Il pd che prima ha rincorso la Lega costola della sinistra e adesso i grillini

Non so cosa succederà mercoledì 20 luglio e come finirà una crisi politica, che, dice Conte, nasce dall’umiliazione del Movimento 5 stelle. Analogamente, ha osservato Carmelo Palma, l’operazione militare speciale in Ucraina nasce dall’umiliazione della Russia. L’umiliazione è una emozione come la colpa, l’ira, la tristezza, la rabbia, ma può distruggerci perchè ci segna profondamente. La sensazione di non valere nulla, di essere mediocri, di sembrare ridicoli qualunque cosa si faccia è una croce pesante da trascinare. Naturalmente il mediocre non si rende conto mai di non valere nulla, in genere chi cerca rispetto non si chiede mai per quale ragione non venga rispettato.

In questo paese martoriato le 9 richieste grilline sul cashback (punto 5) o sul superbonus hanno soltanto un valore simbolico; la rateizzazione delle cartelle esattoriali (punto otto), per non parlare del punto sei, «No a nuove trivelle», sono fumo negli occhi davanti all’umiliazione e al rispetto, cioè a Domenico De Masi e alle sue rivelazioni sul fatto che il presidente del Consiglio avrebbe chiesto a Beppe Grillo di liberarlo di Conte, giudicandolo «inadeguato».

Ma come, Conte se l’è presa per esser stato apostrofato come “inadeguato”, quando poco tempo fa sul suo blog l’Elevato aveva scritto che lui “non potrà risolvere i problemi  perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione. Io questo l’ho capito, e spero che possiate capirlo anche voi”. Un azzeccarbugli curialesco di Volturara Appula il rispetto lo avrebbe dovuto richiedere a Grillo, invece, ormai pallina impazzita di un flipper, sostiene di sentirsi umiliato da Draghi.

Se per capire la politica italiana non si mettono al primo posto categorie psicanalitiche o psichiatriche è difficile orientarsi.

Per limitarci alla politica la mia tesi, ormai antica, è benevola, continuo a pensare che nel Pd si siano semplicemente sbagliati. Il rapporto tra Pd e M5S, presentato sempre come alleanza dettata dalla necessità storica di ricomporre la sinistra divisa, nasce da un tragico errore di lettura di questo fenomeno politico.

Cosa ha legato il Pd ai Cinquestelle se non il senso di colpa per avere smarrito le ragioni della vera sinistra, ceduto alle lusinghe liberiste e all’utopia della globalizzazione?  L’amore per i Cinquestelle nel Pd è l’altra faccia dell’odio per Renzi e per una stagione in cui la sinistra si era messa a fare le cose che aveva sempre combattuto. Fuori e dentro il Pd si sono inventati letteralmente che i grillini siano dei “compagni che sbagliano”, come le Br, solo che Berlinguer sacrificò Moro per non accreditare la storia (vera) che le Br nascevano dall’album di famiglia dei comunisti. Il 2007 (anno del primo Vaffa day) si è ricongiunto con il 2016 (anno del referendum Renzi) e il 2018 (successo elettorale dei grillini tra le plebi meridionali) per affermare che mentre i grillini sono compagni che sbagliano, Renzi e chi la pensa come lui invece non sono dei compagni. “Il patetico resta cu’mme, pe’ carità, stattè cu’ mme, nun me lassà di Enrico Letta a Conte nasce insomma dall’indisponibilità a ragionare su un governo senza il M5S e anche solo a ipotizzare un futuro diviso dai compagni che sbagliano pentastellati e una strategia diversa da quella dell’ammucchiata anti-meloniana”. Il Pd non ha un piano B semplicemente perché ritiene di non avere alternative accettabili a questo di tipo di ritorno a sinistra. 

Da Franceschini e Zingaretti a Letta (passando per gli Orlando, Boccia, Provenzano) si sono convinti che il M5S fosse una risposta sbagliata (e un po’ di destra) a una domanda giusta (e molto di sinistra). Se il successo dell’antipolitica è stato considerato come semplice sintomo di una politica malata, l’alleanza con i grillini è stata vista come modo per riconquistare gli elettori fuggiti nella loro direzione, per riconquistare e ricivilizzare il popolo di sinistra imbarbarito dalla paura, dall’impoverimento e dalla frustrazione. Abbiamo sconfitto la povertà, gridava il ministro degli Esteri, e tutta la sinistra italiana ha davvero pensato e pensa che con bonus e superbonus, assistenza, mance, senza alcun vincolo di bilancio, si possa procedere verso l’infinito e oltre. Le plebi meridionali apprezzano, gli industriali sanno che prima o poi finirà male, e lo dicono finanche a Salvini.

