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  • 1995 quando la Lega era di sinistra. 2018 lo è il M5S! O-NE-STA’ 13 Giugno 2018

    Era il 1995. Bisognava dividere Berlusconi e Lega. Massimo D’Alema disse: “La Lega c’entra moltissimo con la sinistra, non è una bestemmia. Tra le Lega e la sinistra c’è forte contiguità sociale. Il maggior partito operaio del Nord è la Lega, piaccia o non piaccia. E’ una nostra costola, è stato il sintomo più evidente e robusto della crisi del nostro sistema politico e si esprime attraverso un anti-statalismo democratico e anche antifascista che non ha nulla da vedere con un blocco organico di destra”. Nel gennaio 2018 d’Alema ha detto: “Preoccupa la deriva neofascista della Lega”. Il copione si ripete. Nel 2018 bisogna dividere M5s e Lega. La costola della sinistra è diventata, per alcuni, il M5S. Tra 23 anni si scoprirà quello che sono oggi, fascisti. (Che siano disonesti come tutti lo si è capito con le vicende di Roma e della Raggi). Se non lo fossero potrebbero allearsi con la Lega? Può continuare così la cd sinistra a ripetere sempre gli stessi schemi non imparando mai nulla dal passato?

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  • Roy Beck, l’uomo che ha convinto Salvini 12 Giugno 2018

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  • Il voto d’opinione e quello locale 10 Giugno 2018

    Conversando su Lamezia con Carlo Puca, giornalista di Panorama, e Francesca Fanuele della 7, è uscito fuori il discorso sulle elezioni. Quanto incide sui risultati la cupola mafiosa che governa Lamezia? La mia opinione è ormai consolidata, il voto d’opinione nazionale (il brand e l’aria che tira) determina il voto europeo e nazionale, il voto clientelare è invece una parte del voto locale. La cupola non vota mai a caso, o sulla base di simpatie personali, ma punta su chi può vincere. Se l’aria che tira spinge verso Lega e 5 Stelle, è in quell’ambito che vanno fatti confluire i voti. La cupola non deve e non può stare mai all’opposizione. Per capirci, è quello che fa da sempre Bruno Vespa, il metereologo politico italiano.  Altro che Pagnoncelli, prima delle elezioni mi è bastato vedere come riveriva una idiota come Laura Castelli, cd esperta economica dei 5 Stelle. La vecchia banderuola sventola là dove lo spinge l’aria che tira, la quale intercetta, in una percentuale variabile e imprevedibile che si intravede nello scambio tra non votanti e votanti, il voto in libera uscita, fenomeno nuovo dopo che le appartenenze delle ideologie sono tramontate. Gente che sceglie di volta in volta chi votare, e si schiera con il cambiamento sulla base del seguente assioma: meglio il brutto nuovo che il vecchio bello. Nelle elezioni locali  meridionali al contrario le variabili aumentano. C’è sempre l’aria che tira (Mascaro aveva vinto ancora prima di iniziare, solo lui non lo aveva capito, altrimenti avrebbe fatto una, due liste), ma accanto c’è la variabile “investimento”, cioè voti comprati sul libero mercato, più investi più ottieni (il paio di scarpe di Lauro), poi ci sono gli accordi trasversali (scambi di pacchetti tra schieramenti diversi che rendono vacuo il discorso destra-sinistra), infine c’è la cupola mafiosa che deve stare al governo. Solo così si può capire il fenomeno D’Ippolito (il brand M5S non basta a vincere nei comuni e nelle regioni), un illustre sconosciuto che è stato  eletto tramite il rapporto con la Casaleggio Associati e sulla base della meridionalizzazione dei grillini (Giggino non è di Pomigliano?). Tornando all’aria che tira, è chiarissimo da anni che alla “classe operaia e media” non gli importa nulla della condizione delle donne, degli immigrati, degli omosessuali, anzi li detesta proprio. Gli interessano i diritti sociali. Certo, ma oggi sul Corsera Mario Monti ricordava: «Nel 2011-2012 l’Italia ha deciso di adottare, per non finire in default, dure misure. Tutti i partiti, con vari gradi di convinzione, hanno votato per un anno a favore di quelle misure e a loro va il merito di avere evitato all’Italia l’umiliazione di essere governata per anni in modo «coloniale» dalla troika. Solo due partiti allora capitalizzarono sull’inevitabile impopolarità di quei provvedimenti: la Lega, opponendovisi in Parlamento, e il M5S, nelle piazze e sui siti. Nel linguaggio allora usato da queste due forze, il governo italiano del tempo veniva spesso chiamato troika, come se si fosse trattato della stessa cosa! Sarebbe una nemesi — e speriamo davvero per il Paese che ciò non accada — che proprio quelle due forze dovessero sperimentare sulla loro pelle, ma anche su quella di tutti gli italiani, che cos’è la vera troika». Uno è libero di fare tutti i discorsi che vuole sulla sconfitta del pd e sulle sue ragioni, o sul cambiamento. Una cosa è certa, i social, la democrazia diretta, le cosche, il popolo, il sovranismo, non debbono farci dimenticare  cosa avvenne in un anno preciso, il 2011. Il 2018 ha presentato il conto, ma c’è sempre chi passa alla cassa dimenticandosi di chi quella cassa è riuscita a tenerla aperta. Se uno legge quello che ha dichiarato stamane al Corriere Tria, ministro dell’economia, la differenza con Padoan non la nota. Bisogna vedere quanti no lo sventurato sarà capace di dire.

