DE FAZIO (All you need is love)

NON SI TORNA MAI DOVE SI E’ STATI FELICI (Nietzesche)
in memoria di Luigi Grillo RIP

“Cosa unisce le persone? Armate? Oro ? Vessilli ? STORIE.” (GoT Game of Thrones)

Nell’atrio di una scuola metterei un grande cartello. “LA CULTURA E’ L’ADDOLCIMENTO DEI NOSTRI ISTINTI DI BASE”. (Lo ha detto il filosofo Hans-Georg Gadamer).

La storia non esiste (Popper); non ha una meta e una direzione, è circolare, torna indietro, si ripete in forme diverse. E non è maestra di nulla che ci riguardi

Di Ferguson ce n’è stato uno solo. Ogni scuola è come un’azienda: ogni vuoto viene riempito. Uno entra e si chiede: chi comanda qui? Se in un bar lo sconto lo fa il cameriere, il padrone diventa lui

L’uomo ha un grande inesorabile nemico: le abitudini. Ora si dà il caso che anche ogni scuola sia fondata sulle abitudini. Le abitudini sono le sue radici. La frase che si ripete ogni giorno è: si è sempre fatto così. Le scuole migliori abbandonano le cattive abitudini e mantengono soltanto quelle buone, se riescono a capire la differenza

La fragilità di ciascuno di noi ha il suo rimedio nell’elemento di relazione, nello stare insieme. Ecco i miei tre storici “vice” (da sin, Emilio Vescio, Nino Tindiglia, io, Domenico Mercuri). Nella mia visione il vice non sostituisce il ds, ma ha compiti del tutto diversi. Da loro ho ricevuto 2 cose senza limiti: lavoro e affetto. L’affetto, se mi seguirete, è l’unica cosa che conta. Individuate gli anaffettivi e curateli.

Emilio è un empatico, nella sua vita ci sono solo scelte di cuore. Si lega alle persone così come fanno tanti, ma lui sa voler bene. Nino sa riconoscere il valore delle persone, non conosce la collera, è disinteressato. Come sindacalista sa quando si deve fermare, in un mondo di capaci di tutto. Domenico è amato perché è un mite. Però è consapevole che in certi frangenti la mitezza sia un limite. Si sforza di avere una visione d’assieme e perciò unisce e non divide

Nella vita ci vuol fortuna. A scuola ho avuto la fortuna di aver trovato Totò Mercuri come Dsga (dei Sette Regni). A lui devo sonni tranquilli e tutto il tempo di dedicarmi alla didattica. La competenza


ABITUDINI Il grande Keynes scriveva nel 1936 che «la difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell’evadere dalle idee vecchie, le quali, per coloro che sono stati educati come lo è stata la maggioranza di noi, si ramificano in tutti gli angoli della mente».

“Nelle scuole imbrattate ci sono grandi timori, mio povero amico hai una gran paura che non ce la fai”. Ecco come nella canzone (CE LA FAI) si descrive il problema di ogni scuola: la paura (non solo degli alunni) di sbagliare, di non farcela. Ci sono qua io e ci aiutiamo a vicenda.

Sono arrivato al De Fazio come prof nel 1986 (qui seguo un collegio con l’avv. gentiluomo Trapuzzano e don Mimmo “Perù” Baldo) e insegnavo al plesso di via della Vittoria. Come preside, subentrato al prof. Nardino il 1994, sono rimasto sino al 2015. In 30 anni ho perciò conosciuto molte persone e capito quali abitudini fossero da abbandonare

Talvolta è bastato un solo anno per apprezzare un prof. Per es. Gianni Orlando Muraca, artista-letterato.
Come ho fatto? Beh, svelo un piccolo segreto. Per ogni classe interpellavo uno o più studenti, per farmi spiegare alcuni prof, compresi tic, soprannomi, manìe.

Alcuni studenti sono capaci di fornirti una scheda informativa completa su un docente degna del Kgb. I proff spiegano, e gli studenti spiegano i proff. E’ elementare. Chi mette i voti viene valutato anche dagli studenti. Solo che alcuni prof fanno finta di non accorgersene. Si chiama rimozione.

