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  • CARTOLINE DA NICASTRO 6 Aprile 2019

    (da WIKIPEDIA) Nicastro (Nicastru in dialetto) è una delle circoscrizioni comunali della città di Lamezia Terme. E’ stato un comune autonomo sino al 1968, anno dell’unificazione per la nascita del nuovo comune, del quale è il quartiere più popoloso con circa 45mila abitanti. Nicastro ha una storia radicata, iniziatasi tra il IX e il X secolo, in pieno dominio bizantino in Calabria. La storia nicastrese è fatta di continui domini ricordando tra tutti quelli normanno-svevo. Per quanto riguarda la storia degli ultimi secoli, si può dire che durante l’occupazione francese in Calabria, avvenuta tra il 1806 e il 1814, Nicastro venne saccheggiata in lungo e in largo, dai briganti che combattono contro i francesi. Nicastro divenne dopo la restaurazione uno dei più attivi centri carbonari. Molti carbonari nicastresi seguirono Garibaldi al Volturno nel 1860, e proprio in questo periodo avvenne un plebiscito per far sì che il Regno delle Due Sicilie entrasse a far parte del Regno dei Savoia, soprattutto per la grande apertura della popolazione e del clero alla causa unitaria.
    (in neretto le parole chiave della nostra storia)

    Dai Bizantini abbiamo assunto la cavillosità, la capziosità, il preziosismo formale. Ecco perchè i politici calabresi sono stati quasi tutti avvocati. Dai Normanni l’astuzia, l’avidità di guadagni e di dominio, la tendenza all’imitazione in ogni cosa, prodigalità e avarizia insieme. Anche la tolleranza però (come quella esercitata verso i Saraceni). Dagli Svevi infine : amore per arti, scienze e letteratura. Adesso indico due siti imperdibili.

    Per chi ama le foto consiglio:
    http://www.rivieradeitramonti.it/lameziaterme.htm

    Per chi ama la storia:
    http://www.lameziastorica.it/ del grande prof Vincenzo Villella

    carta di Pacichelli sito prof. Vincenzo Villella

    Piazza della Repubblica, oggi e ieri. Di tanto in tanto qualcuno modifica le strisce pedonali dei posteggi. L’arch. Natale Proto fu l’unico che pensò un intervento radicale, poi pensarono ad un parcheggio interrato, ma noi non siamo Cosenza.

    Il mio intervento radicale come al solito eliminerebbe le auto

    piazza S. Maria, vero simbolo lametino, da me chiamata “Piazza chimu ti viju santu”

    sin dal principio, non s’è capito cosa fosse

    s’insediò un comitato

    che ha seguito i lavori

    ma lo spazio ancor invoca: ditemi, che cosa sono? Piazza a vucca aperta

    la fontana della villa di piazza Mazzini, negli anni spostata qui e lì

    NICASTRO (1895) corso Numistrano, piazza della Fontana Nuova, la casa municipale e il duomo

    la Cattedrale ho capito che più o meno fu costruita nel seicento (ma dal 1925 è così), perchè la prima cattedrale dedicata all’Assunta (vicino il castello) intorno al 1000 fu distrutta dai saraceni, e la seconda fu distrutta dal terremoto nel 1638

    la seconda cattedrale distrutta nel 1638 forse era situata qui, dove oggi c’è la palestra dell’edificio scolastico “M. Perri”

    La facciata barocca venne riadattata in stile neoclassico e ci sono quattro busti: ai santi Pietro e Paolo e a due vescovi di Nicastro che diventarono papi: Marcelo II e Innocenzo IX. La cupola del 1935 si deve all’ing. Cuiuli.

    la Cattedrale con la scalinata. Molto più bella.

    cani randagi a piazza d’Armi su un timido prato

    Il nuovo che avanza. Piazza Mazzini con i parallelepipedi

    e i cubi di cemento. La paura del vuoto porta a riempirlo

    la villa di piazza Mazzini con un pò di verde anni settanta

    piazza Mazzini con le due benzine

    piazza d’Armi 1916 , adatta per raduni

    anni 20. Il vuoto (di idee?)

