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  • Meglio soli 16 Gennaio 2018

    Il premier inglese May ha proposto il ministero della Solitudine. Gli storici ricordano che i sindaci di Lamezia quasi sempre hanno avuto un assessorato dei “Mali accompagnati”.

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  • La scuola ricominci dagli orari 7 Gennaio 2018

    L’istituto superiore “Ettore Majorana” di Brindisi ha annunciato l’intenzione di sperimentare l’inizio delle lezioni alle 10, per consentire agli studenti di poter entrare a scuola più riposati. Non sono il solo a pensare che sia la scuola a doversi adeguare ai ritmi degli alunni e non viceversa, per cui ritengo ormai matura la necessità di progettare una scuola che apra alle 9,30 e chiuda alle 17,30 (pausa pranzo di un’ora), dove si studia e si fanno i compiti. Lasciato l’edificio, studenti liberi di non pensare più allo studio. Una scuola come luogo delle lezioni e dello studio, dove si fanno insieme (peer education) quelli che oggi sono i terribili compiti per casa, con insegnanti che pertanto spiegano ma anche osservano i propri alunni mentre apprendono: svolgono esercizi, temi e problemi. Tutti impegni extrascolastici ora delegati ai poveri genitori, spesso al centro del mirino: suo figlio a casa non studia (abbastanza)! I risultati negativi degli alunni vengono infatti sempre addebitati ai genitori (colpevoli di non sorvegliare lo studio a casa dei figli) assolvendo la scuola e i suoi eterni rituali.  Cosa direste di un maestro di tennis che spiega in un’aula i movimenti del gioco e poi invita gli alunni ad esercitarsi a casa? Eppure è quello che fa la tradizionale scuola italiana, nella quale il prof  spiega ed assegna per casa. Si chiama didattica trasmissiva. Per renderla più attraente oggi la scuola viene arricchita da tanti progettini-ini-ini superflui ed inutili (fumo negli occhi). Perchè inutili? Perchè se  un alunno trova difficoltà a fare un tema o un’equazione, ha bisogno di un prof che lo segua da vicino, come farebbe un precettore o… un maestro di tennis. Non migliorerà mai se invece di questa personalizzazione dell’insegnamento gli facciamo fare tante altre cose (teatro, musical, viaggi, convegni…) utili e belle, ma secondarie. Per gustare la marmellata prima devi avere il pane dove stenderla. La scuola è inutile che si trucchi per rendersi più attraente se non ripensa radicalmente la sua didattica e i suoi orari, cosa e come si insegna. Basta saper guardare al di là del proprio naso.

    Spiega lo studente Francesco Gengaroli, in visita ad una scuola finlandese (su edscuola.it): Una lezione scolastica finlandese è composta, generalmente, da 45 minuti di lezione e 15 minuti di intervallo. In questi 15 minuti gli alunni sono fortemente invitati a uscire in giardino e giocare. Pioggia, non pioggia, vento o neve non influenzano questa regolarità. Il tempo dedicato al gioco è un aspetto estremamente importante nella vita scolastica finlandese. I docenti finlandesi godono di un grande prestigio sociale e hanno una notevole autonomia nella progettazione dei loro programmi scolastici e nella scelta dei materiali didattici. Tutto questo è incentivato dal fatto che il loro stipendio medio è molto più elevato rispetto a quello italiano. Inoltre, i docenti finlandesi cercano di differenziare il più possibile i propri metodi d’insegnamento in modo tale da coinvolgere il maggior numero di studenti e facilitare così lo studio. Si studia per imparare e non per passare. Un aspetto importante di tutte le scuole finlandesi sono le Special classes, cioè classi che accolgono studenti con difficoltà di apprendimento o studenti che hanno delle carenze in specifiche materie. Generalmente queste classi sono di piccole dimensioni, molto confortevoli e accolgono gruppi ristretti di alunni. I docenti delle classi speciali hanno una formazione diversa rispetto agli altri insegnanti e, molto spesso, utilizzano strumenti innovativi per favorire una maggiore concentrazione da parte dei propri studenti. La scuola finlandese cerca di spiegare ai propri alunni che qualsiasi persona nella vita può aver bisogno di aiuto, non solo a scuola, ma anche nello sport, nel lavoro, nella musica o in qualsiasi altro ambito. Per questa ragione le classi speciali non vengono considerate dai finlandesi come un modello di esclusione, ma solo uno strumento per valorizzare le potenzialità di ogni singolo studente. Noi ci trastulliamo con le sigle, Bes, Dsa, Pai…