SCUOLA E AZIENDA «È semplice. Se una scuola, per malinteso senso di benevolenza verso gli studenti, certifica competenze che non ci sono, la scuola stessa non subisce alcun contraccolpo. Mentre se un’ impresa, per analogo senso di benevolenza verso gli aspiranti a un lavoro, assume personale impreparato, l’impresa stessa va gambe all’aria».(Luca Ricolfi) L’IDEOLOGIA «La spiegazione è ancora più elementare: la severità toglie voti, l’indulgenza li porta. Inoltre c’è anche una ragione ideologica: abbiamo pensato che per aiutare i deboli si dovesse abbassare il livello culturale dell’ istruzione: così più ragazzi sarebbero arrivati a un titolo. Peccato che ci arrivino senza una buona preparazione, e quindi siamo da capo: abbiamo ulteriormente indebolito i deboli, invece di rafforzarli perché avessero, attraverso la scuola, le stesse opportunità dei più fortunati».(Luca Ricolfi, sociologo, Torino)


Una scuola per essere d’avanguardia deve avere lo spirito ludico. Tutte le avanguardie sono state un pretesto per divertirsi.

Qui sono col serafico Pippo Ingemi e l’indimenticabile Ciccio Rocca (a dx), il quale mi insegnò come si compilano gli orari. In prima fila Raffaella Gigliotti, una degli alunni che rendono facile insegnare. Come Antonella Palazzo.

Molti non hanno capito che nella vita si ricordano solo le cose fatte INSIEME con gli altri, non il tempo passato a casa sul divano. Dopo tanti anni assieme, al DF si è creata una vera e propria “Modern Family”. Come succede nella serie tv, tante vicende si sono alternate e la vita va dove deve andare

It’s only time that heals the pain

Oppure fugge via senza che tu possa capire perchè (Antonietta Vocaturo)

Abbiamo vissuto assieme momenti lieti o entusiasmanti e vicende tristi, comprese perdite dolorose. Ci siamo dati una mano, ciascuno svolgendo il suo ruolo familiare. Giovanni ha costruito ponti ed è una roccia. A destra Renato, boy scout civil servant. Uno che passa da scuola il 24 dicembre, per riparare un laboratorio, non lo compri su Amazon. Amico mio o della scuola?

Antonella la pietra angolare, l’imprescindibile front-office; Concetta Mazza l’insostituibile. Gli Ata, credetemi, fanno metà della qualità di una scuola. E’ banale, come la qualità degli infermieri in un ospedale, no?

Francesca, la testa pensante, la passione. Mi incuriosì perchè aveva lavorato alle Poste, i cui clienti danno meno problemi degli studenti.

Maiuolo, saper ri-cominciare, sempre. Una che per la scuola ha rinunciato a fare la farmacista! Le cose sono le cose proprio perchè cambiano. Senza conoscere il dolore possiamo sapere cosa è la gioia?

Rita e Mariella, la tenace discrezione, i legami. Il rovescio dei proff fatti di ghiaccio e gelo, o ESTRANEI (per chi segue GoT). Chi sono gli Estranei? Lo spiego: nessuno li ha mai visti, non sono neppure esistiti, li assumono per giocare in una squadra di calcio, e si mettono a giocare a tennis. Non puoi giocare da solo, gli dici. Io gioco come mi pare e piace, ti rispondono.

Gli Estranei (Others, guidati dal Re della Notte) possono poi essere identificati con i “lavativi”. I dirigenti che non lottano contro i lavativi (anche con denunce alla Procura) sono inetti con scuole ridicole.

Tre del “Popolo Libero”, Franzè, Guzzi, Gervasi, le proff. che fanno la differenza. Perchè? A scuola molti pensano che ci siano ancora, come negli anni cinquanta, “contenuti” che basteranno per tutta la vita. Le tre invece hanno capito che gli alunni apprendono oggi in modo diverso e siccome non sappiamo quali lavori ci saranno domani possiamo dar loro solo “competenze trasversali”.


