LA ME(STI)ZIA

QUEL PONTE AL PARCO MASTROIANNI La trasmissione “Presa diretta” l’8 ottobre 2018 ha fatto vedere come è stata affrontata da un comune italiano la rimozione di una balena spiaggiata. Dopo mesi e mesi e varie conferenze di servizi tra 19 organismi dello Stato per decidere chi e come provvedere, si sono ricordati che a 20 km la facoltà di veterinaria poteva agire gratis a risolvere il problema.  Mi aspetto che il giornalista Iacona venga a Lamezia per documentare come la macchina comunale  stia affrontando il problema del ponte chiuso da qualche anno al parco Mastroianni. Un’altra balena spiaggiata


QUELLA BOLGIA DAVANTI LA STAZIONE CENTRALE Da decenni tutti gli autobus che collegano Lamezia con le città del nord vengono fermati davanti la stazione di LT Centrale. In quel luogo hai quindi in alcuni orari la bolgia. Si sommano autobus urbani, autobus che caricano bagagli per il nord, passeggeri che escono dalla stazione, clienti che entrano ed escono dal Grand Hotel Lamezia, auto taxi e passanti. Perchè tutto questo, se a 50 mt (dove c’è la locomotiva storica) avresti la comodità di far fermare gli autobus di Li Rosi, Federico, Baltour, Venus? Non è che chi sale o scende da quei bus debba andare alla stazione, nel 99% dei casi deve prendere un’auto, quindi non c’è neppure la necessità di fermarsi vicino l’entrata della stazione. Insomma, sin dalle 5 del mattino sino alle 23 davanti la stazione centrale in alcuni momenti c’è il caos, soprattutto verso mezzogiorno. Si va avanti così da decenni e nessuno mai ha segnalato il problema, abituati come siamo a non essere più governati (è l’effetto Napoli/De Magistris). Noi siamo quelli che in pieno centro tolleriamo i mercati ambulanti,  la festa di S. Antonio senza le più elementari misure igieniche, le uscite delle scuole con auto piazzate davanti i cancelli e così via. Sono anni che a Lamezia non si riesce a fare neppure quello che sarebbe facile e senza costi. Una città allo sbando dove non trovi uno che alzi la mano e dica: scusate, ma perchè non provvediamo? Così poi succede che arrivi nel 2018 e la procura si muove decisa sul campo nomadi dopo che per decine e decine di anni abbiamo subìto angherie, fumi tossici, commerci illegali di tutto compreso i voti alle elezioni. Io ragiono sempre così, da sempre. Se non sei in grado neppure di giocare a ping pong, non ti puoi proporre di giocare a Wimbledon. A Lamezia invece tutti (non solo i politici) si iscrivono al torneo di Wimbledon e discettano di grande tennis. Volete un esempio recente? Apri un giornale e leggi: Lamezia hub intermodale, dice Oliverio. Ma se non riusciamo neppure ad evitare il caos a S. Eufemia, che c’importa dell’hub, ammesso che uno sappia di cosa si tratta?