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  • Tonino Iacopetta 1 Gennaio 2018

    Tonino Iacopetta è stato un amico professore che ho avuto modo di conoscere quando facevo ancora il supplente. La notizia della sua scomparsa, nel modo più banale che ci possa essere, mi rende questo capodanno tristissimo perchè con lui se ne va appunto  un uomo acuto e molto intelligente e vanno via anche tutti gli anni che abbiamo trascorso assieme. Io non m’intendo di poesia ma in questi anni l’unico che mi  trasmetteva qualcosa leggendolo era Tonino. Questo ho fatto in tempo a dirglielo. Ci siamo conosciuti perchè lui faceva il presidente alla maturità e allora per esaminare i cd “privatisti” si dovevano chiamare i prof “aggregati”. Per esaminare in “diritto” lui chiamava me e così ben presto, tra me alle prime armi, e lui già esperto, si è creata un’intesa e fiducia tale che i lavori della commissione me li faceva seguire in prima persona sentendosi sollevato da tanti adempimenti burocratici. Fu così che per alcuni anni ci ritrovammo in giro a fare gli esami ed ebbi modo di conoscerlo ed apprezzarlo. Le apparenze ingannano, non lo sapevo ancora, aveva un’aria arcigna ed era invece troppo divertente. La sua preparazione letteraria era straordinaria così, nel momento in cui si trattava di esaminare ragazzi che non sapevano fare una o col bicchiere, Tonino tendeva a non perdere tempo. Insomma, era sbrigativo come se mi dicesse: ma che ci stiamo a fare qui io e te con queste cose? Cosa c’entriamo noi e la cultura con queste bagattelle?  Da lui ho imparato molto, e la prima cosa è stata come trattare con alunni e colleghi: mai prenderli sul serio. E poi tante accortezze come per es. preparare il pacco finale da soli senza essere sopraffatti dalla fretta finale dei commissari. Tutte queste esperienze insieme hanno cementato la nostra stima che gli anni hanno reso ancor più solida. Di Tonino mi resteranno soltanto ricordi belli e divertenti, e l’unico che voglio divulgare a tutti è il seguente. Eravamo a Vibo, ormai affiatati, lui mi delegava i lavori della commissione e ogni mattina contento usciva per recarsi in una libreria vicina. A fine mattinata tornava a scuola e lo vedevamo completamente ricoperto di polvere, perchè era andato alla ricerca di vecchi testi in un deposito inaccessibile della libreria. Questo archeologo della poesia e della cultura che conosceva così bene i testi letterari come le persone, pieno di ragnatele e ingrigito dalla polvere, lo ricordo ancora vivamente come se lo avessi visto l’ultima volta ieri. Ecco, la scuola mi ha fatto conoscere alcune persone straordinarie, e Tonino è stato uno di quelli ai quali ho voluto più bene. Il fatto che, come gli dicevo, capisse poco di politica e di adempimenti formali, era del tutto secondario per un intellettuale che riusciva a parlare con Attilio Bertolucci come se discutesse con me. Addio, pirata della poesia, vissuto a Lamezia accanto a noi in tempi indecifrabili.

    PER FINIRE

    E, per finire, un libro:

    di sole pagine

    bianche.

    Per dare pace

    ai miei pensieri

    stanchi  (da L’Ultima Riva,1998)

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  • Ugo Tognazzi e Antonio Pietrangeli il grande cinema italiano 29 Dicembre 2017

    Una delle scene più memorabili del cinema italiano. Ugo Tognazzi in “Io la conoscevo bene” di Antonio Pietrangeli (1965). Per accontentare l’amico Pietrangeli che ha bisogno del suo nome da far comparire sui cartelloni in un film con una Sandrelli che ancora nessuno conosce, Tognazzi, invece di cantare la canzoncina prevista sul copione, rispolvera un vecchio numero che faceva sui palcoscenici dell’avanspettacolo, lungo la provincia italiana. Impersona Baggini, vecchio comico di rivista imbucato ad una festa in cerca di scritture, e che si lascia umiliare dalla ferocia della star Enrico Maria Salerno. Il quale lo costringe alla gogna di un ballo su un tavolino, per allietare un salotto affollato di cortigiani e attricette. Tra Gassman, Manfredi e Sordi, è Tognazzi infatti con la sua umanità più profonda a far toccare al cinema italiano le vette più alte. Questa scena di pochi minuti lo dimostra in maniera convincente. Pietrangeli a sua volta è stato un grande maestro e questo film resta un capolavoro assoluto

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  • Controcorrente 24 Dicembre 2017

    Augurando a tutti i lettori Buon Natale, propongo un piccolo estratto dell’articolo di Lucrezia Reichlin, economista di riconosciuto valore, sul Corsera di oggi. Tanto per orientarsi e non seguire la corrente del rancore.

