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  • LA FIGURACCIA DI LAURA CASTELLI (M5S) IN COMMISSIONE BILANCIO 16 luglio 2018

    La sintesi sta tutta nelle parole che Guido Crosetto (F.lli d’Italia) avrebbe raccolto direttamente da Claudio Borghi, economista di riferimento della Lega: «Abbiate pazienza – scrive Tommaso Ciriaco su Repubblica – e lasciate correre ancora per un paio di volte, poi vi mandiamo l’altro vice. Quello bravo». Parole offensive  che arrivano direttamente dall’alleato di governo, nei confronti di Laura Castelli, sottosegretaria all’Economia nel dicastero presieduto dal ministro Giovanni Tria. A quanto pare, nel corso della giornata di ieri, l’esponente del Movimento 5 Stelle avrebbe fatto una brutta figura in commissione Bilancio. Secondo il parlamentare di Forza Italia Felice D’Ettore, professore universitario, la Castelli non sapeva quello di cui stava parlando: «Se lei fosse mia alunna – avrebbe detto – non meriterebbe nemmeno diciotto». Altre prove che la Castelli non sa nulla di economia si erano avute in tv quando dalla Gruber s’era trovata di fronte Cottarelli, che la ridicolizzò. Ma come si dice, 1 vale 1, e l’opinione di un ignorante vale oggi quanto quella di un competente.

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  • LAMEZIA- LA METAFORA DELLE ERBACCE 14 luglio 2018

    Vorrei fare un esempio piccolo piccolo che spieghi per quale ragione oggi fare il sindaco di una città come Lamezia, o di una più piccola, sia un’impresa alla Don Chisciotte, alla quale pertanto si possono dedicare soltanto (piuttosto che cavalieri senza macchia e senza paura) cavalieri inconsapevoli o cavalieri con un concreto obiettivo (legale o illegale) in testa da realizzare. Il mio esempio  è una figura retorica che si chiama sineddoche (la parte per il tutto). Dunque, se uno dall’autostrada si reca a Nicastro, passa per la SP 108 e poi per via dei Bizantini. Incontrerà così, prima una rotatoria piena di alte sterpaglie e poi proseguendo vedrà che che ai bordi dei marciapiedi crescono erbacce. Soltanto arrivati a Capizzaglie vedrà un incrocio dove il giardinetto con la Madonna è ben curato. Ipotizziamo che un sindaco di buona volontà a Lamezia intenda nel 2018 dedicarsi a questa opera infantile, così piccina che tutte le forze politiche ti rideranno dietro (il lavoro! la sicurezza! ecc…): eliminiamo le erbacce, puliamo le cento rotatorie che abbiamo fatto. Un po’ di decoro verde, come nel centro nord. Bene, un sindaco che sappia il fatto suo sa che c’è solo un modo per venirne a capo senza spendere molto. Affidarsi a Raffaello Conte e alla Malgrado Tutto. Solo che il sindaco viene subito stoppato: non si possono fare affidamenti diretti oltre una certa cifra, dobbiamo fare una gara. E anche se la MT vincesse la gara, dopo un periodo si dovrà rinnovare  altrimenti tu crei un monopolio. Insomma, se per togliere le erbacce c’è un solo modo per ottenere davvero (e non sulla carta) lo scopo, affidarsi ad una ditta specifica, in Italia non lo puoi fare perché i giudici ti stanno col fiato sul collo per controllare se hai fatto le gare, se le hai fatte bene e via dicendo. Tutto nei comuni d’Italia si rimedia con i lavori di somma urgenza, affidamenti diretti quelli sì spesso inventati per favorire sempre le stesse ditte amiche. Ma fuori dell’urgenza, solo gare e appalti e contenziosi e studi legali e giudici e così via. Che logica c’è nell’impossibilità per un sindaco che voglia fare un’opera per la città (farla significa che i cittadini vedono che è stata fatta bene) di comportarsi come un buon padre di famiglia? Se io per casa mia ho bisogno di un elettricista, di un falegname, di un muratore, scelgo e una volta trovato uno affidabile, non lo cambio per nessuna ragione. Nel pubblico no, ci vogliono gare incessanti e quelli bravi e affidabili ben presto vengono fatti fuori da furbi, intrallazzatori, faccendieri, che organizzano appalti ad hoc. Insomma, si veda la vicenda romana, l’imprenditore Parnasi e Lanzalone, l’uomo che risolve problemi di 5 Stelle. Capisco che per fare uno stadio devi fare un appalto, ma a Lamezia per un sistema così concepito neppure le erbacce riusciremo mai a eliminare. Che poi a pensarci, le erbacce stanno dentro una metafora, più che in una sineddoche.

