PRIMA PAGINA (tutti gli articoli)

  • CROZZA DI MAIO E IL PADRE DEI PURI 2 Dicembre 2018

    https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/spettacoli/crozza-di-maio-nell-azienda-di-mio-padre-erano-gli-operai-imprenditori-a-pagarlo-in-nero/106723/107330

    Continue reading →
  • I PROBLEMI FORMALI DI LAMEZIA. RIPETO: FORMALI 30 Novembre 2018

    “Siamo entrati nel cuore e nel merito dei problemi, con l’intenzione di risolverli, nel pieno rispetto della legalità, entro il mese di dicembre, perché non si può più tenere una città così importante bloccata per motivi puramente formali”. Questa dichiarazione è del presidente della Regione, Oliverio, dopo l’incontro con il Prefetto ed i commissari per sbloccare la situazione degli impianti sportivi e teatrali di Lamezia. Se entro il mese di dicembre i problemi non si risolveranno – ha concluso – ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Oliverio forse se ne rende conto, oppure no. Ammettiamo che entro dicembre, come egli auspica, i problemi si risolvano. Allora sarà logico pensare che i problemi si siano risolti solo grazie al suo intervento. Ma se non si risolvono questi problemi formali? Neppure con l’impegno di Oliverio e del Prefetto in Italia a fine 2018 si riescono a risolvere problemi formali? Ecco la prova provata che i nostri problemi sostanziali, protezione sismica, disoccupazione, ‘ndrangheta, sviluppo, erosione costiera, infrastrutture, sono irrisolvibili.

    Continue reading →
  • F. GRAZIANI L. MANCONI – CONTRO IL METODO TRAVAGLIO 26 Novembre 2018

    Ho aspettato 5 lunghi anni, da quel gennaio 2013 in cui, ad “Annozero” di Santoro, Travaglio fece fare così bella figura a Berlusconi da fargli recuperare molti voti, in attesa di qualcuno che analizzasse il “metodo Travaglio”. Sino ad oggi, quando su Il Foglio, Federica Graziani e Luigi Manconi hanno pubblicato un memorabile e straordinario studio di decine di pagine. Non potendolo riassumere per la sua vastità, ne anticipo un estratto. L’assunto dal quale io parto è il seguente: se non capisci il metodo Travaglio, non puoi capire Grillo & Casaleggio. 

    Nella scrittura e nell’oratoria di Travaglio, di tanti articoli del Fatto, del M5s e della sottocultura loro collegata emergono due costanti, due veri e propri disturbi del linguaggio. Il primo: un vocabolario militarizzato. Il secondo: un’idea di democrazia e di giustizia molto violenta

