COSA DIREBBE OGGI GIORGIO

Talvolta mi sorprendo a pensare cosa mi direbbe dell’attuale situazione politica il mio amico Giorgio Feroleto che ci lasciò il 23 agosto del 1998, ventuno anni fa. In tutto questo tempo è cambiato tutto, siamo continuamente alle prese con cellulari e tablet, comunichiamo senza più vederci tramite social, e in Italia siamo ritornati dopo un lungo giro al punto di partenza, a quel sistema proporzionale che Giorgio ha conosciuto sino al 1993. Nel 1998 subito dopo la sua scomparsa nacque Google, morì il 9 settembre Lucio Battisti, Zidane vinse il Pallone d’Oro. L’1 gennaio del 1999 nacque l’euro. Giorgio politicamente non era un estremista ma un riformista, si è sempre riferito al Pci, dal 1991 al Pds, cosa avrebbe pensato e detto di Salvini e Di Maio oggi? Uno come lui, lucido nelle analisi, profondo conoscitore dell’animo umano, temperamento artistico, amante della letteratura ma anche della scienza, come avrebbe reagito a questi tempi dell’uno vale uno, alla differenza tra realtà e realtà percepita, al giustizialismo, alle bufale contro i vaccini, le mammografie, le sperimentazioni animali e le coltivazioni ogm, alle scie chimiche (interrogazione in parlamento nel 2003), ai pomodori antigelo, all’esistenza delle sirene, ai complotti dei frigoriferi, ai microchip posti all’interno del corpo umano… Lui che ci ricordava sempre gli amici geniali che aveva incontrato nella sua università pisana, perchè delle persone coglieva i dettagli importanti,  come avrebbe commentato Salvini e Di Maio al governo, con quelle sue sintesi meravigliose ed estemporanee, tra il cabaret e i tormentoni, i tempi comici e l’intuizione estrosa? Ci manca la sua intelligenza in quest’Italia della paura che ha perso la speranza perchè si occupa solo del percepito e non più del reale.

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