LA SCUOLA IMMAGINARIA

Il primo articolo “vero” l’ho rinvenuto sul Corsera il 28 marzo: “Io preside e i miei prof che non vogliono fare lezioni a distanza”, di Gianna Fregonara. Al Chiodi di Roma 3 proff su 5 non vogliono andare in video, mandano solo compiti e materiali. In mezzo ad articoli che danno per realizzata l’attivazione generalizzata della dad (didattica a distanza), facendo immaginare una scuola italiana che non esiste ( connessa, digitale), si accenna, qua e là, a “qualche” difficoltà, a malumori dei docenti o dei genitori.
“Se già la Didattica in presenza fatta di lunghe spiegazioni e di lunghissime conferenze mostrava il passo e veniva intaccata sempre più spesso da progetti, laboratori, incontri pubblici, viaggi, stage, ecc. la Didattica a distanza fatta attraverso lezioni frontali diventa insostenibile. Se è possibile apprendere attraverso filmati perché non lo si faceva anche prima? Lo studente debole che si annoiava in classe a sentire lunghe narrazioni solitarie davanti ad un filmato tende a fare altro (guardare il suo cellulare se non è connesso con quello, ad esempio)” (Stefano Stefanel). La ministra è contro il sei politico, vuole che siano i docenti a decidere come dare i voti, ci tiene che gli esami di terza media e di maturità si svolgano, sia pure con modalità facilitate. Mi ritornano in mente gli anni settanta quando nelle scuole si era generalizzato lo slogan “ogni consiglio di classe è sovrano”. Ora, è evidente che nulla si improvvisa, già la sola modalità del registro elettronico non è ancora un fatto acquisito per tutti i docenti, figuriamoci quanti decenni dovranno passare perchè la dad diventi una pratica comune. Ma allora la domanda che continuo a farmi resta sempre la stessa, perchè ancora nel 2020 i media non rispecchiano la realtà e preferiscono presentare una scuola pubblica italiana che non esiste? La scuola italiana è fatta a macchia di leopardo, poche scuole all’avanguardia convivono con la stragrande maggioranza di scuole che tirano a campare, usando la lezione frontale come unico strumento trasmissivo delle conoscenze. Al contrario, leggendo i giornali o vedendo la tv si potrebbe credere che i 57.831 istituti scolastici ( 44.896 sono statali mentre 12.935 paritari)  siano tutti moderni e “avanguardie educative”. La pandemia che sta cambiando le nostre vite ci mette in condizione, se lo vogliamo, di dire come il bambino della favola “il re è nudo”, osservando e cogliendo la spaccatura interna di ciascuna scuola (così come di ciascun ospedale). Una spaccatura netta, drastica, del personale, due mondi incomunicabili: da un lato i proff impegnati, laboriosi, stanchi ma pronti ad imparare continuamente, ad aggiornarsi, a tenersi al passo con i tempi. Dall’altro lato i loro colleghi ignavi, menefreghisti, indolenti, abitudinari, quelli che spiegano la stessa lezione da una vita, assegnano i compiti per casa e mettono i voti a casaccio. Due mondi in contrapposizione, incomunicabili, ma legati da un minimo comune denominatore, tutti prendono lo stesso stipendio. Il merito, le differenze di impegno non sono nè rilevabili nè sancite. Tutto deve sembrare, apparire indistinto. Ed ecco perchè tutto viene raccontato e tramandato ai posteri dicendo bugie. Io non so quanti siano i bravi e gli scansafatiche. Non lo so e non mi interessa il numero, le grandi scuole sono quelle che nascono in Italia dal caso. Solo il caso mette assieme bravi dirigenti e bravi docenti, è un gravissimo errore politico (oltre a non esser giusto) che i docenti che oggi stanno facendo lezioni a distanza (spesso partendo da zero) siano pagati quanto quelli che sono semplicemente in vacanza. D’altra parte, mentre moltissimi lavoratori hanno perso il posto di lavoro e sono disperati, il destino (e la politica) vogliono che tanti lavativi con posto pubblico vivano tranquilli e sereni nelle loro case applicandosi con il massimo dell’impegno nel bricolage. La differenza tra chi vorrebbe lavorare ed è rimasto senza incassi o stipendio, mentre altri ricevono uno stipendio senza far nulla, per me resta un’ingiustizia umana terribile da accettare. Se ci pensate un momento, tra le tante “disuguaglianze” sociali che vengono giustamente sottolineate, questa non viene mai attenzionata da nessun rivoluzionario rosso, nero o grigio.