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  • CARTOLINE DA NICASTRO 2 Luglio 2019

    (da WIKIPEDIA) Nicastro (Nicastru in dialetto) è una delle circoscrizioni comunali della città di Lamezia Terme. E’ stato un comune autonomo sino al 1968, anno dell’unificazione per la nascita del nuovo comune, del quale è il quartiere più popoloso con circa 45mila abitanti. Nicastro ha una storia radicata, iniziatasi tra il IX e il X secolo, in pieno dominio bizantino in Calabria. La storia nicastrese è fatta di continui domini ricordando tra tutti quelli normanno-svevo. Per quanto riguarda la storia degli ultimi secoli, si può dire che durante l’occupazione francese in Calabria, avvenuta tra il 1806 e il 1814, Nicastro venne saccheggiata in lungo e in largo, dai briganti che combattono contro i francesi. Nicastro divenne dopo la restaurazione uno dei più attivi centri carbonari. Molti carbonari nicastresi seguirono Garibaldi al Volturno nel 1860, e proprio in questo periodo avvenne un plebiscito per far sì che il Regno delle Due Sicilie entrasse a far parte del Regno dei Savoia, soprattutto per la grande apertura della popolazione e del clero alla causa unitaria.
    (in neretto le parole chiave della nostra storia)

    Dai Bizantini abbiamo assunto la cavillosità, la capziosità, il preziosismo formale. Ecco perchè i politici calabresi sono stati quasi tutti avvocati. Dai Normanni l’astuzia, l’avidità di guadagni e di dominio, la tendenza all’imitazione in ogni cosa, prodigalità e avarizia insieme. Anche la tolleranza però (come quella esercitata verso i Saraceni). Dagli Svevi infine : amore per arti, scienze e letteratura. Adesso indico due siti imperdibili.

    Per chi ama le foto consiglio:
    http://www.rivieradeitramonti.it/lameziaterme.htm

    Per chi ama la storia:
    http://www.lameziastorica.it/ del grande prof Vincenzo Villella

    carta di Pacichelli sito prof. Vincenzo Villella

    Piazza della Repubblica, oggi e ieri. Di tanto in tanto qualcuno modifica le strisce pedonali dei posteggi. L’arch. Natale Proto fu l’unico che pensò un intervento radicale, poi pensarono ad un parcheggio interrato, ma noi non siamo Cosenza.

    Il mio intervento radicale come al solito eliminerebbe le auto

    piazza S. Maria, vero simbolo lametino, da me chiamata “Piazza chimu ti viju santu”

    sin dal principio, non s’è capito cosa fosse

    s’insediò un comitato

    che ha seguito i lavori

    ma lo spazio ancor invoca: ditemi, che cosa sono? Piazza a vucca aperta

    la fontana della villa di piazza Mazzini, negli anni spostata qui e lì

    NICASTRO (1895) corso Numistrano, piazza della Fontana Nuova, la casa municipale e il duomo

    la Cattedrale ho capito che più o meno fu costruita nel seicento (ma dal 1925 è così), perchè la prima cattedrale dedicata all’Assunta (vicino il castello) intorno al 1000 fu distrutta dai saraceni, e la seconda fu distrutta dal terremoto nel 1638

    la seconda cattedrale distrutta nel 1638 forse era situata qui, dove oggi c’è la palestra dell’edificio scolastico “M. Perri”

    La facciata barocca venne riadattata in stile neoclassico e ci sono quattro busti: ai santi Pietro e Paolo e a due vescovi di Nicastro che diventarono papi: Marcelo II e Innocenzo IX. La cupola del 1935 si deve all’ing. Cuiuli.

    la Cattedrale con la scalinata. Molto più bella.

    cani randagi a piazza d’Armi su un timido prato

    Il nuovo che avanza. Piazza Mazzini con i parallelepipedi

    e i cubi di cemento. La paura del vuoto porta a riempirlo

    la villa di piazza Mazzini con un pò di verde anni settanta

    piazza Mazzini con le due benzine

    piazza d’Armi 1916 , adatta per raduni

    anni 20. Il vuoto (di idee?)

