DE FAZIO 60 ANNI

IL CAPITALE SOCIALE è una qualità che dipende da assidui rapporti di solidarietà, da relazioni basate sul riconoscimento e la fiducia reciproca. Non funziona in presenza di conflittualità. È simile al capitale «relazionale» alimentato dallo scambio come dono.

Il De Fazio ha compiuto 60 anni e allora vorrei sfogliare il mio album personale, che aggiornerò nel tempo e con pazienza, via via che la memoria mi solleciterà.
Sono responsabile di quello che dico ma non di quello che uno capisce (Massimo Troisi). I ricordi sono desideri di cose che non abbiamo più, che forse non abbiamo mai avuto

Ecco i miei tre storici “vice” (da sin, Vescio, Tindiglia, io, Mercuri). Il dirigente e il vice non devono completarsi a vicenda come si pensa, devono proprio fare 2 lavori diversi. Piccoli esempi di capitale sociale. Da loro ho ricevuto molto lavoro senza limiti di tempo, ma anche molto affetto. L’affetto, se mi seguirete, è l’unica cosa che conta. Individuate gli anaffettivi e curateli.

Sono arrivato al De Fazio come prof nel 1986 (qui seguo un collegio con l’avv. gentiluomo Trapuzzano e don Mimmo “Perù” Baldo) e insegnavo al plesso di via della Vittoria. Come preside, subentrato al prof. Nardino il 1994, sono rimasto sino al 2015. In 30 anni ho perciò conosciuto molte persone.

Talvolta è bastato un solo anno per apprezzare un prof. Per es. Gianni Orlando Muraca, artista-letterato.
Come ho fatto? Beh, svelo un piccolo segreto. Per ogni classe interpellavo uno o più studenti, per farmi spiegare alcuni prof, compresi tic, soprannomi, manìe.

Alcuni studenti sono capaci di fornirti una scheda informativa completa su un docente degna del Kgb. I proff spiegano, e gli studenti spiegano i proff. E’ elementare. Chi mette i voti viene valutato anche dagli studenti. Solo che alcuni illusi fanno finta di non accorgersene. Occhio che non vede, cuore…

Per es, c’era un prof furbo che per farsi benvolere dagli studenti metteva solo voti buoni. Sergio mi scrisse: così pensa di procurarsi la pace, solo che adesso nessuno lo calcola più, facciamo come se non ci fosse, è un casino.

Qui sono col serafico Pippo Ingemi e l’indimenticabile Ciccio Rocca (a dx), il quale mi insegnò come si compilano gli orari. In prima fila Raffaella Gigliotti, una degli alunni che rendono facile insegnare

Molti non hanno capito che nella vita si ricordano solo le cose fatte insieme con gli altri, non il tempo passato a casa sul divano. Dopo tanti anni assieme, al DF si è creata una vera e propria “Modern Family”. Come succede nella serie tv, tante vicende si sono alternate e la vita va dove deve andare.

Oppure fugge via senza che tu possa capire perchè (Antonietta Vocaturo)

Abbiamo vissuto assieme momenti lieti o entusiasmanti e vicende tristi, comprese perdite dolorose. Ci siamo dati una mano, ciascuno svolgendo il suo ruolo familiare. Giovanni ha costruito ponti ed è una roccia. A destra Renato, boy scout civil servant. Uno che passa da scuola il 24 dicembre, per riparare un laboratorio, non lo compri su Amazon. Amico mio o della scuola?

Antonella la pietra angolare, l’imprescindibile front-office; Concetta Mazza l’insostituibile. Gli Ata, credetemi, fanno metà della qualità di una scuola.

Francesca, la testa pensante, la passione. Mi incuriosì perchè aveva lavorato alle Poste, i cui clienti danno meno problemi degli studenti.

Maiuolo, saper ri-cominciare, sempre.

Rita e Mariella, la tenace discrezione, i legami. Il rovescio dei proff fatti di ghiaccio e gelo, o ESTRANEI (per chi segue GoT). Chi sono gli Estranei? Lo spiego: nessuno li ha mai visti, non sono neppure esistiti, li assumono per giocare in una squadra di calcio, e si mettono a giocare a tennis. Non puoi giocare da solo, gli dici. Io gioco come mi pare e piace, ti rispondono.