    In una polemica all’arma bianca con Carlo Bonini, riferendosi a quanto detto da quest’ultimo a proposito di Giuseppe D’Avanzo, il direttore del Fatto parla di “sedute spiritiche” tra lo stesso Bonini e il suo collega, morto nel luglio del 2011 (“Nella prossima seduta spiritica, potrebbe domandare al collega scomparso perché negli ultimi mesi non firmava più i pezzi con lui e gli aveva levato il saluto”, 11 agosto 2018). Il rispetto della persona, per quel già poco che il concetto serve a limitare le sofferenze arrecate agli altri, non sta evidentemente al centro delle preoccupazioni di questo tipo di cultura. E’ questa sua inclinazione che rende Travaglio tanto vulnerabile. Quando, alla vigilia della campagna elettorale del 2018, il Partito democratico rimproverò al direttore del Fatto l’uso disinvolto e sventato della formula “sciogliere con l’acido”, ne era evidente la forzatura polemica. Ma la difesa fatta a proposito del ricorso a quelle parole non fu efficace: la cosa non poteva giustificarsi, quasi fossimo in presenza di un’ardita metafora, di un’immagine forte, di un paradosso linguistico. Leggiamo quella frase: “La legislatura che sta per essere sciolta (si spera nell’acido) è stata una delle peggiori della storia repubblicana”. E’ ovvio, almeno per noi, che Travaglio non auguri ad alcuno di venire sciolto nell’acido. Figuriamoci. Ma perché quella frase orribile è apparsa così immediatamente nuda, priva del filtro dell’iperbole che la astraesse da qualunque rapporto con la realtà dei cattivi pensieri e dei desideri indicibili? Perché, per un effetto paradossale del linguaggio immaginifico, appare più realistico ciò che più sfida la realtà. Ma se questo accade, nel caso specifico, si deve al fatto che nella scrittura e nell’oratoria di Travaglio, di tanti articoli del Fatto Quotidiano (qui, come ogni volta che citeremo il Fatto, stiamo volutamente generalizzando la considerazione su una redazione che vanta giornalisti di diversi orientamenti politici e culturali, spesso molto bravi e che conducono battaglie condivisibili), del Movimento 5 stelle e di tutta la sottocultura loro correlata emergono due costanti, due tic, due veri e propri disturbi del linguaggio. Il primo: un vocabolario agonistico e aggressivo, militarizzato e bellico, dove ogni confronto porta a una resa dei conti e dove la sconfitta e la vittoria sono, in tutti i campi, un gioco a somma zero. Il secondo: un’idea di democrazia e di giustizia, che è quella che illustreremo oltre in questo articolo, molto – come dire? – violenta, dove le sole virtù apprezzate si basano sulla forza (certo, democratica), sulla coercizione (certo, legale), sulla repressione (certo, regolata). L’intera rappresentazione sociale, i suoi attori, le reti di relazioni, le forme di comunicazione, i prodotti culturali: tutto è descritto a tinte forti e a tratti ben marcati, tutto è pronunciato con toni vibranti, tutto si affida a gesti robusti, a conflitti brutali e a una lunga sequenza di categorie e di procedure simil-giudiziarie: imputazioni, chiamate in causa, colpe, responsabilità, prove, indizi, condanne, sentenze, sanzioni, castighi. Nel ritmo parossistico di una messa in stato d’accusa generalizzata, si alza il volume e si inaspriscono le pene. Si pubblicano editti e si annunciano misure repressive. E si agitano i castighi come corpi contundenti. Se non come strumento di purificazione, di emancipazione dal male, di lavacro. Più la pena è pena, più è capace di dare sofferenza e afflizione, più sarà in grado di svolgere una funzione salvifica. 

     

    Continue reading →
  • TEATRO GRANDINETTI. PERCHE’ COMPRARLO? 26 Novembre 2018

    Sull’acquisto del teatro Grandinetti, come sanno tutti i miei amici, io non sono mai stato d’accordo e, se dipendesse da me, lo venderei pure oggi. La mia è una semplice opinione di cittadino e vale quel che vale. Non ero d’accordo per il prezzo eccessivo, 4 milioni e rotti, che sarebbe gravato sulle esangui casse comunali. Non mi convinceva poi il meccanismo scelto dalla magistratura. C’era una base d’asta al di sotto della quale non si poteva scendere. Una base d’asta che veniva alla fine di una serie di perizie, che avevano proposto valori di mercato molto differenti. Il Comune ebbe paura che qualche privato si presentasse  e che rilevasse il teatro. Dice Gianni Speranza, per farci poi un supermercato. Mi pare strano che questo fosse consentito dalle leggi vigenti, ma in ogni caso, è un fatto che il Comune nell’asta ha alzato la manina e si è aggiudicato il bene, quando in sala non c’era nessun altro che lo volesse. Il comune, o meglio il consiglio comunale, per paura che arrivasse uno speculatore, ha pagato un prezzo altissimo e fuori mercato. La stessa identica cosa è successa con la Multiservizi. Per paura che arrivasse Vrenna, si è deciso di gestirla in prima persona. Magari arrivava Guarascio o un altro, non si sa, ma in ogni caso sono decisioni, queste di cui parlo, assunte senza alcun ragionamento economico. Assunte solo sulla base di calcoli politici. La Multiservizi sappiamo come andrà a finire, dopo che l’hanno fatta diventare, come tutte le 8000 municipalizzate italiane, un mezzo per assumere quelle persone che i comuni non sono in grado di assumere. Il Teatro, a parte l’agibilità, e il prezzo esoso pagato, sarà un pozzo senza fondo per la manutenzione e le spese fisse. Il Comune, si sapeva allora e si sa oggi, non è in grado di gestirlo in prima persona, per cui solo le spese saranno pubbliche. Se lo gestirà un privato si prenderà i ricavi, oppure resterà chiuso. Però c’è un teatro comunale da 8 anni e qualcuno deve spiegare ai cittadini quale vantaggio (culturale o di altro tipo) essi abbiano avuto a quel prezzo (l’analisi costi/benefici non è che la possa fare solo Tony Nulla). Cosa pensereste di uno che si compra senza sconti un’auto, per tenerla chiusa otto anni in garage e poi si accorge, dopo 8 anni, che non la può usare perchè manca il freno? Ah, dimenticavo, ha dovuto fare pure dei lavori alla carrozzeria.

