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  • F. GRAZIANI L. MANCONI – CONTRO IL METODO TRAVAGLIO 8 Gennaio 2019

    Ho aspettato 5 lunghi anni, da quel gennaio 2013 in cui, ad “Annozero” di Santoro, Travaglio fece fare così bella figura a Berlusconi da fargli recuperare molti voti, in attesa di qualcuno che analizzasse il “metodo Travaglio”. Sino ad oggi, quando su Il Foglio, Federica Graziani e Luigi Manconi hanno pubblicato un memorabile e straordinario studio di decine di pagine. Non potendolo riassumere per la sua vastità, ne anticipo un estratto. L’assunto dal quale io parto è il seguente: se non capisci il metodo Travaglio, non puoi capire Grillo & Casaleggio. 

    Nella scrittura e nell’oratoria di Travaglio, di tanti articoli del Fatto, del M5s e della sottocultura loro collegata emergono due costanti, due veri e propri disturbi del linguaggio. Il primo: un vocabolario militarizzato. Il secondo: un’idea di democrazia e di giustizia molto violenta

    In una polemica all’arma bianca con Carlo Bonini, riferendosi a quanto detto da quest’ultimo a proposito di Giuseppe D’Avanzo, il direttore del Fatto parla di “sedute spiritiche” tra lo stesso Bonini e il suo collega, morto nel luglio del 2011 (“Nella prossima seduta spiritica, potrebbe domandare al collega scomparso perché negli ultimi mesi non firmava più i pezzi con lui e gli aveva levato il saluto”, 11 agosto 2018). Il rispetto della persona, per quel già poco che il concetto serve a limitare le sofferenze arrecate agli altri, non sta evidentemente al centro delle preoccupazioni di questo tipo di cultura. E’ questa sua inclinazione che rende Travaglio tanto vulnerabile. Quando, alla vigilia della campagna elettorale del 2018, il Partito democratico rimproverò al direttore del Fatto l’uso disinvolto e sventato della formula “sciogliere con l’acido”, ne era evidente la forzatura polemica. Ma la difesa fatta a proposito del ricorso a quelle parole non fu efficace: la cosa non poteva giustificarsi, quasi fossimo in presenza di un’ardita metafora, di un’immagine forte, di un paradosso linguistico. Leggiamo quella frase: “La legislatura che sta per essere sciolta (si spera nell’acido) è stata una delle peggiori della storia repubblicana”. E’ ovvio, almeno per noi, che Travaglio non auguri ad alcuno di venire sciolto nell’acido. Figuriamoci. Ma perché quella frase orribile è apparsa così immediatamente nuda, priva del filtro dell’iperbole che la astraesse da qualunque rapporto con la realtà dei cattivi pensieri e dei desideri indicibili? Perché, per un effetto paradossale del linguaggio immaginifico, appare più realistico ciò che più sfida la realtà. Ma se questo accade, nel caso specifico, si deve al fatto che nella scrittura e nell’oratoria di Travaglio, di tanti articoli del Fatto Quotidiano (qui, come ogni volta che citeremo il Fatto, stiamo volutamente generalizzando la considerazione su una redazione che vanta giornalisti di diversi orientamenti politici e culturali, spesso molto bravi e che conducono battaglie condivisibili), del Movimento 5 stelle e di tutta la sottocultura loro correlata emergono due costanti, due tic, due veri e propri disturbi del linguaggio. Il primo: un vocabolario agonistico e aggressivo, militarizzato e bellico, dove ogni confronto porta a una resa dei conti e dove la sconfitta e la vittoria sono, in tutti i campi, un gioco a somma zero. Il secondo: un’idea di democrazia e di giustizia, che è quella che illustreremo oltre in questo articolo, molto – come dire? – violenta, dove le sole virtù apprezzate si basano sulla forza (certo, democratica), sulla coercizione (certo, legale), sulla repressione (certo, regolata). L’intera rappresentazione sociale, i suoi attori, le reti di relazioni, le forme di comunicazione, i prodotti culturali: tutto è descritto a tinte forti e a tratti ben marcati, tutto è pronunciato con toni vibranti, tutto si affida a gesti robusti, a conflitti brutali e a una lunga sequenza di categorie e di procedure simil-giudiziarie: imputazioni, chiamate in causa, colpe, responsabilità, prove, indizi, condanne, sentenze, sanzioni, castighi. Nel ritmo parossistico di una messa in stato d’accusa generalizzata, si alza il volume e si inaspriscono le pene. Si pubblicano editti e si annunciano misure repressive. E si agitano i castighi come corpi contundenti. Se non come strumento di purificazione, di emancipazione dal male, di lavacro. Più la pena è pena, più è capace di dare sofferenza e afflizione, più sarà in grado di svolgere una funzione salvifica. 