Peppe, la simpatia, la generosità, leader del “Popolo libero”. Giocavamo assieme a pallone e quindi abbiamo la manìa dell’organizzazione. Concetto sconosciuto al 98% della scuola italiana, la quale si muove sventolando la bandiera del “Fare ammuina“. L’ordine è considerato burocrazia, la confusione un valore, entri in una scuola e ti pare di essere in un supermercato.

Pino Mercuri, l’uomo che nobilita il lavoro. Tutte le siepi, i fiori li curava lui. Ecologicamente corretto. Esponente importante della “Fratellanza senza vessilli”.


Zolli, Teotino, Leonardi, qui raffigurate in un spot a me dedicato, simboli dell’affiatamento. Arrivate in anni diversi, è come se si conoscessero da sempre. La sorellanza.

Bellachioma, Manfredi, Fahy, Careri. Per avere un punto di vista, il mondo bisogna averlo un pò girato, oltre la Barriera.

Marione Burgo, riservatamente geniale. Colleziono i suoi messaggi. “Un anno andato via così/tra cultori dell’inutile dettaglio/e amanti della supercazzola linguistica/”.


Amministrativi, da sin. Vaccaro, Berardelli, Grillo, tre gioielli…

più altri due (Francesca e Massimo). Ho superato Cornelia la madre dei Gracchi

Il grande Max, memoria storica dell’istituto e prezioso per rimediare alla mia poca socievolezza. A sin. una caricatura che gli feci.

Diego Pagano, la generosità. “Sono 20 anni che mi devono fare la ricostruzione di carriera, finalmente ho trovato uno che me la fa”.

Fiore, Mea, Crupi, giorni senza sorrisi sono giorni persi

Diaco e Bertolami. Signori si nasce..

saggi si diventa (Zaffina: se ti dice che Tizio non capisce niente, stai sicuro che è vero).

Il più bel documento che sia stato prodotto in 60 anni è il POF del 2000. Per la copertina il grande Tullio Pericoli mi ha dato la possibilità di utilizzare un suo disegno (L’uomo che piantava gli alberi). Una vera opera d’arte per chi ancora lo possiede.

Me lo ha confermato l’Invalsi 2019: il 15% dei diplomati non sa leggere un libretto di istruzioni! Uno studente di terza media su 3 non raggiunge la sufficienza in italiano; in matematica gli scarsissimi sono 4 su 10, con punte di più del 50% al Sud. Da dove si comincia per risalire la china?


“L’omo, va a sapiri pirchì, si fa pirsuaso istintivamenti che ogni cangiamento comporti un certo movimento,’nvece i cangiamenti veri succedono ammucciati sutta all’apparenza dell’immobilità” (Andrea Camilleri). La scuola italiana ritiene che nel CAMBIAMENTO ci sia qualcosa di tragico.

In una azienda, a parità di competenze tecniche, qualunque selezionatore sceglierà il professionista che sa collaborare con i propri colleghi, che è orientato al problem solving o che è in grado di smorzare, sul nascere, i conflitti. Si chiamano “life skills”. Tutto questo vale dappertutto al mondo, tranne nella scuola italiana. Ecco perchè ci si è inventato un nemico immaginario, la cd scuola-azienda.

Perché uno che costruisce divani pensa di dare ad ogni cliente quel divano che il cliente ha sempre desiderato e un docente  vuol dare a 25 alunni la stessa lezione, prendere o lasciare? Non lo capirò mai. Le scuole serie personalizzano l’offerta, ad ogni alunno (non solo ai Bes e a quelli con handicap) danno quello di cui ha bisogno. DAL MENU FISSO PASSANO AL MENU A BUFFET. Altro che spiegazioni ex cathedra e compiti a casa uguali per tutti. I prof non hanno capito ancora cosa hanno fatto Tim, Vodafone…

Prima le tariffe per i cellulari erano poche, 3 o 4. Adesso ogni cliente ha la possibilità di personalizzare (farsi) la sua. La scuola, con la scusa che non è un’azienda, continua a OFFRIRE a studenti con bisogni e desideri diversi, la stessa tariffa. Unica per tutti.