    Continue reading →
  • PERCHE’ LA SINISTRA NEL MONDO PERDE? SPIEGONE 24 Novembre 2018

    “Quando ad inizio 2019 diventerà chiaro che l’economia non riparte o è in recessione e che il governo non è in grado di far fronte alle emissioni dei titoli, la situazione finanziaria peggiorerà. E a quel punto penso che una crisi politica possa venire già prima delle Europee” (Guido Tabellini, economista, su la Stampa). Come abbiamo fatto ad arrivare a tutto questo? Oggi possiamo dirlo con certezza assoluta, com’è vero che Pupo è un cantante. E’ stata tutta colpa di Renzi. Fino a quando Renzi non si farà frate trappista, e tutti i suoi amici non si dedicheranno al giardinaggio, la sinistra in Italia e nel mondo non vincerà mai. Liquidati Renzi & Friends, il mondo cambierà: Trump cadrà e i partiti socialisti europei si riprenderanno: l’SPD tedesco ( in calo del 20,2% e di 45 seggi rispetto alle precedenti elezioni), il Pasok (al 4,7%),  il Partito del Lavoro olandese (al 5,7%), il Ps francese (al 7,4%), tutti questi partiti si riprenderanno e i sovranisti e Visegrad saranno sconfitti. L’Europa sarà riformata nel momento in cui i renziani lasceranno posto alle Nuove Idee di: Fassina, Landini, Boldrini, Vendola, Bersani, D’Alema, Fratoianni, Grasso, Orlando, Fico. Se ciò avverrà, i casaleggi lasceranno i salviniani e un nuovo contratto di governo di 58 pagine si farà tra la sinistra-sinistra e Fico-Di Battista, benedetto da Travaglio Scanzi & Padellaro. Una bozza di contratto c’è già, preparata dall’esperta di economia Laura Castelli, che è il futuro Ministro dell’Economia in pectore con Fassina vice-ministro. In questo modo tutti quelli di sinistra che hanno votato 5S invece di pentirsi per la cazzata che hanno fatto il 4 marzo 2018, potranno sentirsi avanguardie proletarie e dire: noi sì che avevamo già capito tutto. Avevamo capito votando lo steward del S. Paolo il 4 marzo 2018 e votando NO al referendum del 4 dicembre 2016.  E vissero tutti felici e contenti, come già succede alla Castelli. Tabellini, chi era costui? si chiede Castelli. 

