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  • LO SCIOGLIMENTO PREVIENE GLI ATTI NON LI SANZIONA 5 Aprile 2019

    L’Avvocatura generale dello Stato ha notificato l’appello al Consiglio di Stato contro l’annullamento dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio comunale di Lamezia Terme. Il sindaco Mascaro commenta: l’appello non contesta, però, la legittimità di un solo atto amministrativo.  Daremo conto allora di alcune sentenze del Consiglio di Stato dove si spiega bene di come gli scioglimenti non siano sanzioni per atti illegittimi, ma abbiano lo scopo di prevenire che quegli atti si compiano, una volta accertati “elementi” di collegamenti tra organi politici e cosche.

    (14/9/2017) Il consiglio di Stato (terza sezione) ha definitivamente confermato la legittimità dello scioglimento del comune di Scicli per infiltrazioni mafiose, deciso dal consiglio dei Ministri il 29 aprile 2015, rigettando il ricorso proposto da alcuni consiglieri comunali che avevano sostenuto l’ultima esperienza amministrativa del sindaco del tempo, Franco Susino, i quali avevano appellato la sentenza (negativa per loro) del Tar del Lazio. Il collegio (Marco Lipari presidente, Pierfrancesco Ungari, estensore consigliere) ha respinto l’appello dei consiglieri comunali ‘scioltì (difesi dall’avvocato Gaetano Armao) perché ha ritenuto che «per giurisprudenza consolidata è la semplice presenza di “elementi” su “collegamenti” o “forme di condizionamento” che consentano di individuare la sussistenza di un rapporto fra gli amministratori e la criminalità organizzata, a giustificare lo scioglimento, anche laddove non vi sia una puntuale dimostrazione della volontà degli amministratori di assecondare gli interessi della criminalità organizzata, o non sussistano ipotesi di responsabilità personali, anche penali, degli amministratori o dei funzionari. E che la giurisprudenza della Sezione ritiene che il giudizio prognostico di verosimiglianza fondato attendibilmente sulla logica del «più probabile che non» sia applicabile anche allo scioglimento del Consiglio comunale, che ha funzione anticipatoria e non sanzionatoria».

    Perchè quello che è valso per il comune di Scicli non dovrebbe valere per il sindaco Mascaro? Si veda anche la sentenza Cons. Stato sez. III, 22 giugno 2018, n. 2828:
    (…) Infine, “assumono rilievo anche situazioni non traducibili in episodici addebiti personali, ma tali da rendere, nel loro insieme, plausibile, nella concreta realtà contingente e in base ai dati dell’esperienza, l’ipotesi di una soggezione o di una pericolosa contiguità degli amministratori locali alla criminalità organizzata (vincoli di parentela o affinità, rapporti di amicizia o di affari, frequentazioni), e ciò anche quando il valore indiziario degli elementi raccolti non sia sufficiente per l’avvio dell’azione penale o per l’adozione di misure individuali di prevenzione (v., ex plurimis, Cons. St., sez. III, 28 settembre 2015, n. 4529)”.

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  • LE PAZZESCHE ROTATORIE LAMETINE 22 Marzo 2019

    Lamezia è nota per aver costruito negli anni decine di rotatorie. Credo di aver capito che ci sono agevolazioni per realizzarle. Ciononostante ce ne sono alcune pazzesche, altre impensabili, o impossibili, e così, in questa breve rassegna fotografica, rinfreschiamo la memoria. Foto tratte da “il lametino”

    Ecco i luoghi prima che vi facessero l’incredibile piccola rotatoria (si chiama Girogirotondo) prima del cavalcavia di località Mortilla, la prima rotatoria senza incrocio del mondo. Gruppi di studio continuano ad interrogarsi: ma a che serve? Perchè, perchè?

    La rotatoria di via Dalla Chiesa, per semaforo via Lombardi, troppo piccola per essere in una zona nevralgica e piena di traffico. Al suo posto non era meglio un alberello?