     

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  • I PROBLEMI FORMALI DI LAMEZIA RISOLTI ENTRO DICEMBRE? 1 Gennaio 2019

    (articolo pubblicato il 30 novembre 2018) “Siamo entrati nel cuore e nel merito dei problemi, con l’intenzione di risolverli, nel pieno rispetto della legalità, entro il mese di dicembre, perché non si può più tenere una città così importante bloccata per motivi puramente formali”. Questa dichiarazione è del presidente della Regione, Oliverio, dopo l’incontro con il Prefetto ed i commissari per sbloccare la situazione degli impianti sportivi e teatrali di Lamezia. Se entro il mese di dicembre i problemi non si risolveranno – ha concluso – ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Oliverio forse se ne rende conto, oppure no. Ammettiamo che entro dicembre, come egli auspica, i problemi si risolvano. Allora sarà logico pensare che i problemi si siano risolti solo grazie al suo intervento. Ma se non si risolvono questi problemi formali? Neppure con l’impegno di Oliverio e del Prefetto in Italia a fine 2018 si riescono a risolvere problemi formali? Ecco la prova provata che i nostri problemi sostanziali, protezione sismica, disoccupazione, ‘ndrangheta, sviluppo, erosione costiera, infrastrutture, sono irrisolvibili.

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  • FORUM TELEVISIONI CON ALDO GRASSO 21 Dicembre 2018

    CON TELESE PROVIAMO CON I SIMPSON Il maestro Manzi quando voleva rendere comprensibile un concetto, disegnava. Lilly Gruber forse lo ricorda. Ieri sera ha domandato a Luca Telese, la Fornero e Lina Palmerini: Rottamiamo la Fornero? Bene, per Luca Telese, l’ho scritto altre volte, al posto della scheda di Pagliaro, ci vorrebbe un cartone dei Simpson. L’episodio “Spazzatura fra i titani” del 1997, (200° della serie, Emmy per il miglior programma animato) 21 anni fa (!) spiegava quello che sta succedendo nel mondo sotto i nostri occhi. Homer, che come si sa è un idiota, sfida il commissario ai rifiuti di Springfield, Ray Patterson (IL NEMICO!), e lo batte alle elezioni. Promette ai cittadini che la spazzatura verrà ritirata casa per casa dagli spazzini e dunque fa fallire l’azienda. Così, in tutta fretta, richiamano l’esperto Ray Patterson, il quale però dice: -Vi siete fidati di questo svitato? E adesso siete spacciati. Buonasera-. Sommersa dai rifiuti, Springfield deve essere ricostruita da un’altra parte. Forse sarò un illuso illuminista: i Telese non li educhi con un cartone animato, Telese non ha il cervello di un bambino. Tanti Auguri al Prof e alla comunità FRASCOP
    LA RISPOSTA A CURA ALDO GRASSO Fantastico! Userò l’episodio citato, non lo ricordavo.

    Aldo Grasso Rubrica del 31/12/2018

    Dai Simpson un’idea per risolvere i problemi dell’immondizia. Rifondare Roma. Per risolvere il problema della spazzatura della Capitale, e di Virginia Raggi, c’è una sola soluzione, suggerita nel 1998 (20 anni fa!) da un episodio dei Simpson: «Spazzatura fra i titani». Dopo un furioso litigio con i netturbini (li gratifica dell’epiteto «boriosi» e quelli non la prendono bene), Homer protesta direttamente con il commissario ai rifiuti di Springfield, Ray Patterson, finendo per questionare anche con lui. Allora, il nostro eroe panzuto decide di accumulare la spazzatura fuori di casa, rendendo inabitabile tutto il suo quartiere. Invece di percorrere la via più sensata (chiedere scusa, come gli suggerisce la piccola Lisa), Homer, il Toninelli che è dentro di noi, decide di farsi eleggere dagli abitanti di Springfield Commissario all’igiene, grazie a una serie di promesse alla cittadinanza. Per avere visibilità riesce a introdursi furtivamente sul palco di un concerto rock (stanno suonando nientemeno che gli U2, molto sensibili ai temi sociali). Inizialmente le cose vanno per il verso giusto, ma dopo poco le promesse di Homer si rivelano inattuabili per le possibilità economiche della città, e gli spazzini entrano in sciopero. Per recuperare denaro Homer stringe un accordo con le città vicine per rendere disponibili le miniere di Springfield alla spazzatura altrui. In breve tempo però la spazzatura comincia a «esplodere» in superficie, e l’intera città di Springfield è costretta a spostarsi letteralmente alcune miglia più lontano, lasciando dietro di sé montagne di rifiuti. Che scena apocalittica! Il Colosseo pieno di spazzatura, il Foro romano un immondo deposito di vecchi elettrodomestici, la fontana di Trevi una cloaca a cielo aperto, la Raggi nuova compagna di Homer. Roma potrebbe spostarsi verso Frascati o verso Formello o verso Zagarolo. Bisognerà solo fare un’analisi costi/benefici e tutto si risolverà, così per magia.


