PRIMA PAGINA (tutti gli articoli)

  • QUELLI CHE GUARDANO LA TV E… 20 Giugno 2018

    LA RISPOSTA A CURA ALDO GRASSO Magari pensassero! Nemmeno quello.

    130total visits,12visits today

    Continue reading →
  • La schedatura dei giornalisti vabbene, dei rom no. 19 Giugno 2018

    Sta passando sotto silenzio, e per questo la segnalo, la nuova tecnica di comunicazione tv detta “Casalino Grande Fratello Associati”. Il guru Rocco ha approntato una app ai ministri grillini che vanno in un talk show. Il ministro comodamente da casa sua si scarta il giornalista o interlocutore preferito e questi gli viene recapitato direttamente in studio, già catechizzato. Siamo agli inizi e quindi oltre agli amici della prima ora, De Masi Giordano e Freccero, si può scegliere tra professionisti del Fatto, la Verità, Libero, QN. Per ragioni dietetiche sono esclusi giornalisti di altre importanti testate che solo a vederli provocano allergie ed emicranie improvvise.Il ministro Bonafede, per esempio, per andare dalla Gruber, si è scelto Padellaro. Avendo i capelli bianchi il giornalista ha assunto la postura di ogni genitore autorevole. Figlio mio, lo sai quanto ti voglio bene, ma ascolta bene i consigli di tuo padre, stai attento a chi frequenti e non gli dare sempre ragione. Come cambiano i tempi e come tutto scorre. Se quest’app l’avessero consegnata a Fanfani, Andreotti, Berlusconi o Renzi, la piazza (non virtuale) sarebbe esplosa. Ma oggi per fortuna occorre saper raccontare una storia, ed io modestamente lo feci. A pensarci bene, però, non è questa una forma di schedatura dei giornalisti? Chissà se Mentana rintraccia qualche documento storico che ce lo ricordi. 

    LA RISPOSTA DI ALDO GRASSO Bisognerebbe risalire agli anni Trenta del secolo scorso

    130total visits,12visits today

    Continue reading →
  • Come prendiamo le decisioni a nostra insaputa 18 Giugno 2018

    La verità delle persone è nei gesti non nei valori che declamano (John Bargh). Dovete giudicare le motivazioni di un criminale: ha agito a sangue freddo, in modo premeditato, o a caldo, impulsivamente. Nel primo caso sarete propensi a sbatterlo in carcere e buttare la chiave, nel secondo a concedergli attenuanti. Anni di galera di differenza. Bene, se la stanza dove vi trovate è fredda, gli attribuirete un omicidio a sangue freddo; se è calda, penserete abbia ucciso sotto un’onda emotiva. John Bargh nel libro A tua insaputa (Bollati Boringhieri) sostiene una tesi solida: la nostra azione è in larga parte decisa a livello inconscio, orientata da fattori che ci sono oscuri. Questi fattori hanno un’influenza gigantesca su scelte, comportamenti, performance. Volete vincere le elezioni? Se siete conservatori, seminate paura e disgusto. I romanzi Il nome della rosa di Umberto Eco e Q di Luther Blissett (leggetelo) lo avevano detto. Quali sono le condizioni ottimali? La presenza contemporanea di immigrati, possibilmente sudati, e immondizia nelle strade. La vittoria di Donald Trump, nota Bargh, diventa più comprensibile. NB: l’unica eccezione è Virginia Raggi, tutto intorno a lei avviene a sua insaputa.

     

     

    130total visits,12visits today

    Continue reading →
  • TRAVAGLIO marco 17 Giugno 2018

    “Dunque, il retore e la retorica si trovano in questa posizione rispetto a tutte le altre arti: non c’è alcun bisogno che sappia come stiano le cose in sé, ma occorre solo che trovi qualche congegno di persuasione, in modo da dare l’impressione, a gente che non sa, di saperne di più di coloro che sanno.” (Socrate)

    130total visits,12visits today

    Continue reading →
  • 1995 quando la Lega era di sinistra. 2018 lo è il M5S! O-NE-STA’ 13 Giugno 2018