    piazza d’Armi senza migranti

    A Melbourne una grande piazza la lasciano vuota

    l’incrocio tra piazza d’Armi, via Milite Ignoto e via C. Manfredi

    la piazza più brutta di Nicastro, a mio parere, è piazza Borelli, dove c’è la Saub. Un incrocio deforme, uno spazio che semplicemente dovrebbe essere liberato dalle auto

    piazza Mercato Vecchio oggi con la piscina

    e ieri, quando il verde c’era

    piazza Mercato Vecchio 1909

    piazza Mercato Vecchio

    Corso Numistrano con auto. Se cercate su Google “corsi di Nicastro” non trovate nulla. Ciò significa che si è scritto poco, sul web, di quel “salotto della città” che a parole si esalta nel conversare

    corso Numistrano con pedoni. I due corsi sono stati pensati come due quinte con un continuo architettonico che dalla Cattedrale arrivava sino all’edificio scolastico

    corso Numistrano come non si ricorda più. I nostri due corsi bellissimi furono progettati dall’amministrazione comunale nel 1832 dopo l’ennesimo terremoto (fonte: Villella)

    corso Numistrano 1954. Negli anni colpevolmente fu consentito di abbattere degli edifici dei due corsi e di ricostruire senza rispettare il continuo architettonico, cioè l’aspetto esterno degli edifici

    perchè adesso è così. Il vecchio corso di stampo vittoriano non esiste più. Si notino i colori arlecchineschi degli edifici che la libertà costituzionale ha consentito.

    a Perugia, invece, sul corso principale, Vannucci, la scelta è stata quella di pedonalizzare e consentire al centro spazi per bar e ristoranti

    corso Nicotera 1959, senza la statua della Madonnina. Le statue ai nostri giorni sono state sostituite dalle rotonde (v. cimitero Sambiase e Capizzaglie)

    Meraviglia: corso Nicotera e prima rivendita De Sarro & Torchia. I moderni ragionano così: quel vuoto al centro va riempito

    corso G. Nicotera senza palme. Da questa foto si vede bene come gli edifici avessero un magnifico elemento architettonico orizzontale che collegava i vari piani delle case. Questa foto dimostra come gli antichi avessero ampie vedute, che a noi si sono ristrette

    corso Nicotera oggi riempito. I moderni non sapevano che farsene dell’organismo costruttivo a formale continuo : ognuno la facciata della sua casa la faccia e la pitturi come vuole

    Le regole urbanistiche di noi moderni: 1) riempi lo spazio; 2) sul territorio ognuno costruisca dove e come vuole. Siamo predatori, ignoranti e non conosciamo più la bellezza, da sempre compagna dell’ordine

    via Loriedo e corso Nicotera

    Edificio scolastico, con le scale d’ingresso. Oggi per motivi di sicurezza non le farebbero progettare (!)

    viale Stazione. Pulizia architettonica che derivava da pensieri liberi da orpelli

    via Garibaldi, non è che sia cambiata granchè ed è bellissima lo stesso

    piazza S. Giovanni anni 10, abbastanza napoletana

    piazza S. Giovanni

    chiesa S. Domenico e caserma

    S. Domenico oggi

    hotel Centrale

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  • “TRAME”E I SUOI MERITI 1 Luglio 2019

    Dal 3 al 6 luglio si aprirà a Polignano al mare la 18^ edizione de “Il libro possibile”, “il festival di un Sud bello e vivace”, lo definisce Tronchetti Provera della Pirelli che lo sponsorizza.
    Al Festival — chiosa Tronchetti Provera — partecipano intellettuali ma non solo. C’è il dibattito letterario, ma anche lo spazio per l’attualità e l’intrattenimento. Nelle piazze diventa protagonista il mondo reale, fatto non di tweet anonimi e violenti, ma di persone che s’incontrano e ascoltano. Questo è un solo esempio tra tanti della manifestazioni culturali che i comuni italiani hanno progettato e Lamezia partecipa con “Trame” ormai prossima alla sua X edizione. Cosa aggiungere sulla nostra iniziativa che non sia stato ancora scritto? Due cose, la prima delle quali è un merito storico da riconoscere, vale a dire aver individuato almeno tre spazi o luoghi adatti per gli incontri o i dibattiti. “Trame” è riuscita cioè a far vivere il Chiostro, la piazzetta S. Domenico, palazzo Fazzari, così che i lametini e i loro ospiti hanno “scoperto” la bellezza delle location che possiamo offrire. Immaginate per un solo momento adesso se eliminando la vasca che ha chiuso piazza Mercato Vecchio avessimo l’intera conca a disposizione, una intera piazza che soltanto un discutibile scelta ha otturato e negato, per così dire, ad un uso nella sua interezza. La seconda cosa da considerare è che “Trame” potrebbe, secondo me, allargarsi anche ai libri e agli autori che spiegano il Mezzogiorno d’Italia e le sue problematiche, sociali ed economiche. Cito ad esempio due vecchi libri dello storico Salvatore Lupo: “La questione. Come liberare la storia del Mezzogiorno dagli stereotipi”(2015); “L’unificazione italiana. Mezzogiorno, rivoluzione, guerra civile”(2011). Ecco, anche uno sguardo attento sulla nostra storia può contribuire ad illuminare meglio le dinamiche mafiose che così bene riescono ad adattarsi alle modificazioni dell’economia.