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  • ADDIO RINO AMATO 21 Dicembre 2018

    Nel mio lavoro di preside, ho conosciuto diverse persone della Provincia di Catanzaro, ma ho sempre definito l’ingegnere Amato come un vero esempio di buon amministratore. Avevo un grande problema a Lamezia, la succursale dell’ITC De Fazio, una casa privata in fitto, del tutto inadatta come scuola. Non conoscevo Traversa, allora presidente della Provincia, ma con un mio collaboratore chiedemmo di essere ricevuti. Una mattina, in non più di 5 minuti, Traversa ascoltò le mie osservazioni e telefonò ad Amato. Andammo nell’ufficio dell’ingegnere, il quale doveva vedere come trovare il finanziamento per costruire un’ala nuova nella sede centrale di via Leonardo da Vinci. Amato consultò dei fascicoli e ci disse: forse ce l’ho una soluzione, ci sono dei residui che sono rimasti…Telefonò a Traversa e disse: presidente, la soluzione c’è. Nel giro di un anno, (fu la prima volta che Amato uso il crono-programma), la nuova ala fu costruita e il plesso di via della Vittoria, il mio incubo, fu smantellato. Traversa e Amato rimangono per me amministratori insuperabili, ma non solo perchè hanno risolto il problema di una scuola. Lo sono stati perchè gli appalti assegnati con un sorteggio pubblico dopo una convocazione per mezzo stampa, il crono-programma, la ristrutturazione della Provincia, sono state intuizioni, fatti da non dimenticare. E infine, come ho voluto ricordare, quello che hanno fatto al De Fazio lo hanno realizzato non in nome di amicizia e clientela, ma in nome di una cosa che in Italia non si sa cosa sia. Si chiama efficienza, e io di questo ho voluto parlare. Efficienza vuol dire essere in grado di risolvere i problemi. Amato, che non conoscevo, ci avrò parlato dieci minuti, ho scoperto poi che amava il rock come me. E’ giusto che nel momento della sua prematura scomparsa, io lo ricordi con affetto, e dia testimonianza di come si comportava con un illustre sconosciuto.

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  • FORUM TV- ELENA FERRANTE 19 Dicembre 2018

    Non so chi sia(no) Elena Ferrante, ma so di sicuro perché ha deciso di nascondersi. Perché in Italia quando il dito mostra la luna, gli sciocchi guardano il dito. Se l’Autore si fosse firmato, i suoi amici e nemici avrebbero recensito, bene o male, il libro, senza leggerlo. Così ci ha costretto a leggere, senza  sapere, e poi ci siamo divisi nel giudizio. Quando si sa come si comportano gli sciocchi, è possibile prenderli in giro. Quanto alla serie, l’ho trovata troppo cupa, in linea con la voce narrante moribonda della Rohrwacher. Elena, poi, nel libro era timida, in tv è la prima della classe ma troppo timida e laconica. Il finale della serie si spiega così: al suo matrimonio Lila si accorge che il marito Stefano è peggio di Marcello Solara. Le aveva promesso che dei Solara ci sarebbe stato solo Silvio e invece si ritrova davanti Marcello con le scarpe, quelle strette, di Stefano. Chi gliele ha date? Stefano Carracci l’ha tradita, per i soldi è disposto a tutto. Infatti lo aveva detto: io non spendo una lira se non me ne arrivano 100. Anche il matrimonio Lila capisce che Stefano lo ha fatto per amore ma anche per affari. Quelle maledette scarpe sono un affronto che non potrà sopportare.

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  • LANDE DESOLATE? 17 Dicembre 2018