LA METAFORA DELLE ERBACCE Vorrei fare un esempio piccolo piccolo che spieghi per quale ragione oggi fare il sindaco di una città come Lamezia, o di una più piccola, sia un’impresa alla Don Chisciotte, alla quale pertanto si possono dedicare soltanto (piuttosto che cavalieri senza macchia e senza paura) cavalieri inconsapevoli o cavalieri con un concreto obiettivo (legale o illegale) in testa da realizzare. Il mio esempio  è una figura retorica che si chiama sineddoche (la parte per il tutto). Dunque, se uno dall’autostrada si reca a Nicastro, passa per la SP 108 e poi per via dei Bizantini. Incontrerà così, prima una rotatoria piena di alte sterpaglie e poi proseguendo vedrà che che ai bordi dei marciapiedi crescono erbacce. Soltanto arrivati a Capizzaglie vedrà un incrocio dove il giardinetto con la Madonna è ben curato. Ipotizziamo che un sindaco di buona volontà a Lamezia intenda nel 2018 dedicarsi a questa opera infantile, così piccina che tutte le forze politiche ti rideranno dietro (il lavoro! la sicurezza! ecc…): eliminiamo le erbacce, puliamo le cento rotatorie che abbiamo fatto. Un po’ di decoro verde, come nel centro nord. Bene, un sindaco che sappia il fatto suo sa che c’è solo un modo per venirne a capo senza spendere molto. Affidarsi a Raffaello Conte e alla Malgrado Tutto. Solo che il sindaco viene subito stoppato: non si possono fare affidamenti diretti oltre una certa cifra, dobbiamo fare una gara. E anche se la MT vincesse la gara, dopo un periodo si dovrà rinnovare  altrimenti tu crei un monopolio. Insomma, se per togliere le erbacce c’è un solo modo per ottenere davvero (e non sulla carta) lo scopo, affidarsi ad una ditta specifica, in Italia non lo puoi fare perché i giudici ti stanno col fiato sul collo per controllare se hai fatto le gare, se le hai fatte bene e via dicendo. Tutto nei comuni d’Italia si rimedia con i lavori di somma urgenza, affidamenti diretti quelli sì spesso inventati per favorire sempre le stesse ditte amiche. Ma fuori dell’urgenza, solo gare e appalti e contenziosi e studi legali e giudici e così via. Che logica c’è nell’impossibilità per un sindaco che voglia fare un’opera per la città (farla significa che i cittadini vedono che è stata fatta bene) di comportarsi come un buon padre di famiglia? Se io per casa mia ho bisogno di un elettricista, di un falegname, di un muratore, scelgo e una volta trovato uno affidabile, non lo cambio per nessuna ragione. Nel pubblico no, ci vogliono gare incessanti e quelli bravi e affidabili ben presto vengono fatti fuori da furbi, intrallazzatori, faccendieri, che organizzano appalti ad hoc. Insomma, si veda la vicenda romana, l’imprenditore Parnasi e Lanzalone, l’uomo che risolve problemi di 5 Stelle. Capisco che per fare uno stadio devi fare un appalto, ma a Lamezia per un sistema così concepito neppure le erbacce riusciremo mai a eliminare. Che poi a pensarci, le erbacce stanno dentro una metafora, più che in una sineddoche.


QUANDO CATANZARO DECIDE CHE E’ ORA Da Lamezia a Catanzaro in meno di 30 minuti. Magari. Il giorno in cui riusciremo a cronometrare il percorso con questi tempi ci ricorderemo di Oliverio & C.. Ho l’età giusta per ricordare a tutti i tempi di percorrenza della Nicastro-Catanzaro che si sono accorciati dagli anni cinquanta ad oggi nella misura in cui sono aumentate le esigenze dei catanzaresi di raggiungere stazione ferroviaria, autostrada e infine aeroporto nel minor tempo possibile. L’autostrada la stanno per bypassare da Marcellinara tagliando per Altilia, il loro aeroporto lamentino è difficile spostarlo e quindi hanno bisogno del collegamento ipermodale da Germaneto. Finalmente ci hanno gentilmente concesso che il percorso non tagliasse fuori le stazioni di Nicastro e Sambiase, ma vedremo, speriamo. Qualcuno ricorderà quanto tempo ci hanno messo per finire la superstrada Lamezia-Catanzaro. Per anni era completa, tranne l’ultimo tratto catanzarese da Sarrottino. I catanzaresi sono fatti così, qualsiasi cosa oltre il viadotto Bisantis la guardano col binocolo rovesciato. Loro guardano verso il mare, da Botricello sino a  Soverato, le loro spiagge. Hanno conservato perciò un mare pulito, accorciato i tempi di percorrenza, e adesso a metà del 2018 sentono che devono raggiungere prima il loro aeroporto. Un’opera che potevano fare molto tempo fa, ancor prima di trasformare la stradina interpoderale di Germaneto in una tangenziale per collegare la roba loro, Regione  Università e Policlinico. 


