LAMEZIA COM’ERA COM’E’

Uno degli interventi più discussi sull’arredo urbano furono le palme sul corso. Il tempo è passato e nessuno ricorda più quanto fossero osteggiate. I critici dovrebbero oggi chiedere scusa, anzi, si dovrebbe aumentare ancora la pedonalizzazione del centro storico.

Con la piscina di piazza Mercato l’utenza ha interagito nei modi che vediamo. Forse pensavano che sarebbe stata la nostra fontana di Trevi, con una Anita Ekberg che vi si sarebbe immersa se le faceva caldo, ma Lamezia resta Lamezia.

Pertanto forse sarebbe necessario un intervento radicale che elimini l’acqua e realizzi un prato. Così

Oppure così. Certo, dopo un pò ci farebbero buche o si porterebbero a casa i fiori…

Lamezia, dopo aver reso pedonabili i due corsi, non ha più pensato a parcheggi in grado di limitare l’uso delle automobili per spostarsi.

Una città per i pedoni, non per le auto. Se si vuole: migliorare l’aria; incrementare i consumi e il commercio. I parcheggi sono la premessa. Nella foto, Breslavia

Qui siamo a Breslavia, in Polonia, dove un corso ce l’hanno pure. Solo che è tenuto così.

Però una villa in perfetto stile da paese dell’Est l’abbiamo anche noi. La villa di piazza Mazzini, grigia, poco verde e con strazianti parallelepipedi retti. Al bando le panchine, non sono moderne.

“Niente regole” è lo slogan più adatto per una città che ha 50 anni e 50 sfumature. 3 scioglimenti comunali, 3 paesi che insieme non fanno una città, 3 cosche che fanno piovere o venire il sole.
Una città alla quale hanno scippato l’Università della Calabria, ma che adesso ospita l’aeroporto, da sempre gestito dai catanzaresi. Si accettano scommesse, prima o poi gli cambieranno nome. L’aeroporto sta a S. Eufemia ma non è di Lamezia. E’ della Calabria, essi dicono, e perciò lo hanno affossato accollandogli le perdite degli scali di Crotone e Reggio. Se a casa mia ospito uno, perchè devo farlo pure gratis?

Lamezia com’è e come potrebbe essere

Lamezia com’è. Incomprensibile. Come questa piazza S. Maria

Lamezia com’è. Devota. Salvata da un Santo e affossata dai Diavoli.

La nostra cultura arriva da lontano. Da scuole dove c’erano veri maestri.

da Licei dove c’erano veri Professori, e allievi come Tommaso Campanella, di Stilo, dal 1585 al 1587

da Corsi dove si passeggiava e conversava, invece di trovarvi auto in doppia fila, ignorate dai vigili.

Lamezia come si sognava a 18 anni.