PRIMA PAGINA (tutti gli articoli)

  • Cassese, Reichlin, Cottarelli 6 maggio 2018

    Leggo i giornali e strabuzzo gli occhi. Rileggo, e mi descrivono un Mattarella “capace”, se si scoccia dei no ripetuti dei partiti, di affidare l’incarico nientedimeno che a: Sabino Cassese; oppure a Carlo Cottarelli; oppure a Lucrezia Reichlin (v. foto). Non ci credo. La differenza tra Mattarella e me, che non sono nessuno e vaneggio, è questa. Sin dal primo giro di consultazioni, due mesi fa, avrei detto a tutti i partiti e casaleggi ricevuti: guardate, se vi trovate una maggioranza io l’incarico ve lo do, ma ad una condizione, che nel governo ci siano tre posti essenziali per la tenuta di questo Paese che rappresento. Il ministro della PA, Cassese; il ministro dell’Economia, Reichlin; il ministro dell’Innovazione, Cottarelli. Per il resto fate voi, non ho fretta. Se poi i competenti non vi interessano, alla fine ricordatevi che l’ultima parola sul governo da fare ce l’ho io. E che chi vuole andare a rivotare, sempre da me deve passare.

    (PS) Cassese, Reichlin, Cottarelli: non piacciono a nessun politico italiano vivente, da Salvini sino a Cuperlo, Bersani e Fratoianni, passando per Renzi, Berlusconi, e compagnia cantando. Per disprezzo li chiamano (a destra) i tecnici,  (a sinistra)  tecnocrati o neo-liberisti. 

    (PD) La domanda cruciale in questi giorni è: ma chi ha straperso può comandare nel pd? Risposta: lo devono decidere gli iscritti del pd, non Orlando, o Cuperlo, da soli.

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  • Davigo sulla scuola 5 maggio 2018

    Il magistrato di Cassazione Piercamillo Davigo ha raccontato a “Presa Diretta” (3/5/2018) la sua visita in una scuola di adolescenti in America. Gli spiegano che ad ogni studente davano il compito di scrivere a casa un saggio in soli cinque minuti e di portare a scuola ciò che erano riusciti a scrivere. Ogni studente si atteneva all’indicazione senza bleffare. Davigo si dimostrò piuttosto scettico sul racconto e allora gli spiegarono le 3 ragioni dei comportamenti virtuosi degli studenti. 1) Non c’era il valore legale del titolo di studio, per cui più apprendi a scuola meglio è per trovare un lavoro dopo; 2) La scuola era competitiva per cui nessun studente si sognava di far copiare un altro; 3) L’esame finale si svolgeva nella scuola del grado superiore dove ti volevi iscrivere, per cui gli insegnanti ti preparavano per superare quell’esame. Davigo ha aggiunto che questa terza ragione gli sembra la decisiva. ( le 3 ragioni sono argomentate sul mio LA FABBRICA DEI VOTI FINTI, Armando editore)

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  • Se nel pd non parlassero tutti 5 maggio 2018

    Pensate se dal 4 marzo ad oggi il pd, guidato da Martina, non avesse detto una sola parola oltre quelle iniziali: abbiamo perduto, chi ha vinto faccia il governo. Dopo due mesi con un pd silenzioso paziente e compatto, tutti avrebbero capito che Lega e Grillini sono incapaci di fare un governo. Invece adesso, dopo che nel pd hanno parlato tutti, e del pd hanno parlato ogni giorno tutti gli opinionisti, sembra a tutti che un governo non si faccia per colpa del pd. Invece il pd un leader da proporre per il prossimo governo ce l’ha già. Si chiama Gentiloni.

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  • Morante-Travaglio in tv, citazione di Bertolucci 3 maggio 2018

    Giovedì 3 maggio ore 21,10. Ospiti della Gruber (Otto e mezzo): lo schermo viene diviso in due, a destra c’è Marco Travaglio che infierisce sul pd di Renzi, a sinistra in ascolto il viso dolente di Laura Morante, la quale poco prima ha espresso tutta la sua delusione per Renzi che ha distrutto la sinistra. Grande cinema e due grandi interpretazioni. Se Bernardo Bertolucci ha visto questa commovente scena come noi, avrà ripensato alla scena più famosa del suo film “La tragedia di un uomo ridicolo” quando Laura (la Morante), che nei confronti di Spaggiari (Tognazzi)  era sempre stata sicura di sè, si arrende e, toltasi il maglione rosso, gli mostra le favolose tette. Bertolucci ha spiegato una volta l’idea di questa scena dicendo: era l’unico modo per far vedere gli splendidi seni della Morante (nel 1981 aveva 25 anni).