CARLO PUCA E FEDERICA ANGELI A TRAME8 A Trame8 il giornalista di Panorama Carlo Puca ha presentato il suo reportage su Lamezia, definita “città involontaria”, e, come titola oggi il Lametino, la sua sintesi è stata: “a Lamezia c’è tanta bellezza, non sprecatela più”. Puca, essendo napoletano, conosce bene i caratteri meridionali, il fatalismo,il piagnonismo, e via discorrendo. Che fare in (di) questa città grande nata involontaria? E’ molto semplice. Ciascuno deve fare la sua parte. I giudici, il vescovo, i preti, i cittadini, le associazioni, i partiti. I mafiosi la loro parte la fanno, ma tutti gli altri siamo adeguati? Poco prima di Puca, la giornalista Federica Angeli di “Repubblica” ha raccontato a tutti noi la sua storia. In una notte del 2013 ad Ostia alcuni spari spezzano la tranquillità. Da quel momento la vita della giornalista, tre figli piccoli, viene stravolta e in sei ore si ritrova a far da testimone e ad essere messa sotto scorta. Adesso  ha raccontato la vicenda nel libro “A mano disarmata” (Baldini+Castoldi) in cui scandisce le tappe di una vera e propria sfida alla malavita dei Spada. Ci ha con ironia fatto vivere le sue paure, la disperazione e i momenti di solitudine. Una storia di denuncia perché chi sta dalla parte giusta non perde mai. Federica non è un’eroina, ha solo testimoniato quel che ha visto. Se tutti, qualsiasi mestiere facciamo, non chinassimo la testa davanti alle ‘ndrine, Lamezia risorgerebbe. Io ho fatto il preside, e ho tentato nel mio piccolo di fare la mia parte. Molti sanno che chiamavo la polizia quando volevano occupare la scuola (perchè 10 persone per me non possono stabilire loro quando si fa lezione e quando no), oppure che la lotta alla droga la facevo facendo incontrare gli studenti con i tossici in riabilitazione. Ma ci sono altre cose che nessuno conosce, perché non ci si deve vantare di fare solo il proprio dovere, non ci si deve mettere in mostra. In silenzio si deve stare dalla parte giusta. Questa è la bellezza.  


LA NOTTE DELLA CITTA’ DEI VAMPIRI Non ho ancora letto il libro di Mario De Grazia “La notte della città” e quindi parlo solo della serata in cui a “Trame” ne hanno discusso con l’autore Mete e Bolzoni. Vittorio Mete, sociologo lametino, ha spiegato bene come l’analisi debba partire dalla “illegalità”, zona in cui  un pezzo è rappresentato dalle cosche, e non dalla famosa distinzione tra zona nera (mafia), bianca (società civile) e grigia (collusi). Attilio Bolzoni, di Repubblica, allora, che ha una visione sistemica, ha avuto buon gioco a chiederci i  nomi dei “vampiri” di Lamezia, ma una risposta non l’ha ricevuta. Una prima risposta la posso fornire io con i dati storici (ho scritto su questo blog dei 3 scioglimenti e quindi mi ripeto): guardate chi erano i tre sindaci in carica decaduti per gli scioglimenti, e poi ricordatevi che il popolo lametino, accusato sempre di ignavia, più di quello che ha fatto non poteva. Per 20 anni (mica un giorno) ha affidato Lamezia alla sinistra. Allora la domanda è quella iniziale di Attilio Bolzoni (come mai un altro scioglimento dopo 20 anni della sinistra?) ma non si può rispondere ricorrendo alla solita giaculatoria che si devono svegliare i soliti noti, associazioni, volontari, intellettuali, credenti e via dicendo. Insomma la nostalgia per i vecchi partiti che facevano politica è come aver nostalgia della carta e della penna al posto del computer, e l’appello per il risveglio delle “forze sane” è come dire che se ti senti debole è utile che ti prenda una bevanda energetica. Il fatto è che la politica, a Lamezia e nel sud, è e resterà debole, considerando il tessuto economico in cui su 100 euro circolanti 70 sono di origine illegale, e i quadri politici della sinistra locale oltre che vecchi sono inadeguati (non capiscono nulla della struttura economica, appunto). I mafiosi sono sempre governativi per cui se alle prossime elezioni si convincono che può vincere Tizio faranno votare per Tizio, e non importa che colore politico abbia.


