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  • RENZI L’INSUCCESSO GLI HA DATO ALLA TESTA 17 Settembre 2019

    Cosa penso di Renzi l’ho scritto tempo fa, è quel giocatore del casinò che comincia a perdere e si convince che la prossima puntata sarà quella che lo riporterà a galla; così gioca sino alla completa rovina. Tutte le sue mosse, le ultime sono allearsi con i grillini e lasciare il pd, sono fatte da uno non più lucido che cerca disperatamente la sua rivincita. Se qualcuno mi considera un suo tifoso non legge Michele Salvati, che quanto me ha creduto alla riforma costituzionale varata da Renzi come l’ultima occasione per riformare le istituzioni vecchie del Paese. La sconfitta dei “SI” ha sancito la vittoria dei proporzionalisti e la sconfitta del maggioritario. Un ritorno alla prima Repubblica, con fascisti & comunisti convinti che il sistema elettorale proporzionale e la frammentazione che comporta siano “necessari” al loro orticello. Se si è tornati alla prima Repubblica senza Craxi e Andreotti è chiaro che tanti aspirino a fare i Ghino di Tacco (e Renzi sarà solo il primo ma non l’ultimo). Il nostro sistema costituzionale non si è riusciti a riformarlo rinforzando il governo e infatti i governi vanno e vengono senza poter risolvere mai nessun problema. Unica costante: aumentano il debito. Renzi almeno ci ha provato, l’insuccesso gli ha dato alla testa direbbe Flaiano. Oggi lascia il pd mentre l’Italia è destinata da un destino avverso a non avere mai: una Destra classica (ordine, mercato, libera iniziativa) e una forza di Sinistra riformista (giustizia, concorrenza, libertà) con un chiaro programma “per”. Proposte serie che siano le stesse stando al governo o all’opposizione. I riformisti (alla Olof Palme) non sono mai contro qualcuno, non sono parolai ma concreti e hanno in testa una visione precisa per il futuro.

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  • I FIGLI FREGATI DAI GENITORI E NON DALL’EUROPA 16 Settembre 2019

    Ogni politico italiano ci promette cose mirabolanti. Peccato che non ci dica mai con quali soldi le finanzierà. Pochi sanno che sono tutte fatte a debito. Nel 1947 il debito procapite era di 20 euro, salito a 3.300 euro nel 1982, oggi a 38 mila euro. Non bisogna essere dei matematici per capire che così non può reggere. Se debito e colpa in tedesco si dice allo stesso modo, ci sarà una ragione. Il nostro debito (dati Banca d’Italia) è arrivato a 2.386,2 miliardi. Nessuno se ne importa, è come se fosse il debito di un altro, non ci riguarda. La colpa è dell’Europa e della Fornero. Invece quel numero racconta di un Paese che ha deciso di scaricare sui giovani i costi di un peso sempre più grande. I giovani, se ne fossero consapevoli, se la prendrebbero con i nostri politici e non con l’Europa e la Fornero. “Il grande mostro del debito, infatti, sembra terra di nessuno, responsabilità di altri, mentre al contrario è il risultato di tanti comportamenti, tenori di vita, piccoli e grandi privilegi che non solo coinvolgono la classe politica con scelte più o meno dissennate, ma anche i singoli percettori dei tanti diritti-privilegi di cui è disseminato il Paese”. Il libro di cui sto parlando lo spiega bene:
    «La sovranità non ci è stata sottratta dall’Europa, ma dai genitori». Ci sono due cifre che vorrei trarre dal libro. La prima è la seguente: lo Stato ha pagato per i suoi interessi una cifra difficile anche da tenere a mente, dal ’92 a oggi sono 2.300 miliardi. Una cifra con la quale si sarebbero potute costruire strade, brevetti, futuro. Infine, a tutti quelli ai quali “quota 100” sembra una cosa intelligente (costo: 20,9 miliardi nel triennio 19-21), ricordate: la spesa delle pensioni è pari a tre volte quella per l’istruzione. «Non si può chiedere ad una generazione di pagare i debiti di quella precedente e contemporaneamente impedirle di accedere alle risorse per farlo. Non si può, perché non è equo. Non si può perché è impossibile. Un fatto di logica e di salvezza per tutti».
    Leggete: “I figli del debito. Come i nostri padri ci hanno rubato il futuro” di Francesco Vecchi (Piemme, pp. 160, e 16,50)

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  • LAMEZIA/IL SINDACO E I SUOI FEDELISSIMI 15 Settembre 2019