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  • Se vendi una casa a er popolo sovrano 30 aprile 2018

    Paolo Sorrentino in “Loro 2” inventa una telefonata di Berlusconi ad una signora scelta a caso sull’elenco telefonico per venderle una casa. “La signora mentre lo ascolta è stupita: come fa a sapere tutte queste cose di me? Berlusconi non la conosce, ma con la sua vitale empatia, sa tutto ciò che lei desidera. Conosce i suoi «sogni». Il segreto del successo politico di Berlusconi – fa capire Sorrentino – sta anche in questa capacità di capire i piccoli, prosaici, talora gretti sogni delle persone “normali”. Perché – come dice Berlusconi-Servillo con una battuta memorabile – «la sinistra pensa che tutto sia complesso» (Bad taste).  Caro Sorrentino, Berlusconi, Salvini, Di Maio, devono vendere sogni. La sinistra invece deve, dice Calenda, capire le paure dei cittadini. Una volta, sino agli anni ottanta, andavi in una sezione di partito e un dirigente (che leggeva molto e aveva viaggiato) ti spiegava la situazione internazionale, poi quella nazionale e poi quella locale. Dopo internet, tutti abbiamo preso la parola, non ci sono più spettatori, solo divi, non ci sono più studenti, solo professori, solo intelligenti e niente stupidi, solo scrittori e nessun lettore, gli elettori sono diventati eletti. Nessuno rappresenta più nessuno, basta solo essere consapevoli di questa piccola verità.

    Non è che tutto quello che pensa e vuole er popolo sia giusto. Lo sappiamo da sempre. Spiegate a quelli del pd dunque che er popolo se gratta, e dunque non va ascoltato, piuttosto va indirizzato, consigliato, istruito, educato, mobilitato. Ma tutti quelli che parlano a nome del popolo, dove lo incontrano? Dove lo sentono e vedono? De Magistris, sindaco di Napoli, giura guerra ai poteri forti in nome del popolo piagnone napoletano: Furti di Stato o di Calcio, poteri dei palazzi corrotti. Solo un disonesto come lui può affiancare Stato e Calcio come se fossero la stessa cosa. Ma il popolo, una sommatoria di individui unici e diversi che vivono nello stesso territorio, come può avere una voce unica che semplifichi la complessità? Mistero. Bisogna tornare nelle periferie, proclamano quelli del Pd, ascoltare la sofferenza, farsi indicare la strada dal popolo sofferente. Ma non era la politica a dover indicare la via alle masse, contrapponendosi al senso comune, facendo prevalere la saggezza della visione alla miopia del giorno per giorno? Il popolo ha votato, si è espresso, il popolo vuole. Davvero? Che cosa vuole? Beato chi lo sa. E anche se lo sapessimo, che ce ne facciamo? Lo sa il popolo se la povertà si diminuisce con la crescita o con la redistribuzione? La politica economica, o le scelte tecniche, o scientifiche, gliele facciamo decidere con un click, con i like?  

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  • Bergomi, e capisci l’Italia 30 aprile 2018

    Beppe Bergomi è un ex terzino dell’Inter adattatosi a prendere la parola a Sky quando Caressa gli dà il permesso (avrebbe voluto fare l’allenatore o avere un ruolo nell’Inter). E’ noto per la sua bocca senza labbra, la sua immancabile tristezza (v. foto) ed un odio contro la Juventus che tutti gli interisti condividono ma che in lui si acuì quando, arrivato all’Inter come allenatore Lippi, pose fine alla sua carriera. Ogni anno dei quasi 20 che ha passato a Sky comincia a dire che è l’anno buono per l’Inter, che la squadra si è rinforzata e che potrà vincere lo scudetto. Ma negli ultimi sei anni, la delusione per i risultati nerazzurri e per gli scudetti bianconeri hanno provocato in lui una depressione molto accentuata, ben visibile dalla postura, dal tono di voce diventato accorato nella devozione a Sarri (“un maestro”) e da una alopecia vicino alle orecchie. Sky è stata costretta dalle proteste di tutti gli abbonati juventini a non fargli più commentare la Juve, sino alla fatidica sera del 28 aprile quando essendo sabato, gli è toccato assistere all’ennesima vittoria rubata della Juve a Milano. Icardi ha pianto senza ritegno, lui come al solito ha dovuto trattenersi. Ieri sera, appena ha preso la parola sull’argomento al Club di Caressa, ha fatto un’ excusatio non petita: da 20 anni Sky mi lascia libero di esprimere le mie opinioni… Ecco il problema italiano: quando gli individui cominciano a pensare che le proprie opinioni siano fatti senza riuscire a distinguere più tra fatti ed opinioni 