Gli Estranei (Others, guidati dal Re della Notte) a scuola pensano che ci sono ancora, come negli anni cinquanta, “contenuti” che basteranno per tutta la vita. Non hanno capito che gli alunni apprendono oggi in modo diverso e siccome non sappiamo quali lavori ci saranno domani possiamo dar loro solo “competenze trasversali”.

Tre del “Popolo Libero”, Franzè, Guzzi, Gervasi, le proff. che non vorresti perdere mai. Quando arrivano a Grande Inverno ti prepari ad affrontare l’esercito del Re della Notte.

Peppe, la simpatia, la generosità, leader del “Popolo libero”. Giocavamo assieme e quindi abbiamo la manìa dell’organizzazione. Concetto sconosciuto al 98% della scuola italiana, la quale agisce con lo slogan “Facite ammuina“. L’ordine è considerato burocrazia, la confusione un valore, entri in una scuola e ti pare di essere in un supermercato.

Pino Mercuri, l’uomo che nobilita il lavoro. Tutte le siepi, i fiori li curava lui. Ecologicamente corretto. Esponente importante della “Fratellanza senza vessilli”.

Totò Mercuri e la fortuna di avere lui come Dsga dei Sette Regni, si può rappresentare solo così. A lui devo sonni tranquilli e tutto il tempo di dedicarmi alla didattica.

Zolli, Teotino, Leonardi, qui raffigurate in un spot a me dedicato, simboli dell’affiatamento. Arrivate in anni diversi, è come se si conoscessero da sempre. La sorellanza.

Bellachioma, Manfredi, Fahy, Careri. Per avere un punto di vista, il mondo bisogna averlo un pò girato oltre la Barriera.

Marione Burgo, riservatamente geniale. Colleziono i suoi messaggi. “Un anno andato via così/tra cultori dell’inutile dettaglio/e amanti della supercazzola linguistica/”.

Amministrativi, da sin. Vaccaro, Berardelli, Grillo, tre gioielli…

più altri due (Francesca e Massimo). Ho superato Cornelia la madre dei Gracchi

Diego Pagano, la generosità. “Sono 20 anni che mi devono fare la ricostruzione di carriera, finalmente ho trovato uno che me la fa”.

Fiore, Mea, Crupi, giorni senza sorrisi sono giorni persi

Diaco e Bertolami. Signori si nasce..

saggi si diventa (Zaffina: se ti dice che Tizio non capisce niente, stai sicuro che è vero).

Il più bel documento che sia stato prodotto in 60 anni è il POF del 2000. Per la copertina il grande Tullio Pericoli mi ha dato la possibilità di utilizzare un suo disegno (L’uomo che piantava gli alberi). Una vera opera d’arte per chi ancora lo possiede.

Questi studenti liceali della III B, da giovani studiavamo (che fatica!) sapendo che con la laurea avremmo avuto un lavoro, un reddito e quindi una famiglia

Adesso invece lo studio è una fatica e basta. La meta non è pre-vista

La scuola italiana non ha più un senso, la guardi e non capisci a cosa serve, come un rasoio senza lame.

In una azienda, a parità di competenze tecniche, qualunque selezionatore sceglierà il professionista che sa collaborare con i propri colleghi, che è orientato al problem solving o che è in grado di smorzare, sul nascere, i conflitti. Si chiamano “life skills”. Tutto questo vale dappertutto al mondo, tranne nella scuola italiana. Ecco perchè ci si è inventato un nemico immaginario, la cd scuola-azienda.

Perché uno che costruisce divani pensa di dare ad ogni cliente quel divano che il cliente ha sempre desiderato e un docente  vuol dare a 25 alunni la stessa lezione, prendere o lasciare? Non lo capirò mai. AZIENDALISTA?

Cosa penso lo dico adesso: la scuola, se non riesce a trovarti un lavoro, almeno dovrebbe riuscire a far scoprire a ciascun alunno quale sia il suo talento, la sua attitudine! Invece di distinguersi tra morbidi e rigidi dando i voti, i proff debbono cercare di aiutare gli studenti a guardare dentro di sè. Chi è il giovane Pasquale e cosa vorrà fare della sua vita? Aiutatelo a scoprirlo. Ecco cosa significa “Persone prima che studenti”.