    Continue reading →
  • PD CASALEGGI SPESA PUBBLICA E FOLLIE 17 Novembre 2018

    Una sinistra “riformista” oggi non può non essere quello che propongono Calenda o Alesina e Giavazzi (v. sotto).  Sul piano dei contenuti, la divisione è chiara e netta. Da una parte tutti quelli, dall’estrema destra alla estrema sinistra, che vogliono (Keynes all’amatriciana) più spesa pubblica, e fregano i giovani con la scusa di tutelare i pensionati; dall’altra quelli che sono per la spending review, e per un governo efficiente che investa senza aumentare il debito. Sul piano politico, per quel che riguarda il pd, le proposte in campo sono folli. E’ folle pensare ad una forza, fuori del pd, riformista-renziana; è folle pensare di voler bonificare il pd da Renzi ed affidarlo a gente che non considera pericolosi, non per la democrazia ma per l’economia, i casaleggi. Come se, secondo la nota tesi travagliana, il pericolo fosse solo Salvini, mentre questi 4 dilettanti che lo coadiuvano al governo, in attesa del sandinista Di Battista, fossero gli eredi della sinistra che non c’è più. Il succo, a mio parere, della questione italiana sta in questo paradosso: la sinistra-sinistra, quella novecentesca che si descrive anti-fascista, popolare, comunista non pentita, per odio a Renzi (come il marito che per far dispetto alla moglie si taglia gli attributi), si è consegnata nelle grinfie dei travaglio & scanzi. Renzi prima era il dittatore da fermare per la sua riforma costituzionale. Oggi sarebbe la causa del successo grillino, ecco la Tesi. Tesi sbagliata perchè non ti fa capire nulla di cosa sta succedendo nel mondo. Per dirla con le parole dello storico inglese Ian Kershaw, ” l’impatto della crisi economica dopo il 2008, seguita immediatamente da alti e incontrollati livelli di immigrazione in Europa nel periodo 2015-16, ha prodotto un rafforzamento molto acuto del senso dell’identità culturale e un’accresciuta animosità nei confronti delle èlite europee ritenute responsabili della doppia crisi. Bruxelles, la leadership tedesca nella politica europea e gli stessi migranti potrebbero servire da capro espiatorio per i partiti pupulisti e xenofobi”. Non ti fa capire, infine, verso quale esito stiamo andando. Come scrive oggi sul Corriere, Michele Salvati: ” Il problema è che, con loro (i penta-leghisti), affogherà anche l’Italia”. La tragedia  storica dei Comunisti è stato sempre l’intempestivo “Al lupo, al lupo”. Dopo innumerevoli avvertimenti per pericoli inesistenti, quando il lupo arriva davvero, i comunisti non se ne accorgono mai. 

    (ALESINA e GIAVAZZI) Un tempo «sinistra» e «popolo» erano sinonimi. Oggi non più. La parola «popolo» è stata fatta propria dai populisti, di destra e di sinistra, in realtà indistinguibili. Secondo noi il liberismo è certamente «di sinistra» se per sinistra si intende crescita per ridurre la povertà senza eccessive diseguaglianze, mobilità sociale, attenzione ai più deboli e abolizione di privilegi immeritati. Sono di sinistra:

    1. a) mercati liberi in cui le lobby non la fanno da padroni. 
    2. b) favorire lo spostamento di risorse da settori e imprese meno produttive a quelle più produttive per aumentare «la torta», cioè il Pil poi da dividere più equamente, mentre non è di «sinistra» proteggere ad infinitum imprese decotte.
    3. c) Liberalizzare il mercato del lavoro per favorire la mobilità verso la parte più produttiva del Paese, e quindi verso salari più elevati.
    4. d) Premiare il merito (e punire il demerito) per favorire la mobilità sociale.
    5. e) Cercare di offrire pari opportunità il più possibile senza penalizzare chi lavora con una tassazione asfissiante.
    6. f) Bloccare i trasferimenti a pioggia a questa o quella categoria che riesce ad alzare la voce più di altre.

