ALLA FINE FALLIMMO PER COLPA DELLA MULTISERVIZI?

Ho scritto spesso nel corso degli anni sulla Multiservizi (M.) su questo blog,  l’ultima volta il 16 maggio 2019 (v Articoli, pag. 5).  Il motivo del mio interesse stava in una certezza: tutte le 8000 società municipalizzate italiane ( le società che hanno come azionista – maggioritario o meno – le amministrazioni locali) sono fallite o destinate a fallire.
Il comune di Roma, che chiede aiuti aggiuntivi dal Governo centrale per la sua situazione di quasi-dissesto finanziario che si trascina da anni, ha dovuto sanare i bilanci degli anni 2010-2012 della Farmacap e ripianare il suo debito di 15 milioni di euro. Perchè il Comune di Roma opera – con i soldi dei contribuenti – anche nel settore delle farmacie, ben 43 farmacie di proprietà pubblica, stranamente in perdita. Ecco quanto ci costa il Comune che vuole vendere l’aspirina, ma Cottarelli ha scoperto pure una municipalizzata che gestisce un prosciuttificio! Ma ciò nonostante l’estrema sinistra che ancora tanto spazio si prende in tv e sui giornali fa finta di nulla e chiede che tutto venga statalizzato; ripudia la concorrenza e vuol tornare allo Stato padrone, come i grillini, peccato non si possa più stampare moneta sennò si risolverebbero tutti i problemi. Veniamo ora alla nostra M. che nei decenni è stata: 1) adoprata dal Comune di Lamezia come banca che anticipava soldi; 2) costretta ad ingolfarsi di personale; 3) costretta a non aumentare mai le tariffe; 4) vogliosa di lavorare per altri Comuni accumulando crediti diventati col tempo inesigibili; 5) strozzata dalla Arpacal che gli vende l’acqua al 60% mentre in altre regioni non arrivano al 30%; 6) privata di manager, tranne Bevivino, capaci di gestire imprese di queste dimensioni; insomma, per sintetizzare, – asservita dalla politica (così come è successo per tutte le municipalizzate italiane) e impossibilitata a gestire con criteri meramente economici una impresa delle sue dimensioni. Tutto ciò premesso, come può non fallire la M.? Era scritto. Anzi, meno male che è  in concordato preventivo. La responsabilità pertanto della situazione è solamente politica, e i politici che negli anni hanno dato la colpa ai dipendenti e dirigenti della Multiservizi considerati “privilegiati” per contratti di lavoro più vantaggiosi rispetto a quelli dei comunali,  cercano solo scuse. La stessa vicenda che io ho raccontato della Tari tornata con Mascaro dalla M. alla gestione del Comune, con il risultato che nel 2018 la Tari ha dimezzato il gettito rispetto ai 7 milioni incassati con la M., e 4500 lettere di contribuenti sono tornate indietro per indirizzo sconosciuto, quella vicenda è oltremodo istruttiva. La M. non è stata “inefficiente”, è stata spolpata dalla politica, che doveva solo affidarsi ad un manager capace di governare in piena autonomia una impresa commerciale, il personale (con licenziamento dei lavativi) e l’andamento dei conti. Quando in Italia, succede al governo e succede ai sindaci, tenere i conti a posto è l’ultima cosa a cui pensare (la colpa è sempre dell’Europa o di qualcun altro), a chi volete che importassero i debiti della M.? Tanto alla fine paga sempre Pantalone, cioè i contribuenti (il 40% degli italiani) che pagano le tasse. Adesso si chiede che «  il  ministero degli Interni intervenga mettendo a disposizione del Comune la somma necessaria per far fronte ai propri impegni legati alla situazione della Lamezia Multiservizi, quantomeno a titolo di garanzia, per non bloccare la spesa dell’ente e scongiurare conseguenze irreversibili per il nostro Comune» ( Movimento Lamezia Bene Comune). Insomma, Salvini pensaci tu. Ma quando qualche anno fa il debito del comune di Lamezia Terme verso la M. ammontava già a 9 milioni, perchè nessuno si è allarmato? Al sindaco Speranza il primo di settembre 2013 dissero che il comune era in dissesto. Riuscì a non farci fallire e metterci nella procedura di dissesto. Adesso a luglio 2019 noi cittadini scopriamo che siamo in dissesto per colpa della M.. Lamezia viene sempre sorpresa dai conti in rosso. Ma, notate bene, i veri responsabili del dissesto restano nascosti. Renzi promise di ridurre a mille le 8 mila municipalizzate, ma non se ne fece nulla. Al 60% del popolo italiano la faccenda non interessa, tanto le tasse non le pagano.