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  • Come Salvini è arrivato in Calabria 7 Giugno 2018
    “…Domenico Furgiuele, segretario regionale della Lega e, ora, primo deputato eletto in Calabria nella storia del partito. E Tilde Minasi, un passato di assessora comunale nella città sciolta per mafia.
    Creatura del “Modello Reggio” dell’ex sindaco e governatore regionale Giuseppe Scopelliti.
    Furgiuele e Minasi non sono infatti dei pesi piuma.
    La Lega in Calabria è una loro invenzione e del loro dante causa politico, Giuseppe Scopelliti, l’asso di briscola che riesce a far campagna per Salvini negli stessi giorni in cui prepara la borsa per il carcere in cui deve scontare una condanna definitiva a 4 anni e 7 mesi per falso in atto pubblico (ci entrerà un mese esatto dopo le elezioni). Una scommessa facile da vincere che dovrebbe valere a entrambi un seggio in parlamento. Cosa che riesce a Furgiuele, ma non a Minasi. E solo perché, maledetto il Rosatellum, nel gioco che vuole che un candidato presentato in più circoscrizioni venga eletto in quella dove ha ricevuto meno voti, è Salvini, proprio lui, che le porta via lo scranno senatoriale nel collegio Calabria 1.
    Del 35enne Domenico Furgiuele, c’è da scommetterci, sentiremo ancora parlare. Anche se, a ben vedere, ce n’è già abbastanza. E non tanto per i suoi precedenti dipolizia per «reati contro la persona», o per il daspo rimediato da tifoso del Sambiase nel lontano 2007, o per i suoi “like” su Facebook a post contro i migranti e in memoria di Adolf Hitler. Ma per faccende calabresi. Di famiglia. Il suocero di Furgiuele è un signore che si chiama Salvatore Mazzei. Ed è in carcere. Non per una disavventura qualunque.
    Condannato in via definitiva per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. Non esattamente un reato professionale per chi, come Mazzei, è stato da uomo libero il titolare di una cava. Una gigantesca carie che scava la collina di Lamezia Terme. Uomo assai benvoluto, questo Mazzei. Al punto che, nelle frazioni di Lamezia (altro comune sciolto per mafia) dove si campa con il lavoro e l’indotto della cava, la Lega sfonda il 50 per cento. Né si può dire che il legame di parentela sia neutro. Perché — come documenta la relazione riservata della Commissione di accesso a Lamezia disposta dal Prefetto di Catanzaro — Domenico Furgiuele è stato amministratore unico di una delle società (la “Terina Costruzioni srl”) di Mazzei.
    Per altro Furgiuele non si può certo definire un “uomo nuovo”. È un altro degli epigoni del “Modello Reggio”, demolito dalle inchieste giudiziarie. Incrocia lo stesso sistema di relazioni di Tilde Minasi, che dell’eredità politica e delle clientele di Scopelliti è diventata “esecutrice testamentaria”… (“Salvini, Scopelliti e i clan” di Bonini, Tonacci, Candito, Repubblica)
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  • Cosa succede in città…a Decollatura 4 Giugno 2018