CIRIACO E VITALE LE NOSTRE FIRME SU REPUBBLICA Da qualche tempo sul quotidiano “Repubblica” ritroviamo insieme tra le firme del settore politico due lametini, Tommaso Ciriaco e Giovanna Vitale. Oggi Ciriaco a pag. 6 racconta il grande bluff dell’intesa Salvini-Di Maio, “Al colle senza soluzioni”, mentre la Vitale a pag. 10 spiega (“Dai migranti alla Tav i programmi non coincidono più”) la difficoltà di trovare l’accordo sulle cose da fare. E’ una bella coincidenza per questa nostra città. Stasera poi, per abbondare, il grande Carlo Carlei presenta su Rai 1 “Il confine”, un film in due parti. Tommaso è  figlio del mio amico Franco, docente di lettere all’istituto professionale, e di Ida, nota pediatra. A Franco, per quanto lo stimavo, chiesi invano di trasferirsi al De Fazio che dirigevo, ma la sua risposta fu: non me la sento di lasciare i miei alunni, hanno bisogno di me. Racconto questo episodio perché racchiude tutta la nobiltà d’animo di un ottimo insegnante, e pertanto Tommaso, che ho conosciuto quando ancora lavorava in una agenzia giornalistica prima di approdare a Repubblica, è cresciuto con quei valori di una famiglia sana. Con lui sono in contatto, ci unisce la comune passione juventina, e ci uniscono tante cose, ma una soprattutto. I fatti vengono prima delle opinioni. La lezione di una grande giornalista, Lamberto Sechi. Come è scritto nella Dichiarazione d’intenti del “Wall Street Journal” «Noi crediamo che i fatti sono fatti, crediamo perciò che si possa giungere alla verità sovrapponendo fatti a fatti come nella costruzione delle cattedrali». Se leggete ogni giorno gli articoli di Tommaso, la sua prosa chiara, la sua semplicità frutto di un intenso sforzo di costruzione dei periodi, non capirete mai le sue opinioni. Vi troverete però i fatti e con i fatti non si può litigare. Giovanna Vitale non la conosco di persona, me la ricordo quando sul mensile “Radio Lamezia” pubblicammo un suo articolo da studentessa liceale. Io e Crapis, che conoscevamo i suoi genitori, ci dicemmo all’unisono, leggendo l’articolo: questa è proprio brava, non farà nè il magistrato nè l’insegnante. Non è che avessimo la sfera di cristallo, Giovanna è nata per fare la giornalista. Dopo lunghissimi anni alla cronaca di Roma, e solo chi conosce il generone romano si rende conto di quale groviglio inestricabile tra mafia e politica sia stata costretta a raccontare, è approdata alle pagine politiche. Anche lei è essenziale, una sintassi scorrevole, pochi incisi e subordinate, che arriva sempre al punto, non è mai dispersiva come la maggior parte dei suoi colleghi. Anche Giovanna si è formata in una famiglia dove lo studio, l’applicazione e l’ingegno erano di casa. Ma riuscire a scrivere su un quotidiano importante (là non si arriva per caso) è stato il frutto di una sua scelta precoce, anzi, meglio, di una sua aspirazione che ha perseguito con tenacia. Perché, se ci pensate un momento, la notizia non è altro che una informazione che qualcuno vuole nascondere. Tutto il resto è pubbliche relazioni, diceva il grande Bob Jobbins della Bbc.


AUSPICI PER UN NUOVO SINDACO GIOVANE (24/4/2018) Meno male che non si parla più di politica in questa città, il 2019 è lontano ed è giusto così. Ne approfitto per dire in tempi non sospetti cosa mi augurerei per il bene di Lamezia. Innanzitutto che ci siano risparmiati Loro 1 e 2, un sindaco pentastellato (o leghista) che arrivi al potere perchè “E’ sempre colpa degli Altri”. Poi che ci siano risparmiati “Quelli che hanno già dato”, candidati vecchi di qualsiasi colore e ideologia, altrimenti Loro 1 e 2 avrebbero ragione. Ci vorrebbe un/una trentenne, un/una giovane pragmatico/a che sappia parlare alla città. Un vecchio aforisma oggi ripreso da Sebastiano Messina su Repubblica recitava: Un cammello è un cavallo disegnato da un comitato. Mi sembra l’idea più saggia sulla quale riflettere a lungo.