    L’operazione “Lande desolate”, per la quale il presidente della Regione, Oliverio, è nella dimora obbligatoria di S. Giovanni in Fiore, è stata chiamata così dagli inquirenti per un eccesso di pudore. Basta ascoltare le tre intercettazioni che si trovano su Repubblica e altri media, per capire che i nomi più adatti sarebbero stati altri: 1) Cacate mai viste; oppure 2) Ma che almeno facessero trovare là delle persone che tagliano. Entrambe spiegano bene la situazione calabrese. La seconda, le persone che tagliano, richiamano subito alla mente le famose vacche di Fanfani e moltissimi uffici pubblici. Ma, come scriveva in un suo libro il povero giornalista calabrese Antonio Megalizzi, ucciso a Strasburgo, noi calabresi preferiamo prendercela con l’Europa autoassolvendoci per tutte le cacate mai viste che facciamo. La storia mi interessa per gli impianti di Lorica, essendo io uno sciatore. Tantissimi anni fa, era l’1 maggio, e ancora a Lorica c’era la neve. Ma, come succedeva spesso, con una scusa chiudevano gli impianti, avendo tutti gli addetti delle piste un doppio lavoro. Una signora di Modena disse ad uno di questi lavativi: voi avete la fortuna naturale di avere la neve a maggio  e non ve ne frega niente. Io a Lorica per questo non scio da anni, ma basta seguire questa indagine per capire come i lavori fatti per il nuovo impianto siano opera di criminali. Lo avevamo capito tutti che sotto c’era del marcio, quando l’apertura del nuovo impianto veniva rinviata sine die (con la scusa della morte di un operaio). A Camigliatello, impianto dei cusentini, una cosa del genere non poteva avvenire.   

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  • SCUOLA- LE 3 COSE CHE NON PIACCIONO AI PROFF 12 Dicembre 2018

    Ci sono tre cose che ai docenti italiani non piacciono, da sempre. 1) Non piace loro essere pagati, come tutti gli altri lavoratori dipendenti, per le ore effettive di lavoro settimanali (se gli alunni sono tutti assenti, loro vanno a spasso, ma se in un negozio non entrano clienti non è che il commesso se ne esce). 2) La seconda cosa la si capisce guardando ad una novità dell’Esame di Stato, dove per le due prove scritte nazionali è stata prevista adesso una griglia di valutazione nazionale. Un piccolo passo avanti, ma che non risolve il problema della discrezionalità della misurazione di ogni prova. Immaginate cosa sarebbe la scuola italiana se alla fine dell’anno ogni studente dovesse misurarsi (il verbo è scelto apposta) al computer con una batteria di quesiti previsti a livello nazionale per ciascuna materia. L’alunno Rossi di Bolzano e l’alunno Bianchi di Ragusa (per es. della prima dell’ITE) saprebbero che il voto dato a ciascuno è oggettivo, che in tutta Italia si sono studiati gli stessi argomenti per quella materia, e che i docenti in classe ci vanno per facilitare l’apprendimento. In parole povere, è quello che già succede per ottenere la patente di guida o il certificato Ecdl. Questa seconda cosa non la vedremo mai, e quindi accontentiamoci delle griglie nazionali di valutazione, ovvero dei parametri, che saranno fornite alle commissioni per una correzione più omogenea ed equa. Ma pur con la griglia comune, ogni prof poi farà come crede e sa. Perché ho detto che la valutazione non diventerà mai nazionale e oggettiva? Perché già le cd “prove parallele” che le scuole, di ogni ordine e grado, stanno da anni svolgendo per tentare (attenzione al verbo) di limitare la varianza tra le classi (per es., nella sez. A si studia italiano in modo superficiale, nella B in modo approfondito), sono osteggiate dai docenti, e in ciascuna scuola sono svolte solo sulla carta: i proff di una stessa materia non riescono neppure a mettersi d’accordo su cosa gli alunni di un determinato anno dovranno alla fine sapere e saper fare. Le prove da somministrare vengono stabilite attraverso estenuanti mediazioni al ribasso, vengono svolte consentendo di copiare, e dopo la correzione, non se ne parla più. Una cosa che si fa per dire che è stata fatta, senza crederci più di tanto. 3) Infine, i docenti non amano parlare con i genitori. I genitori possono essere i peggiori o i migliori del mondo, ma per i docenti sono il pane quotidiano. I genitori non si scelgono, arrivano e ti portano alunni, la materia prima per insegnare. Ora, insegnare senza voler parlare ai genitori, o parlandoci poco (è la stessa identica cosa) è come un medico che dicesse: io visito il paziente ma non parlo con i parenti. Come lo considerereste questo medico, sano di mente? E perché consideriamo sani i proff che pensano alla loro attività come quella che si svolge in aula con gli alunni e non capiscono l’essenzialità del rapporto con i genitori? Solo se scuola e famiglia collaborano e s’intendono e perdono tempo per parlarsi (non tramite whats app), migliorano le prestazioni degli studenti.  Si dice: le famiglie sono peggiorate. Perché, le scuole sono migliorate?  

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  • IL PADRE NON TRADISCE I FIGLI 11 Dicembre 2018

    Arrestato un padre che intendeva acquistare una Fiat Abarth decapottabile senza pagarla. “L’ho promessa a mio figlio. Io non tradisco i figli”, ha gridato. Protestava: “Ma come, Di Maio promette soldi senza averli e dice di non voler tradire gli italiani,e voi arrestate me?”

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