    Il comizio di Decollatura del candidato Mario Tomaino è un cult su giornali  e web (https://www.youtube.com/watch?time_continue=228&v=nMnHF5OKveo) . Ormai  io ho un riflesso condizionato, per ogni cosa politica cerco di immaginare cosa diranno le generazioni future. Cosa diranno nel 2050 quando commenteranno il credo grillino che 1 vale 1 ?Non ci compatiranno, non rideranno di noi, della nostra citrullagine?  Tutti siamo buoni a fare il sindaco, il ministro, il capo dello Stato, nell’isola dei famosi della politica? Negli anni sessanta un politico ci spiegava  la situazione internazionale e il mondo. Adesso uno che vuol fare il sindaco di Decollatura se ne frega di non sapere l’inglese. Che gli serve? Come dice lui nel filmato, siamo dodici persone, io debbo parlare se riesco italiano. E’ il concetto della “piccola patria”, della rinchiusura, piccolo è bello. Tomaino e Obama pari sono. A nessuno viene il dubbio che l’Italia non cresce più da quando abbiamo lasciato la politica in mano ad incompetenti, così uno che non ha mai lavorato in vita sua può fare il Ministro del Lavoro e dello Sbiluppo Economico? Uno che fa ridere volete che non possa diventare sindaco di dodici anime, se un comico che non ha mai fatto ridere è diventato un guru e lo venerano come Padre Pio? Dice: ma l’anno votato quelli di sinistra. Appunto, vedete che avete capito tutto? Una volta andavano dietro a Berlinguer e adesso a Grillo e alla Casaleggio Associati. 1 vale 1.

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  • Giggino e quota 100. Attendiamo IL BUCO 3 Giugno 2018

    Come operano questi pazzi furiosi che ci porteranno al default? E’ presto detto. Si chiama un Pagnoncelli qualsiasi e gli si commissiona uno studio. Che cosa apprezzano di più gli italiani in fatto di lavoro? La risposta è arrivata. Quota 100 per le pensioni. Ecco fatto, lo steward dello stadio di Napoli, ancor prima di sedersi nel suo ufficio, dà l’annuncio urbi et orbi: quota 100 sia. E tutti gli anziani vissero felici e contenti. Quanto ci costerà (15 miliardi l’anno, dice Boeri, non 5), e cosa avremmo potuto fare invece di occuparci sempre e solo di pensioni? Perchè in questo paese padri sconsiderati accettano di sacrificare sempre i figli, come tanti Abramo? Dal 29 dicembre 1973 (governo Rumor)  stiamo pagando (finora 150 miliardi) – tutti noi, compresi quelli che vogliono andare in pensione e non possono per la Fornero – il conto delle pensioni “baby” volute dalla dc.  Sono 406.942 le pensioni in vigore da oltre 38 anni, con cioè una decorrenza più antica del 1980. Con uscite dal lavoro con 20 anni di contributi o meno, un sistema rimasto in vigore per 20 anni e poi abolito nel 1992. L’importo medio nel settore pubblico supera i 1.650 euro mensili per le pensioni di vecchiaia, e i 1.466 per quelle di anzianità. I voti non si prendono per caso. Le pensioni di Giggino nel 2048 non saranno anch’esse chiamate “baby” da quei poveri cristi impossibilitati ad andare in pensione magari a 75 anni?

    PS. Accetto scommesse: tra qualche giorno Casaleggio Associati Salvini cominceranno: abbiamo trovato un BUCO nei conti pubblici

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  • L’ EUROPA SPECCHIO E GLI OPPOSITORI ETERNI 31 Maggio 2018

    Da oggi ci siamo liberati dell’ideologia “è colpa di Renzi” e vedremo all’opera 2 partiti di lotta e di governo che ci porteranno al default. Da oggi la colpa sarà dell’Europa, della Merkel e un giorno sì e l’altro pure si minaccerà di tornare a votare. I due galletti sono destinati a farsi la guerra. Un solo esempio laterale. Il leghista Bussetti all’Istruzione può smantellare la Buona Scuola come vogliono i pasdaran che hanno votato 5 stelle solo per questo? Bussetti deve contraddire se stesso, vedremo. Secondo Galli della Loggia le elezioni del 4 marzo hanno provocato la rottura di un sistema fondato sull’esistenza di un governo debole con potere limitato e  di un’ autorità di ultima istanza che faccia sempre valere la natura consensualistica del sistema, il presidente della Repubblica.