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  • IL M5S E I CERVELLI CHE LO HANNO VOTATO 26 Giugno 2019

    A me torna sempre in mente Petrolini, il quale ad un signore che lo fischiava dal loggione, disse: Io non ce l’ho con te che fischi, ma con quello vicino a te che ancora non t’ha buttato giù. Ecco, io non ce l’ho nè con Salvini nè con Di Maio, nè con quelli che li hanno votati sperando di ottenere benefici. Io ce l’ho con gli intellettuali e tutti i laureati che hanno votato 5 Stelle, da Galli della Loggia in giù, pensando di fare una cosa rivoluzionaria o innovativa. Affidarsi ad un “Movimento che è e resta di proprietà di due signori, mi riferisco a Davide Casaleggio e Luigi Di Maio, nella loro veste di fondatori dell’Associazione “Movimento 5 stelle 2017” (lo ha detto oggi il senatore De Falco, ex M5S) a me è sembrato la certificazione definitiva che i cervelli italiani non se la passino tanto bene.
    (Angelo Panebianco) “C’è chi, in funzione anti-Lega, ammicca ai 5 Stelle e fa loro il piedino di nascosto. Sono quelli pronti a definirli una «costola della sinistra». Ma se è vero che nel passato della sinistra italiana c’era il pregiudizio anti-borghese, non c’erano invece né anti-industrialismo né sogni di decrescita felice. La politica è fatta di contorsioni. Anche le più stravaganti”.

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  • TV ALDO GRASSO-L’ALTO PASSERO ADANI 25 Giugno 2019

    Caro prof., Le sottopongo alcune dichiarazioni di Daniele Adani in una intervista di ieri. “Cosa significa essere pop? Abbassare il livello del ragionamento e del linguaggio? Non credo. Un ascoltatore merita che un comunicatore lo spinga avanti. La teoria è l’anticamera della pratica. I calciatori eseguono teorie. Un bravo analista deve tradurre in pensieri interessanti ciò che vede”. Lei che sa spiegare molto più di chiunque, potrebbe tentare di far capire ad Adani che in una telecronaca lui potrebbe limitarsi a RACCONTARE, rispettando pause e silenzi (visto che fa coppia con l’altro logorroico Trevisani). Poi in studio può SPIEGARE tutte le teorie che vuole agli scolaretti volenterosi (se Sky è contenta…). Io non voglio essere spinto in avanti, le teorie le leggo su “L’ultimo Uomo” e su “Ater Albus”, quindi abbia un pò pietà di noi. Sinceramente non pensavo che ora tra tutti quelli che vogliono a tutti i costi cambiare il mondo avrei trovato pure l’Alto Passero del “Calcio del Protagonismo” (così lo definisce)

    LA RISPOSTA A CURA ALDO GRASSO Faccio il possibile, ma questi soffrono di protagonismo, non hanno capito che rispetto alla partita devono stare un passo indietro.