“Ricordo tante cose che non smetterei mai più…dove sei? cosa fai?” cantava il coro (quello canoro) scandendo l’inno del DF sulla musica dei Killer. L’inno canta l’indimenticabile, l’esperienza che unisce per sempre, la scuola che ti ha fatto incontrare. L’inno è stato una narrazione.

La scuola italiana è rimasta al 1991 quando la rete non c’era. Da sempre viviamo di narrazioni, solo adesso con la rete ce ne siamo accorti. Un consiglio gratuito alle scuole: Non è importante quello che una scuola fa, ma la storia che racconta. Se pensate ad una scuola, vi viene in mente un corpo. Non un progetto o iniziativa, una idea, una cosa astratta. Un corpo.

Le narrazioni riportano ai corpi. Basti pensare al cristianesimo e all’immagine di Cristo sulla croce. Un’intera religione è incentrata su un corpo.

Potrei raccontare di come è semplice dirigere una scuola dove ti capitano 5 docenti come, in ordine alfabetico: E. Cittadino; S. De Stefano; C. Falvo d’Urso; A.Godino ; L.Marasco. In ogni scuola c’è chi canta nel coro. Oppure fuori dal coro.

Con le 5 prof. di cui sopra abbiamo cominciato insieme a cambiare tutto quello che eravamo in grado di cambiare, a cominciare dal clima, l’aria che si respira senza accorgersene. Ma prof bravissimi ne ricordo tantissimi. Saveria, Carmela, Cipriano, Clementina…Quando li hai, ti senti come un commesso che vende scarpe Tod’s. Però gratis.

Chi è il prof bravissimo? Uso una metafora. E’ quello/a che canta nel coro insieme ai colleghi. In un ufficio, alle Poste per esempio, ogni impiegato si occupa al suo sportello di 1 cliente 1, mentre a scuola ciascun studente è affidato ad una squadra di 11 prof di classe. A scuola i prof soli(sti), i Marchesi del Grillo, sono un insolubile problema didattico. Perchè le “materie” dividono e non uniscono la squadra: Io spiego, assegno, metto i voti e mi faccio i fatti miei. Ecco, il prof che non funziona è questo, quello che si è autopromosso da solo e pensa di lavorare all’università!

Ogni materia universitaria va superata altrimenti blocca il percorso, al contrario a scuola puoi essere promosso anche con una o più insufficienze. E questo non lo decide ciascun titolare di una materia, bensì l’intero consiglio di classe. Differenza non da poco: la parte (il barone) resta parte

Il Marchese quando entra a scuola sembra dire al preside: ringraziami chè oggi son qui. Beninteso: son qui per fare il barone. Quelli che ti fanno un piacere: Dante questi superbi li mette nell’XI del Purgatorio. In segno di umiltà camminano con un masso sopra la schiena.

Il Marchese del Grillo autonominatosi prof universitario allo scrutinio vuol imporre la sua legge. “Se un alunno non sa la Mia materia, significa che non sa nulla”. Il Marchese scambia la (sua) parte per il tutto. Com’è piacevole rovesciargli la logica: Noi siamo Noi e tu non sei un c.

Ecco invece tre prof., Marsico, O.De Gori e Mastroianni, i quali, insieme o divisi, riuscivano ad amalgamarsi in ogni consiglio di classe. Quelli che non sono Marchesi del Grillo

In una scuola molti prof prendono la tessera dei Morbidi o dei Rigidi. Due facce della stessa medaglia, il “troppo” non va mai bene. Certo, ci sono materie pesanti e altre leggere. Caterina Bevilacqua, che insegna(va) matematica, o Loredana Celli, che insegnava diritto, per me erano l’equilibrio giusto. Non allineate. Io amo la Svizzera

I VOTI sono la cosa più inutile di una scuola. Non piace a nessuno riceverli, nè agli alunni nè ai docenti. E allora perchè continuare a dare voti inutili solo agli alunni? Se vuoi capire un prof, leggi i suoi voti in verticale: Morbido, Rigido o Bravo (la distribuzione normale è quella della curva di Gauss).