    piazza d’Armi senza migranti

    A Melbourne una grande piazza la lasciano vuota

    l’incrocio tra piazza d’Armi, via Milite Ignoto e via C. Manfredi

    la piazza più brutta di Nicastro, a mio parere, è piazza Borelli, dove c’è la Saub. Un incrocio deforme, uno spazio che semplicemente dovrebbe essere liberato dalle auto

    piazza Mercato Vecchio oggi con la piscina

    e ieri, quando il verde c’era

    piazza Mercato Vecchio 1909

    piazza Mercato Vecchio

    Corso Numistrano con auto. Se cercate su Google “corsi di Nicastro” non trovate nulla. Ciò significa che si è scritto poco, sul web, di quel “salotto della città” che a parole si esalta nel conversare

    corso Numistrano con pedoni. I due corsi sono stati pensati come due quinte con un continuo architettonico che dalla Cattedrale arrivava sino all’edificio scolastico

    corso Numistrano come non si ricorda più. I nostri due corsi bellissimi furono progettati dall’amministrazione comunale nel 1832 dopo l’ennesimo terremoto (fonte: Villella)

    corso Numistrano 1954. Negli anni colpevolmente fu consentito di abbattere degli edifici dei due corsi e di ricostruire senza rispettare il continuo architettonico, cioè l’aspetto esterno degli edifici

    perchè adesso è così. Il vecchio corso di stampo vittoriano non esiste più. Si notino i colori arlecchineschi degli edifici che la libertà costituzionale ha consentito.

    a Perugia, invece, sul corso principale, Vannucci, la scelta è stata quella di pedonalizzare e consentire al centro spazi per bar e ristoranti

    corso Nicotera 1959, senza la statua della Madonnina. Le statue ai nostri giorni sono state sostituite dalle rotonde (v. cimitero Sambiase e Capizzaglie)

    Meraviglia: corso Nicotera e prima rivendita De Sarro & Torchia. I moderni ragionano così: quel vuoto al centro va riempito

    corso G. Nicotera senza palme. Da questa foto si vede bene come gli edifici avessero un magnifico elemento architettonico orizzontale che collegava i vari piani delle case. Questa foto dimostra come gli antichi avessero ampie vedute, che a noi si sono ristrette

    corso Nicotera oggi riempito. I moderni non sapevano che farsene dell’organismo costruttivo a formale continuo : ognuno la facciata della sua casa la faccia e la pitturi come vuole

    Le regole urbanistiche di noi moderni: 1) riempi lo spazio; 2) sul territorio ognuno costruisca dove e come vuole. Siamo predatori, ignoranti e non conosciamo più la bellezza, da sempre compagna dell’ordine

    via Loriedo e corso Nicotera

    Edificio scolastico, con le scale d’ingresso. Oggi per motivi di sicurezza non le farebbero progettare (!)

    viale Stazione. Pulizia architettonica che derivava da pensieri liberi da orpelli

    via Garibaldi, non è che sia cambiata granchè ed è bellissima lo stesso

    piazza S. Giovanni anni 10, abbastanza napoletana

    piazza S. Giovanni

    chiesa S. Domenico e caserma

    S. Domenico oggi

    hotel Centrale

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  • L’ONORE DI MASCARO E LA SFORTUNA DI LAMEZIA 6 Aprile 2019

    Oggi 27 febbraio leggo la notizia che i commissari hanno già lasciato la città e sta per rientrare Mascaro. A me non piace giudicare il lavoro dei commissari, visto che ad oggi non si valuta nessuna prestazione dei dipendenti pubblici. Dico solo che anche i 15 mesi di commissariamento entrano a far parte della storia di questa sfortunata città. Sfortunata non significa che ha un destino avverso. Significa che noi cittadini di questa città ci meritiamo tutto quel che ci succede, ad eccezione degli eventi naturali. Noi siamo gli artefici del nostro destino, e ci siamo meritati ancora una volta i commissari.

