PD CASALEGGI SPESA PUBBLICA E FOLLIE

Una sinistra “riformista” oggi non può non essere quello che propongono Calenda o Alesina e Giavazzi (v. sotto).  Sul piano dei contenuti, la divisione è chiara e netta. Da una parte tutti quelli, dall’estrema destra alla estrema sinistra, che vogliono (Keynes all’amatriciana) più spesa pubblica, e fregano i giovani con la scusa di tutelare i pensionati; dall’altra quelli che sono per la spending review, e per un governo efficiente che investa senza aumentare il debito. Sul piano politico, per quel che riguarda il pd, le proposte in campo sono folli. E’ folle pensare ad una forza, fuori del pd, riformista-renziana; è folle pensare di voler bonificare il pd da Renzi ed affidarlo a gente che non considera pericolosi, non per la democrazia ma per l’economia, i casaleggi. Come se, secondo la nota tesi travagliana, il pericolo fosse solo Salvini, mentre questi 4 dilettanti che lo coadiuvano al governo, in attesa del sandinista Di Battista, fossero gli eredi della sinistra che non c’è più. Il succo, a mio parere, della questione italiana sta in questo paradosso: la sinistra-sinistra, quella novecentesca che si descrive anti-fascista, popolare, comunista non pentita, per odio a Renzi (come il marito che per far dispetto alla moglie si taglia gli attributi), si è consegnata nelle grinfie dei travaglio & scanzi. Renzi prima era il dittatore da fermare per la sua riforma costituzionale. Oggi sarebbe la causa del successo grillino, ecco la Tesi. Tesi sbagliata perchè non ti fa capire nulla di cosa sta succedendo nel mondo. Per dirla con le parole dello storico inglese Ian Kershaw, ” l’impatto della crisi economica dopo il 2008, seguita immediatamente da alti e incontrollati livelli di immigrazione in Europa nel periodo 2015-16, ha prodotto un rafforzamento molto acuto del senso dell’identità culturale e un’accresciuta animosità nei confronti delle èlite europee ritenute responsabili della doppia crisi. Bruxelles, la leadership tedesca nella politica europea e gli stessi migranti potrebbero servire da capro espiatorio per i partiti pupulisti e xenofobi”. Non ti fa capire, infine, verso quale esito stiamo andando. Come scrive oggi sul Corriere, Michele Salvati: ” Il problema è che, con loro (i penta-leghisti), affogherà anche l’Italia”. La tragedia  storica dei Comunisti è stato sempre l’intempestivo “Al lupo, al lupo”. Dopo innumerevoli avvertimenti per pericoli inesistenti, quando il lupo arriva davvero, i comunisti non se ne accorgono mai. 

(ALESINA e GIAVAZZI) Un tempo «sinistra» e «popolo» erano sinonimi. Oggi non più. La parola «popolo» è stata fatta propria dai populisti, di destra e di sinistra, in realtà indistinguibili. Secondo noi il liberismo è certamente «di sinistra» se per sinistra si intende crescita per ridurre la povertà senza eccessive diseguaglianze, mobilità sociale, attenzione ai più deboli e abolizione di privilegi immeritati. Sono di sinistra:

  1. a) mercati liberi in cui le lobby non la fanno da padroni. 
  2. b) favorire lo spostamento di risorse da settori e imprese meno produttive a quelle più produttive per aumentare «la torta», cioè il Pil poi da dividere più equamente, mentre non è di «sinistra» proteggere ad infinitum imprese decotte.
  3. c) Liberalizzare il mercato del lavoro per favorire la mobilità verso la parte più produttiva del Paese, e quindi verso salari più elevati.
  4. d) Premiare il merito (e punire il demerito) per favorire la mobilità sociale.
  5. e) Cercare di offrire pari opportunità il più possibile senza penalizzare chi lavora con una tassazione asfissiante.
  6. f) Bloccare i trasferimenti a pioggia a questa o quella categoria che riesce ad alzare la voce più di altre.

Non è di “sinistra” :

  1. a) la fiducia sconfinata nella capacità dello Stato di risolvere tutti i problemi, dalla costruzione delle infrastrutture all’offerta di servizi pubblici locali.
  2. b) adoperarsi per vanificare le norme esistenti volte a ridurre il numero delle circa 10.000 aziende pubbliche locali;
  3. c) mantenere in vita aziende pubbliche prive di dipendenti, con un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti e persino quelle che hanno avuto un risultato negativo per quattro dei cinque anni precedenti.
  4. d) riportare in vita la cassa integrazione, un meccanismo che illude i lavoratori che un’impresa che non ha futuro possa ancora garantire loro un impiego, e nel frattempo fa perdere opportunità.
  5. e) un continuo trasferimento di risorse dai giovani agli anziani, attraverso pensioni e debito, senza parlare delle pulsioni sovraniste e del rifiuto della globalizzazione.
  6. f) moltiplicare leggi, leggine e regolamenti che hanno il solo scopo di proteggere questa o quella categoria avvantaggiando gli imprenditori più abili nell’aggirarsi nei ministeri.
  7. g) tassare sempre di più i giovani per finanziare pensioni sempre più generose per gli anziani.
  8. h) lasciare un debito enorme ai nostri figli e nipoti.
  9. i) tassare chi produce, lavoratori e imprenditori, per sostenere uno stato sociale che scoraggia a trovare un lavoro (tranne nell’economia sommersa) chi il lavoro non l’ha.
  10. l) spendere denaro pubblico per sussidi a pioggia a chi non lavora invece che per mettere in sicurezza scuole fatiscenti.
  11. m) pagare tutti gli impiegati pubblici allo stesso modo indipendentemente dal costo della vita nella regione in cui vivono, della loro professionalità e del loro impegno.
  12. n) pagare uno scienziato trentenne in traiettoria per il premio Nobel meno di un professore sessantenne che non pubblica da decenni, solo perché quest’ultimo ha accumulato più anni di anzianità.

Una strada è quella di rincorrere i populisti facendo loro concorrenza sul medesimo terreno. L’altra è quella di costruire un programma liberista. La prima strada potrebbe dare qualche vantaggio nel breve periodo. Ma si trasformerà in un fallimento quando il populismo si infrangerà, da noi e altrove, contro il muro dei suoi errori. Speriamo che accada prima che il populismo consumi in pieno i suoi fallimenti, come è accaduto tante volte in Sud America. La seconda strada non sarà facile nel breve periodo, ma sarà vincente con un po’ di pazienza. Purtroppo questa non è una virtù dei politici. (CORSERA, 17/11/2018)