    Per le elezioni comunali di Lamezia un osservatore esterno come me capisce che si stanno posizionando molti “aspiranti sindaci”, a destra e sinistra, per misurarsi con l’avv. Mascaro 2-La vendetta. La cosa che a me appare più stantìa perchè ormai vecchia ed anacronistica è comunque il “rituale” di prenderla alla larga. A parte Milena Liotta che ha già preannunciato con semplicità l’intenzione di presentarsi, le forze politiche preferiscono partire da tavoli di confronto sui programmi, o da “Costituenti”, per affrontare alla fine -in cauda semper stat venenum- il dilemma di chi presentare. Noi guardiamo la punta dell’iceberg e ci sfugge quello che non appare. Questa ingannevole insistenza sui “programmi” (c’è qualcuno che abbia una ricetta per salvare Lamezia?) è fastidiosa, anche perchè alle regionali o alle politiche viceversa si punta senza tanti fronzoli sui “nomi”. Già oggi si sa per esempio che Oliverio in Calabria o la Bergonzoni (Lega) in Romagna intenderanno proporsi come Governatori e nessuno si scandalizza. Allora perchè a Lamezia adesso il Pd o il M5S non propongono subito nomi di aspiranti sindaci? Non riesco a capirlo, i nomi devono rimanere coperti per non essere bruciati e arriveranno quando si saranno fatti gli accordi segreti. Ma la conseguenza più inquietante di questo antico rituale è un’altra. Impegnati come sono a costruirsi alleanze e a procacciarsi voti attraverso la costituzione delle liste, gli “aspiranti” rimandano ad una eventuale elezione la cosa fondamentale, la più importante di tutte: costruirsi una squadra di governo. Dalla Lo Moro a Mascaro, per non andare troppo indietro nel tempo, abbiamo avuto nei fatti sindaci soli e solitari. Amministratori unici. E ancora qualcuno, ironia della sorte, se la prende nel 2019 con “gli uomini soli al comando”! Gli assessori infatti essendo se non inutili, ornamentali, un comune e la macchina amministrativa comunale si governano con un segretario comunale all’altezza, un buon city manager e dirigenti-tecnici competenti. Il comune di Lamezia è in dissesto, senza dirigenti e chiunque sarà eletto sindaco non potrà far nulla per invertire la rotta. Lamezia è ormai, socialmente e politicamente, paragonabile a comuni come Platì, commissariato a vita, a Isola Capo Rizzuto, San Luca. Basta immaginare in questi giorni di settembre quanti attacchi terribili riceverebbe un sindaco in carica per la questione della spazzatura. Ma un sindaco, anche il più bravo di tutti, cosa potrebbe fare? I miracoli? Nulla di nulla. Infatti anche gli antipolitica, i grillini, sull’argomento sanno solo dire: aumentiamo la differenziata. Che è un buon proposito per l’avvenire ma nulla di più. Un sindaco grillino, come alla prova dei fatti la Raggi a Roma, anche a Lamezia dovrebbe scegliersi i suoi collaboratori. Ecco allora che sarebbe costretto ad affidarsi a quel che passa il convento, ai Raffaele Marra (quello che ha promosso il fratello maggiore Renato), ai Lanzalone, ai Salvatore Romeo. Se non ci hai pensato prima, il pane alla fine sei costretto a comprarlo in fretta e furia nel negozio sotto casa. Insomma, voglio dire, il guaio di ogni sindaco sono sempre (stati) i suoi fedelissimi. E se è vero, come si dice, che la capacità di un leader sta nello scegliersi i collaboratori, sarebbe importante che tutti gli aspiranti sindaci trovassero del tempo da dedicare all’argomento, prima di pensare ai procacciatori di voti strada per strada.

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  • UN GOVERNO CHE PIU’ PRECARIO NON SI PUO’ 9 Settembre 2019

    Nel governo, Conte è espressione di Beppe Grillo/Casalino; Di Maio & i nove ministri lo sono di Casaleggio. Il M5S è diviso in due e Di Maio (Casaleggio) ha preso il posto di Salvini e vorrà comandare lui. Il primo giorno, oggi, sul Blog delle Stelle ha fatto un post che rappresenta il consiglio dei ministri, solo che i dicasteri casaleggi sono marcati in giallo e riportano il nome dei titolari. Dei ministri pd non c’è traccia. “Uniti e compatti per cambiare il Paese”. Non dura, non può durare questo governo sancito tra un avatar e dei disperati, con un re travicello in mezzo che vorrebbe fare lo statista piacione. Quanto ai contenuti, Federico Fubini ha spiegato bene che tre risultati con la stessa legge di Bilancio non si possono ottenere insieme: 1) un taglio delle tasse sui redditi medio-bassi; 2) l’impegno di non aumentare l’imposta sui consumi (Iva); 3) evitare rotture con Bruxelles. Due risultati si possono ottenere ma tutti e tre no. Mettetevi comodi e aspettate il momento in cui si sfascia tutto.