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  • M5S- Alla formica non far sapere 28 aprile 2018

    Una volta c’erano i partiti, la dc, il pci, il psi. Adesso ci sono sigle, marchi, brand. Una volta vedevamo la tv, noi eravamo spettatori e in tv c’erano i divi. Adesso la tv  la fa l’uomo comune, uomini e donne,  isole dei morti di fame, commesse dell’Upim diventate famose, Barbara D’Urso, Maria De Filippi. Allo stesso modo oggi uomini senza nè arte nè parte, invece di trovarsi un lavoro, come tutti, si sono dati alla politica. Quando parliamo del M5S, di cosa parliamo? Di un movimento politico? No, di un formicaio.  Ve lo spiego. Ci sono almeno tre livelli, dall’alto in basso: l’Imperatore e la sua azienda; la politica e il circo che le gira intorno; gli iscritti e gli attivisti. L’unico a contare davvero è il capo, e non il leader politico. Tanto più oggi che Beppe Grillo, l’istrione su cui una volta poggiava tutto, si è ripreso il blog omonimo e interviene giusto ogni tanto nei panni del Garante, così come da nuovo statuto M5S. Grillo ora può togliere il nome. Per esempio. Un giorno si bisticcia con d’Ippolito? L’avvocato non potrà usare più il marchio M5s.

    L’imperatore è Davide Casaleggio. È lui il presidente della Casaleggio Associati (oltreché dell’Associazione Gianroberto Casaleggio) ed è presidente, amministratore unico e tesoriere della Associazione Rousseau. Cioè ha le chiavi del cuore del Movimento, e dell’azienda che, fra le altre cose, gli ha sviluppato la piattaforma: gli iscritti, i dati , le decisioni, i soldi che arrivano al Movimento Cinque stelle.  Che già non sono pochi e che saranno sempre di più: finora quasi 600 mila euro alla Associazione Rousseau (per non parlare dei contributi pubblici che pioveranno sui numerosi gruppi parlamentari), e adesso i 300 euro al mese che dovrà versare ciascuno dei 339 parlamentari eletti (227 alla Camera, 112 al Senato), per un totale di 1,2 milioni l’anno, 6 per l’intera legislatura.

    La teoria delle formiche-formicaio, raccontata dallo stesso Davide Casaleggio nel giovanile “Tu sei rete”, ed evidenziata nel suo libro su M5S da Iacoboni (il giornalista che l’Imperatore ha messo alla porta), spiega il funzionamento di M5S: «I formicai rappresentano il miglior esempio di auto-organizzazione. Le formiche seguono una serie di regole applicate al singolo, attraverso le quali si determina una struttura molto organizzata, ma non centralizzata». Affinché questo sistema resista è necessario che le formiche non sappiano mai quali sono le regole: «Una formica non deve sapere come funziona il formicaio, altrimenti, tutte le formiche ambirebbero a ricoprire i ruoli migliori e meno faticosi, creando un problema di coordinamento».

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  • Auspici per un nuovo sindaco giovane 24 aprile 2018

    Meno male che non si parla più di politica in questa città, il 2019 è lontano ed è giusto così. Ne approfitto per dire in tempi non sospetti cosa mi augurerei per il bene di Lamezia. Innanzitutto che ci siano risparmiati Loro 1 e 2, un sindaco pentastellato (o leghista) che arrivi al potere perchè “E’ sempre colpa degli Altri”. Poi che ci siano risparmiati “Quelli che hanno già dato”, candidati vecchi di qualsiasi colore e ideologia, altrimenti Loro 1 e 2 avrebbero ragione. Ci vorrebbe un/una trentenne, un/una giovane pragmatico/a che sappia parlare alla città. Un vecchio aforisma oggi ripreso da Sebastiano Messina su Repubblica recitava: Un cammello è un cavallo disegnato da un comitato. Mi sembra l’idea più saggia sulla quale riflettere a lungo.

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