    Su questo blog trovate un mio articolo del 23/11/2017 “3 scioglimenti senza alcun complotto” in cui spiego la giurisprudenza prevalente del Consiglio di Stato circa gli scioglimenti. Ora è evidente a tutti, anche a chi del diritto non è specialista, che il Tar del Lazio, ancora una volta, non ha seguito gli orientamenti consolidati del CdS, per cui il secondo tempo della vicenda, se ci sarà, lo vedremo al CdS. Secondo quanto previsto dall’art. 143 T.U.E.L., pluricitato dal sindaco, lo scioglimento dei consigli comunali può essere disposto “quando emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori“. Il Tar del Lazio, seguendo l’avv. Mascaro, ha preferito fermarsi qui senza leggere quello che segue nel testo dell’articolo, introdotto, non a caso, da un OVVERO: “….ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali, nonché il regolare  funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”.

    Il Consiglio di Stato, per es,, nel 2017 riconferma lo scioglimento del comune di Scicli, avvenuto nel 2015. Il collegio  ha respinto l’appello dei consiglieri comunali ‘scioltì perché ha ritenuto che «per giurisprudenza consolidata è la semplice presenza di “elementi” su “collegamenti” o “forme di condizionamento” che consentano di individuare la sussistenza di un rapporto fra gli amministratori e la criminalità organizzata, a giustificare lo scioglimento, anche laddove non vi sia una puntuale dimostrazione della volontà degli amministratori di assecondare gli interessi della criminalità organizzata, o non sussistano ipotesi di responsabilità personali, anche penali, degli amministratori o dei funzionari. E che la giurisprudenza della Sezione ritiene che il giudizio prognostico di verosimiglianza fondato attendibilmente sulla logica del «più probabile che non» sia applicabile anche allo scioglimento del Consiglio comunale, che ha funzione anticipatoria e non sanzionatoria». Come si capisce dalla lettura, alla base degli scioglimenti non viene posta l’attività amministrativa del sindaco e della sua giunta, il suo operato antimafia o negazionista, come si è limitato a fare il Tar-Lazio, ma lo svolgimento della competizione elettorale e il suo risultato. I consiglieri eletti vengono analizzati e così la composizione delle liste. Quando il Consiglio di Stato ritiene che le clientele o i gruppi di pressione criminali abbiano portato in consiglio soggetti legati alle cosche, scatta il campanello di allarme. Lo scioglimento PREVIENE gli atti illegittimi, non li SANZIONA, come crede il Tar-Lazio. Per cui è vano ricercare gli ATTI dell’amministrazione che abbiano favorito le cosche (in questo caso ci sarebbe un collegamento sindaco-cosche), lo scioglimento interviene, è successo per moltissime realtà, a Lamezia e in città similari, quando le cosche hanno portato in consiglio elementi che potrebbero condizionare con la loro presenza l’amministrazione. Proprio per impedire che questo, prima o poi, avvenga interviene lo scioglimento. Delle due l’una. O il CdS riconfermerà la sua giurisprudenza, oppure, se confermerà il Tar-Lazio, vuol dire che avrà cambiato parere.