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  • VERONESI E QUEL FILM DI MASELLI 10 luglio 2018

    Ma Sandro Veronesi, che stimo tantissimo, lo ha visto il film di Maselli “Lettera aperta ad un giornale della sera”? Forse no, quando uscì nel 1970 aveva 11 anni. Un gruppo di intellettuali comunisti, rivoluzionari a parole ma perfettamente inseriti nel “sistema”, hanno l’idea di inviare una lettera al direttore di un quotidiano di sinistra, chiedendo di partecipare attivamente alla guerra nel Vietnam. L’iniziativa acquista una forte risonanza, si allarga fino a ottenere adesioni anche dall’estero, Hanoi sembra disposta ad accettare l’invio di volontari; per quanto non approvi l’iniziativa, anche il partito comunista si vede costretto ad appoggiarla. Accorgendosi della piega tremendamente seria presa dall’ iniziativa, e non potendo più tirarsi indietro, gli intellettuali si radunano in una villa di campagna, in attesa di partire. Proprio alla vigilia, però, li raggiunge una notizia da Hanoi: i nordvietnamiti non vogliono volontari stranieri. I promotori possono finalmente respirare di sollievo.

    di frascop

    LA RISPOSTA A CURA ALDO GRASSO

    Film memorabile, gli intellettuali di Paese sera finiti in gran parte in Rai.

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  • QUANDO CATANZARO DECIDE CHE E’ ORA 4 luglio 2018

    Da Lamezia a Catanzaro in meno di 30 minuti. Magari. Il giorno in cui riusciremo a cronometrare il percorso con questi tempi ci ricorderemo di Oliverio & C.. Ho l’età giusta per ricordare a tutti i tempi di percorrenza della Nicastro-Catanzaro che si sono accorciati dagli anni cinquanta ad oggi nella misura in cui sono aumentate le esigenze dei catanzaresi di raggiungere stazione ferroviaria, autostrada e infine aeroporto nel minor tempo possibile. L’autostrada la stanno per bypassare da Marcellinara tagliando per Altilia, il loro aeroporto lamentino è difficile spostarlo e quindi hanno bisogno del collegamento ipermodale da Germaneto. Finalmente ci hanno gentilmente concesso che il percorso non tagliasse fuori le stazioni di Nicastro e Sambiase, ma vedremo, speriamo. Qualcuno ricorderà quanto tempo ci hanno messo per finire la superstrada Lamezia-Catanzaro. Per anni era completa, tranne l’ultimo tratto catanzarese da Sarrottino. I catanzaresi sono fatti così, qualsiasi cosa oltre il viadotto Bisantis la guardano col binocolo rovesciato. Loro guardano verso il mare, da Botricello sino a  Soverato, le loro spiagge. Hanno conservato perciò un mare pulito, accorciato i tempi di percorrenza, e adesso a metà del 2018 sentono che devono raggiungere prima il loro aeroporto. Un’opera che potevano fare molto tempo fa, ancor prima di trasformare la stradina interpoderale di Germaneto in una tangenziale per collegare la roba loro, Regione  Università e Policlinico. 

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  • Per dignità cominciate a restituire 49 milioni e poi parliamo 3 luglio 2018

    Decreto dignità, Conte: chiederemo a Salvini di restituire i tutti i 49 milioni della truffa allo Stato per la quale è stato condannato Bossi. Lo richiede la Cassazione

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  • ZINGARETTI E LA VECCHIA LOGICA DEL CORPACCIONE 1 luglio 2018

    Nicola Zingaretti del pd è un altro che si trastulla e ci propina LA LOGICA DEL CORPACCIONE (dentro, c’è di tutto). Leggete: “…E’ un errore madornale considerare i 5 Stelle un’organica formazione di destra. È l’errore che non ci ha permesso di tentare un’iniziativa politica, dopo il voto, nei confronti di questo mondo». Cosa sono allora i 5 Stelle? «Un corpaccione dove c’è dentro un po’ di tutto. Prevale una protesta, spesso assai giustificata, verso le istituzioni italiane ed europee così come sono oggi, i partiti che sono diventati macchine elettorali. Da questa contraddizione deve scaturire una nostra opposizione intelligente, che tenda a disarticolare, a convincere, a spostare orientamenti dentro quell’elettorato».

    La logica del corpaccione dei tanti Zingaretti è vecchia, ma è un sofisma. Applicando l’identica logica ai tempi della dc (quello sì un corpaccione dove c’era dentro di tutto), quel “compromesso storico” che tanti sinistri contestarono, sarebbe stato appunto logico.  Ma che c’entrano i flussi elettorali, gli elettori, con la proposta politica, con il dna politico, con il ruolo che un partito o un movimento assume? 

    Quando uno scambia i propri desideri con la realtà, adopera la logica del corpaccione. In buona sostanza Zingaretti è un altro che oggi intenderebbe dividere una presunta sinistra (M5S) dalla destra (Lega), per governare assieme al più fascista di tutti, Grillo. Guardate i nemici di Grillo: l’Europa, i migranti, l’establischment, le banche, i giornalisti, il pd. Su cosa devi discutere con Grillo?