Supponiamo di considerare l’altezza degli italiani maschi. Analizziamo un campione di 1.000 soggetti. Probabilmente otterremmo una curva a campana, centrata attorno a una MEDIA, del tipo 174 cm di media con una “deviazione standard” di circa 20 cm.

Importante è lo scostamento FORTE dalla MEDIA. Se gli italiani maschi sono alti da 165 a 185 cm, un soggetto alto 163 cm è comunque normale, mentre un soggetto adulto alto 140 cm è sicuramente affetto da nanismo. Chi a scuola mette i 5 non ha capito questo concetto

Per dare il voto finale i proff in genere fanno la MEDIA delle misurazioni, invece di guardare il TREND verso l’alto o il basso. Se la media la facessero anche quando si misurano la febbre, cosa pensereste di loro?

Quelli che vanno in classe e insegnano. Due coniugi (Taverna e Scalzo; Piu e Giampà) e due proff, Chirumbolo e Piricò. Affidabili come quelle auto che non ti lasciano mai per strada. Sirianni e Nicotera, ibidem

Una volta una supplente si presentò e mi disse: il mio vero lavoro è scrivere progetti, per ottenere finanziamenti Pon e Por. Interessa l’articolo? No, risposi, non dirigo una scuola maneggiona. Che poi è questa: la scuola dei progetti. 10, 100 Pon e Por. Por-ta “salario accessorio”, peccato che gli studenti siano un semplice pretesto. Come ottenere soldi promettendo che farai beneficenza.

“E ogni volta che ci penso/
ed ogni foto che mi dai/
poi arriva il ricordo/
di un’età che non ho più/
Vi sono sensazioni/
che spiegare io non so/ Tu che fai, dove sei?” (Il mio De Fazio)

A scuola la gestione delle risorse umane per me era: pretendi da ciascuno quello che può dare; non chiedere mai ciò che uno non può dare

Chiedo perdono per tutti quelli che non nomino subito. Abbiate pazienza, col tempo arriveranno foto nuove e ricordi. Certo, alcuni potranno aspettare anni, non li nominerò mai. Non me li ricordo più.

2 foto per far comprendere il Disordine, il vizio nazionale. 1) Al contrario di altri popoli, gli italiani considerano non fare la fila una innocua infrazione

2) I carrelli di un supermercato. A molti dispiace rimetterli a posto e li abbandonano. Pertanto in una scuola italiana l’ordine è il primo concetto “culturale” da (far) apprendere.

La seconda idea da apprendere riguarda l’imbrattamento dei muri. La teoria delle finestre rotte (James Q. Wilson e George L. Kelling) spiega la capacità del disordine urbano e del vandalismo di generare criminalità aggiuntiva e comportamenti anti-sociali. La teoria, che è del 1982, in Italia rimane sconosciuta.

Al De Fazio, unica scuola italiana, i muri sono puliti. Il pubblico impiego è il regno del “scura oi e agghiorna u matinu”. Nelle scuole un convegno al giorno leva la scuola di torno. Guardate anche le lettere DF che feci sistemare all’ingresso. Solo due, per ragione di costi…

copiando l’ingresso di Ebay a San Jose CA. Tutto è già stato detto e scritto. Si può solo copiare bene, ma è difficile

Per stare sul mercato oggi non c’è più posto per narrazioni di scuole al passo coi tempi. C’è una sola possibilità, la più impegnativa. Abbracciare gli alunni e i loro genitori, dar loro tutta l’attenzione che chiedono e anche quella che non chiedono. Mettersi al loro servizio. Dar loro sicurezza, gentilezza, istruzione. Come avete visto, l’affetto è l’unica narrazione che conta. All You Need Is Love

Tra pochi anni nell’era del 5G combineremo realtà virtuale e realtà aumentata, per migliorare l’apprendimento. Gli studenti potranno accedere, attraverso dei visori, a contenuti multimediali in 4K e modelli 3D per seguire una lezione, individualmente o in gruppo, anche a distanza. Addio lezioni frontali