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  • FIAT LUX: MICHELE SALVATI L’UNICO CHE TI SPIEGA COSA SUCCEDE 8 Settembre 2019

    A proposito dei 5 Stelle e della loro svolta politica, Jean-Claude Juncker ha richiamato l’esperienza della crisi greca. Nel gennaio del 2015 la coalizione di sinistra Syriza guidata da Alexis Tsipras aveva vinto le elezioni — vittoria poi confermata da un referendum consultivo in luglio — sulla base di un programma di netto rifiuto dell’austerità draconiana che i creditori volevano imporre al Paese. La situazione economico-sociale divenne però presto insostenibile e lo stato di allarme nella popolazione molto forte e diffuso. Tsipras decise allora di fare marcia indietro, escludendo dal governo il principale responsabile dell’atteggiamento intransigente che era stato sostenuto e piegandosi al diktat dell’Europa e dei mercati. (…) In Italia i partiti populisti al governo erano due e uno solo ha parzialmente mutato il suo indirizzo politico. Sono quasi patetici i tentativi pentastellati di negare la svolta programmatica che è stata compiuta: senza la (quasi) sicura prospettiva che le elezioni volute da Salvini li avrebbero fortemente ridimensionati, mai i 5 Stelle avrebbero imboccato la strada che li sta conducendo a rovesciare il loro messaggio elettorale e l’avventato programma di governo che avevano «contrattato» con la Lega. Si aggiunga che non c’è stata in Italia una crisi economico-sociale dell’intensità di quella greca, che inducesse l’intera popolazione a riflettere sulle conseguenze di uno scontro frontale con i mercati e l’Unione europea. Insomma, uno dei due populismi italiani ha attenuato obtorto collo i suoi aspetti meno accettabili. Ma l’altro è ancora vitale e virulento. Rallegrarsi dello scampato pericolo è comprensibile. Ma è necessario tener presente l’instabilità della situazione politica in cui il secondo governo Conte si troverà a operare. (…) Il governo giallo-rosso difficilmente sarà il buon governo che tutti ci auguriamo, capace di affrontare i veri nodi del declino del Paese. Sarà un governo di transizione, in cui si perderà molto tempo a smussare conflitti tra i partiti, pulsioni populistiche che allignano tra i 5 Stelle, aspirazioni irrealistiche presenti nella sinistra, forti diffidenze e intolleranze personali. E il populismo non sarà stato debellato: la sua versione più insidiosa, il sovranismo, è ancora dominante nella Lega e c’è da scommettere che Salvini gli darà voce con quanto fiato ha in corpo. Ma non potrebbero fare — la Lega e l’intera destra — lo stesso voltafaccia cui i 5 Stelle sono stati costretti per ragioni di pura sopravvivenza? Nella galassia della destra italiana non mancano le forze (persone, interessi, competenze) le quali hanno capito che non basta raccogliere voti su un programma inattuabile, ancor prima che pericoloso, e che solo da un governo che affronti i veri nodi del declino, quasi tutti italiani, può scaturire una uscita dal ristagno in cui siamo immersi da vent’anni. Berlusconi l’ha capito benissimo e continua a insistere su un programma di centrodestra accettabile in Europa e nel contesto economico-politico internazionale di cui siamo parte dal dopoguerra. Lui, vecchio populista ragionevole (mi si passi l’ossimoro), è da sempre convinto che al centrodestra i voti arriverebbero anche senza il bellicoso sovranismo di Salvini. Mirando alla pancia degli italiani con una demagogia sfrenata, Salvini si è rivelato uno straordinario raccoglitore di voti. Ma ha rivelato anche limiti di cultura politica difficilmente superabili. Non mi riferisco tanto alla gestione insipiente della crisi di agosto, da lui provocata: come immaginare che le pecore portate al macello non avrebbero reagito? Il calcolo era comunque azzardato, anche se poi è stata necessaria la reazione di Conte, tra i 5 Stelle, e quella di Renzi, tra i democratici — due salti mortali difficilmente prevedibili — per innescare la reazione. Mi riferisco soprattutto all’impossibilità di un raccordo tra la propaganda sovranista con la quale Salvini ha acquistato un ampio consenso popolare e un programma di governo attuabile nel contesto europeo e internazionale nel quale l’Italia è inserita (…) (sintesi di: Michele Salvati, L’instabilità politica nel’Italia dei due populismi, Corsera, 8/9/2019)