    La più insensata rotatoria è quella di via Salvatore Raffaele. Un rettifilo incrocia due stradine interpoderali! Minuscola, pericolosa e forse per questo piena di cartelli, che magari sarebbero necessari alla gigantesca rotatoria all’imbocco dell’autostrada

    la rotatoria intelligente, quella di via Timavo. Vi ricordate quando non c’era e per girare si doveva scendere e girare intorno al Macello? A quelle intelligenti si dovrebbe dare il cognome di chi l’ha ideate,

    come quella che ha sostituito in via A. Moro un semaforo

    la rotatoria Rotoli all’ingresso della città. Il nostro triste biglietto da visita a chi arriva dall’autostrada. Grandissima, trascurata, con tantissime erbacce. Segnalata male, per cui teatro di frequenti incidenti, a causa di auto che vorrebbero andare verso Nicastro e invece di proseguire diritti, vanno a sinistra contromano…Nessuno si chiede perchè.

    la rotatoria all’inizio di via del Progresso, detta “In Subordine”. Nata per sopraggiunta necessità. Inizialmente era prevista più sotto. Vedi giù.

    La rotatoria di via del Progresso che non s’ha da fare, oggetto di un lunghissimo contenzioso giudiziario. La rotatoria più sensata di tutte quelle costruite è stata impedita e spostata più in alto. Se l’Italia, con i suoi 3 poteri, anzi 4, non riesce a risolvere problemini come questo, perchè mai dovrebbe riuscire con grandi e storiche questioni?

    Gli ospiti della “Malgrado tutto” abbelliscono le rotatorie a Pasqua e Natale e fanno vedere a Salvini cosa potrebbero fare se non fossero abbandonati in attesa di…

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  • NON CONTA COSA FATE MA LA STORIA CHE RACCONTATE 19 Marzo 2019

    Alessandro Baricco ha scritto recentemente che le narrazioni hanno preso il posto dei fatti e dei numeri senza che noi ce ne accorgessimo. Adesso diamo la colpa alla rete ma, dice Baricco, anche quando – anni cinquanta – molti credevano che i comunisti mangiassero i bambini, lo storytelling svolgeva il suo ruolo. Avendo passato io una vita a tentare di spiegare questo concetto ai miei amici e docenti, riuscendoli a persuadere solo in parte, sono felice che oggi, anche per merito di Baricco, il concetto si stia chiarendo. Facciamo un solo esempio. Il successo di Al Bano, il cantante oggi messo al bando dall’Ucraina, come si spiega? Con le sue canzoni? Si, anche, ma diciamo per l’1%. E’ un fatto che negli ultimi 20 anni nessuno ricorda più una hit nuova (dopo Nel sole, Felicità, Nostalgia canaglia). No, Al Bano ha successo per la sua narrazione che è nata come la storia del contadino che conquista la bellissima figlia dell’attore hollywoodiano. Prosegue con la famiglia, l’amore, i figli nati e cresciuti in Puglia. E poi con la tragedia di Ylenia. Infine, ai giorni nostri, la separazione, la seconda famiglia con la Lecciso e la speranza che lui e Romina tornino insieme. Ecco tutto, la storia di un cantante che ripropone se stesso insieme con Romina (i due alla fine lo hanno capito che funzionano solo in coppia) e che non ha bisogno di produrre nuove canzoni. Prima di concludere, apro una parentesi politica. Anche Renzi lo storytelling non lo ha capito. Non ha capito che la storia del rottamatore innovativo i suoi avversari l’hanno trasformata in quella di un “looser”, e che tale storytelling “Dalle Alpi alle Piramidi…” non lo cancella più facendo qualche nuova canzone. Chiusa la parentesi, concludo con la scuola. Nella scuola che dirigevo, io dicevo sempre: guardate che non manterremo il successo per quello che facciamo di nuovo ma per la storia che raccontiamo. Continueremo ad aver successo (iscrizioni) se la storia che raccontiamo oggi come scuola, interessa, commuove, evoca. Studiate Al Bano. Anche Peppino Di Capri, con la sua ex moglie Roberta e “cameriere, champagne” continua a raccontare, senza dover inventare canzoni nuove per il repertorio. Anche alle aziende succede lo stesso. La Coca Cola o l’amaro Averna sfornano sempre da decenni lo stesso prodotto ma vendono per la storia che raccontano, il prodotto lo hanno pure modificato leggermente ma nessuno se ne accorge.