    Non è di “sinistra” :

    1. a) la fiducia sconfinata nella capacità dello Stato di risolvere tutti i problemi, dalla costruzione delle infrastrutture all’offerta di servizi pubblici locali.
    2. b) adoperarsi per vanificare le norme esistenti volte a ridurre il numero delle circa 10.000 aziende pubbliche locali;
    3. c) mantenere in vita aziende pubbliche prive di dipendenti, con un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti e persino quelle che hanno avuto un risultato negativo per quattro dei cinque anni precedenti.
    4. d) riportare in vita la cassa integrazione, un meccanismo che illude i lavoratori che un’impresa che non ha futuro possa ancora garantire loro un impiego, e nel frattempo fa perdere opportunità.
    5. e) un continuo trasferimento di risorse dai giovani agli anziani, attraverso pensioni e debito, senza parlare delle pulsioni sovraniste e del rifiuto della globalizzazione.
    6. f) moltiplicare leggi, leggine e regolamenti che hanno il solo scopo di proteggere questa o quella categoria avvantaggiando gli imprenditori più abili nell’aggirarsi nei ministeri.
    7. g) tassare sempre di più i giovani per finanziare pensioni sempre più generose per gli anziani.
    8. h) lasciare un debito enorme ai nostri figli e nipoti.
    9. i) tassare chi produce, lavoratori e imprenditori, per sostenere uno stato sociale che scoraggia a trovare un lavoro (tranne nell’economia sommersa) chi il lavoro non l’ha.
    10. l) spendere denaro pubblico per sussidi a pioggia a chi non lavora invece che per mettere in sicurezza scuole fatiscenti.
    11. m) pagare tutti gli impiegati pubblici allo stesso modo indipendentemente dal costo della vita nella regione in cui vivono, della loro professionalità e del loro impegno.
    12. n) pagare uno scienziato trentenne in traiettoria per il premio Nobel meno di un professore sessantenne che non pubblica da decenni, solo perché quest’ultimo ha accumulato più anni di anzianità.

    Una strada è quella di rincorrere i populisti facendo loro concorrenza sul medesimo terreno. L’altra è quella di costruire un programma liberista. La prima strada potrebbe dare qualche vantaggio nel breve periodo. Ma si trasformerà in un fallimento quando il populismo si infrangerà, da noi e altrove, contro il muro dei suoi errori. Speriamo che accada prima che il populismo consumi in pieno i suoi fallimenti, come è accaduto tante volte in Sud America. La seconda strada non sarà facile nel breve periodo, ma sarà vincente con un po’ di pazienza. Purtroppo questa non è una virtù dei politici. (CORSERA, 17/11/2018)

    Continue reading →
  • LE FRASI CHE NON DIMENTICHERO’ MAI 13 Novembre 2018

    (articolo pubblicato su Il Mio Libro) Vorrei ricordare una frase del pensatore politico francese Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, meglio noto solamente come Montesquieu (1689-1755). Per considerare il suo valore e la sua intelligenza, oggi basti pensare che è stato il fondatore della teoria politica della separazione dei poteri. La democrazia, ancora ai nostri tempi, è fondata sulla separazione e sull’equilibrio dei poteri. Ma c’è un concetto di Montesquieu che forse dovremmo meditare a lungo, ed è il concetto di «libertà». La citazione è tratta dalla sua opera più importante e monumentale, “Lo spirito delle leggi (L’esprit des lois)”, frutto di quattordici anni di lavoro. Eccola:

    « Quando l’innocenza dei cittadini non è garantita, non lo è neppure la libertà. Per avere una tale libertà, occorre che il governo sia tale, che un cittadino non abbia ragione di dover temere un altro cittadino…La libertà non consiste nel fare ciò che piace. Chi è che stabilisce quello che si deve fare? Le leggi. La libertà allora è il potere delle leggi, non già quello del popolo. La libertà è il diritto di fare tutto ciò che le leggi permettono! Infatti, se un cittadino potesse fare ciò che esse proibiscono, non avrebbe più libertà, poiché anche gli altri acquisterebbero un tale potere».