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  • MARCO TRAVAGLIO A LAMEZIA 24 Giugno 2019

    Molti lametini sono accorsi a vedere e sentire il direttore Marco Travaglio e mi è pure capitato di leggere in seguito peana entusiasti. Purtroppo la creatura del direttore, Il Fatto Quotidiano a trazione grillina, ad aprile 2019 ha diffuso 41.884 copie contro le 45.758 dell’anno scorso, con 26.796 vendute in edicola (-19,6%). Tendenza che prevale già da gennaio 2019 (ha perso il 14% anno su anno, il 3% in gennaio rispetto a gennaio 2018). E vende il 41% di quanto vendette nel gennaio del 2011, primo mese registrato da Ads. Presto del direttore quindi sentiremo parlare, ma anche a Lamezia si è visto che ormai il suo cuore batte per lo scialbissimo Conte, non più per Di Maio e Toninelli. Nella serata lametina l’eloquio del direttore è stato davvero esemplificativo dello stile del suo giornale: “una scrittura poverissima fino alla trasandatezza, sotto il profilo letterario, e una costruzione logica approssimativa, fatta tutta di ammiccamenti maliziosi, insinuazioni torbide, sospetti sordidi. E tutta malamente poggiata su una precaria struttura, costruita su ‘sorprendenti combinazioni’ e ‘incredibili coincidenze’ e intessuta di mille ‘non a caso’, ‘proprio allora’ e ‘guarda la fatalità. Il destino, il gioco delle circostanze e degli imprevisti, le vicende della vita individuale e di quella collettiva, tutto viene ridotto al risultato di un`unica trama e di una Macchinazione Universale“. Marco Travaglio, così come è stato descritto benissimo in un lungo studio (Contro il metodo Travaglio, di Federica Graziani e Luigi Manconi, Il vocabolario aggressivo e militarizzato. Le fantasie punitive e vendicative. L’esasperazione del sospetto. Una concezione paranoica e delatoria della società. Inchiesta su un sistema che ha fatto da miccia, veicolo e megafono al violento giustizialismo morale che oggi guida l’Italia) “è così virtuoso che per lui la vita stessa è un vizio” (Georg Büchner). Ce ne accorgemmo tutti in quella puntata di “Servizio pubblico” (11 gennaio 2013), in cui Marco Travaglio e Silvio Berlusconi, campioni dei due schieramenti chiamati allo scontro ultimo, finirono per avvinghiarsi in una simbiosi da coppia consumata. Non uno scontro, e neanche una mediazione, ma una sintonia perfetta. Fino alla conclusione. Basti pensare al gesto finale di Berlusconi, quando si alzò per spolverare con un fazzoletto la sedia del suo avversario. Gesto che avrebbe ben potuto compiere, con le medesime movenze, lo stesso Travaglio. D’altra parte quel profeta disarmato che si presentò davanti al suo avversario storico, è quello stesso  dissacratore del sistema diventato oggi corifeo e colonna portante dell’attuale governo. Oggi Travaglio è diventato a pieno titolo uomo del regime, la sua foglia di fico è attaccare il cattivo Salvini, ma i suoi amati grillini non ne escono bene: se un Salvini vince lo fa per manifesta inadeguatezza dei grillini. Lui preferisce ancora prendersela con Renzi e il pd che con queste marionette grilline si sono rifiutati finanche di sedersi intorno ad un tavolo (Grillo e Casaleggio i burattinai, si sa, non fanno politica, giocano a golf) .

    Travaglio, non dimenticatelo mai, per la storia, al primo Vaffa-Day venne indicato da Grillo come futuro ministro di Grazia e Giustizia. A Lamezia si è visto che ministro sarebbe stato. Il suo commento al più grande scandalo in cui è precipitato il Csm è stato un ininterrotto filotto di “ma di cosa vi sorprendete?”, a difesa del suo amico Palamara. Travaglio applica la legge solo contro i nemici, per gli amici la interpreta. Infatti nella scrittura e nell’oratoria di Travaglio, di tanti articoli del Fatto, del M5s e della sottocultura loro collegata emergono due costanti, due veri e propri disturbi del linguaggio. Il primo: un vocabolario militarizzato. Il secondo: un’idea di democrazia e di giustizia molto violenta