    (ARTICOLO PUBBLICATO IL 31–1-2019) Tra una ventina di giorni il Tar del Lazio deciderà e magari potrebbe annullare lo scioglimento del consiglio comunale di Lamezia. Non so quante siano le possibilità favorevoli al sindaco defenestrato, ma anche se ce ne fosse una sola, nella democrazia giudiziaria italiana tutto è possibile. Nessuno sa in Italia, rivolgendosi ad un giudice, di qualsiasi tipologia, come finirà la causa. Bianco o nero, è un bel rebus. Per questo ci sono gli avvocati, per l’identica questione un avvocato prima per Tizio sostiene che è bianco poi per Caio che è nero. In America ci sono i precedenti a cui rifarsi, il sistema italiano consente ad ogni giudice di fare come gli pare. Nel caso di Lamezia una cosa però è sicura già oggi, in questa incertezza prima della sentenza. Se Mascaro si fosse dimesso subito appena è cominciata la questione, non avremmo avuto, noi cittadini, questo stillicidio. Avrebbe avuto poi modo di ripresentarsi alle elezioni e vincere di nuovo risparmiandoci i commissari per tutto questo tempo. Ma il Muoia Sansone è ormai diventato l’imperativo morale e politico di uomini pubblici di questa epoca narcisista in cui l’amor proprio domina su qualsiasi idea di servizio alla comunità. C’è da rimpiangere l’epoca dei duelli. Almeno l’onore uno aveva modo di difenderlo subito, vita o morte che fosse. Prendete questi 2 buontemponi, il Gatto e la Volpe di Pinocchio. Siamo in recessione ma loro, che stanno mangiando all’osteria del Gambero Rosso, perdono tempo a non far sbarcare quaranta disgraziati e a cercare in giro i navigator,

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  • LO SCIOGLIMENTO PREVIENE GLI ATTI NON LI SANZIONA 5 Aprile 2019

    L’Avvocatura generale dello Stato ha notificato l’appello al Consiglio di Stato contro l’annullamento dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio comunale di Lamezia Terme. Il sindaco Mascaro commenta: l’appello non contesta, però, la legittimità di un solo atto amministrativo.  Daremo conto allora di alcune sentenze del Consiglio di Stato dove si spiega bene di come gli scioglimenti non siano sanzioni per atti illegittimi, ma abbiano lo scopo di prevenire che quegli atti si compiano, una volta accertati “elementi” di collegamenti tra organi politici e cosche.

    (14/9/2017) Il consiglio di Stato (terza sezione) ha definitivamente confermato la legittimità dello scioglimento del comune di Scicli per infiltrazioni mafiose, deciso dal consiglio dei Ministri il 29 aprile 2015, rigettando il ricorso proposto da alcuni consiglieri comunali che avevano sostenuto l’ultima esperienza amministrativa del sindaco del tempo, Franco Susino, i quali avevano appellato la sentenza (negativa per loro) del Tar del Lazio. Il collegio (Marco Lipari presidente, Pierfrancesco Ungari, estensore consigliere) ha respinto l’appello dei consiglieri comunali ‘scioltì (difesi dall’avvocato Gaetano Armao) perché ha ritenuto che «per giurisprudenza consolidata è la semplice presenza di “elementi” su “collegamenti” o “forme di condizionamento” che consentano di individuare la sussistenza di un rapporto fra gli amministratori e la criminalità organizzata, a giustificare lo scioglimento, anche laddove non vi sia una puntuale dimostrazione della volontà degli amministratori di assecondare gli interessi della criminalità organizzata, o non sussistano ipotesi di responsabilità personali, anche penali, degli amministratori o dei funzionari. E che la giurisprudenza della Sezione ritiene che il giudizio prognostico di verosimiglianza fondato attendibilmente sulla logica del «più probabile che non» sia applicabile anche allo scioglimento del Consiglio comunale, che ha funzione anticipatoria e non sanzionatoria».

    Perchè quello che è valso per il comune di Scicli non dovrebbe valere per il sindaco Mascaro? Si veda anche la sentenza Cons. Stato sez. III, 22 giugno 2018, n. 2828:
    (…) Infine, “assumono rilievo anche situazioni non traducibili in episodici addebiti personali, ma tali da rendere, nel loro insieme, plausibile, nella concreta realtà contingente e in base ai dati dell’esperienza, l’ipotesi di una soggezione o di una pericolosa contiguità degli amministratori locali alla criminalità organizzata (vincoli di parentela o affinità, rapporti di amicizia o di affari, frequentazioni), e ciò anche quando il valore indiziario degli elementi raccolti non sia sufficiente per l’avvio dell’azione penale o per l’adozione di misure individuali di prevenzione (v., ex plurimis, Cons. St., sez. III, 28 settembre 2015, n. 4529)”.