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  • QUELLE MAGLIETTE CON I NUMERI DALL’1 ALL’11 9 Marzo 2019

    Il calcio, lo ha ricordato spesso Alessandro Baricco, è una metafora della vita. E’ uno sport che si gioca in 11, e quindi le magliette dei calciatori riportavano i numeri corrispondenti. Il portiere tutti sapevamo che aveva il n. 1, lo stopper il 5, l’estroso il 10, l’ala il 7, e così via. Semplice, no? Ma gli uomini, per far girare soldi e solo per questo scopo, hanno voluto complicare questa semplice convenzione, e hanno inventato le magliette con i nomi dei calciatori, ciascuno dei quali poteva sceglierne uno, da 1 a 99. Come se non bastasse, i calciatori hanno voluto la libertà di stampare non il cognome ma il nome oppure un soprannome. Una grande confusione, una inutile complicazione, una baraonda idiota. Insomma, vedere oggi un portiere che porta il n. 99, fa un certo effetto doloroso. Ma il punto è: si può ritornare indietro? E chi, come me, preferirebbe le magliette dall’1 all’11, è un nostalgico idiota o un saggio sportivo? Domande inutili, perchè la complicazione più grande di tutte è la globalizzazione, il fatto cioè che in Italia si deve fare come si fa in Francia, Germania e in tutto il mondo. Ho spiegato, con questa metafora, l’illusione dei cd sovranisti. Anche l’aspirazione più bella, e avere le magliette di calcio con i numeri sino all’11 lo è, è una pia illusione. Non puoi dire: il mondo non mi piace, fatemi scendere. Da saggio sportivo diventi, se insisti, un cretino semplice e magari per questo ti portano al governo.

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  • COTTARELLI A CATANZARO 4 Marzo 2019

    L’economista Carlo Cottarelli, uno di quelli che prima o poi saremo costretti a chiamare quando staremo con le braghe di tela, è stato a Catanzaro. Ha spiegato, argomentato, e tutti hanno gradito, sino a quando non ha detto che bisogna migliorare la pubblica istruzione al Sud. Mormorii in sala, rumori di sciabole. Ci possono dire di tutto a noi meridionali, che siamo mafiosi, delinquenti, sporchi, cattivi. Ma non diteci che l’istruzione non funziona in Calabria. Non li vedete tutti i 100 che escono alla maturità? Ma siete ciechi? Il Tiresia cieco di Camilleri spiegò lunedì: Se una cosa non la vedi non significa che non esiste.

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  • LA BUFALA DELL’UOMO SOLO AL COMANDO 12 Febbraio 2019

    A dicembre 2013, quando Renzi fu eletto segretario del partito, la Ditta Bersani, nella foto in compagnia del suo ispiratore Baffetto, cominciò a raccontare che la debacle della sinistra fosse conseguenza dell’uomo solo al comando. Il Pd si stava spostando a destra lasciando un vuoto a sinistra.

    La storia del movimento operaio in realtà è la storia di tanti uomini soli al comando. E’ una tradizione nata con la rivoluzione d’Ottobre del 1917. Negarlo sarebbe come per un cattolico negare la santissima Trinità…

    Togliatti era un semplice portavoce di un collettivo o un capo- leader? E Gramsci, Longo, Berlinguer, Mao, sono stati tutti portavoce o primus inter pares?

    Anche nella tradizione socialdemocratica, quando nel 1986 scomparve un leader della statura di Olof Palme, svedese, 1927-1986, il mondo perse un faro, una luce, una guida. Si oppose alla guerra del Vienam, all’apartheid, alla proliferazione delle armi nucleari, a Pinochet, al totalitarismo. Ecco cosa sono i leader, gli statisti. Anche in Italia ne abbiamo avuti, da Dossetti a Pertini a Ciampi.

    Nel 1968 tutta la sinistra extraparlamentare si riuniva intorno a grandi leader, a cominciare da Adriano Sofri di Lotta continua. Nessuno si sognò mai di denunciarlo in assemblea come un leader solo al comando. Alcuni si sarebbero messi a ridere e molti si sarebbero arrabbiati di brutto.