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  • LE PROPOSTE DI GALLI DELLA LOGGIA E CALENDA 27 giugno 2018

    Prendiamo Berlinguer e l’Urss. «Insomma, noi oggi cosa diremmo di qualcuno che, senza voler fare paragoni, sostenesse che il fascismo era un regime politico tutto sommato buono, ma con alcuni tratti illiberali?» si chiede Paolo Mieli.  Con questo passato del Pci sulle spalle, con questa ambiguità, cosa significa “sinistra” oggi? Sul Corriere oggi Galli della Loggia ha scritto “La sinistra vada oltre la sinistra”, e proposto una serie di valori e misure per rifondare il pd. Carlo Calenda invece ha scritto un manifesto. Ciò che i due propongono mi trova del tutto in sintonia ma vorrei aggiungere alcune misure che fungerebbero ancor di più da spartiacque. Prima di enunciarle vorrei fare una premessa. Si usa dire, come se si dicesse una cosa nuova, che da Renzi in poi la sinistra non si occupa più dei ceti deboli. Vero Cuperlo? Ma l’accusa in realtà è vecchissima. La vignetta di Forattini che pubblico riguardava Berlinguer e risale al 1977. Quindi nulla di nuovo sotto il sole, ciò che io penso è che a sinistra del pd ci saranno sempre forze minoritarie che non intendono come loro missione storica e palingenetica andare al governo, perchè la sinistra con il governo si corrompe. Detto questo, alle proposte sul tappeto aggiungerei le seguenti : 1) drastica riduzione del contante; 2) riforma della prescrizione per i reati; 3) e-fattura, split payment e mai condoni per abbattere evasione fiscale; 4) flat tax nella versione di Nicola Rossi dell’istituto Bruno Leoni; 5) in uno Stato di diritto, i contratti collettivi non devono mai prevalere sulle leggi del Parlamento; 6) abolizione degli esoneri sindacali e rispetto dell’art. 49 Cost. sull’organizzazione democratica dei partiti; 7) privatizzazione della Rai con un solo canale senza pubblicità; 8) spending review e diminuzione del debito pubblico. Questo impegnativo manifesto dovrebbe camminare su gambe giovani, tra i leader del pd oggi mi piacciono Gentiloni e Calenda.

    (anche D’Alema, di cui Cuperlo era ghost-writer, era accusato di non occuparsi degli ultimi)

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  • CARLO PUCA E FEDERICA ANGELI A TRAME8 25 giugno 2018

    A Trame8 il giornalista di Panorama Carlo Puca ha presentato il suo reportage su Lamezia, definita “città involontaria”, e, come titola oggi il Lametino, la sua sintesi è stata: “a Lamezia c’è tanta bellezza, non sprecatela più”. Puca, essendo napoletano, conosce bene i caratteri meridionali, il fatalismo,il piagnonismo, e via discorrendo. Che fare in (di) questa città grande nata involontaria? E’ molto semplice. Ciascuno deve fare la sua parte. I giudici, il vescovo, i preti, i cittadini, le associazioni, i partiti. I mafiosi la loro parte la fanno, ma tutti gli altri siamo adeguati? Poco prima di Puca, la giornalista Federica Angeli di “Repubblica” ha raccontato a tutti noi la sua storia. In una notte del 2013 ad Ostia alcuni spari spezzano la tranquillità. Da quel momento la vita della giornalista, tre figli piccoli, viene stravolta e in sei ore si ritrova a far da testimone e ad essere messa sotto scorta. Adesso  ha raccontato la vicenda nel libro “A mano disarmata” (Baldini+Castoldi) in cui scandisce le tappe di una vera e propria sfida alla malavita dei Spada. Ci ha con ironia fatto vivere le sue paure, la disperazione e i momenti di solitudine. Una storia di denuncia perché chi sta dalla parte giusta non perde mai. Federica non è un’eroina, ha solo testimoniato quel che ha visto. Se tutti, qualsiasi mestiere facciamo, non chinassimo la testa davanti alle ‘ndrine, Lamezia risorgerebbe. Io ho fatto il preside, e ho tentato nel mio piccolo di fare la mia parte. Molti sanno che chiamavo la polizia quando volevano occupare la scuola (perchè 10 persone per me non possono stabilire loro quando si fa lezione e quando no), oppure che la lotta alla droga la facevo facendo incontrare gli studenti con i tossici in riabilitazione. Ma ci sono altre cose che nessuno conosce, perché non ci si deve vantare di fare solo il proprio dovere, non ci si deve mettere in mostra. In silenzio si deve stare dalla parte giusta. Questa è la bellezza.  

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