    Si pensi al rimando costante e sempre dispregiativo all’età degli avversari: la vecchiaia di Giorgio Napolitano, e ora quella di Sergio Mattarella, risultano capi d’imputazione, descritti – per esempio dai dirigenti dei 5 stelle – come altrettanti fattori invalidanti. Morfeo-Napolitano e La Sfinge-Mattarella si “abbioccherebbero” durante gli incontri con i rappresentanti dei diversi partiti, e se al primo Travaglio consiglia: “Se proprio non sa come impegnare il tempo libero, dia retta all’ultimo monito di Osho: “Ma perché ’n te trovi ’n bel cantiere stradale come tutti l’anziani normali?” (2 febbraio 2017), al secondo destina un augurio: “Mattarella non ha alcun ruolo nella scelta del presidente Rai, e infatti non risultano sue dichiarazioni in merito, né acquisti di congelatori supplementari per l’occasione. Ammesso e non concesso che Mattarella sia rimasto gelato, pazienza: prima o poi qualche anima pia provvederà a sbrinarlo dal freezer” (29 luglio 2018). Fino a Stefano Rodotà che, dopo aver goduto della massima stima da parte dei 5 stelle, si vide liquidato da Beppe Grillo così: un “ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi”. L’uso dei nomignoli è proprietà intellettuale esclusiva di Marco Travaglio: Disguido Bertolaso o Guido Bertolaido, il Banana e Al Tappone (Berlusconi), Giuliano l’Aprostata (Ferrara),Littorio Feltri, Angelino Al Fano, Angelino Jolie, Maurizio Belmento (Belpietro), Giorgio Ponzio Napolitano, Napolituhm, Rigor Montis, Elsa Frignero (Fornero), Gargamella (Bersani), Forminchioni (Formigoni),Cancronesi (Veronesi). A Travaglio va poi collegato quel motto, attribuito niente meno  che a Pietro Nenni, che così recita: ‘Il puro più puro che epura l`impuro’. L`impurità che porta all’ostracismo si dipana lungo una sequenza di delazione/esclusione, applicata vía via e con furia incalzante a giudici successivamente diventati accusati e, per un qualche artificio, nuovamente giudici e ancora accusati, e così via. Ad libitum, si potrebbe dire. Basti pensare alla catena Elio Veltri-Antonio Di Pietro-Sonia Alfano-Paolo Flores-Michele Santoro-Marco Travaglio-Luigi De Magistris-Antonio Ingroia… Ognuno di questi si è fatto celebrante e poi inquisitore dei comportamenti dell’altro, esaltandone la purezza prima di evidenziarne la sporcizia. E, sullo sfondo, l`ombra torva del tradimento.  Basta aspettare e vedrete che la santissima Trinità Travaglio-Padellaro-Scanzi prima o poi scoppierà con reciproche accuse di tradimento. Ecco il vero motivo per il quale ho scritto questo ritratto. Vedremo se l’azzecco.

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  • 1 ITALIANO SU 2 NON PAGA IMPOSTE. FARSI VOTARE DA CHI LE PAGA 22 Giugno 2019

    La sinistra novecentesca si batteva contro le disuguaglianze ricchi-poveri, oggi è tempo che si batta contro l’ingiustizia onesti-disonesti. E se i poveri sono disonesti, peggio per loro. Se ne è accorto finanche Michele Serra, ieri (Amaca su Repubblica), ma io ne avevo scritto il 9 maggio. Seguitemi. L’ Istat, l’istituto di statistica, verifica il livello di spesa mensile per consumi e individua chi è sotto e chi è sopra. Per avere un’idea la soglia di un adulto che vive da solo è di 834 euro mensili al Nord, 749 al Centro e 563 al Sud. Chi non arriva a coprire il paniere è considerato assolutamente povero: nel 2018 nella prima fascia ci sono 1,8 milioni di famiglie (per circa 5 milioni di individui); chi ci arriva a malapena è sempre povero, ma solo relativamente: 3 milioni di famiglie (9 milioni).  Passiamo al fisco. Un italiano su due non sborsa un centesimo di imposte. Per confermare la tesi basta sfogliare i rapporti periodici del dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni Irpef. Su 60 milioni di cittadini residenti il numero di contribuenti che comunica il proprio reddito all’ Agenzia delle entrate si attesta a 40 milioni. Questo significa che 20 milioni di italiani non hanno reddito. Ma non è finita. Perché tra quelli che presentano la dichiarazione ci sono altri 10 milioni che dicono di avere entrate nulle (o addirittura negative) oppure di non aver superato i 7.500 euro l’anno, soglia che esenta dal pagamento di tributi o lo limita a poche decine di euro. Il risultato è che la metà dei cittadini non guadagna a sufficienza per pagare i balzelli necessari a finanziare il funzionamento dello Stato, dalla sanità ai trasporti fino alla scuola e alla sicurezza.