    Era il 1995. Bisognava dividere Berlusconi e Lega. Massimo D’Alema disse: “La Lega c’entra moltissimo con la sinistra, non è una bestemmia. Tra le Lega e la sinistra c’è forte contiguità sociale. Il maggior partito operaio del Nord è la Lega, piaccia o non piaccia. E’ una nostra costola, è stato il sintomo più evidente e robusto della crisi del nostro sistema politico e si esprime attraverso un anti-statalismo democratico e anche antifascista che non ha nulla da vedere con un blocco organico di destra”. Nel gennaio 2018 d’Alema ha detto: “Preoccupa la deriva neofascista della Lega”. Il copione si ripete. Nel 2018 bisogna dividere M5s e Lega. La costola della sinistra è diventata, per alcuni, il M5S. Tra 23 anni si scoprirà quello che sono oggi, fascisti. (Che siano disonesti come tutti lo si è capito con le vicende di Roma e della Raggi). Se non lo fossero potrebbero allearsi con la Lega? Può continuare così la cd sinistra a ripetere sempre gli stessi schemi non imparando mai nulla dal passato?

    130total visits,12visits today

    Continue reading →
  • Roy Beck, l’uomo che ha convinto Salvini 12 Giugno 2018

    130total visits,12visits today

    Continue reading →
  • Il voto d’opinione e quello locale 10 Giugno 2018

    Conversando su Lamezia con Carlo Puca, giornalista di Panorama, e Francesca Fanuele della 7, è uscito fuori il discorso sulle elezioni. Quanto incide sui risultati la cupola mafiosa che governa Lamezia? La mia opinione è ormai consolidata, il voto d’opinione nazionale (il brand e l’aria che tira) determina il voto europeo e nazionale, il voto clientelare è invece una parte del voto locale. La cupola non vota mai a caso, o sulla base di simpatie personali, ma punta su chi può vincere. Se l’aria che tira spinge verso Lega e 5 Stelle, è in quell’ambito che vanno fatti confluire i voti. La cupola non deve e non può stare mai all’opposizione. Per capirci, è quello che fa da sempre Bruno Vespa, il metereologo politico italiano.  Altro che Pagnoncelli, prima delle elezioni mi è bastato vedere come riveriva una idiota come Laura Castelli, cd esperta economica dei 5 Stelle. La vecchia banderuola sventola là dove lo spinge l’aria che tira, la quale intercetta, in una percentuale variabile e imprevedibile che si intravede nello scambio tra non votanti e votanti, il voto in libera uscita, fenomeno nuovo dopo che le appartenenze delle ideologie sono tramontate. Gente che sceglie di volta in volta chi votare, e si schiera con il cambiamento sulla base del seguente assioma: meglio il brutto nuovo che il vecchio bello. Nelle elezioni locali  meridionali al contrario le variabili aumentano. C’è sempre l’aria che tira (Mascaro aveva vinto ancora prima di iniziare, solo lui non lo aveva capito, altrimenti avrebbe fatto una, due liste), ma accanto c’è la variabile “investimento”, cioè voti comprati sul libero mercato, più investi più ottieni (il paio di scarpe di Lauro), poi ci sono gli accordi trasversali (scambi di pacchetti tra schieramenti diversi che rendono vacuo il discorso destra-sinistra), infine c’è la cupola mafiosa che deve stare al governo. Solo così si può capire il fenomeno D’Ippolito (il brand M5S non basta a vincere nei comuni e nelle regioni), un illustre sconosciuto che è stato  eletto tramite il rapporto con la Casaleggio Associati e sulla base della meridionalizzazione dei grillini (Giggino non è di Pomigliano?). Tornando all’aria che tira, è chiarissimo da anni che alla “classe operaia e media” non gli importa nulla della condizione delle donne, degli immigrati, degli omosessuali, anzi li detesta proprio. Gli interessano i diritti sociali. Certo, ma oggi sul Corsera Mario Monti ricordava: «Nel 2011-2012 l’Italia ha deciso di adottare, per non finire in default, dure misure. Tutti i partiti, con vari gradi di convinzione, hanno votato per un anno a favore di quelle misure e a loro va il merito di avere evitato all’Italia l’umiliazione di essere governata per anni in modo «coloniale» dalla troika. Solo due partiti allora capitalizzarono sull’inevitabile impopolarità di quei provvedimenti: la Lega, opponendovisi in Parlamento, e il M5S, nelle piazze e sui siti. Nel linguaggio allora usato da queste due forze, il governo italiano del tempo veniva spesso chiamato troika, come se si fosse trattato della stessa cosa! Sarebbe una nemesi — e speriamo davvero per il Paese che ciò non accada — che proprio quelle due forze dovessero sperimentare sulla loro pelle, ma anche su quella di tutti gli italiani, che cos’è la vera troika». Uno è libero di fare tutti i discorsi che vuole sulla sconfitta del pd e sulle sue ragioni, o sul cambiamento. Una cosa è certa, i social, la democrazia diretta, le cosche, il popolo, il sovranismo, non debbono farci dimenticare  cosa avvenne in un anno preciso, il 2011. Il 2018 ha presentato il conto, ma c’è sempre chi passa alla cassa dimenticandosi di chi quella cassa è riuscita a tenerla aperta. Se uno legge quello che ha dichiarato stamane al Corriere Tria, ministro dell’economia, la differenza con Padoan non la nota. Bisogna vedere quanti no lo sventurato sarà capace di dire.