    Le elezioni politiche italiane del 2018 hanno comunque certificato che a sinistra del Pd non c’è nulla. Allora la Ditta, invece di vergognarsi, ha cominciato a dire che tutti i voti della sinistra se li era presi il M5S. Quindi con i grillini bisogna fare bisboccia. Nei ds oggi impegnati a trovare un leader che non hanno, tutta la discussione verte su: i grillini sono compagnucci ? Cgil e Leu approvano tutte le misure varate dal governo del burattino Conte.

    I Ds cercano un leader essendo infatti l’ultimo partito fondato sui “caminetti”, una oligarchia di capi-corrente dove il maggior azionista, Franceschini, si allea con altri capibastone per controllare partito e governo. Fin quando l’uomo solo al comando fu Bersani tutto andava bene. Poi Bersani riuscì a perdere elezioni già vinte e nacque il suo PdR, partito del Rancore.

    Nella democrazia senza partiti in cui viviamo, i partiti si chiamano movimenti e non hanno più leader soli al comando ma un network di controllo. La piattaforma Rousseau di Casaleggio e il padrone del simbolo, Grillo, scelgono i parlamentari, i ministri e a cascata, fanno le nomine pubbliche, dalla Rai all’Inps, alla banca d’Italia, alla Consob. La chiamano democrazia digitale.

    Nella democrazia senza partiti domina il chiunquismo (altro che il populismo!). Chiunque può far tutto. Ma il leader c’è, s’impone in tv e sui social, viene adorato invece di essere attaccato dai suoi militanti, e pertanto “rappresenta” aspettative, speranze, rivendicazioni di coloro i quali gli forniscono il consenso elettorale.

    Nei “Ragazzi della via Pal” romanzo per ragazzi di Molnàr si racconta di una Banda, composta da alcuni ragazzi, ognuno dei quali si considerava un capitano. Tutti capitani e nessun soldato semplice. La situazione del pd di oggi descritta nel 1906.

    A tutti quelli che se la prendono con “l’uomo solo al comando” consigliamo la visione della I stagione della serie tv “Lost”. Potranno imparare così che qualsiasi comunità umana ha bisogno di dotarsi di un punto di riferimento, di scegliere un leader che li rassicuri. E che non si può decidere tutto in assemblea.

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  • E’ POSSIBILE PREVEDERE IL SUCCESSO? 10 Febbraio 2019


    E’ possibile prenotare e prevedere il successo commerciale? Vediamo. Lo smartphone flessibile è pronto. Sarà un successo e tutti cambieremo il nostro phone? Chissà. Per capire com’è fatto il Galaxy Fold pensate a un’agendina. Sulla «copertina» c’è uno schermo, come un telefono tradizionale (con bordi abbondanti per ospitare antenne e batteria). Cominciamo a usarlo. Cerchiamo una destinazione su Google Maps. Trovato il posto sulle mappe apriamo il Fold, con un movimento naturale. A questo punto ci ritroviamo con un maxi schermo da 7,3 pollici, con la nostra cartina ben visibile in tutti i dettagli, senza necessità di zoom. Io prevedo che lo vorremo tutti, ma non ci giurerei. Ecco perchè non sono un imprenditore.

    «Non bastano le buone intenzioni. Ho conosciuto un bambino che credeva di fare il bene d’un pesce rosso tirandolo fuori dalla vasca per asciugarlo col fazzoletto. E molte persone grandi fanno per buon cuore quel che voleva fare il bambino. Credono d’aiutare, e invece fanno del male, perché non sanno quali sono le conseguenze delle loro azioni. Per saperlo, almeno fin dove è possibile, bisogna studiare…». (Ernesto Rossi, cit. Signorini, Corsera 10/2/2019)
    La democrazia, che pure è il migliore dei sistemi di governo sinora sperimentati, è un «organismo» politico affetto da una severa «malattia autoimmune»: affida le sue funzioni vitali a chi ottiene più consensi; ma coloro che sanno procacciarsi il consenso spesso non sono i migliori e i migliori spesso non sanno procacciarsi il consenso. Le doti congeniali per convincere non sono le stesse necessarie per governare la cosa pubblica: raramente coabitano nella stessa persona. Un tour operator specializzato in crociere di norma non ha anche la perizia di un comandante di nave: un conto è saper intuire le esigenze dei potenziali viaggiatori per indurli a imbarcarsi, un conto è avere le capacità necessarie per condurre il bastimento conoscendone le caratteristiche tecniche, le potenzialità e i limiti. (Glauco Giostra). E’ molto più facile ingannare la gente, piuttosto che convincerla che è stata ingannata (Mark Twain)