Cosa penso lo dico adesso: la scuola, se non riesce a trovarti un lavoro, almeno dovrebbe riuscire a far scoprire a ciascun alunno quale sia il suo talento, la sua attitudine! Invece di distinguersi tra “morbidi” e “rigidi” dando i voti, i proff debbono cercare di aiutare gli studenti a guardare dentro di sè. Chi è il giovane Pasquale e cosa vorrà fare della sua vita? Aiutatelo a scoprirlo. Ecco cosa significa “Persone prima che studenti”.

caro PROF., E’ INUTILE CHE PARLI, NON TI ASCOLTA NESSUNO.
FAGLI FARE QUALCOSA
IL MIO DE FAZIO (detto anche l’Inno)

“Ricordo tante cose che non smetterei mai più…dove sei? cosa fai?” cantava il coro (quello canoro) scandendo l’inno del DF sulla musica dei Killer. L’inno canta l’indimenticabile, l’esperienza che unisce per sempre, la scuola che ti ha fatto incontrare. L’inno è stato una narrazione. Prima di noi il De Fazio era una scuola con “ognuno perso dietro ai fatti suoi”.


 Ogni scuola oggi ha il timore dell’insignificanza e il bisogno di essere riconosciuta, notata, semplicemente vista. Ecco allora la ricerca di artifici e virtuosismi, il racconto incessante di tutto quello che una scuola fa.  Ma se tutto è importante niente lo è. Ad un adulto quando ripensa alla sua vecchia scuola torna in mente un corpo, un prof, il preside, un compagno. E’ ciò che succede con qualsiasi marchio, vi viene in mente un corpo. Non un suo progetto o iniziativa, un’ idea, un’attività. Un corpo.


Le narrazioni riportano ai corpi. Basti pensare al cristianesimo e all’immagine di Cristo sulla croce. Un’intera religione è incentrata su un corpo.


I corpi allora. La fragilità di ciascuno di noi ha il suo rimedio nell’elemento di relazione, nello stare insieme.Dunque, in ogni scuola c’è chi canta nel coro. Oppure fuori dal coro. A me sono capitate 5 docenti come, in ordine alfabetico: E. Cittadino; S. De Stefano; C. Falvo d’Urso; A.Godino ; L.Marasco.

Tutte unite da un nastro rosa: non voler apparire, non darsi mai arie. Elena era riservata ma molto profonda; Silvana era partenopea per ironia, curiosità, simpatia; Angelina era la visione d’assieme, il bisogno di capire bene prima di agire

Costanza era l’intelligenza emotiva: le letture, le idee, i pensieri si incarnano in uomini e donne con i loro pregi e difetti

Liliana per me aveva la dote della sintesi, nel senso che conosceva persone e problemi e riusciva a cogliere la strada migliore per non perdere tempo inutile girando a vuoto

Con le 5 prof di cui sopra abbiamo cominciato insieme a inoculare il desiderio contagioso di tenerci solo le buone abitudini, idee che si trasmettevano attraverso il clima della scuola, quell’aria che si respira come un gas senza accorgersene. Ma prof bravissimi ne ricordo tantissimi. Saveria, Carmela, Cipriano, Clementina…Quando li hai, ti senti come un commesso che vende scarpe Tod’s. Però gratis.

Tonino Piacente, un vero poeta sotto l’abito del prof; Rosa Spena, il riservato appassionato dedicarsi agli alunni e alla scuola; Gigi Scarpino, in sintonia con me per l’animo rock; Alba Sinopoli, la fede e la dedizione;

Peppino Cristiano. Una scuola che ha sentito sua, che ha condotto e diretto, e dove ha lasciato tanti amici. Pasqualino De Sando. Nell’etimologia del “custode” c’è il senso di coprire, difendere, lui ci ha aggiunto la gentilezza. Non ho mai dimenticato la gentilezza e la signorilità di un Signor Prof. , il commercialista Piero Gigliotti

Chi è il prof bravissimo? Uso una metafora. E’ quello/a che canta nel coro insieme ai colleghi. In un ufficio, alle Poste per esempio, ogni impiegato si occupa al suo sportello di 1 cliente 1, mentre a scuola ciascun studente è affidato ad una squadra di 11 prof di classe. A scuola i prof soli(sti), i Marchesi del Grillo, sono un insolubile problema didattico. Perchè le “materie” dividono e non uniscono la squadra: Io spiego, assegno, metto i voti e mi faccio i fatti miei. Ecco, il prof che non funziona è questo, quello che si pensa come prof universitario.