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  • BRAMBILLA: PERCHE’ NON COMBATTONO DAVVERO L’EVASIONE? 7 Settembre 2019

    In Italia coloro che hanno un reddito lordo superiore ai 75mila euro annui sono solo 938 mila.Sopra i 100 mila sono 467mila. La ricchezza degli italiani sfiora i 10 mila miliardi (dati Bankitalia), al di sopra di quella di francesi, inglesi, tedeschi. E’ immaginabile che i possessori di auto di lusso siano molti di più rispetto a quelli che dichiarano redditi di pari importo? In Calabria le supercar sono 6000 (dati Aci), il triplo rispetto ai residenti ricchi conosciuti dal fisco (2000). Le proposte:

    A) Verificare perchè una persona che ha più di 30 anni non ha mai presentato una dichiarazione dei redditi.B) controlli incrociati tra possessori di beni di lusso, auto, case e così via, incompatibili con i redditi dichiarati.C) se concediamo alle famiglie italiane di dedurre annualmente il 50% delle spese di manutenzione della casa (nel limite di 5000 euro), aumentabili per famiglie con più di tre componenti, avremo 25 milioni di soggetti che imporranno agli irregolari (di cui a differenza anche di molti paesi africani non sappiamo neppure il numero) la fattura elettronica. Come premio avranno più di una 14^ mensilità (2.500 euro) che verrà finanziata non a deficit ma da chi oggi le tasse non le paga con un vantaggio per lo Stato di oltre 24 miliardi l’anno strutturali tale da sminare definitivamente l’aumento dell’Iva.D) se proprio si vuole ulteriormente ridurre il carico fiscale delle famiglie basta aumentare il buono pasto, introdurre il buono trasporto (2.400 euro l’anno), agevolare l’ingresso nel lavoro autonomo oggi assai penalizzato, migliorare scuola e asili nidi con costi accessibili e deducibili al fine di aumentare il tasso di occupazione femminile e magari anche la fecondità nazionale; E) infine una revisione sostanziale di quota 100 e reddito di cittadinanza, l’intoduzione della Anagrafe nazionale dell’assistenza.

    (LA LOTTA ALL’EVASIONE? FACCIAMOLA FARE ALLE FAMIGLIE di Alberto Brambilla, presidente Itinerari Previdenziali, Corriere Economia, 2/9/2019)

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  • E ADESSO CHE RENZI VI HA LIBERATO DI SALVINI? 4 Settembre 2019

    Questo governo non mi piace e l’ho spiegato (vedrete che al posto di Salvini vorrà comandare Di Maio e poi non puoi unire acqua ed olio) ma tutti Quelli a cui piace sono pieni di contraddizioni che mi mettono di buon umore. Hanno un solo elemento che li accomuna: sono nemici di Renzi. Zingaretti voleva, come me, le elezioni, ma si è dovuto accodare a Renzi che (prendendo posizione l’11 agosto, tre giorni dopo lo strappo di Salvini) ha fatto passare a questo parlamento ed ai grillini la paura del voto. Non so se riuscirà a salvare l’Italia, ma lo vedremo. Adesso tutti i nemici di Renzi si arrampicano sugli specchi. Ad esempio Leu, sparita dalla circolazione e riapparsa per raccattare una poltroncina per segnalare la presenza in vita. O Bersani & D’Alema redivivi. Tutti insieme con i compari del “Salvini ce lo troviamo per colpa di Renzi”, cioè i Travaglio, Padellaro & C., e Damilano (tutti antisalvini purieduri): a tutti questi proprio Renzi li ha liberati da Salvini, il quale non aveva messo in conto che Renzi facesse inversione ad U e si alleasse con i grillini. Perchè, lo ha spiegato bene Giuliano Ferrara, il “modesto ma utile talento politico” di Renzi con la politica del pop-corn è riuscito in due cose: sventare un governo (quello che Franceschini voleva tentare con i 5Stelle dopo le politiche 2018) e farne un altro (il Conte2, dopo l’autogol di Salvini). Che differenza c’è tra i 2 governi? Una sola, che se lo facevi prima i grillini vincitori delle elezioni col 33% ti asfaltavano ( come Di Maio ha tentato pure di fare qualche giorno fa, prima di essere insolentito da Grillo) ; adesso, ridimensionati i grillini, il pd ha potuto trattare con loro (quasi) alla pari, ottenendo qualche opportunità che vedremo come si saprà giocare. Però Palazzo Chigi, esteri e giustizia li ha lasciati ai grillini; si è assunta la gatta da pelare dell’economia. Conviene al pd? Non lo so, a Renzi sì. In politica basta saper aspettare perchè gli errori si fanno e carriere si avviano e perdono come niente. Il problema italiano, 20 anni di stagnazione economica, sta nel pensare al consenso, ai voti, lasciando costi, sostenibilità e futuro a quelli che verranno. Io appartengo al partito che non c’è, quello che prospetta realisticamente il cambiamento senza fare ulteriori debiti da addossare alle generazioni future.”Il principio di irresponsabilità” è un valore che non mi appartiene.