    Ma se vogliamo andare al di là della congiuntura dovremmo tenere il faro acceso su questo problema. L’Italia ha una fragilità che altri Paesi europei non hanno proprio per la evidente corrosione della tenuta istituzionale. La discussione sulla crisi bancaria ne è solo l’esempio più recente …

    Si potrebbe cominciare con una raccomandazione all’onorevole Casini affinché in conclusione di questo assurdo spettacolo della Commissione parlamentare sulla crisi bancaria che sembra soprattutto interessata a distruggere la sottosegretaria Boschi invece che a capire cosa non ha funzionato nel nostro sistema di protezione del risparmio, produca raccomandazioni per un rafforzamento di tale sistema e un suo adeguamento alle migliori pratiche internazionali.

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  • Galli della Loggia e lo stato d’assedio al Sud 21 Dicembre 2017

    Lo storico Ernesto Galli della Loggia su 7 (Corsera) del 14/12/2017 ha scritto un articolo “Per salvare il Sud serve lo stato d’assedio? L’illegalità diffusa va sradicata. Ecco 10 punti”. Riassumo i dieci punti:

    1)Distruzione dei veicoli non assicurati; 2) Multa ai genitori di bambini che non finiscono l’obbligo; 3) Gare d’appalto degli enti locali superiori a 100mila euro svolte dalla prefettura; 4) controllo a campione di tutte le aziende agricole e multa da 10mila euro in su per quelle non in regola; 5) blocco officine meccaniche che truccano i veicoli; 6) sospensione dei sindaci se la polizia urbana non è in grado di far rispettare regolamenti contro il rumore, sul traffico e l’occupazione di suolo pubblico; 7) sequestro degli smartphone a minorenni con meno di 16 anni; 8) distruzione immediata di ogni fabbricato o pertinenza costruiti senza licenza; 9) 3 giorni di carcere per chi rilascia rifiuti in spazio non idoneo; 10) tutte le somme così incamerate vanno utilizzate nell’edilizia scolastica.

    Come si vede, è una provocazione, ma davvero intelligente perché mette il dito nei nostri vizi meridionali. Naturalmente alcuni “locali” a Galli della Loggia gliene hanno detto di tutti i colori. Un amico mi chiede cosa ne penso. Siccome io su questo blog ho pubblicato il 29/3/2017 un articolo intitolato “Proposta di nuova intransigenza”, tra il serio ed il faceto, chiunque potrà constatare che Galli della Loggia concorda. Tra il serio ed il faceto.

    Debbo aggiungere infine qualcosa che consente di spiegare meglio la provocazione. Erano gli anni ottanta quando lo storico, sul Corsera, si occupò in un editoriale della situazione di illegalità diffusa del Sud, chiedendo a tutti noi: ma se voi meridionali non riuscite a far rispettare neppure l’orario di apertura e chiusura dei negozi, come pensate di poter sconfiggere la mafia? Ubi maior minor cessat. E’ da allora che io ed altri pensiamo davvero che uno Stato impotente contro l’illegalità diffusa dei piccoli comportamenti individuali non sia in grado di affrontare i fenomeni di criminalità mafiosa. Questo concetto può essere spiegato con un esempio sportivo: se non sei in grado di correre i 1500 metri, puoi iscriverti alla maratona? Tutti pensano di sì, e così avviene che a Lamezia dove nessuna amministrazione è stata  in grado di far aumentare la percentuale di quelli che pagano la Tassa spazzatura (3 su 10 dagli anni sessanta sino ad oggi), si fanno roboanti proclami antimafia che lasciano le cose come stanno.