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  • LE PAZZESCHE ROTATORIE LAMETINE 22 Marzo 2019

    Lamezia è nota per aver costruito negli anni decine di rotatorie. Credo di aver capito che ci sono agevolazioni per realizzarle. Ciononostante ce ne sono alcune pazzesche, altre impensabili, o impossibili, e così, in questa breve rassegna fotografica, rinfreschiamo la memoria. Foto tratte da “il lametino”

    Ecco i luoghi prima che vi facessero l’incredibile piccola rotatoria (si chiama Girogirotondo) prima del cavalcavia di località Mortilla, la prima rotatoria senza incrocio del mondo. Gruppi di studio continuano ad interrogarsi: ma a che serve? Perchè, perchè?

    La rotatoria di via Dalla Chiesa, per semaforo via Lombardi, troppo piccola per essere in una zona nevralgica e piena di traffico. Al suo posto non era meglio un alberello?

    La più insensata rotatoria è quella di via Salvatore Raffaele. Un rettifilo incrocia due stradine interpoderali! Minuscola, pericolosa e forse per questo piena di cartelli, che magari sarebbero necessari alla gigantesca rotatoria all’imbocco dell’autostrada

    la rotatoria intelligente, quella di via Timavo. Vi ricordate quando non c’era e per girare si doveva scendere e girare intorno al Macello? A quelle intelligenti si dovrebbe dare il cognome di chi l’ha ideate,

    come quella che ha sostituito in via A. Moro un semaforo

    la rotatoria Rotoli all’ingresso della città. Il nostro triste biglietto da visita a chi arriva dall’autostrada. Grandissima, trascurata, con tantissime erbacce. Segnalata male, per cui teatro di frequenti incidenti, a causa di auto che vorrebbero andare verso Nicastro e invece di proseguire diritti, vanno a sinistra contromano…Nessuno si chiede perchè.

    la rotatoria all’inizio di via del Progresso, detta “In Subordine”. Nata per sopraggiunta necessità. Inizialmente era prevista più sotto. Vedi giù.

    La rotatoria di via del Progresso che non s’ha da fare, oggetto di un lunghissimo contenzioso giudiziario. La rotatoria più sensata di tutte quelle costruite è stata impedita e spostata più in alto. Se l’Italia, con i suoi 3 poteri, anzi 4, non riesce a risolvere problemini come questo, perchè mai dovrebbe riuscire con grandi e storiche questioni?

    Gli ospiti della “Malgrado tutto” abbelliscono le rotatorie a Pasqua e Natale e fanno vedere a Salvini cosa potrebbero fare se non fossero abbandonati in attesa di…

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  • NON CONTA COSA FATE MA LA STORIA CHE RACCONTATE 19 Marzo 2019