Eppure il M5S nasce dal verbo dell’Elevato che trova nell’informatico Casaleggio senior lo strumento tecnologico per comunicare la sua idea eversiva e clericale della democrazia come unità mistica tra popolo e potere. Alla base della ideologia  grillina c’è il rifiuto della democrazia rappresentativa, il rifiuto del senza vincolo di mandato, oltre a quell’uno vale uno che già la storia ha fatto diventare una barzelletta da tramandare ai posteri.

Quanto sta succedendo in questi giorni pare però dimostrare che la strategia del cosiddetto campo largo rispondeva al senso di una affinità più profonda e a un riconoscimento in positivo delle ragioni del gentismo populista. Il campo largo o camposanto che dir si voglia, altro non è se non la “strategia Travaglio”, un’accozzaglia di retoriche vetero-ambientaliste, vetero-pacifiste e vetero-poveracciste che, nel nome dell’Avvocato del popolo e di Maurizio Landini, unisce una parte del Pd con tutta l’estrema sinistra e una parte dei 5Stelle. Tranne Franceschini che da vero democristiano non riconosce i tecnici e i competenti perchè per lui la politica è il modo di stare al potere con qualsiasi formula, nel pd gli Orlando e i Provenzano odiano Draghi per quanto odiano Renzi, anzi hanno visto nei 5 Stelle l’unico esperimento elettorale che riscattasse i minuscoli storici consensi di Rifondazione, Sel, Leu e Sinistra italiana. Non vogliono ancora prendere atto che la coperta di Linus dei 5Stelle la tengono Dibba (col suo social-bolivarismo), “Virgy” Raggi e la Taverna, gente che si ritrova in sintonia con Salvini e non con il partito di Bibbiano. Il M5Stelle non nasce da una costola della sinistra ma è destra, eversiva, qualunquista, antipolitica, sovranista. Cosa c’entri la sinistra di Berlinguer con questa destra del Vaffa gli storici lo capiranno molto meglio di noi che ancora non sappiamo come andrà a finire.

Come andrà a finire non agli ercolini sempre in piedi, ai Bersani, Santoro, Montanari e agli intellettuali televisionari, ma a questa povera Italia invidiata nel mondo per un leader della statura di  Draghi e vittima dell’ennesimo errore storico di una sinistra che confonde sempre la demagogia per le “costole”. “La Lega c’entra moltissimo con la sinistra, non è una bestemmia. Tra la Lega e la sinistra c’è forte contiguità sociale. Il maggior partito operaio del Nord è la Lega, piaccia o non piaccia. È una nostra costola, è stato il sintomo più evidente e robusto della crisi del nostro sistema politico e si esprime attraverso un anti-statalismo democratico e anche antifascista che non ha nulla a vedere con un blocco organico di destra“. Questa dichiarazione di D’Alema ha comportato la riforma del titolo V della Costituzione, il regionalismo dei governatori, la sanità regionale e tutti i danni che conosciamo. Oggi è facile dire che fosse una cazzata correre dietro ai leghisti, ma, basta aspettare, questo innamoramento per i 5Stelle farà la stessa fine, anche perché a sbagliare sono sempre gli stessi senza fare mai autocritica.


«CARO PRESIDENTE, ECCO PERCHÉ NON DEVE MOLLARE»

di Antonio Scurati
Ciò che sta accadendo in queste ore ripropone, purtroppo, un copione già andato in scena molte volte sulla ribalta del nostro Paese, irresistibilmente sedotto dalla commedia: la tragedia che scade in farsa. Ora lei, pur dovendo fronteggiare una pandemia, una guerra, una crisi economica con pochi precedenti e una ambientale senza uguali, è spinto alle dimissioni da un accanito torneo di aspirazioni miserabili, da sudicie congiure di palazzo, da calcoli meschini, irresponsabili e spregiudicati di uomini che, presi singolarmente, non valgono un’unghia della sua mano sinistra.