BEVIVINO, FINALMENTE Leggo su “il lametino” l’intervista a Eliseo Bevivino, dopo 10 anni ritornato a fare l’amministratore della Multiservizi (un pò a furor di popolo). Piccola considerazione personale molto molto politica: un’azienda, sia pure “partecipata”, va saputa gestire come azienda, e i politici devono stare alla larga; per questo occorre un manager competente come Bevivino. L’unico che abbia saputo dirigere questa azienda, dopo tanti anni lo si può ben dire.  L’83-85% di cittadini che pagano l’acqua, il 35% di raccolta differenziata, il 40% (credo…) di quei pochi che paghiamo la Tarsu, sono le cifre che vanno migliorate. L’uomo solo al comando Bevivino saprà migliorarle, i 260 dipendenti devono darsi una regolata (e pensare sempre che loro almeno un lavoro ce l’hanno).


PERCHE’ ALECCI NON SI LEGGE LA SENTENZA SORICAL ? Prima di Lamezia, la Sorical ci aveva provato con Cosenza a far la rappresaglia. Ma il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto reagì con un’ordinanza: “La Sorical fuori dalla città di Cosenza”. Secondo quanto si legge in una nota di Palazzo dei Bruzi  del 28/7/2017 – con la sentenza emessa dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, con sede a Roma presso la Corte Suprema di Cassazione, non soltanto la Sorical dovrà adempiere a quell’ordinanza, ma la Regione dovrà restituire al Comune di Cosenza il prezzo della dispersione idrica degli ultimi 10 anni. Il provvedimento del primo cittadino, come si ricorderà, era stato adottato a seguito della riduzione della fornitura idrica operata dalla Sorical spa per presunte morosità ed al fine di scongiurare problemi igienico sanitari alla cittadinanza soprattutto in considerazione delle numerose segnalazioni pervenute al Comune in cui si denunciava la mancata erogazione dell’acqua. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha accolto così le ragioni del Comune di Cosenza rappresentato e difeso dall’avvocato Agostino Rosselli. Perchè il commissario di Lamezia Alecci, che ci tiene alla legalità, non si legge quella sentenza? 


L’ADDIO DI DORIS LO MORO Doris Lo Moro lascia la politica e torna alla magistratura. E allora dobbiamo farle gli auguri perchè amministrare la giustizia è altrettanto difficile e laborioso. Non intendo in poche righe osare un consuntivo “politico”, non sarei obiettivo dal momento che finita l’esperienza di sindaco non ho quasi mai condiviso le sue scelte politiche. Ma qualcosa vorrei dire senza dubbio, ora il tempo ha reso le cose più chiare e nette. Che Doris per la sua personalità sia stata uno dei migliori sindaci che Lamezia abbia avuto è ormai acclarato dal nostro presente. Che poi da parlamentare sia stata molto impegnata ed efficiente non lo dico io ma lo hanno spiegato i suoi colleghi e le statistiche. Quindi Lamezia ha espresso con lei, votandola, un politico di indubbio valore. Con tutto l’affetto che ci ha unito non posso nascondere i limiti della sua azione politica, che esprimo per quello che sono, semplici mie opinioni fra l’altro ormai risalenti al passato. Sono opinioni generali che non riguardano solo la sua azione. Innanzitutto un sindaco di una qualsiasi città tra tutti i suoi impegni ha anche quello di preparare un successore. E’ un impegno politico, perchè se il successore, l’allievo, manca, ogni volta si ricomincia da zero. E’ successo a Lamezia ma è un limite della sinistra, anche di quelli che non amano l’uomo solo al comando. In secondo luogo c’è l’errore più grande che la Lo Moro ha fatto, senza che io sia mai riuscito a capirne l’origine. Diventata parlamentare era naturale che salendo di livello le questioni lametine del suo partito avrebbe dovuto seguirle dall’alto e super partes, senza farne parte. Infine, da assessore regionale lametina alla sanità, avrebbe dovuto dimettersi subito nel momento in cui la sua città veniva spoliata. Insomma, le sue scelte sono state criticabili, anche se è evidente che solo chi non fa nulla non sbaglia mai. Che il suo futuro professionale sia allora pieno di soddisfazioni, questo è il mio augurio, la politica italiana ha bisogno di energie nuove e la magistratura di professionisti equilibrati ed intelligenti.