LA CITTA’ MUTA TESTIMONIA

Con gli amici girando per Lamezia e guardandoci attorno di tanto in tanto riconsideriamo una vecchia teoria che provo a riassumere. Come può una città far fronte alle cosche, alla ‘ndrangheta, se si è piegata finanche ai desiderata di qualche privato disarmato? La storia è maestra, dagli anni cinquanta ad oggi semplici cittadini, persone perbene, hanno ottenuto, grazie a conoscenze e amicizie, dei favori, a scapito del bene comune. Lamezia e tutte le città meridionali sono piene di queste testimonianze, le strade per esempio talvolta sono tortuose ed imprevedibili perchè una casa ha rappresentato un impedimento impossibile da superare. Se fossi uno storico, ci farei un libro, documentando ciascuna di queste occasioni. In un posto dove non si doveva costruire alla fine si è costruito, uno spazio, uno slargo che era pubblico è diventato privato, una costruzione con due piani ha raddoppiato, là dove doveva esserci una piazza bellissima abbiamo avuto un posteggio e via dicendo. Hai una piccola pertinenza della tua attività, ti allarghi e alla fine sbarri tutto con cancelli. Una strada diritta si ricongiunge ad un’altra diritta però facendo un’ansa. Due punti non si congiungono con una linea retta perchè l’abusivismo non lo consente. Esseri viventi, abitanti e cittadini, elettori con tanto di schede elettorali, per il fisco comunale sono perfetti sconosciuti, mai interessati da bollette e cartelle. Marito e moglie vivono felicemente assieme ma formalmente sono separati e abitano due prime case. Poi ci sono quelli di Lamezia che risiedono fittiziamente nei comuni vicini, quelli che hanno cambiato casa ma ancora risultano nella residenza di 20 anni prima e quindi sono sconosciuti. Infine ci sono i rom, il simbolo della nostra grande accoglienza e della nostra affettuosità. Solo che li abbiamo accolti per un pugno di voti alle comunali e sono diventati un problema cresciuto nel tempo. La domanda è dunque: se non (riusciamo) siamo riusciti neppure a resistere davanti alle pretese private di Tizio, il quale non ci ha minacciato nè ha usato armi pericolose, ha solo imposto alla comunità il suo interesse oppure ha chiesto con insistenza di ottenere una cosa, come possiamo contrastare i veri mafiosi ormai padroni della vita sociale di questa città? La domanda andrebbe anche fatta ai magistrati, a Gratteri e a tutti quelli esposti in prima linea. Ubi maior. Gratteri deve capire che il cittadino pretende che mentre, nello stesso tempo in cui si fa meritoriamente la guerra alla mafia, le piccole ingiustizie vengano affrontate con decisione e senza guardare in faccia nessuno. Denunciate, denunciate, dice Gratteri. E se poi dopo una denuncia non succede nulla? La lunghezza dei processi civili è un problema quanto la mafia, un giudice inefficiente fa danni quanto un giudice corrotto. Le nostre città mute testimoniano con la loro bruttezza, con il loro abusivismo, con le loro porcherie che accanto ai mafiosi vivono altri nemici, cittadini illustri che non si sa perchè sono riusciti ad “ottenere” quello che volevano, talvolta semplici bizze. “Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare” diceva don Vito Corleone ne “Il padrino”. A Lamezia non l’hanno rifiutata talvolta in cambio di 4 voti.