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D. Allegranti (podcast)/ La passionaccia di Bersani per i 5Stelle

Nel podcast “Campagna balneare” David Allegranti documenta la passionaccia insana di Bersani per i 5Stelle, tanto che non si capisce perchè non va a lavorare accanto a Giuseppi e Casalino. Ennesima prova della Sindrome di Stoccolma (in Dizionario di medicina-Treccani)

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Arrendersi all’evidenza, oppure essere Bersani o Santoro e fare per tutta la vita gli stessi errori

Capire come ragiona un Bersani è un test utile per capire come funziona il cervello di un Peppone romagnolo. Uno come lui è fissato con la “destra” che chiama per trauma infantile “mucca” (che poi è qualsiasi cosa lui detesti, per esempio l’ovolmaltina). Dunque per battere la destra è convinto si debba costruire una grande cosa o casa. Non importa quel che sei, tutto viene definito dalle alleanze. Gli inglesi hanno l’espressione “wishful thinking” (alla lettera, pensiero speranzoso) per indicare la realtà piegata ai tuoi desideri. Ma nella fissazione di Bersani per i 5Stelle, nell’ossessione di considerarli progressisti, non c’è solo la sindrome di Stoccolma. O il masochismo. C’è l’errore tragico di tutti i vecchi Peppone del mondo incapaci di fare i conti con i propri sbagli e illusioni. Dopo 5 legislature alle spalle può un Bersani qualsiasi ammettere: non capisco un cazzo? “Solo perchè tu pretendi che qualcosa sia vero, non significa che sia vero, non ti protegge”.

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Adesso Letta deve decidere se immolarsi con i grillini o dare vita all’area Draghi

(mario lavia) Per Bersani la soluzione va cercata in una somma delle varie anime di partiti diversi, Renzi invece propone di creare una nuova casa che prosegua le politiche dell’attuale presidente del Consiglio. Sono due strade antitetiche e il Pd dovrà scegliere se riprendere il fallimentare campo largo o contribuire al cambiamento del Paese

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La pandemia ci chiede di coordinare il pubblico con il nostro privato

La prima questione che la pandemia ha posto a ciascuno di noi è stata quella di chi fidarsi. Che, se ci pensate bene, è una vecchia domanda politica: a chi dare ascolto, a cosa credere, chi seguire? Quale bandiera sventolare in piazza? Poi però si è disvelato il nostro privato, le nostre paranoie, quelle dei nostri amici e familiari. Tutto l’irrazionale che fa parte del mondo. Quel che ci viene richiesto è lo sforzo di tenere insieme una mole immensa di informazioni in parte contrastanti, come sfondo delle nostre decisioni personali, in altre parole saper coordinare il pubblico con il nostro privato.

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Sondaggi e paradossi: il governo Draghi piace più all’elettorato della Meloni che non a quello dei compagneros bersaniani

(francesco corbisiero, il foglio) Le rilevazioni di Sociometrica e Format Research mostrano il cortocircuito a sinistra sull’ex capo della Bce. E poi il no sul Quirinale: circa il 70 per cento degli italiani vorrebbe che il premier restasse a Palazzo Chigi. Promosso l’operato del governo su economia e contrasto alla diffusione del virus. L’effetto Draghi sul contesto politico italiano