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  • NIENTE SCUSE, DI MAIO E CONTE LI AVETE GIA’ VISTI ALL’OPERA 3 Settembre 2019

    Il più sciocco è come al solito Bersani (lo segue D’Alema) che cita Vasco Rossi: “Vai e fottitene dell’orgoglio”. Orgoglio o pregiudizio? In 14 mesi un inetto, Conte, è diventato ora uno statista? Cose da pazzi. La politica italiana mi è diventata così oscura che non ho neppure una sola idea sul perchè il pd si imbarchi in un governo con gli avatar del M5S-Rousseau. Dopo averli visti all’opera, non prima. La sinistra (vero Veltroni?) che ha combattuto per la libertà, “contro il partito unico, la negazione del pluralismo politico e ideale, l’obbedienza come valore”. Cos’è, mi chiedo, il grillismo, se non tutto questo? Il solo pensiero che ad uno stesso tavolo una persona ragionevole e riformista (magari di sinistra) debba confrontarsi con Di Maio (Abbiamo abolito la povertà), Di Battista (frontman dei Cugini di Campagna), la Castelli (2+2 fa 3?), a me farebbe venire l’orticaria. Ma come al solito Cuperlo (toh chi si rivede) mi ha spiegato ieri sera che c’è un male minore di fronte un pericolo incombente in questo momento storico: scongiurare l’eversione di Salvini. C’è sempre un’emergenza democratica per bere l’amaro calice. A quasi settant’anni non sopporto più lo stato di necessità permanente di un partito che giustifica sempre ogni scelta per scongiurare un pericolo per la democrazia: resistere, contro Fanfani, Andreotti, Craxi, Berlusconi fino a Salvini. Grillo e Casaleggio non fanno paura? I fascisti e gli eversori sono sempre in agguato, ed è una fatica di Sisifo perchè fattone fuori uno, per quello che hai fatto apri le porte ad un’altro e ricominci daccapo. Un partito sempre “Contro qualcuno” e mai a favore di qualche cosa spiegata bene al popolo. Non basta dire: meno tasse. Devi dire cosa farai in concreto per diminuire l’evasione più vergognosa in Europa; non basta dire: più istruzione. Devi dire in concreto se questa scuola la migliori facendovi entrare i meritevoli oppure se continui a promuovere tutti, a non controllare nessuno e diminuendo via via il tempo scuola. La medicina, ogni medicina è amara. Ma la gente la puoi prendere in giro per prendere voti e restare alla casella di partenza: un paese che non cresce da 20 anni. Eppure il pd dovrebbe saper bene che partecipare ad un governo senza aver vinto le elezioni non gli ha mai portato bene. Quando c’è da ricostruire, fare una manovra economica “lacrime e sangue”, è il momento del pd e dei responsabili. Infine vi raccomando quelli che ti spiegano: “i grillini sono di sinistra e non sono truci come Salvini”. Gli elettori grillini sono meglio di quelli della Lega? Con questa ideologia in testa, sconfessata dai fatti (alle europee i grillini hanno perso 6 milioni di voti e neppure uno solo è finito al pd) e da un anno e mezzo di amorevole governo con il truce, Franceschini e l’estrema sinistra offrono le chiappe agli avatar.
    (Neopolites) Nel mondo antico, nei momenti di pericolo o in vista di decisioni importanti per le sorti di una comunità, si ricorreva ai responsi oracolari per trovare le soluzioni più giuste. I grandi santuari ellenici nella loro organizzazione sacerdotale si avvalevano di profeti e profetesse che in stato di possessione divina trasmettevano ai fedeli la volontà del dio. Una volontà che a giudizio di molti studiosi era mediata dalla casta sacerdotale che riteneva il controllo dei responsi un’arma politica decisiva per orientare le masse e gestire il potere.
    Una ragione in più per pensare che la vita politica del nostro Paese, già complicata per tanti motivi, non possa essere condizionata dal responso di centomila illustri sconosciuti.

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