    130total visits,12visits today

    Continue reading →
  • Come Salvini è arrivato in Calabria 7 Giugno 2018
    “…Domenico Furgiuele, segretario regionale della Lega e, ora, primo deputato eletto in Calabria nella storia del partito. E Tilde Minasi, un passato di assessora comunale nella città sciolta per mafia.
    Creatura del “Modello Reggio” dell’ex sindaco e governatore regionale Giuseppe Scopelliti.
    Furgiuele e Minasi non sono infatti dei pesi piuma.
    La Lega in Calabria è una loro invenzione e del loro dante causa politico, Giuseppe Scopelliti, l’asso di briscola che riesce a far campagna per Salvini negli stessi giorni in cui prepara la borsa per il carcere in cui deve scontare una condanna definitiva a 4 anni e 7 mesi per falso in atto pubblico (ci entrerà un mese esatto dopo le elezioni). Una scommessa facile da vincere che dovrebbe valere a entrambi un seggio in parlamento. Cosa che riesce a Furgiuele, ma non a Minasi. E solo perché, maledetto il Rosatellum, nel gioco che vuole che un candidato presentato in più circoscrizioni venga eletto in quella dove ha ricevuto meno voti, è Salvini, proprio lui, che le porta via lo scranno senatoriale nel collegio Calabria 1.
    Del 35enne Domenico Furgiuele, c’è da scommetterci, sentiremo ancora parlare. Anche se, a ben vedere, ce n’è già abbastanza. E non tanto per i suoi precedenti dipolizia per «reati contro la persona», o per il daspo rimediato da tifoso del Sambiase nel lontano 2007, o per i suoi “like” su Facebook a post contro i migranti e in memoria di Adolf Hitler. Ma per faccende calabresi. Di famiglia. Il suocero di Furgiuele è un signore che si chiama Salvatore Mazzei. Ed è in carcere. Non per una disavventura qualunque.
    Condannato in via definitiva per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Non esattamente un reato professionale per chi, come Mazzei, è stato da uomo libero il titolare di una cava. Una gigantesca carie che scava la collina di Lamezia Terme. Uomo assai benvoluto, questo Mazzei. Al punto che, nelle frazioni di Lamezia (altro comune sciolto per mafia) dove si campa con il lavoro e l’indotto della cava, la Lega sfonda il 50 per cento. Né si può dire che il legame di parentela sia neutro. Perché — come documenta la relazione riservata della Commissione di accesso a Lamezia disposta dal Prefetto di Catanzaro — Domenico Furgiuele è stato amministratore unico di una delle società (la “Terina Costruzioni srl”) di Mazzei.
    Per altro Furgiuele non si può certo definire un “uomo nuovo”. È un altro degli epigoni del “Modello Reggio”, demolito dalle inchieste giudiziarie. Incrocia lo stesso sistema di relazioni di Tilde Minasi, che dell’eredità politica e delle clientele di Scopelliti è diventata “esecutrice testamentaria”… (“Salvini, Scopelliti e i clan” di Bonini, Tonacci, Candito, Repubblica)

    130total visits,12visits today

    Continue reading →

130total visits,12visits today