    Ai giovani che anelano alla libertà, a tutti coloro che hanno fatto della Libertà una bandiera, un’ideologia, un sogno, a tutti coloro che hanno aggiunto alla Libertà altre parole, come Giustizia, Eguaglianza, Fratellanza, forse per limitarla o forse per completarla, Montesquieu spiega, a me pare, per quale ragione la stiamo perdendo o forse l’abbiamo perduta.

    Continue reading →
  • RIASSUNTI PER FINGERE DI AVER LETTO I LIBRI 6 Novembre 2018

    Il libro “Classici in pillole. Brevi riassunti di libri che avresti dovuto leggere ma probabilmente non l’hai mai fatto” di John Atkinson, fumettista, (Harper & Collins) è una raccolta spiritosa di alcuni dei principali classici della letteratura occidentale. Luciano Bianciardi era stato precoce in un breve scritto intitolato “Non leggete i libri, fateveli raccontare”. Vediamo le proposte. Odissea: «Veterano di guerra ci mette secoli a tornare a casa, poi ammazza tutti»; Iliade: «Non è l’Odissea»; I Fratelli Karamazov: «Fratelli molto polemici, come il padre. E la Russia.»” Il giovane Holden: «Ragazzino lunatico si lamenta un sacco. Ha un cappello rosso.»; Guerra e pace : «Tutti sono tristi. Nevica»; L’Inferno di Dante: «Succede un finimondo»; Delitto e castigo: «Un assassino si sente in colpa. Confessa. Va in galera. Si sente meglio»; Moby Dick: “«Uomo contro balena. La balena vince»; Don Chisciotte: «Ragazzo attacca i mulini. Dunque, è pazzo»; Ulisse: «Dublino, episodi, frasi »; Il sole sorgera’ ancora: «La generazione perduta si ubriaca. Sono ancora persi». Infine i miei riassunti: L’educazione sentimentale (Flaubert): “Sentimento, disillusione, com’e erano belli i bordelli”; La strada (McCarthy) : “2 persone, l’uno il mondo dell’altro”; The dead (Joyce) ” L’infelicità ci fa morire dentro. Meno male che nevica”; Pastorale americana (Roth): “Lei è così, lui è così, io sono così. E’ andata così per questi motivi…” Tutto sbagliato”; Il vecchio e il mare (Hemingway): ” Per pescare in mare aperto ci vuol coraggio ma il destino distragga gli squali”;  I Promessi sposi: «Non tutti i mali vengono per nuocere agli umili, e chi non l’ha capito, peste lo colga»; «Un matrimonio che non s’ha da fare, ma che, abbiate fede, prima o poi si fa»; Il nome della rosa: «7 giorni in un monastero benedettino. Omicidi e intrighi, con un finale incendiario. Si ride poco»; Il re pallido (Foster Wallace): “Perchè la noia è utile”; L’amica geniale (Ferrante):  “Lila e Lenù, la vita di due bambine motrice e rimorchio. Lenù è geniale perchè  racconta e diventa un rimorchio famoso”;  Il piccolo principe (de Saint-Exupery): “Un oculista bambino spiega che l’essenziale è invisibile agli occhi, senza essere ciechi”.  Cime tempestose (Bronte): “Fantasmi nella brughiera inglese. Odio, gelosia e vendetta, quanto è complicato l’amore!”; Siddharta (Hesse): ” Per chi cerca la sua strada e si ritrova in un fiume e col figlio ribelle”; Gli indifferenti (Moravia): 48 ore di due giovani insoddisfatti dall’ambiente borghese e da una pistola scarica”.  Adesso i riassunti di M. Burgo, amico mio: Il nome della rosa: «7 giorni in un monastero benedettino. Omicidi e intrighi, una trama da leccarsi le dita con un finale incendiario. Non si ride ». La coscienza di Zeno :” Basta cambiargli il titolo e tutto fila liscio- la coscienza di Zeno Colò”.

    Continue reading →