    A questo punto non resta che tirare le somme. L’Istat ci dice che circa 14 milioni di italiani se la passano così male da avere difficoltà ad acquistare beni primari, come il cibo e i vestiti, o servizi essenziali, come la luce, l’ acqua e il gas. Il fisco, invece, ci spiega che 30 milioni di italiani non possiedono reddito, o lo possiedono così basso da non poter provvedere ai propri bisogni. 

    Prendendo per buone, come sono, entrambe le rilevazioni, ballano almeno 16 milioni di italiani, che per il fisco sono nullatenenti, ma per l’ Istat hanno tranquillamente di che vivere. Com’ è possibile? Non siamo di fronte ad un paradosso spazio-temporale né ad un’ anomalia quantistica, ma al problema più antico dell’Italia, che non è il regno dei poveracci e della disperazione, ma dei ladri e dei furbetti. Lo scostamento così elevato tra le due cifre, al netto di chi all’ interno del nucleo famigliare è a carico di altri, per l’ età o per scelta, si spiega solo con l’ enorme esercito di concittadini che vive nell’ illegalità. Da una parte quelli che tentano di accedere ai benefici assistenziali pubblici attraverso ogni mezzo, falsificando certificati medici, intestando proprietà ad altri, spostando residenze, dall’ altra quelli che lavorano in nero, non emettono fattura, truccano i documenti contabili.

    Il risultato è non solo, com’ è evidente, che i poveri, con tutto il rispetto per chi lo è davvero, sono molto meno di 5 milioni, ma anche che a finanziare la spesa pubblica sono pochissimi italiani, quelli che solitamente vengono presi di mira dai vari provvedimenti di inasprimento fiscale o taglio delle pensioni. A versare oltre il 57% dei circa 160 miliardi di Irpef, infatti, ci pensa il 12% dei contribuenti. Super ricchi? Macché. Lo scaglione più corposo va dai 35mila ai 55mila euro lordi l’ anno. (da Dagospia, 20/6/2019) (cfr. il mio articolo del 6/5/2019 “I tartassati sono il 12% e la metà non ha redditi”). Ecco spiegato perchè la mia sinistra dovrebbe stare con gli “onesti”, quelli che pagano le tasse e non con i disonesti. Noi siamo un paese ricco pieno di disonesti, prima lo capiremo meglio sarà.

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  • LA VICENDA DEL LICEO “VICO” E IL RISERBO 21 Giugno 2019


