CONTE TIRA A CAMPARE SENZA GOVERNARE

Nella fase più complicata della vita della Repubblica, il governo decide di sopravvivere a se stesso senza governare e senza mettere in atto alcuna scelta che possa metterne a rischio la durata, anche a danno dell’interesse del paese. La logica peraltro è coerente con la partenza del governo e gli interessi dei suoi sostenitori o almeno la maggior parte di essi. Il governo nasce “contro” e non “per”, come la maggior parte delle coalizioni di sinistra negli ultimi 30 anni. Invece dello storico nemico Berlusconi, oggi il nemico è Salvini, ma la logica è sempre la stessa.

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MA QUANTO SONO BRAVI I DOCENTI DI REPUBBLICA

LA VITA AGRA DEGLI INSEGNANTI è un lungo reportage, a cura di Calo Bonini, di “Repubblica”: viaggio inchiesta nel mondo dei docenti italiani (835mila ma 200 mila precari)
Lunghissimo, ma l’ho letto volentieri. Per chi non volesse o non potesse leggerlo, dico subito che esso è istruttivo. Ma non sulla scuola italiana, piuttosto sul modo preferito di raccontare la scuola da parte di Repubblica, senza voler fare i conti con la realtà. Perchè la foto della scuola italiana si preferisce farla sempre usando Fotoshop e facendo parlare i docenti migliori, quelli che tirano la carretta? Perchè si preferire spacciare la parte per il tutto, vedere il bicchiere mezzo pieno invece di analizzare luci ed ombre della scuola?

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C. ROCCA/La tragedia civile e morale del Supercazzola Conte

Il premier Conte preferisce un prestito dai mercati finanziari a un tasso elevato, facendoci spendere molti più soldi da far pagare alle prossime generazioni, e predilige avere come creditore non un meccanismo europeo di cui l’Italia è il terzo investitore ma i fondi speculativi internazionali. In un paese normale, dotato di un sistema informativo non supino, tutto questo sarebbe materia di procedura di impeachment, se non di infermità mentale, anche perché la scelta di Conte è motivata dal non voler infastidire nientedimeno che Vito Crimi e Alessandro Di Battista e dal non voler cedere la bandiera populista all’opposizione di Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

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CALENDA E L’ALLEANZA LIBERALE CONTRO GLI STRONZI

Secondo Michele Serra, Calenda è un liberale come Malagodi. Ragioniamo. Oggi più che mai la sinistra, invece di ripudiarli alla Serra, ha bisogno dei liberali. Perchè? Il virus corona certo non ha aiutato la riscossa dei liberali, già travolti prima della pandemia dall’ascesa del pensiero unico del populista collettivo, non importa se di destra o di sinistra perché tra i primi e i secondi cambia qualche tono ma tutto sommato la sostanza è la stessa. Salvini e Di Maio, Trump e Putin, Bagnai e Fassina, Crimi e Boccia, Di Battista e Emiliano, Gasparri e De Magistris, Belpietro e Travaglio hanno molti più punti in comune tra di loro che con i liberali.

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COME SPENDERE SOLDI CHE NON SI HANNO

I ministri, spiega Alessandro De Nicola, fibrillano e parlano di fantastiliardi che serviranno a dotare l’Italia di Alta velocità da Campione d’Italia a Caltanissetta e di altre mirabolanti infrastrutture. La base di tali ragionamenti è fornita dal noto “moltiplicatore keynesiano”, teoria secondo la quale 1 euro di investimenti pubblici genera più di un euro di Pil aggiuntivo grazie all’effetto, appunto, moltiplicatore. LEGGI TUTTO

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