La risata di Costantino Fittante

Costantino Fittante, da poco scomparso a 88 anni, mi veniva a trovare a scuola quando organizzava uno dei suoi convegni per il Centro Democrazia-Diritto. Portava gli inviti per me e i professori e così ogni volta c’era l’occasione di chiacchierare amabilmente. La mia vecchia consuetudine di dialogo con il fratello Vittorino fu così sostituita negli anni da questi incontri, in genere di sabato. Scoprii un uomo di cui conoscevo l’intelligenza e la curiosità, oltre che lo studio indefesso delle questioni, ma del quale non sapevo nulla circa l’aspetto più personale e privato. Col tempo cominciammo pertanto ad aprirci parlando degli affetti e degli amici, delle famiglie e del lavoro, per cui trattavamo poco le questioni politiche (sindaco era Gianni Speranza) e molto di più ci soffermavamo sulle persone che conoscevamo. Fu così che una volta mi disse che a Lamezia c’era ormai una generazione di presidi di grande livello, che era una combinazione astrale davvero rara e una fortuna per la scuola, solo che non facevamo massa critica, non facevamo rete.

Accettando i complimenti e assodata la stima sincera che mi manifestava, gli spiegai che io una volta avevo provato a fare rete ma avevo dovuto rinunciare subito. L’episodio di cui lo misi al corrente risaliva ai primi anni del 2000, era settembre e convocai a scuola da me i miei colleghi delle superiori. Proposi loro di stabilire insieme le date di inizio e fine delle lezioni per l’anno che stava per cominciare perchè l’autonomia scolastica era una cosa bella e giusta ma in ogni città il calendario scolastico adottato in libertà da ogni scuola a me sembrava non espressione di autonomia ma di autarchia. Coordiniamoci, così ogni genitore che abbia figli in più scuole avrà un unico calendario da tenere a mente. Subito i miei valenti colleghi plaudirono all’idea per cui non ci restò altro che passare alla pratica per stabilire le date. Sulla data di inizio cominciarono le proposte e dopo un pò c’era il 15 settembre che andava bene a tutti. Solo che un preside di cui non farò il nome neppure sotto tortura obiettò che a lui non stava bene perchè proprio quel giorno doveva partecipare ad un matrimonio. Gli dissi che la cosa era ininfluente perchè le lezioni potevano cominciare anche senza di lui ma fu irremovibile perchè disse che il primo giorno lui voleva sempre esser presente. A questo punto, dissi a Costantino, capii l’antifona, sciolsi la riunione e giurai a me stesso: mai più, ognuno per sè. Se non riusciamo neppure a stabilire insieme un calendario scolastico lametino cos’altro potremmo concordare insieme? gli chiesi. Fu allora che Costantino mi fece vedere la sua risata che faceva socchiudendo gli occhi diventati scintillanti, perchè aveva grande ironia e sapeva ridere di se stesso e degli altri. Insomma, scoprii che era bello ridere insieme e che a lui piaceva raccontare e ascoltare episodi divertenti. Dopo qualche mese tornò sulla vicenda e di nuovo avanzò la considerazione (in gergo vien detta “pizzicata”) che i presidi lametini procedessero sciolti senza capire che dovevano coordinarsi.

Ipotizzando che forse non ricordasse più l’episodio, tornai a raccontargli la storiella del calendario ostacolato dal matrimonio. Lui mi ascoltò e alla fine si mise a ridere come la prima volta dicendo: Me l’avevi già raccontata questa storia, ho capito che su questo argomento non devo insistere più. In altre parole, lui ricordava perfettamente tutto ma aveva voluto risentire per mero divertimento la storiella, per ridere di nuovo come si fa con una vecchia barzelletta. Da quella volta quando parlavamo di scuola e di autonomia scolastica, per esempio della settimana corta che avevo adottato, gli chiedevo scherzosamente: te l’ho raccontata già la barzelletta del calendario? E così lui rideva, noi ridevamo, rendendo più leggere le nostre giornate. Perchè Costantino si è occupato con grande impegno dei temi più importanti della nostra regione e per la sua attività politica ha battuto tante strade e incontrato tantissime persone. Quindi aveva conosciuto bene persone di tutti i tipi e sapeva capire anche quali fossero le persone con cui ridere e sulle quali sorridere.