Grillo & Casaleggio. 

    Nella scrittura e nell’oratoria di Travaglio, di tanti articoli del Fatto, del M5s e della sottocultura loro collegata emergono due costanti, due veri e propri disturbi del linguaggio. Il primo: un vocabolario militarizzato. Il secondo: un’idea di democrazia e di giustizia molto violenta

    In una polemica all’arma bianca con Carlo Bonini, riferendosi a quanto detto da quest’ultimo a proposito di Giuseppe D’Avanzo, il direttore del Fatto parla di “sedute spiritiche” tra lo stesso Bonini e il suo collega, morto nel luglio del 2011 (“Nella prossima seduta spiritica, potrebbe domandare al collega scomparso perché negli ultimi mesi non firmava più i pezzi con lui e gli aveva levato il saluto”, 11 agosto 2018). Il rispetto della persona, per quel già poco che il concetto serve a limitare le sofferenze arrecate agli altri, non sta evidentemente al centro delle preoccupazioni di questo tipo di cultura. E’ questa sua inclinazione che rende Travaglio tanto vulnerabile. Quando, alla vigilia della campagna elettorale del 2018, il Partito democratico rimproverò al direttore del Fatto l’uso disinvolto e sventato della formula “sciogliere con l’acido”, ne era evidente la forzatura polemica. Ma la difesa fatta a proposito del ricorso a quelle parole non fu efficace: la cosa non poteva giustificarsi, quasi fossimo in presenza di un’ardita metafora, di un’immagine forte, di un paradosso linguistico. Leggiamo quella frase: “La legislatura che sta per essere sciolta (si spera nell’acido) è stata una delle peggiori della storia repubblicana”. E’ ovvio, almeno per noi, che Travaglio non auguri ad alcuno di venire sciolto nell’acido. Figuriamoci. Ma perché quella frase orribile è apparsa così immediatamente nuda, priva del filtro dell’iperbole che la astraesse da qualunque rapporto con la realtà dei cattivi pensieri e dei desideri indicibili? Perché, per un effetto paradossale del linguaggio immaginifico, appare più realistico ciò che più sfida la realtà. Ma se questo accade, nel caso specifico, si deve al fatto che nella scrittura e nell’oratoria di Travaglio, di tanti articoli del Fatto Quotidiano (qui, come ogni volta che citeremo il Fatto, stiamo volutamente generalizzando la considerazione su una redazione che vanta giornalisti di diversi orientamenti politici e culturali, spesso molto bravi e che conducono battaglie condivisibili), del Movimento 5 stelle e di tutta la sottocultura loro correlata emergono due costanti, due tic, due veri e propri disturbi del linguaggio. Il primo: un vocabolario agonistico e aggressivo, militarizzato e bellico, dove ogni confronto porta a una resa dei conti e dove la sconfitta e la vittoria sono, in tutti i campi, un gioco a somma zero. Il secondo: un’idea di democrazia e di giustizia, che è quella che illustreremo oltre in questo articolo, molto – come dire? – violenta, dove le sole virtù apprezzate si basano sulla forza (certo, democratica), sulla coercizione (certo, legale), sulla repressione (certo, regolata). L’intera rappresentazione sociale, i suoi attori, le reti di relazioni, le forme di comunicazione, i prodotti culturali: tutto è descritto a tinte forti e a tratti ben marcati, tutto è pronunciato con toni vibranti, tutto si affida a gesti robusti, a conflitti brutali e a una lunga sequenza di categorie e di procedure simil-giudiziarie: imputazioni, chiamate in causa, colpe, responsabilità, prove, indizi, condanne, sentenze, sanzioni, castighi. Nel ritmo parossistico di una messa in stato d’accusa generalizzata, si alza il volume e si inaspriscono le pene. Si pubblicano editti e si annunciano misure repressive. E si agitano i castighi come corpi contundenti. Se non come strumento di purificazione, di emancipazione dal male, di lavacro. Più la pena è pena, più è capace di dare sofferenza e afflizione, più sarà in grado di svolgere una funzione salvifica. 