    Alessandro Baricco ha scritto recentemente che le narrazioni hanno preso il posto dei fatti e dei numeri senza che noi ce ne accorgessimo. Adesso diamo la colpa alla rete ma, dice Baricco, anche quando – anni cinquanta – molti credevano che i comunisti mangiassero i bambini, lo storytelling svolgeva il suo ruolo. Avendo passato io una vita a tentare di spiegare questo concetto ai miei amici e docenti, riuscendoli a persuadere solo in parte, sono felice che oggi, anche per merito di Baricco, il concetto si stia chiarendo. Facciamo un solo esempio. Il successo di Al Bano, il cantante oggi messo al bando dall’Ucraina, come si spiega? Con le sue canzoni? Si, anche, ma diciamo per l’1%. E’ un fatto che negli ultimi 20 anni nessuno ricorda più una hit nuova (dopo Nel sole, Felicità, Nostalgia canaglia). No, Al Bano ha successo per la sua narrazione che è nata come la storia del contadino che conquista la bellissima figlia dell’attore hollywoodiano. Prosegue con la famiglia, l’amore, i figli nati e cresciuti in Puglia. E poi con la tragedia di Ylenia. Infine, ai giorni nostri, la separazione, la seconda famiglia con la Lecciso e la speranza che lui e Romina tornino insieme. Ecco tutto, la storia di un cantante che ripropone se stesso insieme con Romina (i due alla fine lo hanno capito che funzionano solo in coppia) e che non ha bisogno di produrre nuove canzoni. Prima di concludere, apro una parentesi politica. Anche Renzi lo storytelling non lo ha capito. Non ha capito che la storia del rottamatore innovativo i suoi avversari l’hanno trasformata in quella di un “looser”, e che tale storytelling “Dalle Alpi alle Piramidi…” non lo cancella più facendo qualche nuova canzone. Chiusa la parentesi, concludo con la scuola. Nella scuola che dirigevo, io dicevo sempre: guardate che non manterremo il successo per quello che facciamo di nuovo ma per la storia che raccontiamo. Continueremo ad aver successo (iscrizioni) se la storia che raccontiamo oggi come scuola, interessa, commuove, evoca. Studiate Al Bano. Anche Peppino Di Capri, con la sua ex moglie Roberta e “cameriere, champagne” continua a raccontare, senza dover inventare canzoni nuove per il repertorio. Anche alle aziende succede lo stesso. La Coca Cola o l’amaro Averna sfornano sempre da decenni lo stesso prodotto ma vendono per la storia che raccontano, il prodotto lo hanno pure modificato leggermente ma nessuno se ne accorge.

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  • QUELLE MAGLIETTE CON I NUMERI DALL’1 ALL’11 9 Marzo 2019

    Il calcio, lo ha ricordato spesso Alessandro Baricco, è una metafora della vita. E’ uno sport che si gioca in 11, e quindi le magliette dei calciatori riportavano i numeri corrispondenti. Il portiere tutti sapevamo che aveva il n. 1, lo stopper il 5, l’estroso il 10, l’ala il 7, e così via. Semplice, no? Ma gli uomini, per far girare soldi e solo per questo scopo, hanno voluto complicare questa semplice convenzione, e hanno inventato le magliette con i nomi dei calciatori, ciascuno dei quali poteva sceglierne uno, da 1 a 99. Come se non bastasse, i calciatori hanno voluto la libertà di stampare non il cognome ma il nome oppure un soprannome. Una grande confusione, una inutile complicazione, una baraonda idiota. Insomma, vedere oggi un portiere che porta il n. 99, fa un certo effetto doloroso. Ma il punto è: si può ritornare indietro? E chi, come me, preferirebbe le magliette dall’1 all’11, è un nostalgico idiota o un saggio sportivo? Domande inutili, perchè la complicazione più grande di tutte è la globalizzazione, il fatto cioè che in Italia si deve fare come si fa in Francia, Germania e in tutto il mondo. Ho spiegato, con questa metafora, l’illusione dei cd sovranisti. Anche l’aspirazione più bella, e avere le magliette di calcio con i numeri sino all’11 lo è, è una pia illusione. Non puoi dire: il mondo non mi piace, fatemi scendere. Da saggio sportivo diventi, se insisti, un cretino semplice e magari per questo ti portano al governo.

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  • COTTARELLI A CATANZARO 4 Marzo 2019

    L’economista Carlo Cottarelli, uno di quelli che prima o poi saremo costretti a chiamare quando staremo con le braghe di tela, è stato a Catanzaro. Ha spiegato, argomentato, e tutti hanno gradito, sino a quando non ha detto che bisogna migliorare la pubblica istruzione al Sud. Mormorii in sala, rumori di sciabole. Ci possono dire di tutto a noi meridionali, che siamo mafiosi, delinquenti, sporchi, cattivi. Ma non diteci che l’istruzione non funziona in Calabria. Non li vedete tutti i 100 che escono alla maturità? Ma siete ciechi? Il Tiresia cieco di Camilleri spiegò lunedì: Se una cosa non la vedi non significa che non esiste.