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  • SI PUO’ FARE UNA SCUOLA DUALE ANCHE IN ITALIA? 2 Febbraio 2019

    Ci vorrà molto tempo, noi non lo vedremo, ma prima o poi si realizzerà anche in Italia l’utopia di una scuola diversa, duale, di cui una parte sarà pertanto legata alle imprese, le uniche agenzie che possono dare occupazione. La mia previsione, oltre che basata sulle esperienze delle nazioni nord europee, si fonda su un assunto che è ormai evidente a tutti. Non si può continuare a predicare, nel migliore dei casi, l’utilità del sapere inutile, quello umanistico, ed assistere alla perdita di senso dell’istituzione scolastica, la quale sforna diplomati e laureati che soltanto dopo il conseguimento del titolo di carta, cercano sul mercato opportunità di lavoro. All’estero, a cominciare dalla Finlandia, il rapporto è rovesciato. Si parte dal mercato e dalle imprese le quali cercano dei profili professionali. Mi serve un lavoratore che sappia fare a, b, c, d: formamelo. Allora la scuola lo forma con quelle competenze e alla fine lo studente viene assunto.Non vi pare che in questo modo tutto abbia appunto una logica, e la scuola, lo studiare, ritorni ad essere il mezzo per ottenere un fine? L’obiezione dei Nuccio Ordine & C. la conosciamo ed è questa. E allora nessuno studierebbe più Catullo o Leopardi, la poesia e la mistica, Socrate e i greci. Devo dire la verità, io questa obiezione non la capisco, perché non sarebbe mia intenzione la reductio ad unum, la quale invece è l’ossessione degli umanisti. Mentre io penso che nella scuola italiana potrebbero coesistere, in un sistema DUALE come quello tedesco, due percorsi, uno dei quali l’ho definito e dovrebbe partire dalle imprese che indirizzano la formazione e istruzione, mentre l’altro corrisponderebbe al nostro liceo classico. Gli umanisti, al contrario, hanno licealizzato tutto il sistema scolastico italiano (infatti il 55,6% degli studenti italiani nel 2019 si iscrive ai licei). Lo slogan è: la scuola non è un ufficio di collocamento. Quello che non ci possiamo più permettere è che questo secondo modello sia l’unico che il nostro sistema scolastico adotta. La disoccupazione giovanile, risalita al 31,9% in Italia, in Germania invece è al 6%. Poiché nel sistema scolastico tedesco solo un terzo degli studenti frequenta il Gymnasium, il liceo. A raccomandare l’iscrizione è la scuola e dipende dai voti alla fine della Grundschule (le elementari), che dura 4 anni. Per ottenere una raccomandazione per il Gymnasium, il bambino deve avere una media dei voti in matematica e in tedesco tra 2 e 2,5, a seconda del Land, sapendo che la scala di voti è invertita rispetto a quella italiana. In alcuni Länder la raccomandazione è vincolante, come in Sassonia e a Brema; in altri il bambino può sostenere un esame o una lezione di prova, se i genitori non accettano la raccomandazione. Alla fine gli iscritti al Gymnasium sono tra il 32 e il 33% della popolazione scolastica, gli altri entrano nella Realschule, simile ai nostri istituti tecnici, o nella Haupschule, la scuola professionale. Si obietterà che stabilire l’idoneità e le capacità di un bambino a 10 anni è troppo presto e ingiusto; perciò si potrebbe spostare la valutazione alla fine della scuola media, e renderla più vincolante. Ma un sistema duale occorre farlo anche in Italia.

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