     

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  • I PROBLEMI FORMALI DI LAMEZIA RISOLTI ENTRO DICEMBRE? 1 Gennaio 2019

    (articolo pubblicato il 30 novembre 2018) “Siamo entrati nel cuore e nel merito dei problemi, con l’intenzione di risolverli, nel pieno rispetto della legalità, entro il mese di dicembre, perché non si può più tenere una città così importante bloccata per motivi puramente formali”. Questa dichiarazione è del presidente della Regione, Oliverio, dopo l’incontro con il Prefetto ed i commissari per sbloccare la situazione degli impianti sportivi e teatrali di Lamezia. Se entro il mese di dicembre i problemi non si risolveranno – ha concluso – ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Oliverio forse se ne rende conto, oppure no. Ammettiamo che entro dicembre, come egli auspica, i problemi si risolvano. Allora sarà logico pensare che i problemi si siano risolti solo grazie al suo intervento. Ma se non si risolvono questi problemi formali? Neppure con l’impegno di Oliverio e del Prefetto in Italia a fine 2018 si riescono a risolvere problemi formali? Ecco la prova provata che i nostri problemi sostanziali, protezione sismica, disoccupazione, ‘ndrangheta, sviluppo, erosione costiera, infrastrutture, sono irrisolvibili.

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  • FORUM TELEVISIONI CON ALDO GRASSO 21 Dicembre 2018

    CON TELESE PROVIAMO CON I SIMPSON Il maestro Manzi quando voleva rendere comprensibile un concetto, disegnava. Lilly Gruber forse lo ricorda. Ieri sera ha domandato a Luca Telese, la Fornero e Lina Palmerini: Rottamiamo la Fornero? Bene, per Luca Telese, l’ho scritto altre volte, al posto della scheda di Pagliaro, ci vorrebbe un cartone dei Simpson. L’episodio “Spazzatura fra i titani” del 1997, (200° della serie, Emmy per il miglior programma animato) 21 anni fa (!) spiegava quello che sta succedendo nel mondo sotto i nostri occhi. Homer, che come si sa è un idiota, sfida il commissario ai rifiuti di Springfield, Ray Patterson (IL NEMICO!), e lo batte alle elezioni. Promette ai cittadini che la spazzatura verrà ritirata casa per casa dagli spazzini e dunque fa fallire l’azienda. Così, in tutta fretta, richiamano l’esperto Ray Patterson, il quale però dice: -Vi siete fidati di questo svitato? E adesso siete spacciati. Buonasera-. Sommersa dai rifiuti, Springfield deve essere ricostruita da un’altra parte. Forse sarò un illuso illuminista: i Telese non li educhi con un cartone animato, Telese non ha il cervello di un bambino. Tanti Auguri al Prof e alla comunità FRASCOP
    LA RISPOSTA A CURA ALDO GRASSO Fantastico! Userò l’episodio citato, non lo ricordavo.

    Aldo Grasso Rubrica del 31/12/2018

    Dai Simpson un’idea per risolvere i problemi dell’immondizia. Rifondare Roma. Per risolvere il problema della spazzatura della Capitale, e di Virginia Raggi, c’è una sola soluzione, suggerita nel 1998 (20 anni fa!) da un episodio dei Simpson: «Spazzatura fra i titani». Dopo un furioso litigio con i netturbini (li gratifica dell’epiteto «boriosi» e quelli non la prendono bene), Homer protesta direttamente con il commissario ai rifiuti di Springfield, Ray Patterson, finendo per questionare anche con lui. Allora, il nostro eroe panzuto decide di accumulare la spazzatura fuori di casa, rendendo inabitabile tutto il suo quartiere. Invece di percorrere la via più sensata (chiedere scusa, come gli suggerisce la piccola Lisa), Homer, il Toninelli che è dentro di noi, decide di farsi eleggere dagli abitanti di Springfield Commissario all’igiene, grazie a una serie di promesse alla cittadinanza. Per avere visibilità riesce a introdursi furtivamente sul palco di un concerto rock (stanno suonando nientemeno che gli U2, molto sensibili ai temi sociali). Inizialmente le cose vanno per il verso giusto, ma dopo poco le promesse di Homer si rivelano inattuabili per le possibilità economiche della città, e gli spazzini entrano in sciopero. Per recuperare denaro Homer stringe un accordo con le città vicine per rendere disponibili le miniere di Springfield alla spazzatura altrui. In breve tempo però la spazzatura comincia a «esplodere» in superficie, e l’intera città di Springfield è costretta a spostarsi letteralmente alcune miglia più lontano, lasciando dietro di sé montagne di rifiuti. Che scena apocalittica! Il Colosseo pieno di spazzatura, il Foro romano un immondo deposito di vecchi elettrodomestici, la fontana di Trevi una cloaca a cielo aperto, la Raggi nuova compagna di Homer. Roma potrebbe spostarsi verso Frascati o verso Formello o verso Zagarolo. Bisognerà solo fare un’analisi costi/benefici e tutto si risolverà, così per magia.