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  • LA BUFALA DELL’UOMO SOLO AL COMANDO 12 Febbraio 2019

    A dicembre 2013, quando Renzi fu eletto segretario del partito, la Ditta Bersani, nella foto in compagnia del suo ispiratore Baffetto, cominciò a raccontare che la debacle della sinistra fosse conseguenza dell’uomo solo al comando. Il Pd si stava spostando a destra lasciando un vuoto a sinistra.

    La storia del movimento operaio in realtà è la storia di tanti uomini soli al comando. E’ una tradizione nata con la rivoluzione d’Ottobre del 1917. Negarlo sarebbe come per un cattolico negare la santissima Trinità…

    Togliatti era un semplice portavoce di un collettivo o un capo- leader? E Gramsci, Longo, Berlinguer, Mao, sono stati tutti portavoce o primus inter pares?

    Anche nella tradizione socialdemocratica, quando nel 1986 scomparve un leader della statura di Olof Palme, svedese, 1927-1986, il mondo perse un faro, una luce, una guida. Si oppose alla guerra del Vienam, all’apartheid, alla proliferazione delle armi nucleari, a Pinochet, al totalitarismo. Ecco cosa sono i leader, gli statisti. Anche in Italia ne abbiamo avuti, da Dossetti a Pertini a Ciampi.

    Nel 1968 tutta la sinistra extraparlamentare si riuniva intorno a grandi leader, a cominciare da Adriano Sofri di Lotta continua. Nessuno si sognò mai di denunciarlo in assemblea come un leader solo al comando. Alcuni si sarebbero messi a ridere e molti si sarebbero arrabbiati di brutto.

    Le elezioni politiche italiane del 2018 hanno comunque certificato che a sinistra del Pd non c’è nulla. Allora la Ditta, invece di vergognarsi, ha cominciato a dire che tutti i voti della sinistra se li era presi il M5S. Quindi con i grillini bisogna fare bisboccia. Nei ds oggi impegnati a trovare un leader che non hanno, tutta la discussione verte su: i grillini sono compagnucci ? Cgil e Leu approvano tutte le misure varate dal governo del burattino Conte.

    I Ds cercano un leader essendo infatti l’ultimo partito fondato sui “caminetti”, una oligarchia di capi-corrente dove il maggior azionista, Franceschini, si allea con altri capibastone per controllare partito e governo. Fin quando l’uomo solo al comando fu Bersani tutto andava bene. Poi Bersani riuscì a perdere elezioni già vinte e nacque il suo PdR, partito del Rancore.

    Nella democrazia senza partiti in cui viviamo, i partiti si chiamano movimenti e non hanno più leader soli al comando ma un network di controllo. La piattaforma Rousseau di Casaleggio e il padrone del simbolo, Grillo, scelgono i parlamentari, i ministri e a cascata, fanno le nomine pubbliche, dalla Rai all’Inps, alla banca d’Italia, alla Consob. La chiamano democrazia digitale.

    Nella democrazia senza partiti domina il chiunquismo (altro che il populismo!). Chiunque può far tutto. Ma il leader c’è, s’impone in tv e sui social, viene adorato invece di essere attaccato dai suoi militanti, e pertanto “rappresenta” aspettative, speranze, rivendicazioni di coloro i quali gli forniscono il consenso elettorale.

    Nei “Ragazzi della via Pal” romanzo per ragazzi di Molnàr si racconta di una Banda, composta da alcuni ragazzi, ognuno dei quali si considerava un capitano. Tutti capitani e nessun soldato semplice. La situazione del pd di oggi descritta nel 1906.

    A tutti quelli che se la prendono con “l’uomo solo al comando” consigliamo la visione della I stagione della serie tv “Lost”. Potranno imparare così che qualsiasi comunità umana ha bisogno di dotarsi di un punto di riferimento, di scegliere un leader che li rassicuri. E che non si può decidere tutto in assemblea.

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