Se il prof universitario ti boccia, ti blocca, ti interrompe il percorso.Viceversa a scuola puoi essere promosso anche con una o più insufficienze. E questo non lo decide ciascun docente, bensì l‘intero consiglio di classe. Differenza non da poco: la parte (il barone) resta parte

Il Marchese quando entra a scuola sembra dire al preside: ringraziami chè oggi son qui. Beninteso: son qui per fare il barone. Quelli che ti fanno un piacere. Dante questi superbi li mette nell’XI del Purgatorio. In segno di umiltà camminano con un masso sopra la schiena.

Il Marchese del Grillo autonominatosi prof universitario allo scrutinio vuol imporre la sua legge. “Se un alunno non sa la Mia materia, significa che non sa nulla”. Il Marchese scambia la (sua) parte per il tutto. Com’è piacevole rovesciargli la logica: Noi siamo Noi e tu non sei un c.


Ecco invece tre prof., Marsico, O.De Gori e Mastroianni, i quali, insieme o divisi, riuscivano ad amalgamarsi in ogni consiglio di classe. Quelli che non sono Marchesi del Grillo

Riepiloghiamo: in una scuola ci sono i lavativi (Estranei); i Marchesi del Grillo, che cantano fuori del coro; infine il Popolo libero. Molti poi danno i voti dopo aver preso la tessera dei Morbidi o dei Rigidi.

Morbidi e Rigidi, cioè due facce della stessa medaglia, il “troppo” non va mai bene. Certo, ci sono materie pesanti e altre leggere. Caterina Bevilacqua, che insegna(va) matematica, o Loredana Celli, che insegnava diritto, per me erano l’equilibrio giusto. Non allineate. Io amo la Svizzera

I voti ci sono a Miss Italia o ad una gara di tuffi, cioè quando devi selezionare. Ma se devi istruire a cosa servono? Se vuoi capire un prof, leggi i suoi voti in verticale: Morbido, Rigido o Bravo (la distribuzione normale è quella della curva di Gauss).

Supponiamo di considerare l’altezza degli italiani maschi. Analizziamo un campione di 1.000 soggetti. Probabilmente otterremmo una curva a campana, centrata attorno a una MEDIA, del tipo 174 cm di media con una “deviazione standard” di circa 20 cm.

Importante è lo scostamento FORTE dalla MEDIA. Se gli italiani maschi sono alti da 165 a 185 cm, un soggetto alto 163 cm è comunque normale, mentre un soggetto adulto alto 140 cm è sicuramente affetto da nanismo. Chi a scuola mette i 5 non ha capito questo concetto

Per dare il voto finale i proff in genere fanno la MEDIA delle misurazioni, invece di guardare il TREND verso l’alto o il basso. Se la media la facessero anche quando si misurano la febbre, cosa pensereste di loro?

Quelli che vanno in classe e insegnano. Due coniugi (Taverna e Scalzo; Piu e Giampà) e due proff, Chirumbolo e Piricò. Affidabili come quelle auto che non ti lasciano mai per strada. Sirianni e Nicotera, ibidem

Una volta una supplente si presentò e mi disse: il mio vero lavoro è scrivere progetti, per ottenere finanziamenti Pon e Por. Interessa l’articolo? No, risposi, non dirigo una scuola maneggiona. Che poi è questa: la “scuola dei progetti”. 10, 100, PON e POR. Non funziona perchè l’attenzione è sulle procedure (che un dirigente controllato biometricamente potrà svolgere ancora meglio), non sugli esiti e sul miglioramento obiettivo. Una grande iniezione, di fondi e progettualità, che produce salario accessorio e nulla per gli studenti.