    La vicenda del suicidio dell’insegnante napoletano di 53 anni del liceo “Vico” è terribile.
    L’accusa è di aver fatto sesso con due studentesse minorenni. L’attività investigativa, coordinata dalla sezione “fasce deboli” della Procura partenopea, è iniziata qualche mese fa dopo la denuncia presentata da una delle due ragazze. Si è trattato, in entrambi i casi, di rapporti consenzienti ma comunque illegali e punibili a norma di legge, se acclarati.
    Rapporti che potrebbero essere stati denunciati, alla fine, anche solo per questioni di gelosia.
    A mettere in una brutta posizione il docente sono stati sicuramente i messaggi dal chiaro contenuto hot, inviati alle giovani.
    Messaggi, è stato appurato dagli investigatori, partiti dal tablet del professore. Lui, però, ha sostenuto che il dispositivo sarebbe stato utilizzato in sua assenza da qualcuno intenzionato a giocargli un brutto tiro. I primi accertamenti eseguiti dagli inquirenti escludono, al momento, che ci siano stati accessi non autorizzati al tablet ma le indagini proseguono per fare piena luce sulla vicenda.
    Le due ragazze, dopo la denuncia, sono state convocate in Procura e lì, accompagnate dai rispettivi genitori, hanno fugato i dubbi nutriti dai due sostituti procuratori titolari del fascicolo i quali hanno poi chiesto e ottenuto dal gip la misura cautelare dei domiciliari. Il docente aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere quando il giudice è andato a interrogarlo e il giorno successivo ha deciso di ammazzarsi, sparandosi al petto un colpo con la pistola del padre che teneva conservata in cantina. Ieri si sono svolti i funerali: capita raramente di vedere gli studenti che portano a spalla la bara di un professore, ha scritto il Corsera. Qual è la verità su questa vicenda, insomma, al di là della verità giudiziaria, qual è la verità? Proprio su questo incerto crinale avevo sistemato il racconto del mio libro del 2016 “Azzurro”, un’opera di fantasia che partiva da un ispettore scolastico mandato da Roma in una scuola a porre la seguente domanda : Ma voi che eravate qui, in tanti anni non vi siete accorti di nulla? Perchè la verità è sempre sfuggente, talvolta pericolosa o incredibile, ma una intera comunità che ogni giorno osserva i comportamenti dei suoi componenti, perchè non si accorge mai di nulla? Ecco, se il libro lo avessi scritto oggi, avrei inserito per intero il seguente documento sottoscritto nel liceo “Vico” da 74 tra docenti e Ata colleghi del prof. :
    «Qualunque sia la verità, che non è dato a noi di affermare (anche se ognuno, nel profondo del cuore, si è formata una personale opinione) quello che abbiamo urgenza di dire oggi, e di urlare con tutta la forza possibile, è il nostro no. No al linguaggio gratuito e diffamante di certa sedicente stampa che fa passare per diritto di cronaca il più meschino e nauseabondo pettegolezzo. No all’uso indiscriminato dei social, capaci di atterrare e di esaltare, di far scendere nel baratro dell’ inferno e di santificare, un luogo dove tutto ciò che è virtuale diventa reale, dove tutto ciò che è detto non potrà più essere ritirato. Ieri il professore era un pedofilo, oggi è un santo, ieri le due adolescenti erano le povere vittime di un adescamento illecito, ora i carnefici, artefici, del più infido e immorale degli inganni». No al riserbo scambiato per ‘un muro di omertà, scrivono i colleghi del prof. suicida, e questo documento, che dice e non dice, mi appare come un ulteriore segno dei tempi: quando la verità ti sfugge c’è sempre un riserbo al quale far ricorso. Il mio ispettore Pozzi di “Azzurro” avrebbe avuto il suo bel da fare. Lui avrebbe detto : una comunità “attenta”, se c’è un prof che sbaglia, lo blocca subito; se non c’è, lo difende contro le accuse di chiunque. Se invece “cade dalle nuvole”, si appella al riserbo, e ognuno pensi quel che vuole.

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  • TRAME-LA GRANDE FUGA 20 Giugno 2019

    Ieri sera a “Trame”, è stata presentata una video-inchiesta su Lamezia intitolata “La Grande Fuga. Storie di ordinario abbandono”: sullo spopolamento dei paesi. Molto ben fatta ma, secondo me, incompleta. Che cosa mancava? Una storiella da catechesi, che raccontava di una tremenda alluvione in un piccolo paesino. Eccola. Un uomo profondamente religioso rifiutò di essere salvato dalle barche dei suoi amici per ben tre volte, confidando nell’aiuto di Dio. Purtroppo, una volta morto, chiese a Dio perché non l’avesse salvato, e lui rispose: “come no? Ti ho mandato tre barche”. Troppo spesso gli individui e le comunità locali hanno delegato le cause e le responsabilità dei loro problemi agli organi di amministrazione al di sopra delle loro teste, spesso avendo ragione ma in molti altri casi nel solo tentativo di decolpevolizzarsi. Il comune incolpa e invoca l’intervento della Regione, lo stesso fa la Regione con lo Stato e lo Stato con l’Europa. Cosa c’entra allora la stupida storiella delle barche? Le comunità locali devono essere in grado di sfruttare gli interventi dell’Europa e della Regione, ma allo stesso modo non devono e non possono aspettare di poter essere salvati solo esclusivamente da quest’ultimi, proprio come l’uomo nella storia. I comuni possono fare molto con le proprie forze, e devono reagire subito, puntando al rinnovamento. Essi possono essere in grado non solo di prendere una barca per scampare l’alluvione, ma addirittura di costruirsela e salvarsi dall’estinzione. Sono in grado di rinascere e dare un esempio al mondo intero. 

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