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  • ADDIO RINO AMATO 21 Dicembre 2018

    Nel mio lavoro di preside, ho conosciuto diverse persone della Provincia di Catanzaro, ma ho sempre definito l’ingegnere Amato come un vero esempio di buon amministratore. Avevo un grande problema a Lamezia, la succursale dell’ITC De Fazio, una casa privata in fitto, del tutto inadatta come scuola. Non conoscevo Traversa, allora presidente della Provincia, ma con un mio collaboratore chiedemmo di essere ricevuti. Una mattina, in non più di 5 minuti, Traversa ascoltò le mie osservazioni e telefonò ad Amato. Andammo nell’ufficio dell’ingegnere, il quale doveva vedere come trovare il finanziamento per costruire un’ala nuova nella sede centrale di via Leonardo da Vinci. Amato consultò dei fascicoli e ci disse: forse ce l’ho una soluzione, ci sono dei residui che sono rimasti…Telefonò a Traversa e disse: presidente, la soluzione c’è. Nel giro di un anno, (fu la prima volta che Amato uso il crono-programma), la nuova ala fu costruita e il plesso di via della Vittoria, il mio incubo, fu smantellato. Traversa e Amato rimangono per me amministratori insuperabili, ma non solo perchè hanno risolto il problema di una scuola. Lo sono stati perchè gli appalti assegnati con un sorteggio pubblico dopo una convocazione per mezzo stampa, il crono-programma, la ristrutturazione della Provincia, sono state intuizioni, fatti da non dimenticare. E infine, come ho voluto ricordare, quello che hanno fatto al De Fazio lo hanno realizzato non in nome di amicizia e clientela, ma in nome di una cosa che in Italia non si sa cosa sia. Si chiama efficienza, e io di questo ho voluto parlare. Efficienza vuol dire essere in grado di risolvere i problemi. Amato, che non conoscevo, ci avrò parlato dieci minuti, ho scoperto poi che amava il rock come me. E’ giusto che nel momento della sua prematura scomparsa, io lo ricordi con affetto, e dia testimonianza di come si comportava con un illustre sconosciuto.

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  • FORUM TV- ELENA FERRANTE 19 Dicembre 2018

    Non so chi sia(no) Elena Ferrante, ma so di sicuro perché ha deciso di nascondersi. Perché in Italia quando il dito mostra la luna, gli sciocchi guardano il dito. Se l’Autore si fosse firmato, i suoi amici e nemici avrebbero recensito, bene o male, il libro, senza leggerlo. Così ci ha costretto a leggere, senza  sapere, e poi ci siamo divisi nel giudizio. Quando si sa come si comportano gli sciocchi, è possibile prenderli in giro. Quanto alla serie, l’ho trovata troppo cupa, in linea con la voce narrante moribonda della Rohrwacher. Elena, poi, nel libro era timida, in tv è la prima della classe ma troppo timida e laconica. Il finale della serie si spiega così: al suo matrimonio Lila si accorge che il marito Stefano è peggio di Marcello Solara. Le aveva promesso che dei Solara ci sarebbe stato solo Silvio e invece si ritrova davanti Marcello con le scarpe, quelle strette, di Stefano. Chi gliele ha date? Stefano Carracci l’ha tradita, per i soldi è disposto a tutto. Infatti lo aveva detto: io non spendo una lira se non me ne arrivano 100. Anche il matrimonio Lila capisce che Stefano lo ha fatto per amore ma anche per affari. Quelle maledette scarpe sono un affronto che non potrà sopportare.

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