“E ogni volta che ci penso/
ed ogni foto che mi dai/
poi arriva il ricordo/
di un’età che non ho più/
Vi sono sensazioni/
che spiegare io non so/ Tu che fai, dove sei?” (Il mio De Fazio)

A scuola la gestione delle risorse umane per me era: pretendi da ciascuno quello che può dare; non chiedere mai l’impossibile

I proff non sono tutti uguali. La prova sta nelle richieste dei genitori: Mio figlio deve andare con Tizio e non con Caio.Quindi: Tizio porta gli alunni e Caio li fa andare via. Solo che Tizio e Caio vengono pagati uguali. In questa foto ad agosto sto pensando in quale classe mandare il prof Caio: di solito ogni anno lo cambiavo di classe


2 foto per far comprendere il vizio nazionale (un privato senza regole e un pubblico senza responsabilità). 1) Al contrario di altri popoli, gli italiani considerano non fare la fila una innocua infrazione


2) I carrelli di un supermercato. A molti dispiace rimetterli a posto e li abbandonano. Dunque: in una scuola italiana l’ordine è il primo concetto “culturale” da (far) apprendere.

a sx una scuola; a dx il De Fazio

La seconda idea da apprendere riguarda l’imbrattamento dei muri. La “teoria della finestra rotta” (James Q. Wilson e George L. Kelling) spiega la capacità del disordine urbano e del vandalismo di generare criminalità aggiuntiva e comportamenti anti-sociali. La teoria, che è del 1982, in Italia rimane sconosciuta.


Al De Fazio, unica scuola italiana, i muri sono puliti. Il dirigente Scoppetta riuscì in 23 anni ad ottenere questo unico risultato. Troppo poco? Provateci

Ogni prof., ogni dentista, ogni idraulico, ogni meccanico, ogni politico italiano, la prima cosa che vi dice è: “Vedrò che cosa posso fare, ma chi vi ha ridotto così?” LA COLPA E’ SEMPRE DI UN ALTRO.


Guardate anche le lettere DF che feci sistemare all’ingresso. Solo due, per ragione di costi…
copiando l’ingresso di Ebay a San Jose CA. Tutto è già stato detto e scritto. Si può solo cominciare da un piccolo concetto da (far) comprendere prima al personale e poi agli studenti

Questo (unico) concetto da far apprendere a tutti lo ha spiegato Gherardo Colombo. Vi piacciono le regole? No. E una torta? Si. Ma una torta senza la regola (una ricetta) non si fa. La regola è una indicazione per raggiungere il risultato. La maggior parte delle scuole italiane invece non vogliono e non hanno regole. O ne mettono così tante che è come non averne nessuna. Bastano 2, 3 regole.

La III B del Liceo classico 1969, gente perbene e miei amici ancora dopo 50 anni.

Per stare sul mercato oggi non c’è più posto per narrazioni di scuole al passo coi tempi. C’è una sola possibilità, la più impegnativa di tutte. Abbracciare gli alunni e i loro genitori, dar loro tutta l’attenzione che chiedono e anche quella che non chiedono. Mettersi al loro servizio. Dar loro sicurezza, gentilezza. Personalizzare l’ istruzione, come le compagnie telefoniche hanno personalizzato le tariffe ai clienti. Come avete visto, l’affetto è l’unica narrazione che conta. All You Need Is Love


Sebbene appaia semplice e orecchiabile, “All you need is love”, scritta da Lennon, in realtà ha una struttura molto particolare:  il ritornello è su una sola nota e la canzone è in un raro ritmo di 7/4.
Non dimenticate. I Simpson sulla scuola hanno già detto tutto. Guardatevi “La conquista del test”, episodio 11 della XX stagione e capirete l’odio per i test Invalsi