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  • La città dei gioiellieri 14 Dicembre 2017

    Iacurso è il paese del gelato, Capizzaglie è il quartiere del pane, Lamezia è la città dei goiellieri. Mentre in Italia l’Istat certifica che l’inflazione non riparte, a Lamezia è ripartita da un bel pò. In un elegante bar ordino un aperitivo. Il cameriere mi fa: intero o standard? Rispondo: giusto qualche stuzzichino, sarebbe lo standard? Dopo 15 minuti, eppure ci sono solo io seduto, arriva l’Aperol spritz e 3 piccole tazzine, con arachidi, olive e salatini. Il conto è 8 euro (in lire 16mila!). Per curiosità chiedo cosa mi sarebbe toccato con l’intero. Potevo arrivare anche a 10 euro (aiuto!). Mi ricordo di aver visto un cartello in una pizzeria con l’offerta di aperitivo e contorni per 10 euro, e avevo immaginato che portassero pizzette rustici e affettati. In genere nei bar l’aperitivo costa dai 3,50 ai 4,50, ad Amantea in un bar elegante per 5 euro praticamente fai un pranzo. Capisco due cose: che la crisi a Lamezia è alle nostre spalle perchè se pratichi questi prezzi e puoi mantenere i diversi camerieri che ho visto, vuol dire che la gente ha soldi da spendere. La seconda cosa riguarda Lamezia, dove una volta c’era un solo gioielliere, Salvatore Caputo, e oggi abbiamo tanti gioiellieri, dai fruttivendoli ai macellai alle salumerie ai bar. Tutti questi non hanno capito la cosa più importante di tutte, la lezione dei fratelli Della Valle. Un giaccone Tod’s costa 990 euro, ma è così buono che ti dura 35 anni. Forse essi vendono merci altrettanto buone o noccioline ed olivette simili a diamanti? Il prezzo alto contraddistingue merci di valore (Tod’s, Rolex), non trasforma una semplice insegna in un brand esclusivo. Questa è Lamezia, poi si lamentano che le tariffe degli aerei sono alte, noi siamo milionari e nessuno se ne è accorto. Ah, dimenticavo, la scorsa estate nello stesso bar  un cono gelato prevedeva un solo gusto, per 2 gusti occorreva il supplemento. Scusate, consigliammo, invece di una quantità 10, non potreste fare 2 gusti da 5, come fanno negli altri bar? 

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  • Buona domenica grillina 14 Dicembre 2017

    Sono contento che a meno di 3 mesi dalle elezioni tutti siano in grado, bambini compresi, di capire una parola ormai abusata e insignificante che è “populismo”. I grillini a caccia di voti le tentano tutte e adesso fanno l’occhiolino al Papa, ai dipendenti del terziario e ai sindacati oscurantisti con la proposta: domenica i negozi chiusi. E perchè devono uscire i giornali, ed essere aperti gli autogrill? Ecco i  nostri campioni della modernità, questi super tecnologici della rete che con un colpo solo fanno un favore a sè stessi (per i voti che prenderanno) e ai colossi dell’e-commerce. Se c’era bisogno (ma in Italia vige la regola che se non sbatti il grugno non capisci il pericolo) di conoscere le intenzioni politiche di questi pazzi furiosi che vogliono tutto insieme, un sussidio a tutti senza lavorare, la domenica a casa a vedere la D’Urso, il referendum per uscire dall’euro, l’eliminazione dei vaccini e degli aerei per preservare la nostra salute, insomma se c’era bisogno di conoscere per votar male, adesso siamo pronti. Pronti a consegnare l’Italia in mano a questi furiosi inventori di un mondo nuovo basato sul ritorno alla mitica economia di quando eravamo straccioni, come abbiamo già fatto consegnando la capitale d’Italia in mano ad una poveretta che non sarebbe in grado neppure di leggere il bilancio di una scuola. Ecco spiegato il populismo: cerca di immaginare cosa vuole il popolo, per parlare alla sua pancia evitando accuratamente di chiamare in causa un organo detto cervello. Tu chiamale se vuoi emozioni, e il lavoro per tutti verrà. Stampando moneta chiamata liretta e dando il potere di distribuirla ad un genovese comico che non fa ridere. Perchè l’Italia è destinata a piangere affidandosi ad un comico. E’ la specialità della casa: la dittatura non l’ha dovuta praticare forse un socialista? Dimenticavo. Dipendesse da me che credo nel mercato, gli orari dei negozi andrebbero liberalizzati e se di notte fossero aperti i centri commerciali meglio per l’economia di tutti. Altro che sfruttamento. Io sono per il: se lavori, guadagni; più lavori più guadagni. Se non lavori non devi guadagnare.

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