( Delmore Schwartz) “Cosa rimarrà di me e te… /a parte le foto e i ricordi. Questa è la scuola in cui impariamo, /quel tempo è il fuoco in cui bruciamo./ Qual è il sè in mezzo a questo incendio? /Cosa sono ora/che ero anche allora?/ Per cosa dovrei soffrire/ e agire ancora? /Le urla dei bambini/sono gioiosi mentre corrono…/Questa è la scuola in cui imparano./ Cosa sono ora /che ero anche allora?/ I ricordi si rinnovano ancora e ancora/ Il colore più leggero/ del giorno più breve./ Il tempo è la scuola/in cui impariamo./ Il tempo è il fuoco in cui bruciamo.” TRUE DETECTIVE 3, ottava puntata (di Nic Pizzolatto)



HUMAN Il mio De Fazio (L’inno) (Scoppetta-B. Flowers-R. Vannucci-D. Keuning)

READ MY MIND Ce la fai (Scoppetta-The Killers)

BEAUTIFUL NIGHT Più di una scuola (Scoppetta- McCartney)

STUCK IN A MOMENT YOU CAN’T GET OUT OF Tu sei la cosa più bella (Scoppetta-U2)

La canzone “Tu sei la cosa più bella” ricorda Teresa Materazzo, prof. di ragioneria. Ha lasciato un vuoto incolmabile. Il ricordo è struggente, perchè insieme abbiamo cercato di rispondere alla domanda: come raccontiamo il De Fazio all’esterno? La risposta fu: “ragazzi e ragazze prima che studenti” come amava dire. Da lei ho appreso molto.


INTERVENTO DI SALUTO ALLA CERIMONIA PER I 60 ANNI DEL DE FAZIO- 14/2/2019) Nel 1959 quando nacque il De Fazio (le grandi scuole si chiamano solo con il cognome) io facevo la quarta elementare, a scuola si andava a piedi e riconoscevi l’estrema povertà in qualche tuo compagno. Il mio grande maestro, Aristide Perri, come tutti i maestri del tempo, aveva la sua bacchetta e talvolta ci faceva stare con le braccia alzate per lunghi minuti. In classe si fumava e quindi vedete com’è sciocco chi dice, nelle scuole di oggi, io ho sempre fatto così e continuo così. I tempi cambiano e cambiano le scuole, i metodi, le strategie, e ciò che oggi sembra normale e giusto domani sembrerà stupido e ingiusto. Io stasera sono qui  e rappresento quelli che non ci sono più (Claudio, Teresa, Antonietta e tanti altri che ci hanno lasciato troppo presto), e anche tutti quelli che non sono qui stasera e che hanno studiato e lavorato con noi. Li vedo tutti seduti davanti a me come se il tempo si fosse fermato. Insieme abbiamo fatto tante cose, che si possono riassumere con il titolo dell’ultimo libro del fisico Carlo Rovelli “Ci sono luoghi dove più delle regole conta la gentilezza”. Ma ognuno ormai la sua storia la puo’ raccontare come vuole, non ci sono piu’ fatti ma interpretazioni, non c’e’ piu’ la realta’ ma racconti. Una sola cosa è visibile a tutti, basta guardare l’edificio del De Fazio e si vede come sia l’unica scuola (forse italiana) che non presenta graffiti, tag, disegni sui muri. Per ottenere questo risultato c’è voluto molto lavoro e molta educazione. A quelli che dicono che e’ facile, dico: perche’ non lo fate allora? Ma è difficilissimo, credetemi. Un giorno abbiamo capito che ce l’avevamo fatta. Quel giorno, di mattina presto, un’Ape Piaggio a 3 ruote era posteggiata all’ingresso con un grande cartello sul cassone: BUON COMPLEANNO, AMORE MIO. Ricordo che nell’atrio ci siamo abbracciati, come se avessimo vinto i Mondiali. Stanotte, per festeggiare i 60 anni, entrerò nel  cortile del De Fazio ben incappucciato e con la mia bomboletta scriverò sul muro bianco BUON COMPLEANNO, AMORE MIO. Tanto, domani, nessuno penserà a me.