( Delmore Schwartz) “Cosa rimarrà di me e te… /a parte le foto e i ricordi. Questa è la scuola in cui impariamo, /quel tempo è il fuoco in cui bruciamo./ Qual è il sè in mezzo a questo incendio? /Cosa sono ora/che ero anche allora?/ Per cosa dovrei soffrire/ e agire ancora? /Le urla dei bambini/sono gioiosi mentre corrono…/Questa è la scuola in cui imparano./ Cosa sono ora /che ero anche allora?/ I ricordi si rinnovano ancora e ancora/ Il colore più leggero/ del giorno più breve./ Il tempo è la scuola/in cui impariamo./ Il tempo è il fuoco in cui bruciamo.” TRUE DETECTIVE 3, ottava puntata (di Nic Pizzolatto)



HUMAN Il mio De Fazio (L’inno) (Scoppetta-B. Flowers-R. Vannucci-D. Keuning)
NB: ascoltate i brani con una buona cuffia

READ MY MIND Ce la fai (Scoppetta-The Killers)

BEAUTIFUL NIGHT Più di una scuola (Scoppetta- McCartney)

STUCK IN A MOMENT YOU CAN’T GET OUT OF Tu sei la cosa più bella (Scoppetta-U2)

La canzone “Tu sei la cosa più bella” ricorda Teresa Materazzo, prof. di ragioneria. Ha lasciato un vuoto incolmabile. Il ricordo è struggente, perchè insieme abbiamo cercato di rispondere alla domanda: come raccontiamo il De Fazio all’esterno? La risposta fu: “ragazzi e ragazze prima che studenti” come amava dire. Da lei ho appreso molto.


INTERVENTO DI SALUTO ALLA CERIMONIA PER I 60 ANNI DEL DE FAZIO- 14/2/2019) Nel 1959 quando nacque il De Fazio (le grandi scuole si chiamano solo con il cognome) io facevo la quarta elementare, a scuola si andava a piedi e riconoscevi l’estrema povertà in qualche tuo compagno. Il mio grande maestro, Aristide Perri, come tutti i maestri del tempo, aveva la sua bacchetta e talvolta ci faceva stare con le braccia alzate per lunghi minuti. In classe si fumava e quindi vedete com’è sciocco chi dice, nelle scuole di oggi, io ho sempre fatto così e continuo così. I tempi cambiano e cambiano le scuole, i metodi, le strategie, e ciò che oggi sembra normale e giusto domani sembrerà stupido e ingiusto. Io stasera sono qui  e rappresento quelli che non ci sono più (Claudio, Teresa, Antonietta e tanti altri che ci hanno lasciato troppo presto), e anche tutti quelli che non sono qui stasera e che hanno studiato e lavorato con noi. Li vedo tutti seduti davanti a me come se il tempo si fosse fermato. Insieme abbiamo fatto tante cose, che si possono riassumere con il titolo dell’ultimo libro del fisico Carlo Rovelli “Ci sono luoghi dove più delle regole conta la gentilezza”. Ma ognuno ormai la sua storia la puo’ raccontare come vuole, non ci sono piu’ fatti ma interpretazioni, non c’e’ piu’ la realta’ ma racconti. Una sola cosa è visibile a tutti, basta guardare l’edificio del De Fazio e si vede come sia l’unica scuola (forse italiana) che non presenta graffiti, tag, disegni sui muri. Per ottenere questo risultato c’è voluto molto lavoro e molta educazione. A quelli che dicono che e’ facile, dico: perche’ non lo fate allora? Ma è difficilissimo, credetemi. Un giorno abbiamo capito che ce l’avevamo fatta. Quel giorno, di mattina presto, un’Ape Piaggio a 3 ruote era posteggiata all’ingresso con un grande cartello sul cassone: BUON COMPLEANNO, AMORE MIO. Ricordo che nell’atrio ci siamo abbracciati, come se avessimo vinto i Mondiali. Stanotte, per festeggiare i 60 anni, entrerò nel  cortile del De Fazio ben incappucciato e con la mia bomboletta scriverò sul muro bianco BUON COMPLEANNO, AMORE MIO. Tanto, domani, nessuno penserà a me.