    A me pare invece che il nostro sistema così ben descritto da Galli della Loggia sia entrato in crisi dal 2002 con l’introduzione dell’euro.  Costretti da allora a misurarci con gli altri, impossibilitati a crescere facendo debiti e svalutazioni della lira, per avere maggiori esportazioni, insomma scaricando sulle generazioni future il peso del debito pubblico, sono venuti al pettine per l’Italia i nodi di un sistema di governi deboli che acquistavano il consenso con tasse e spesa pubblica, con una durata limitata, e senza confrontarsi con gli altri paesi più evoluti. Non è una caso allora che le forze populiste e sovraniste (che oggi sono lieve maggioranza, il 52% dell’elettorato) hanno messo in ginocchio il Paese proprio perché non accettano il livello sovranazionale europeo. Tutte le contraddizioni tra poteri di Mattarella ( il Presidente centro di gravità permanente)  e istanze politiche degli incaricati di formare il governo sono esplose, non su differenti opzioni politiche come finanche Valerio Onida pensa di credere, ma su abiure segrete a trattati internazionali liberamente approvati dal Parlamento. L’Europa ci ha messo in crisi perché ci ha costretto a guardarci allo specchio. Come al solito c’è chi vuol risolvere tutto nella maniera più semplice, rompendo lo specchio.

    PS: la mia generazione si riconosceva nel Pci perchè esso offriva alle masse, abbindolabili e manovrabili con il clientelismo dc, e poi socialista, un’alternativa. Il fatto è che l’alternativa parlava dall’opposizione. Finalmente arrivati al governo, come dice Calenda si è trattato di passare dai videogiohi a guidare per davvero una macchina potentissima. E qui cominciano i guai. In pratica è molto difficile. Quelli che invece intendono la loro vita come eterni oppositori che problemi hanno? Non si sporcano e rimangono, vita natural durante, puri e duri. Come i pensionati che guardano operai intenti ai lavori stradali e dicono: si dovrebbe fare così e colì. Un operaio una volta disse ad uno: perchè invece di parlare non scendi giù?

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  • Federico Fubini: restiamo nell’euro e riduciamo il debito 29 Maggio 2018

    Questa storia deve finire. Da stamani le forze politiche — tutte — devono prendere due impegni molto semplici ma solenni a difesa degli italiani: l’euro è irrevocabilmente la moneta dell’Italia e il debito sarà onorato, quindi ridotto. Dev’essere il minimo comun denominatore di tutti. Prendete quell’impegno. Prendetelo per i vostri elettori che hanno imprese, posti di lavoro, figli da crescere. Prendetelo per i cittadini che hanno risparmiato tutta la vita e vedono in pericolo il frutto della loro fatica, e per i giovani disoccupati che non vogliono trovarsi tagliati fuori dall’Europa. Prendete quell’impegno e dimostrate che fate sul serio, con programmi credibili e isolando le figure più equivoche fra di voi. Prendetelo oppure assumetevi fino in fondo la responsabilità di non averlo fatto. (Federico Fubini, Corriere della sera)

    (Massimo Giannini) “Di Maio e Salvini ne sono gli artefici tragici. Con un mix di cinismo e dilettantismo, i “diarchi” di questa ennesima notte della Repubblica hanno giocato sulla pelle degli italiani la partita del governo. Di Maio per raggiungerlo a ogni costo, Salvini per fuggirne a qualsiasi prezzo. Il risultato è lo stesso. Paghiamo noi. Paghiamo le bugie di due tribuni che hanno usato l’Italexit come feticcio e Paolo Savona come fantoccio. Se oggi Roma somiglia ad Atene non è per volontà dei soliti “poteri forti” che si oppongono al “ governo del cambiamento”, ma per gli atti e i misfatti di chi lo voleva rappresentare”. (Giannini, ma Lei non voleva che il pd si sedesse a trattare con il tribuno Di Maio?)
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